‘I Tempi Supplementari’ di Vincenzo Sparagna – di Giorgio Antonucci




Vincente Van Gogh


Se penso alle iniziative vivaci e penetranti di Vincenzo Sparagna la mente mi si affolla di ricordi, sia a proposito di vicende personali importanti, sia a proposito del campo più largo della nostra cultura di questi anni.
Ricordo il sarcastico commento di Arthur Shopenhauer a proposito della ‘Monadologia’ di Leibniz e del ‘Migliore dei Mondi Possibili’ quando afferma, maliziosamente, che per fortuna le cattive opere hanno il merito di provocare la nascita di capolavori, se si pensa che Voltaire riflettendo su Leibniz scrisse addirittura ‘Candido’, questa immortale creatura dell’umorismo.
E pensando al ‘Dizionario filosofico’ io dico che le nostre speranze di miglioramento del genere umano, che ancora non sono sparite, dipendono da intelligenza, che, similmente a quelle di Voltaire, non accettano i dogmi e il fanatismo, non venerano le autorità, non credono nell’assoluto, e sanno ridere degli altri e di se stessi, lanciando lampi d’improvviso chiarore nello stanche nebbie della vita quotidiana dei periodi di crisi.
L’umorismo, in ogni caso, è un’arte difficile sia per gli artisti, sia per i critici della cultura, perchè richiede ‘tempi supplementari’ di creatività.
Appunto ‘Quei Tempi’ a cui si riferisce il Nuovo Mensile di Vincenzo Sparagna, che, come tutti sanno, nasce ora, ma deriva da una lunga e avventurosa esperienza giornalistica, a cui qualche volta ho avuto anch’io la fortuna di partecipare.
C’è in questo giornale uno sguardo aperto sul senso più profondo e più genuino degli avvenimenti con una immediatezza e una sincerità che ci permettono ancora di credere nelle possibilità comunicative del linguaggio, e nella funzione liberatoria di una riflessione e di una critica indipendenti.
E’ un giornale che sarebbe piaciuto a Karl Kraus.
C’è la solidarietà autentica per le persone più emarginate, derivata dalla coscienza del destino comune.
Ma c’è soprattutto la voglia e la capacità di ridere e di divertirsi, che sembra divenuta sempre più rara, nel mondo grigio dei sottomessi al potere.
“Lanimale che più soffre sulla terra – commentava Federico Nietzsche – ha scoperto l’arte del ridere”.
E le burocrazie del potere di ogni colore sono sempre state e ancora continuano a essere nemiche dell’umorismo.
Così noi auguriamo a ‘Tempi Supplementari una lunga durata e una larga diffusione e ne consigliamo vivamente la lettura.
Anche perchè vogliamo risolvere a nostro favore quella partita che per ora sembra restata ferma sul pareggio, nel conflitto tra la schiavitù e la libertà, il privilegio e l’uguaglianza, la pace dei giusti e la guerra dei prepotenti.
Per tornare a guardare verso il futuro nei termini solari dei delicati versi di Cristoforo Sparagna, padre di Vincenzo. /Quale risplende talora glio cielo/ all’apparì o scomparì del sole/ che te sembra vedè ‘nu nunnu ‘ntero/ ‘ntra nubi vive de fiamma e de ore/.
Nel regno degli uomini.


Firenze 25 novembre 1991

Pubblicato il: 25 luglio, 2015
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo