Il segretario della repubblica fiorentina “Machiavelli” – di Giorgio Antonucci




Vincent Van Gogh


“e accecati dall’ambizione e dall’avarizia lodano quello di tutte le virtuose qualità, quando di ogni vituperevol parte dovrebbero biasimarlo.” Nicolò Machiavelli a Zanobi Buondelmonti e Cosimo Rucellai.


Meno male che abbiamo il dono divino dell’umorismo, quasi un raggio di sole nella notte del tempo, così si può ridere e ballare anche nei turbini della tempesta, e sopravvivere nei momenti più duri.
Scrive Machiavelli ne ‘Il principe’ – quell’operetta così malfamata, perchè dice che gli Stati nascono e vivono sulla frode e sulla violenza, invece di dire che si espandono con amore – che esistono tre generi di cervelli, quelli che capiscono per conto proprio, e sono eccellentissimi, quelli che capiscono su spiegazione, e sono eccellenti, e quelli che non capiscono nè da sè nè su spiegazione, e sono inutili.
Inutili appunto come quelli dei filosofi che hano discusso, sui gioornali, di Machiavelli, e della sua concezione politica, a proposito dei politicanti e degli amministratori corrotti, che rubano i soldi ai cittadini della nostra discutibilissima repubblica.
C’è chi ha detto perfino: a me non piace Machiavelli perchè sono contrario alla corruzione dei politici.
Sarei un cervello inutile anch’io se pretendessi di difendere Machiavelli, che si difende benissimo da solo.
Ma il problema è piuttosto filologico, come quello affrontato da Giorgio Colli e Mazzino Montinari quando, sia a destra, sia a sinistra, era di moda sostenere le responsabilità naziste dello splendido pensiero di Federico Nietzsche, un nemico sia dello Stato sia del razzismo, e un ammiratore della cultura del popolo d’Israele.
“Sempre più rara – notava lo stesso Nietzsche – è divenuta la capacità di leggere.”
Ma noi almeno cerchiamo di leggere con attenzione uno scrittore che resta tra l’altro il più gran prosatore della nostra lingua se si eccettua forse il Manzoni.
Scrive dunque il Machiavelli nel capitolo XIII dei “Discorsi” dove tratta ‘Della povertà’ di Cincinnato e di molti cittadini romani: “Noi abbiamo ragionato altrove, come la più util cosa che si ordini in un viver libero, è che si mantengono i cittadini poveri”.
E conclude dicendo che “potrebbesi con un lungo parlare mostrare quanti migliori frutti produca la povertà che la ricchezza, e come l’una ha onorato la città, le province, le sette, e l’altra le ha rovinate, se questa materia non fosse stata molte volte da altri uomini celebrata”.
La grande ombra di Savonarola “il profeta disarmato” aveva lasciato meditazioni nella testa di Machiavelli, come in quella di Michelangelo e di Botticelli.
In ogni modo si trattava di quegli uomini che si vedono ritratti in Giotto, in Masaccio, in Piero della Francesca, in Andrea del Castagno e nel Ghirlandaio, sobri, essenziali e intelligenti, ricchi di pensiero e scarsi di retorica.
Esattamente il contrario dei nostri politici, giornalisti e filosofastri, ricchi di presunzione e di conformismo, e scarsi di cervello.
Per quanto riguarda poi il luogo comune del machiavellismo, divenuto perfino un termine di linguaggio, per non restare racchiusi, come sii suole spesso, in semplificazioni nefaste, a tutto vantaggio dell’opportunismo dei mediocri e delle chiacchere dei superficiali, è bene ricordare, attingendo direttamente da “Il principe”, testo ancora insuperato di riflessione politica senza ipocrisie e astrazioni, quello che il nostro autore ci riferisce e ci tramanda come giudizio sulla carriera politica di Agatocle di Siracusa.
“Perchè se si considerasse la virtù di Agatocle nell’entrare e nell’uscire dai pericoli – scrive nel capitolo VIII del suo ‘piccolo volume’ – e la grandezza dell’animo suo nel sopportare e superare le cose avverse, non si vede perchè egli abbia ad essere giudicato inferiore a qualunque altro eccellentissimo capitano. Non di manco, la sua efferata crudeltà e inumanità, con infinite scelleratezze, non consentono che sia infra gli eccellentissimi uomini celebrato. Non si può adunque attribuire alla fortna o alla virtù quello che senza l’una e l’altra fu da lui conseguito”.


per Senza Confine
Isola d’Elba, settembre 1992

Pubblicato il: 28 luglio, 2015
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo