Il pellegrino notturno – Giorgio Antonucci





Henri Matisse


“Odi, Melisso: io vo contarti un sogno
di questa notte, che mi torna a mente
in riveder la luna.”
Leopardi


La navicella dei sogni solcava il mare della solitudine nelle acque un pò desolate del niente.
Così Rodolfo il Glabro, monaco passionale e fantasioso, agli inizi del Mille, correva le sue notti tra timori e speranze, e mutava le sue passioni in sogno.
Aveva detto a un suo giovane discepolo che il problema non era, secondo lui, l’esistenza o non esistenza di Dio, ma piuttosto il furore del Signore contro i peccatori, e il rapporto tra la morte e la passione, che chiude le porte della carità.
Anche i pagani – diceva – avevano veduto Medusa, come una fanciulla compromessa dai sensi, caduta dalla bellezza all’orrore.
Gli scrupoli religiosi e le tristezze dell’età gli dettavano queste note.
Ma una notte aveva veduto, tra occhi di diavoli e sibili di serpenti, le brughiere coperte di forche e abitate da urla di condannati, negli spazi vuoti tra i castelli.
Poi d’improvviso, dopo una dissolvenza, gli era apparsa la terra coperta di bianco, in una rete di luce e di spazi lontani.
“A dire il vero – scrive Fernando Vittorino Joannes, nel suo ‘L’uomo del Medio Evo’ – quello era un sogno solidissimo, piantato in terra e svettante nel cielo: erano le CATTEDRALI. Ancora poche, o informi nel loro gigantesco impianto, ai tempi del monaco Rodolfo. Presto sarebbero staste un vero mantello avvolgente la vecchia terra d’Europa”.
Scriverà tuttavia Newton in epoche successive di scienza e di esperimenti che ” è vero che Dio si estende tanto quanto il vuoto, così che Lui, essendo spirito e penetrando la materia, non è ostacolo al movimento dei corpi, ne più che niente fosse al suo posto”.
E così anche ora l’uomo dei satelliti e dell’universo che esplode, alla fine del secondo millennio, disperso nell’universo, e solo davanti al ricatto sociale.
Ai televisori passano immagini come fossero sogni e appaiono minacce e incubi.
Al centro dello stato più potente la più alta autorità coltiva la campagna elettorale preparando bombardamendi sulle città ribelli e intensificano l’esecuzione delle pene capitali, mentre gli uomini di scienza danno il loro diligente contributo al perfezionamento delle armi totali, e i filosofi considerano l’accumulo di ricchezze un problema dello sviluppo e una necessità della cultura.
I ricchi divengono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Essendo poi ogni ideale una utopia, la mediocrità è divenuta la sezione aurea dello spirito.
“A un certo punto il telefono ha squillato, con Bob già legato alla sedia e tutto, ed era ovvio cosa voleva dire quello squillo – racconta ‘La Repubblica’ nell’articolo ‘Così ho visto morire il mio amico Harris’ – quello squillo poteva significare una cosa sola, che c’era stata un’altra sospensione. Ma Bob è stato tenuto dentro per altri quattro minuti, ed è stato orribile vedere quell’uomo già pronto a morire che si guardava intorno senza capire che cosa stava accadendo, per quattro lunghi minuti. Lo vedevi legato lì, con l’acido solforico che gli bolliva sotto la sedia, e lui che ripeteva: ‘Ok sono pronto, ok, forza fatelo adesso’, mentre in realtà l’esecuzione era stata già sospesa.”
Stanotte, come Rodolfo il Glabro, ho avuto i miei sogni di passione e di morte, con occhi che mi guardavano e reti di luce sotto la luna, ma poi, dopo la dissolvenza, ho veduto la terra coperta di deserti, e di centrali atomiche, sparse fino ai confini del cielo, sotto un calore di fuoco.


Aprile 1992

Pubblicato il: 4 agosto, 2015
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo