La trappola – Rapsodia – Giorgio Antonucci

Renè Magritte


O sole

O sole
Infuocato

Che mi guardi
Senza occhi

(scrive
il giovane
poeta)

io mi consumo

io mi consumo
senza gioia.


Mi ricordo, quand’ero ragazzo, un cartone animato, un po’ metafisico, dove si vedeva una macchina da cui entravano da una parte i maiali e dall’altra uscivano i pezzi, ma poi i pezzi tornavano indietro e uscivano di nuovo i maiali, pigolanti e vivi più di prima.
Mi pare una macchina così perfetta che nemmeno Asimov
Se ne potrebbe immaginare una migliore.
Il dottore Faust si sarebbe interessato vivamente.
Era una sfida al tempo e una critica alla natura, che è monotona e triste, e crea per lo sfizio
Di distruggere.
“Nel loro cuore si diffuse un gelo / e ritrassero le ali” scrive Saffo parlando di colombe, e dipinge il presagio della morte nella malinconia del tempo, che procede in un senso soltanto, in modo spietato.
Ma com’è che influisce sull’uomo questa coscienza?
La coscienza di essere fragile e di non durare?
Come voleva Leopardi ne ‘La ginestra’?
Oppure al contrario?
Si racconta che gli uomini nel Neanderthal tutelavano le tombe e custodivano i vecchi, al contrario di noi.
Accanto al mistero della morte c’è quello del comportamento degli uomini che, per dimenticare la morte, si uniscono solidali tra loro: oppure uccidono per scongiurarla, come se darla agli altri la allontanasse da noi.
Ecco che ora, giustamente, per andare in vacanza venti giorni, molti buttano gli animali domestici sulla strada e infilano i vecchi nell’ospizio; e i reduci delle delizie di Stalin e del socialismo burocratico non vedono l’ora di far parte della nostra cultura per gustare le gioie della civiltà e le consolazioni del vivere liberi, tra consumi e benessere. Vorrebbero tutti arrivare di corsa, per partecipare al banchetto.
Intanto i nazisti e la mafia tirano i morti fuori dalle tombe per insultarli, con grande umanissima soddisfazione.
Ma ‘La repubblica’ scrive che per il commercio degli organi le partorienti sono produttive e i neonati sono utili, tanto che si prende quello che serve al trapianto e il resto si butta via, nella cultura dei ricchi e dell’abbondanza, a consumo avvenuto.
Sono le leggi del mercato, l’unica economia che funziona, a dire degli esperti.
E non ci sono altri sistemi solari in vista, e l’utopia è sotto processo, e l’immaginazione e la fantasia sono un rumore antico, e l’arte nasconde il suo viso espressivo nello spessore delle nebbie.


Dà oggi a noi la cotidiana manna
Sanza la qual per questo aspro diserto
A retro va chi più di gir si affanna.


Firenze aprile 1992

Pubblicato il: 21 agosto, 2015
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo