IL GIUOCO DELLE PARTI – di Giorgio Antonucci



Articolo per “Senza Confine”





Il suo capo
Solca
La galassia
Dell’assurdo.
(Renè Char)


Si potrebbero concepire divertenti commedie o satire brillanti, specialmente in campagna elettorale, tra tutte queste macchiette, tra stupidi che vogliono fare i furbi, e furbi che fingono di essere tonti, e sarebbe bello rappresentarle in piazza, coi burattini, come ancora di recente, ho visto a volte, nel mezzo del caos di Roma o di Napoli, ricordi di intrichi paesani nel rumore delle metropoli.
Si legge ne ‘La Repubblica’ del 19 marzo scorso ( 1992) a pagina 17 nella rubrica ‘verso le elezioni’ che due candidati di parti differenti, si sarebbero insultati con violenza, com’è logico per vivace passione democratica, come avveniva in antico a Catone o a Cesare o a Catilina, tutti consapevoli dell’alto livello del gioco, e delle relative consacrate responsabilità del cittadino nelle sue pubbliche funzioni.
Ma non sapevano che la magistratura in un paese civile è sempre all’erta, e niente sfugge all’occhio del giudice, sempre attento al bene comune sostenuto dal diritto.
Così si trova scritto solennemente che è reato dire le parolacce anche nelle tenzoni politiche, come ha stabilito la Corte di Cassazione con una apposita sentenza.
“Non può in nessun caso essere tollerato – sostengono i giudici – che le espressioni degenerino in frasi pesantemente e platealmente sconvenienti e volgari, trasmodando in incivile denigrazione, non giustificabile neppure nella vis polemica invalsa nelle tenzoni politiche.”
Ma che cos’è che si son detti quei due da rischiare, nonostante le loro posizione di vantaggio nei riguardi, ad esempio, degli immigrati o dei mendicanti, di essere perbacco arrestati sul posto per violazione flagrante dei costumi?
Si son dati l’un l’altro di ‘coglione’ e di ‘malato di mente’: ecco che cosa è successo.
Così appare chiaro che hanno ragione i tutori dell’ordine, quell’ordine prezioso che ci appartiene e che ci proponiamo ogni giorno di difendere sempre di più con tutte le nostre forze e senza risparmio di mezzi.
Quel tipo di denigrazione e di insulto, così leggermente adottato dai due candidati in questione, è linguaggio scientifico, è roba da specialisti, e può essere usato legittimamente e con proprietà solo da psichiatri o da psicologi, che hanno studiato all’università per molti anni appunto per questo.
Ognuno deve stare al suo posto, come diceva Confucio, ogni cielo ha i suoi dei.


Firenze, 28 marzo 1992

Pubblicato il: 8 novembre, 2015
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo