Il pensiero e la legge – di Giorgio Antonucci

Riflessioni sulla repressione psichiatrica.

Articolo per ANARRES

Naturalmente nel decreto legge presentato di recente dal governo c’è scritto che il ricovero obbligatorio per motivi psichiatrici è previsto nell’interesse specifico del paziente.
Col passaggio di questo decreto a livello esecutivo il ricovero coatto, come più schiettamente si chiamava una volta, diventa perfino più facile che ai tempi della giurisdizione antica del 1904.
Siccome la persona non sarebbe in grado di capire il proprio tornaconto a renderle giustizia e a prepararle felicità ci penserebbero il medico e la polizia con le delizie del sequestro e dell’internamento.
Ogni garanzia sarebbe rimandata a dopo il ricovero realizzato con una rapidissima classificazione squalificante.
Il medico, come il centravanti di una squadra di calcio, calcia il paziente in rete come fosse un pallone.
I grandi saggi vegliano amorosamente su di noi e ci permettono di riposare tranquilli.
Come si sa le cliniche psichiatriche lavorano per la salute la gioia e la libertà dei cittadini, e per la serenità delle famiglie.
Se la domanda è: “Come fa un uomo depresso a essere padrone di se stesso e della propria vita troppo complicata?” – la risposta può essere: “Dopo aver dimenticato i suoi guai con l’elettrochoc o l’insulinacoma, più leggero, liberato dal peso dei ricordi, più svanito, ma più disponibile a sopportare, più incline a sottomettersi e più socievole”.
La legge del maggio 1978, la cosiddetta 180, fu varata frettolosamente per evitare un imprevedibile e preoccupante referendum contro i manicomi indetto dai radicali, e venne avanti anche contro il parere di Basaglia, come mi ha detto personalmente Pannella, parlando con me del problema in un nostro incontro a un congresso del partito radicale.
Questo spiega bene perché è una legge così ambigua e contraddittoria tanto da poter essere fonte dei provvedimenti e delle pratiche più opposte.
D’altra parte in tutti questi anni, in pratica dal ’60 in poi, la critica della situazione si è concentrata molto sugli effetti della psichiatria, senza arrivare ai principi e ai postulati, su cui senza dubbio si regge da almeno tre secoli una intera cultura psicologica e giuridica, che è stata e continua a essere la base sostanziale dell’intolleranza dei costumi, e della solidità delle istituzioni segreganti.
Visti i delitti universali della psichiatria che ha seminato morti ovunque è arrivata, sia morti fisiche, sia morti civili, sarebbe stato logico pensare che, accanto alla critica delle istituzioni, si sarebbe sviluppata, in una epoca di crisi di tutte le scienze e di tutte le ideologie individuali e sociali, una polemica serrata contro i principi che ne sostengono le metodologie e la legittimità.
Invece ha prevalso il conformismo, e continuano a prevalere l’ipocrisia e la sordità, come se la licenza di sequestrare su motivazioni arbitrarie, apparisse un’intoccabile necessità dei sistemi sociali di cui ci troviamo a far parte.
Un vero tabù.
Quando si parla di critica alla legittimità scientifica del giudizio psichiatrico, dintorno si fa uno strano silenzio, simile a quello che circonda il sequestrato in clinica dopo il ricovero coatto.
Discutere la legittimità degli psichiatri risulta la pazzia più grande.
Invece noi è proprio questa legittimità che intendiamo discutere per uscire, come avrebbe detto Marx, dalla preistoria dell’uomo.
In ogni modo nella legge 180 c’è una contraddizione istruttiva che i nuovi decreti vorrebbero togliere, ma che per noi è estremamente interessante, se non altro come abbozzo di una cultura differente.
Vi si dice che il TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO dovrebbe essere eseguito con il consenso e la partecipazione dell’interessato.
Al di là della contraddizione in termini, il legislatore si lascia sfuggire il concetto che la persona oggetto di attenzione psichiatriche è capace di consenso e di partecipazione, dunque è capace di intendere e di volere, dunque non è malata di mente.
Allora perché ricoverarla con la forza?
Allora perché continuare a ragionare in modo mitologico, come se esistessero la verità e la saggezza, come patrimonio e come proprietà di alcuni, a scapito o a rischio di tutti gli altri?
Comunque la proposta che i medici e gli psichiatri siano facilitati il più possibile nel loro arbitrario potere di internamento è parte integrante della generale politica di repressione e di terrore che i governi successivi stanno gradatamente attuando per la mancanza totale di opposizioni qualificate e credibili, e per l’inerzia della maggioranza dei cittadini, ormai rassegnati e disponibili a tutto.

Giorgio Antonucci

Firenze 8 maggio 1993

Pubblicato il: 16 novembre, 2015
Categoria: Notizie

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