Film “Se mi ascolti e mi credi” – recensione di Eugen Galasso






LINK al docu-fiction: http://www.raistoria.rai.it/articoli/se-mi-ascolti-mi-credi/38025/default.aspx


A parte la commozione che mi ha suscitato la visione di “Se mi ascolti mi credi”, filmato di RAI Storia (tecnicamente”docufiction”, credo si dica – il lemma non mi piace, però), che non conoscevo,  composta da interviste allo stesso Antonucci, a suoi collaboratori e collaboratrici, nonché dalla ricostruzione di momenti salienti della vita del vero negatore della psichiatria, due aspetti mi risaltano all’occhio, anzi un aspetto e una riflessione, maturata però già in precedenza, che non avevo mai esplicitato: a)l’osservazione, desunta dal filmato: non sapevo dell’episodio di Antonucci, studente liceale (liceo scientifico di Firenze) che protesta in modo cortese ma fermo con la professoressa di inglese che aveva trattato male, interrogandolo, un suo collega “difficile”. Testimonianza di una persona coerente con i propri ideali e la propria caratterologia, capace di difendere deboli ed oppressi (di qualunque natura), di provare sentimenti, di indurne  riflessioni, con coerenza, anche rischiando e pagando duramente di persona (già allora, Antonucci venne  espulso dall’aula, sospeso almeno per un giorno dalla scuola, provvedimenti che, certamente, nella scuola post-fascista dell’epoca – era il 1949 – avevano un peso molto grave), come ha fatto sempre anche dopo; 2)la riflessione: la lotta per la giustizia e la dignità umana del dott Antonucci, che avrebbe potuto costruirsi un comodo e ricco futuro da psicanalista invece di impegnarsi, in zone lontane da Firenze (Emilia, Romagna, ma anche Friuli e altre zone) quale demolitore della psichiatria, è sempre stata sostanziata di un impegno sul terreno esistenziale (rifiuto di ogni violenza fatta alla persona umana, violenza indotta dalla psichiatria in ogni sua espressione) e sul terreno politico (“les plus nombreux et les plus pauvres”, i più numerosi e poveri, diceva già Saint-Simon), dove sono sempre i più poveri ad essere vittime di emarginazione e condanna sociale, dove una terribile condanna sociale sono, ancora oggi, TSO e manicomio (oggi “reparto psichiatrico”, con ipocrita eufemismo).  Il rifiuto del capitalismo e del neo-liberismo anti-egualitario e liberticida, in Antonucci, si congiungono con il rifiuto dell’esclusione sul terreno esistenziale. Per questo e per molto altro (poesia, saggi, interviste, impegno usque ad finem) Giorgio ci mancherà per sempre.   Eugen Galasso 


Ufficio stampa RAI : http://www.ufficiostampa.rai.it/dl/UfficioStampa/Articoli/SE-MI-ASCOLTI-E-MI-CREDI—IN-ATTESA-DI-CONFERMA-2b5f57ed-fa2f-47d3-a092-738d5d06609f.html

Pubblicato il: 25 novembre, 2017
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo