Considerazioni sul “senso-complesso di colpa” – Eugen Galasso




David Oakill


Un’argomentazione di Giorgio Antonucci mi ha sempre creato problemi: la sua negazione del concetto, che psicanalisi (anche non di osservanza freudiana) ma anche psicologia tout court ormai accettano. Non l’accetta, ora credo di aver capito che cosa intendesse, in quanto condizionamento culturale, induzione a colpevolizzarsi, data dal contesto, non qualcosa di immanente alla psiche del singolo. Può essere, ovviamente, che mi sbagli (nei suoi testi il dottor Antonucci non svolge in extenso l’argomentazione, probabilmente presupponendola), ma credo proprio che sia questo il senso della sua riflessione, mirante a liberare chi è sanzionato dalla società e dalla cultura quale “folle” (quando va “bene”) o “pazzo/a” quando cultura e società sono più rozze e crudeli… Proporre il dialogo, la conversazione (socratica) al posto della contenzione, magari apparentemente “soft” vuol dire liberare quanto alla persona (o individuo, non è il caso di “sofisteggiare” su una parola) viene imposto, in maniera più o meno “surrettizia”, in realtà molto cogente. E Antonucci era molto attento a non demistificare un senso (o complesso) di colpa che rischiava di tornare fuori con inaudita violenza, anche da quando Freud l’aveva ristretto nell’ambito , anzi nel recesso più oscuro del Superego.    Eugen Galasso

Pubblicato il: 17 maggio, 2019
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Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo