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A Maria Rosaria – Giorgio Antonucci



Giorgio Antonucci



14 settembre 2010 ·

A Maria Rosaria.
Questi interventi volti a evitare gli internamenti psichiatrici sono il livello più alto
della nostra attività.
Evitano gravi sciagure.
Con grande stima da parte di Giorgio Antonucci.


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Pubblicato il 15 settembre, 2020
Categoria: Notizie, Testimonianze

Il pensiero di Giorgio Antonucci – 24° convegno GDL – Maria D’Oronzo

Diritto ad Esserci così come si è – 24° convegno Globalità dei linguaggi di Stefania Guerra Lisi





Fin dai primi tempi della storia conosciuta si definisce follia il comportamento di coloro che non corrispondono alle direttive dei costumi di qella società, cosi varia il concetto di follia a seconda del giudizio che si dà sui costumi che devono essere imposti.
La storia della psichiatria è più recente cioè la storia del Mito della Medicina sulla variazione del costume.
Nel ’600 con il capitalismo, con la nascita delle grandi metropoli, tutte le persoe che non si sa dove mettere, vengono rinchuse negli Ospedali Generali e la psichiatria diventa sempre più necessaria. Quello che è grave no è solo che ci sono questi ghetti, ma che questi ghetti si configurano come luoghi di cura.
Quando un pensiero non torna è considerato non saggio,per lo psichiatra è un difetto del cervello. Ad esempio Lombroso dice che gli anarchici hanno un difetto fisico per cui il loro modo di ragionare politico dipende da questo difetto fisico e devono essere eliminati in qualche modo e molti anarchici sono finiti in manicomio. Così succede agli artisti per il loro carattere creativo, per la loro essenza creativa, esprimono cose che non corrispondono al moralismo corrente e rischiano di essere internati.
Ad esempio quello che è ritenuto saggio in una cultura è ritenuto assolutamente impraticabile in un’altra.
Se uno vive insieme con i Buddhisti e poi viene i Italia, in Europa, si trova i difficoltà perchè deve cambiare un sacco di modi di pensare. Questo discorso importante fa vedere che il mondo è fatto di tante culture, di tante pratiche diverse di tante morali diverse perciò di tante filosofie diverse.
Le teorie correnti sono due. Una è quella degli psichiatri cosidetti organicisti, che dice che quando una persona non torna negli schemi che loro stessi creano, allora ha un difetto organico, biochimico del cervello. L’altra teoria dice che il difetto non è organico o biologico ma è un difetto nella storia della persona.
Giorgio Antonucci non ritiene di dover andare a trovare i difetti nelle persone. Con una persona che viene da noi dobbiamo cercare, insieme, qual’è il suo rapporto con la realtà e vedere qual’è, senza che questo implichi che ci sia un rapporto normale, sano, dei sani di mente, e un rapporto anormale, malato, dei malati di mente.
Per lo psichiatra c’è un difetto fisico, per lo psicanalista c’è un difetto psicologico. Questo rigurada anche Freud. Dopo la sua esperienza negli spedali di Parigi, ha detto: ho smesso di fare il medico, e ho iniziato a fare il biografo. Ma il problema è che le sue biografie sono pensate in cerca del difetto.
Giorgio Antonucci rifiuta quest’idea del difetto. Ci sono tanti modi di essere e di pensare e tante storie.
E’ chiaro che quando si discute con una persona creativa non si può smettere di tener conto del mondo che c’è intorno, altrimenti non serve a niente; però non si può escludere nemmeno tutta l’altra parte dell’interlocutore.
Quando ci sono le iniziative che possono facilmente avere per risultato l’esclusione dalla società, allora non si cerca il torto o lo sbaglio, l’errore, ma si avvisa la persona, la si mette in guardia, in modo che la sua creatività non lo porti i conflitto con la società: essendo l’individuo più debole della struttura sociale, ne sarebbe travolto.
Si discute su queste basi: io ho la mia creatività, i miei pensieri, le mie scelte, il mondo è quello che è, allora adesso cosa facciamo?
Non sulla base di un difetto, ma sulla base realistica, bisogna confrontarsi con quelli che ci stanno intorno, se no si rischia di essere travolti.
La storia del lavoro di Giorgio Antonucci si caratterizza da subito in un’attività ben precisa: evitare gli internamenti e di non aver mai fatto eccezione in questo.
Giorgio Antonucci comincia a evitare gli internamenti perchè il suo pensiero è che ogni persona ha la sua ricchezza creativa e questa ricchezza creativa va risettata.
La creatività non è un difetto e le persone che si trovano in determinati conflitti sociali e sotto il pregiudizio sociale non devono essere internnate ma devono continuare ad esercitare la loro creatività.
Bertal Russel si esprimeva con ironia sulla distinzione tra fantasia e realtà. In pratica – comentava – la fantasia è ciò che dice il paziente; la realtà è ciò che dice l’analista.
Le contraddizioni psicologiche non sono effetto di una disgregazione della personalità, come ritiene la psichatria, ma al contrario sono la rivelazione e l’espressione di un conflitto strettamente legato con l’intelligenza.
In questo modo la ricerca comincia a diventare biografia.
Il pensiero antonucciano comprende in primo luogo il collegamento di tutte le tensioni interiori con le possibili motivazioni, in secondo luogo la possibilità di acquisire metodicamente un sempre più attento controllo di sé stessi per divenire il più possibile autonomi verso la libertà.
Si cerca insieme di chiarire il pensiero. Si cerca intensamente una nuova chiarezza di linguaggio per rinnovare la propria comprensione della realtà e per ritrovare sé stessi.
Si cerca insieme un nuovo linguaggio per chiarire il pensiero, e da qui la collaborazione di Giorgio Antonucci con il professore del D.A.M.S., Gino Stefani.
La questione psicologca è innanzitutto un roblema di linguaggio e charezza di pensiero non è un problema di medicina.
La condotta di un individuo come la condotta delle faccende di una società. può venire paragonata ad un gioco.
Più semplice e meno numerosi sono i giiochi, più facile è il giocarli. Le relazioni, leggi, costumi della società costituiscono le regole secondo le quali le persone devono giocare. Gli individui trovano logorante e difficile condurre contemporaneamente due o più giochi così le società trovano logorante e difficile tollerare contemporaneamente l’esistenza di una pluralità di giochi per accaparrarsi l’attenzione e adesione dei cittadini. Da qui nasce la costruzione del malato in giurisprudenza. Viviamo in una società in cui un numero maggiore di individui perde la sua libertà mediante le cure psichiatriche.
Maria D’Oronzo


Giorgio Antonucci wikipedia

Pubblicato il 14 settembre, 2020
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo