DSA, diagnosi e pregiudizio psichiatrico – Eugen Galasso

“Invero la questione dei DSA (disturbi specifici dell’apprendimento)




è controversa, sia a livello diagnostico (più che semplicemente “iperattività”, come segnalato nel sito, si tratta/tratterebbe di dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia) sia anche di rilevamento: 1,2% per cento come nei rilevamenti del MIUR (popolazione scolastica) o invece 3-5%, come da indagini epidemiologiche? Questione aperta, ma anche dal punto di vista eziologico si pone la questione: disturbi di origine neurobiologica (come generalmente ammesso) o implicati dalla socializzazione? Questione aperta, come anche confermato dalla questione del rapporto/differenza con i BES (Bisogni educativi sociali), che includono/includerebbero disabilità non incluse nei DSA (oltre ai DSA stessi), come autismo, disprassia, autismo, anche l’area dello svantaggio, di tipo socioeconomico, linguistico, culturale, da malattie, traumi, dipendenze, insomma dato da problemi di vario tipo, ma più che riconducibili alla socializzazione (cfr.sopra). Da non sottovalutare, però, quanto detto e scritto da uno specialista come Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva che ridimensiona fortemente il problema (qui si parla sempre dell’età scolare, sia detto per inciso) riconducendolo al poco tempo che le madri e i padri, in genere educatrici ed educatori, impegnate/i nel lavoro o altrimenti, dedicano a bambini e ragazzi. Da un punto di vista di un utile prontuario pedagogico-descrittivo si veda di Annapaola Capuano, Franca Storace, Luciana Ventriglia “BES e DSA”, Firenze, libriliberi, 2013, ma anche in versione online nel sito www.libriliberi.com, ma a livello più generale, rimane l’intervento massiccio della psichiatria che, riuscito solo parzialmente per i bambini, ora vuole estendere le sue larghe maglie e le sue grinfie/ tenaglie sugli adulti, appunto”psichiatrizzandone” (a suon di psicofarmaci e forse non solo…) circa due milioni (le stime in questi casi sono sempre approssimative/approssimate, in genere per difetto…). Come anche per l’epilessia e i disturbi comunque classificati come “epilettogeni”, psichiatria e psichiatri non rinunciano al proprio potere, cercando di estenderlo sempre in modo ovviamente molto improprio. Il problema è vedere se la “società civile”, spesso ancora irretita dal pregiudizio psichiatrico (a parte dichiarazioni orali spontanee da parte di persone “insospettabili”, sentivo di recente l’iterazione del pregiudizio a proposito del pluriomicida e poi suicida svizzero delle sue due figlie – un caso che aveva fatto scalpore qualche anno fa – da parte di Conchita De Gregorio, giornalista e scrittricen”di sinistra” che si riterrebbe “immune”, che affermava perentoriamente “non era un pazzo”) riuscirà a superare i pregiudizi indotti, delegittimando una pratica non medica e per nulla utile come la psichiatria, i suoi esponenti, il colossale business economico rappresentato dalle case farmaceutiche…    Eugen Galasso 

Luglio 2015

Pubblicato il: 16 febbraio, 2021
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo