Archivio della Categoria: ‘Notizie’

Wikipedia – Giorgio Antonucci

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Pubblicato il 2 December, 2014
Categoria: Notizie

Il “mito del disturbo bipolare” – Eugen Galasso






Qualche giorno fa, in occasione di un incontro con un poeta-scrittore, anche in vista di un concorso di poesia, lo stesso (nessun altro elemento, per preservare la privacy) improvvisamente mi racconta di “soffrire di disturbo bipolare” e di essersi fatto ricoverare presso “la clinica (non ne ricordo il nome) di Cassano” presso Pisa (il prof.Cassano è ormai in pensione da anni dall’attività pubblica, per raggiunti limiti d’età). Mi racconta, poi, che nella clinica operano “cassaniani” e “anticassaniani”, che sostanzialmente gli avevano ripulito il sangue dal sovraccarico di psicofarmaci , dandogli solo il “litio”.   Certo, non è un “TSO”, è una “scelta volontaria”, ma rimane il problema: il mito “psico-medico” del “disturbo bipolare” come delle altre “affezioni psichiatriche” è duro a morire, perché inculcato da decenni (e più) nelle persone. Ho proposto alla persona (che a quel punto dovrà esporsi con il proprio nome, fatalmente, a meno che non voglia conservare l’anonimato) di esporre pubblicamente le proprie motivazioni e di raccontare la propria esperienza, a Bologna, presso una sede in cui si svolga un seminario o un’iniziativa del “Centro di relazioni umane” di cui gli ho fatto espressamente il nome. Si è detto disponibile, il che appare decisamente interessante, quantomeno.      Eugen Galasso.   

Pubblicato il 1 December, 2014
Categoria: Notizie

Una lettura critica alla psichiatria. 29/31 ottobre università degli studi milano-bicocca , edificio U6, aula magna

Pubblicato il 13 October, 2014
Categoria: Notizie

“Gli occhi non li vedono” proiezione a Bologna

Pubblicato il 30 September, 2014
Categoria: Notizie

La liberazione dell’uomo – Opera pittorica di Mirco Gaggetta



Scriveva Cechov, all’inizio del secolo XX’, in un racconto ambientato in un’ospizio psichiatrico, che un giorno non ci saranno più le inferriate, non ci saranno più le porte chiuse, non ci saranno più le strutture che limitano la libertà dell’uomo. Gli uomini vivranno veramente, inizieranno a vivere secondo tutte le loro capacità”


Foto: Massimo Golfieri

 


“Coloro che vogliono un mondo di sottomessi cercano di costruire anche un mondo di ignoranti chi vuole invece le premesse della libertà cerca di sviluppare la cultura e nella cultura la più grande espressione di libertà che è l’Arte.”

Buona visione. YouTube http://youtu.be/d52GJNO0nhM?list=UU_Ru4DUpawMY6nkUkzbUcgA

Pubblicato il 20 September, 2014
Categoria: Notizie

Piero Colacicchi – Eugen Galasso



Piero Colacicchi, scultore e docente d’arte in Accademia,  è stato anche un collaboratore attivo del più coerente e radicale negatore della psichiatria in Italia, il dott-.Giorgio Antonucci; decisamente efficace nella messa in discussione dei pregiudizi nei confronti di presunti “pazzi” e degli immigrati (in particolare, ma non solo, dei”rom”),  Colacicchi ha spiegato come i pregiudizi, di origine positivistica (in particolare lombrosiana) verso queste “categorie” di persone siano poi pretesti per riaffermare il quietismo sociale, ossia, per esempio la staticità verso il dinamismo e la mobilità , la sedentarietà verso movimenti e flussi, verso le novità sociali, come la protesta e l’insoddisfazione sarebbero segni e segnali di un’incapacità (sic!) a adeguarsi all’Esistente, per abominevole che esso sia… In definitiva esiste, ci dice Colacicchi, un fil rouge tra la repressione dei rom e quella dei “matti”, in definitiva tra ogni forma di repressione e le altre.  Colacicchi, peraltro, non si è mai limitato alla sola teoria, collaborando invece a un’accoglienza non pietistica (quella si può e deve lasciarla alle associazioni “religiose”, in specie cattoliche e in genere cristiane, quelle che con un po’ di aiuto, spesso “peloso” cercano e credono di guadagnarsi il “Paradiso”) e non retorica con chi soffre e viene represso. La sua presenza e la sua attività costante, anche nei momenti più difficili, manca e mancherà al Centro di relazioni umane, ma anche in genere al mondo che si batte contro la repressione, ma dalla sua assenza (paradossalmente, ma l’assenza può divenire, dialetticamente, presenza) e dal suo esempio potranno, si spera, germogliare realtà nuove e capaci di dar luogo a feconde innovazioni.    Eugen Galasso

Pubblicato il 11 August, 2014
Categoria: Notizie

Mostro, folle, matto – di Eugen Galasso

Come ci ricorda Pierre Magnard, filosofo, nel suo bel dialogo-conversazione con Eric Fiat “La couleur du matin profond” (Paris, Les dialogues des petits Platons, 2013, p.112) , un tempo, precisamente nel 1500, era “la prigione a far funzione (le veci, se si vuole) dell’ospedale psichiatrico”: lo ricorda a proposito di Michel Montaigne che volle andare a trovare Torquato Tasso quando “era uscito di senno”, ma aggiunge, giustamente, che, per es. il grande chirurgo di quell’epoca, Ambroise Paré, parlava del “Mostro” (quale era considerato e viene tuttora considerato il “folle” o il “matto”, nelle differenti versioni e gradazioni…) non certo come inumano, come “su-umano”, ma come “prodigio” (uno dei significati di “monstrum” in latino…), come “manifestazione dell’onnipotenza divina” (op.cit., ibidem), un essere che ha, in quanto tale, diritto a tutte le cure possibili da parte degli altri esseri umani.  Se si pensa a questa considerazione, peraltro presente anche precedentemente (nell’antichità il “folle” era spesso il vaticinante, il “paragnosta”, nel Medioevo si parlava del “folle di Dio”, in molte culture non occidentali il “folle”, ma anche il “matto”, più popolarmente inteso è apparentato e apparentabile allo sciamano), ne constatiamo l’abissale distanza con la concezione della psichiatria attuale, che lo considera elemento da “sorvegliare e punire” (Foucault), da escludere e rinchiudere.  Ecco allora ancora una volta sconfermate le famose “magnifiche sorti e progressive” (espressione usata in chiave apologetica da Terenzio Mamiani e virata al negativo dal più intelligente cugino Giacomo Leopardi).

Eugen Galasso

Pubblicato il 26 May, 2014
Categoria: Notizie

Conferenza-dibattito a Lecce



Domenica 9 marzo 2014 a Lecce



Pubblicato il 4 March, 2014
Categoria: Notizie

Azioni cinematofrafiche di critica psichiatrica

Il 25 febbraio 2014 Giorgio Antonucci e Maria D’Oronzo sono stati intervistati da una troupe cinematografica di Los Angeles, sulla questione psichiatrica, teoria e prassi, farmaci e elettroshock. La troupe cinematofrafica sta girando in tutto il mondo con i protagonisti mondiali di critica alla psichiatria.

Pubblicato il 4 March, 2014
Categoria: Notizie

Un romantico contro la psichiatria – Eugen Galasso

Spesso un discorso, anche involontariamente-inconsciamente, “anti-psichiatrico” si nasconde “nelle pieghe”: è il caso, oltre che di affermazioni varie nell’antichità e nel Medioevo (pensiamo a quella sofoclea per cui “il più grande enigma è l’uomo”, che tuttavia è probabilmente ancora troppo “generica”, in vari sensi) a un’affermazione radicale e precisa di Théophile Gautier (1811-1872), grande scrittore romantico e teorico del Romanticismo, che in “Avatar” scrive, tra l’altro (tralascio il contesto, qui “inessenziale”): “Non si è ancora sezionata un’anima in un amfiteatro anatomico” (Avatar in “Avatar, la mort amoureuse et autres récits fantastiques, Paris, Gallimard,   p.213). Considerando che il romanzo in questione è del 1857, quindi della metà (poco più) del 1800, la “psichiatria” dell’epoca era in piena fase meccanicistica, la Salpetrière in piena funzione (molti decenni prima aveva “accolto” il “Divino” Marquis de Sade), dunque, anche se appunto “involontariamente”, magari riprendendo la dicotomia cartesia tra res cogitans (pensiero, mente ma anche “anima”, dato che il concetto di “psiche” è posteriore) e res extensa (corpi e natura), segna una netta cesura tra “dilemmi della mente e dell’anima” (mi esprimo volutamente in maniera generica) e corpo, dove è solo sul corpo-sui corpi che anatomia e chirurgia possono agire…  Una precisazione importante che, pur se in maniera “accidentale” (non risultano trattati del saggista Gautier su questi temi) chiarisce molto bene la questione in gioco. Che poi il dilemma (dirò così, ma potrei dire “sofferenza”) del protagonista di “Avatar” (nulla a che vedere con il “cult-movie” di qualche anno fa, ma è quasi pletorico metterlo in chiaro), Octave sia “un chagrin d’amour” (una sofferenza d’amore) è questione che attiene strettamente al Romanticismo, ma al tempo stesso, se vogliamo estendere la cosa e farne un problema anche ai giorni nostri, vuol dire quasi “Giù le mani dall’amore, psichiatri eventuali!”. E non è questione peregrina: se si pensa ai suicidi per amore, tuttora, ma anche a persone che per lo stesso motivo finisconmo in “clinica psichiatrica” etc… Qui l’esperienza lunga e profonda di Giorgio Antonucci  docet. Sarebbe, ovviamente, una pura sciocchezza voler leggere le frase, quasi “intervallata” (ricorro a una similitudine musicale credo non peregrina, dato che anche sintatticamente la frase che ho tradotto è un inciso, una proposizione incidentale) di Gautier quasi fosse un predecessore di Szasz, Antonucci, Laing, Cooper etc., ma sicuramente una riflessione a riguardo credo sia opportuna, dato che la parola o meglio l’espressione intera “è gettata”.  Certo gli “psichiatri” non leggono Gautier, però…
Eugen Galasso

Pubblicato il 12 February, 2014
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo