ADHD – Propaganda pro-Ritalin, ma anche no – Eugen Galasso
“Quanto un tempo non era in alcun modo etichettato come “iperattività” e/o quale “disturbo dell’attenzione”, mentre si pensava molto semplicemente a “punire” la bambina/il bambino, la ragazza/il ragazzo, dicendola/o svogliata/o o magari etichettandola/o come cretina/o (pratiche certo completamente anti-educative, abominevoli), oggi si risolve con la pillola. Chi scrive si è occupato di ADHD non solo nella formazione come pedagogista clinico ma anche in un corso specifico, tenuto nel febbraio 2007 (non proprio molti eoni fa) dal compianto prof. Talamucci e dalla dottoressa Raugna. Già all’epoca, vi erano stati non pochi problemi: l’assolutezza della diagnosi, l’aver affermato come un “Verbo” l’esistenza della malattia, la sua eziologia, la terapia (meglio le terapie, comprese quelle, più che controverse, di tipo farmacologico) etc. Ora, in questo “avviso ai medici“, che invero è una nota della società biofarmaceutica “Shire”, una società potente, con l’avallo scientifico del dott.Paolo Curatolo, neuropsichiatra e direttore dell’UOC di Neuropsichiatria infantile al Policlinico di Tor Vergata a Roma, l’ADHD non è più “problema marginale o transitorio, che si risolve con l’età”, ma al contrario può diventare “un fattore di rischio per altre patologie psichiatriche”, dove naturalmente si dà come dimostrato e assodato sia (A) l’esistenza di patologie psichiatriche sia (B)che l’ADHD sia di per sé una patologia psichiatrica, accanto e con le altre. A suo tempo, il prof. Talamucci, decisamente qualificato anche come neuropsichiatra infantile parlava di “comorbilità”, parlando però di malattie “fisiche” che potrebbero accompagnare l’ADHD, qui invece, esso è “fattore di rischio”, magari potenzialmente “fattore scatenante” e, come terapia, come fare a meno del non solo “supporto” farmacologico, ma della farmacologia come elemento trainante? Certo, da un lato gli interessi materiali della Shire, d’accordo, ma anche la convergenza di poteri diversi, dove gli interessi delle Case farmaceutiche si uniscono (almeno provvisoriamente) a quelli dei medici psichiatri o meglio neuropsichiatri, dove anche gli insegnanti che preferiscono avere allieve/i”zombizzate/i”, invece di quelle/i che si muovono o vogliono muoversi, come nel consueto (o meno) quadro evolutivo raggiungono le altre categorie, dove i genitori, preoccupati (quando lo sono…) raggiungono gli altri gruppi enumerati… I diritti della persona, ossia del libero sviluppo di ogni persona con le proprie specificità e singolarità, ancora una volta, vengono”gioiosamente” bypassati…
Il”Telefono Viola”e la sua coordinatrice dott. Maria D’Oronzo, a causa di un volantino diffuso nel novembre 2007 nel corso di un dibattito pubblico (e il suo carattere “pubblico” implica evidentemente la libertà d’espressione, anche a mezzo stampa, altrimenti non sarebbe né “dibattito” né, men che meno “pubblico”), dovranno subire, dal prossimo gennaio 2013, un processo molto impegnativo. Ora, il testo del volantino, ci dice semplicemente la verità riguardo al “Ritalin”, farmaco dispensato ai bambini e alle bambine considerate/i affette/i da ADHD, ossia dal cosiddetto “disturbo dell’iperattività e dell’attenzione”, che fino a meno di due decenni fa era considerato inesistente o meglio non veniva affatto contemplato come “disturbo”. Della persona (bambina/o, ragazzo/a) si diceva semplicemente che era “svogliato”(a), senza sottoporlo a un trattamento di alcun tipo, men che meno farmacologico. Se poi si tratta di un “medicinale”, il Ritalin, che è o può essere considerato una vera e propria “droga”, un’anfetamina, che veniva usato, già in altre stagioni, certo non come come elemento di “sballo”, di divaricazione rispetto al reale, se vogliamo, che, sempre da parte di adulti, era altrimenti noto come dimagrante, per i suoi effetti inibitori rispetto allo stimolo che definiamo “fame”, allora capiamo la contraddittorietà, però non casuale, di questa scelta.
Il “Ritalin”, detto in soldoni, non aumenta la “concentrazione” di per sé (nessuno strumento chimico riesce a far questo, invero) ma l’aumenta settorialmente, per attività solo ripetitive, quelle imposte dalla routine scolastica, abbastanza noiosa, quella che costringe ad apprendere mnemonicamente dati, date, magari anche elementi culturali non altrimenti “riscontrabili”, spesso scollegati dal resto (altro che “inter-disciplinarietà”…), imposti da quegli “apparati ideologici di scuola “che sono scuole e università, il che non significa che qua e là non si trovi il docente migliore, il corso più adatto etc., ma sempre sotto il segno di una “domiciliazione” di chi è ribelle e si sottrae… Ora, condannare o anche solo processare (il processo spesso prelude alla condanna) per avere svelato quanto potrebbe (dovrebbe) essere di pubblico dominio è certamente “antidemocratico”, specie in una società e cultura che si vorrebbe invece “democratica”, “liberale” e quant’altro… Si tratta palesemente di quei “reati di opinione”, che si speravano aboliti, ma la cui legislazione è in realtà solo stata riformata (a fine gennaio 2006)rispetto al Codice Penale Rocco, opera certo di un “grande penalista” (non dite diversamente a un penalista, ve ne vorrebbe!) ma anche di un intellettuale assolutamente organico al fascismo. Ancora una volta un potere (quello giudiziario, ma anche la polizia e in forma più larvata quello politico) soccorrono quello non tanto dei farmacisti (spesso più sfortunati di altri) ma delle case farmaceutiche.
Eugen Galasso
Pubblicato il 16 December, 2012
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Giorgio Antonucci presenta mostra antipsichiatrica di Thomas Szasz, Firenze 2012 – Eugen Galasso

Nell’occasione della mostra multimediale sull’antipsichiatria il dott. Giorgio Antonucci, colui che in Italia (ma non solo) ha “slegato i matti”, per usare una frase emblematica, facendolo peraltro anche con le sue mani, come ha ricordato spesso, ha dato, ancora una volta, il meglio di sé, presentando l’iniziativa stessa nonché rimandando al premio Antonucci, che il prossimo 26 gennaio nell’auditorium al Duomo di Via Cerretani 54 rosso a Firenze – luogo deputato anche della mostra – viene assegnato a Giovanni Angioli, coordinatore dell’autogestione dell’ex struttura psichiatrica a Imola e a Massimo Golfieri, artista che ha collaborato al miglioramento della vita del reparto autogestito. In un quarto d’ora, ha sintetizzato l’esperienza teorica e pratica di Thomas Szasz, il compianto teorico del “mito psichiatrico” e quella teorico-antropologica-storico-filosofica di Foucault, che da punti di vista diversi hanno decostruito le strutture psichiatriche, che sono legate al potere, anzi, foucaultianamente ai poteri. Smontando il paradigma psichiatrico, legato a esigenze di potere ma a nessuna legge scientifica, Antonucci rileva come la psichiatria sia “pericolosa”, che ognuno di noi è potenzialmente oggetto della reclusione psichatrica, in quanto il TSO può essere ordinato su qualunque persona “non conforme”. Ma, se ciò è vero, è anche vero che sono quasi sempre e quasi solo i meno potenti, coloro che godono di meno potere, a divenire oggetto più facilmente di un TSO o comunque di un intervento di questo tipo (ha citato anche il fatto di un filosofo o meglio storico della filosofia fiorentino, di notevolissimo spessore, fatto oggetto qualche anno fa di un provvedimento di questo tipo, persino bypassando il TSO, che era stato recluso per essere entrato in attrito con la famiglia, per i soliti, pedestri ma solidamente “materiali” motivi di eredità contesa…). Non vorrei proprio aggiungere altro, tremendo di essere pleonastico rispetto al video, che è disponibile in rete, ma credo si possa dire che, nella piena convinzione qui espressa, Antonucci esprima il meglio di sé anche nel discorso orale, mettendo in luce non solo un grande passato, non chiuso con la “legge Basaglia” (di cui giustamente sottolinea “non essere di Basaglia, perché Basaglia non era d’accordo”), ma un presente fatto di sofferenze e di sopraffazioni attuali, appunto, non relegabili in un “altrove temporale”.
Eugen Galasso
Pubblicato il 30 November, 2012
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DIARIO DAL MANICOMIO – Ricordi e pensieri – “Nella notte di guardia che restò con me, Luca Bramanti seguì con attenzione tutti gli avvenimenti e si interessò ai miei interventi.” – Giorgio Antonucci –
Nella notte di guardia che restò con me, Luca Bramanti seguì con attenzione tutti gli avvenimenti e si interessò ai miei interventi.
Mi seguiva in silenzio nei passaggi veloci da una parte all’altra dell’istituto dopo ogni chiamata, e andavamo in automobile o a piedi secondo le distanze o l’urgenza.
Fui chiamato quasi nello stesso tempo per due uomini in pericolo di vita per crisi acute da infarto, e una terza volta per un uomo in gravi condizioni per emorragia cerebrale.
Dovevo provvedere alle cure immediate e all’eventuale ricovero nel vicino ospedale civile, però i reparti non erano attrezzati per il pronto soccorso e il personale non era preparato e spesso non era nemmeno capace.
Chiedevo le medicine indispensabili per ogni occasione e necessità e gli infermieri e le infermiere trafficavano negli armadietti e nei carrelli senza riuscire a trovarle.
Spesso telefonavano in altre sezioni per trovare altri infermieri più capaci e attrezzati.
Per fortuna avevo con me un pronto soccorso che mi ero procurato apposta per ogni possibile evento.
Solo gli psicofarmaci si trovavano dappertutto in abbondanza.
Durante gli interventi mi venivano annunciati per telefono nuovi internamenti in arrivo.
Dovevo riflettere sul modo di revocarli e intanto dovevo preparare gli argomenti per convincere il giorno dopo il direttore.
Come ho già detto, solo dopo la nuova legge del maggio 1978 avrei potuto annullare i ricoveri coatti per conto mio come medico di guardia senza bisogno di ricorrere ad alcuna autorizzazione gerarchica.
All’arrivo dell’ambulanza dovevo discutere con la persona interessata e con la polizia e a volte predisporre la permanenza provvisoria fino al giorno successivo.
Alcuni infermieri insistevano senza risultato perché io controfirmassi alcuni provvedimenti di contenzione fisica che i medici del giorno avevano lasciato in sospeso per l’attività notturna del medico di guardia.
All’inizio gli infermieri non riuscivano a capire come era possibile che io fossi contrario in ogni caso a qualunque tipo di contenzione e a qualsiasi intervento di limitazione delle libertà.
Altri volevano che io sottoponessi i pazienti a iniezioni endovenose di psicofarmaci segnate in cartella dagli altri medici. Spiegavo al personale che le iniezioni endovenose di psicofarmaci erano dannose e a volte potevano mettere il paziente in pericolo di vita.
Perfino Cotti, che si dichiarava contrario agli psicofarmaci, mi aveva invitato a fare le iniezioni se erano prescritte dagli altri.
Il giorno dopo dovevo discutere con gli altri medici che mi accusavano di sabotare le loro terapie.
Io non avevo nessuna intenzione di danneggiare i ricoverati per compiacere i colleghi o per seguire le regole dell’istituzione. Cotti si preoccupava di mediare con gli altri medici che volevano che io mi adattassi, ma in quella situazione le mediazioni non servivano a nulla se non a favorire la quiete. Però aveva anche intrighi e interessi in comune con gli amministratori dell’ospedale e con i politici dei partiti, che erano contrari a qualsiasi cambiamento e a tutte le novità, come succede nelle burocrazie di potere.
Lo stesso era accaduto negli anni precedenti, quando lavoravo a Reggio Emilia, e Giovanni Jervis mi aveva detto che secondo lui era inutile che io evitassi i ricoveri in manicomio delle persone dei centri della montagna che dipendevano da me, quando poi succedeva che gli altri medici, quando io ero assente, prendevano decisioni differenti. Ricordo che una volta a Castelnuovo nei Monti passai la notte con un uomo ubriaco, per evitargli il ricovero che era stato deciso e prescritto.
Ho sempre lavorato con rivoluzionari molto rispettosi delle autorità.
A Reggio Emilia, per la mia chiara indipendenza e per il mio rapporto diretto con la popolazione, prima di essere licenziato e allontanato, fui accusato di essere uno spontaneista, seguace di Rosa Luxemburg.
All’alba di quella lunga notte ebbi una discussione molto difficile con una persona del reparto quattordici che, influenzata dai discorsi del personale e dalle pressioni dei medici, pretendeva di essere di nuovo legata nel letto per sentirsi tranquilla e per riuscire a addormentarsi.
Dopo quella esperienza notturna così avventurosa, Luca Bramanti non venne più a Imola per diversi mesi, e il suo lavoro rimase incompiuto per moltissimo tempo.
Poi mi ha raccontato che si era spaventato assai.
Io stesso ho sempre vissuto le notti di guardia all’istituto con forti preoccupazioni e con molta fatica.
In quelle notti si concentravano tutte le contraddizioni.”
tratto da : “Diario dal manicomio – Ricordi e pensieri”, Giorgio Antonucci, ed. Spirali. pag. 64/67
Pubblicato il 29 November, 2012
Categoria: Notizie
Conversazione con Maria D’Oronzo
Armonie, mercoledì 21 novembre dalle 20.30,
via Emilia Levante 138 Bologna
Pubblicato il 20 November, 2012
Categoria: Notizie
“Il volto sconosciuto della psichiatria” – Giorgio Antonucci – Eugen Galasso
Il 17 novembre a Firenze, anzi nel pieno centro della città (“Auditorium al Duomo”, via Cerretani 54 rosso-per chi non conosca bene la città è da segnalare che nel capoluogo toscano a livello urbanistico si distingue tra numeri neri e rossi, quindi bisogna cercare un po’, stando attenti ai colori, ma la cosa non è difficile), si apre la mostra multimediale “Il volto sconosciuto della psichiatria”, che, promossa dal CCDU (Comitato dei Cittadini per i Diritti umani) verrà introdotto da un relatore d’eccezione, il dottor Giorgio Antonucci, colui che, in Italia ma non solo ha dato un impulso decisivo alla prospettiva anti-psichiatrica, alla demistificazione di un “palco”, ossia di un apparato fornito di tragici rituali (TSO, contenzione, elettroshock, psicofarmaci à go-go) che per anni ha resistito e tuttora resiste e persiste in un sistema sanitario vittima anche di “tagli” indotti dalla “crisi”, che si è comunque paludato, nel settore chiuso e sacrale della “psichiatria”, con armamentari retorici travestiti da “scienza medica”, tanto, anzi, da indurre i “profani” (cioè chi sta davanti, ma non dentro il recinto sacro, il “tempietto”, questo è l’etimo della parola) a credere che qualunque “terapia” vada bene per sé o per i propri cari. Di recente, alcuni casi, tra cui quello di Mastrogiovanni hanno fatto “furore”, arrivando “à la Une”, ossia in prima pagina (e in TV, il che, nella debordiana “società dello spettacolo” conta di più, anche considerando l’analfabetismo di ritorno di moltissimi Italiani e in genere Europei), ma quanti casi analoghi sono rimasti “sepolti”, nascosti, nei sottoscala di qualche clinica (parlo di “sottoscala” non a casa, ma perché l’immagine, in quel caso ironica, è il titolo-là “ironico” ma non “comico”!- di un libro di Vittorio Gassman, il grande teatrante e uomo di spettacolo, ma anche di lettere, vittima della “depressione” e di chi (il prof.Cassano) si ergeva a nume tutelare della cura della stessa, accettata, nosograficamente, come un realtà vera, accertata come tale. Il richiamo (“ironico”? Cfr.sopra) alle dostoevskjane (per dire di un altro “allegrone”, che però non merita di essere psichiatrizzato, essendo l’epilessia, tra l’altro, un “oggetto insituabile”)”Memorie del sottosuolo” include poi testi diversi da quanto qui discusso, ma preme sottolineare come nel caso del grande artista citato, come di altre persone protagoniste dello spettacolo (Sandra Mondaini) c’è sempre stato chi ha preteso di ergersi a “catone” e giudice di una situazione. La mostra multimediale (oggi anche una mostra d’arte, lo sottolineo anche se forse appare pletorico, sarebbe difficilmente concepibile senza supporto multimediale, proprio perché la multimedialità coinvolge tutti i nostri sensi e amplia, per dirla con Aldous Huxley, poi ripreso da una celebre “band” tuttora attuale ed “emblematica”, che si chiamava “Doors” non a caso “the doors of perception”, le porte della percezione) ci fa non solo vedere ma in qualche modo sperimentare, quasi rivivendole, esperienze che altre persone hanno sperimentato, purtroppo, sulla loro pelle. Anche rispetto a un percorso non “difficile”, ma comunque complesso (anche qui nell’accezione letterale, che cioè collega elementi divesi) quale quello della mostra, le parole di Giorgio Antonucci, che ha aperto le strutture ancora chiuse di Reggio Emilia e Imola appaiono fondamentali, come “guida”, nel senso dantesco del “Tu se’ lo mio maestro e lo mio autore”, dove il concetto di “autoralità” è fondamentale, perché Antonucci, a partire dalla psicologia umanistica di Roberto Assagioli, come lui fiorentino, dall’ antipsichiatria esistenziale di Laing e Cooper, sperimentando e partecipando all’approccio basagliano ma non solo (il dottor Edelweiss Cotti, bolognese, cui , tra l’altro, risale la formulazione “Centro di relazioni umane”) ha rielaborato in maniera originale , anche in una concezione teorica nata anche e soprattutto induttivamente, ossia a partire dalla pratica clinica, un approccio totalmente diverso al problema, dove i disagio esistenziale non viene liquidato come “malattia mentale”.
Eugen Galasso
Bambino preso a forza dalla polizia – Eugen Galasso
“Una società chiusa e stolta che si prepara a sprofondare nel nulla”: come sempre il commento di Giorgio Antonucci (al rapimento-sequestro ad opera della polizia di un bambino decenne) sembra il più azzeccato. Chi scrive ritiene che sia già sprofondata nello stesso, aggiungendo due ordini di considerazione: A)Rischio di uno Stato etico, anzi di polizia, che si propone di regolare (s-regolando, poi, ovviamente) tutto, dalla morale (solo nazisti, stalinisti, pol-potisti, fanatici clericali di ogni religione agiscono così) all’educazione, con la violenza in più in questo caso inferta a un bambino, vittima di opposte violenze, dove non importa nulla capire (sarebbe sciocco, peraltro) se “abbia ragione” la madre o il padre, cioè il padre versus la madre; B)L’attuale regime iper-liberista, che vede come fumo negli occhi anche il moderatissimo keynesismo , considerato “filo-comunista” è stato imposto dall’Europa, meglio da una gestione di estrema destra dell’Europa (Merkel più l’estrema destra “cristiano-sociale” bavarese, che privatizzerebbe anche l’aria, come anche la FDP di Guido Westerwelle, ministro degli esteri simpaticamente gay, ma in economia un “Chicago Boy”, per cui il “vangelo” è la dottrina economica di Milton Friedman, l’estrema destra europea in genere, quella olandese, quella norvegese che non è “europea”, ma premia la Comunità Europea, così gestita con il Premio Nobel per la pace etc.), impone solo rigore, sacrifici ed, essendo frutto di un accordo tra destra massonica, un Vaticano “alla destra del padre” (anche minuscolo!), altri settori che paradossalmente (?) incrociano un Presidente della Repubblica ex-comunista che quasi sessant’anni fa sostenne l’intervento militare URSS contro l’Ungheria delle riforme, vuole essere più “di polizia” che “etico”, concetto comunque già ambiguo (è in Hegel e poi, però, nel fascista “liberale” Giovanni Gentile). Intervento duramente “politico”, il mio, di cui mi assumo la responsabilità, ma che ritengo responsabile di fatti come questo, da non isolare da altri, anche più gravi e “nascosti”- silenziati, frutto, nell’Italia della “pseudo-responsabilità” del non-funzionamento delle istituzioni preposte (polizia per conto proprio, anche al suo interno, magistratura a parte, politica “a parte”, “socialità” da un’altra parte…)
Eugen Galasso
Pubblicato il 15 October, 2012
Categoria: Notizie
Intervento audio di Giorgio Antonucci e Maria D’Oronzo – La Conta – RadioOndaRossa
[Trattamento Sanitario Obbligatorio] [controllo psichiatrico] [psicofarmaci]
http://archive.org/download/LaConta10Ottobre2012/Laconta10Ott.mp3
Il Trattamento Sanitario Obbligatorio è una questione che concerne la battaglia per la libertà. Queste le parole di Giorgio Antonucci col quale discutiamo sul Tso e sul controllo psichiatrico, dopo che tutto il paese ha visto le 85 ore del supplizio e delle torture cui è stato sottoposto Francesco Mastrogiovanni.
L’indignazione verso i campi di sterminio nazisti è rimasta viva perché i partigiani, gli ex internati hanno continuato a tener viva la memoria. Dice MariaRosaria D’Oronzo del Centro Relazioni Umane di Bologna. Bisogna tener viva la memoria e la consapevolezza che le torture avvengono anche oggi sotto i nostri occhi, aggiunge. Il Tso è una di queste. La psichiatria interviene nei conflitti per riportare all’ordine i soggetti conflittuali.
http://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/contro-il-carcere-e-contro-il-tso
“Stereotipie: Arte di vivere” – Globalità dei linguaggi – 17° Convegno
17° Convegno Nazionale Globalità dei linguaggi
5-6-7- ottobre 2012
Teatro del Mare, via Don Minzoni, Riccione
Programma
La dott. Maria D’Oronzo inerverrà venerdì 5 ottobre: Psichiatria e T.S.O.
Regole sociali e buon senso – Eugen Galasso
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“Colpevoli di non aver accettato il buon senso e le sue regole infami” (lo dice il serio, anzi serioso ingegnere al nipote, mostrandogli l’isola del manicomio a Venezia, in cui non vuol vedere rinchiuso in alcun modo il fratello, prof. di scienze naturali “Impazzito”). Traggo questa citazione dal film”Anima persa”di Dino Risi (1977), con Vittorio Gassman, ispirato, a quanto pare molto liberamente, dal romanzo di Giovanni Arpino, che purtroppo non conosco. Limitandomi al film, ma senza entrare nei dettagli di un film difficile, per non rivelare il finale di questo “thriller dell’anima” (se si crede all’anima, ovviamente). Un film il cui video è da recuperare da parte di tutti/e i fruitori/le fruitrici, ma non voglio discettare di cinema. Il fatto è che, oltre la schizofrenia e contro il suo concetto (tutt’altro che in un’improbabile rivalutazione della stessa, data per certa, per a priori esistente come “categoria”, come in Deleuze e Guattari, nelle tante opere scritte a quattro mani, non solo “L’Anti-Edipo” ) qui si fa implodere il concetto, affermando che “siamo tutti un po’ in luce e un po’ in ombra”, senza, ovviamente, che si dia una valutazione morale o peggio moralistica ai lemmi “luce” e “ombra”. Sembra che Arpino (ma do l’informazione con juicio, con prudenza, perché non ne sono certo) si ispirasse a Stevenson, al suo “The strange case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde” (lo strano caso del dott. Jekyll e di mister Hyde), capolavoro assoluto della storia della letteratura ma non solo. “Buon senso e sue regole infami”, certo: non possiamo dire la verità (la nostra, almeno), dobbiamo sempre indorare la pillola, non possiamo smascherare gli ipocriti, non possiamo esprimerci come vorremmo, non si può…e via una sequenza quasi infinita, piena di divieti, proibizioni, tabù e quant’altro… Eppure sulle “regole infami” è costruito non il “contratto sociale” rousseauiano, ma quello fondato su paure ataviche e indotte, interiorizzate e imposte…Se dicessimo tout court ciò che che pensiamo, magari non i plotoni d’esecuzione, ma altre e più sottili punizioni (quelle “kafkiane”, anche, volendo) ci minaccerebbero. E allora “si fugge” o ci si adegua oppure…”si è pazzi/e” .
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Eugen Galasso
Pubblicato il 15 August, 2012
Categoria: Notizie
“L’empatia uno/a non se la dà” – Eugen Galasso
“L’empatia uno/a non se la dà”: potrebbe essere questo, parafrasando una famosa frase di Alessandro Manzoni, attribuita a Don Abbondio, la descrizione di un fatto. Non è facile ascoltare in modo partecipe, non passivo, anzi attivo. Non è facile non continuare a porre domande, interrompendo il ductus verbale o meta-interpretare le dichiarazioni della persona (o del “cliente”, ma mi sembra una brutta definizione made in USA…). Terrificanti, in questo senso, alcune frasi di “terapeuti” (sic!) rogersiani, dove, spesso in modo arbitrario, formulistico, manualistico all’approccio “non direttivo” rogersiano si attribuisce ogni possibile merito…
“Scusi se la disturbo. Volevo solo dirle che nei suoi occhi ho visto empatia vera e vera condivisione dei miei stati d’animo.
Spero che non sia troppo tardi per me. Avrei forse dovuto pensarci prima. Io credo comunque che lei possa aiutarmi a essere sereno.
Ho sempre diffidato da psicologi e psichiatri ma oggi mi sono confrontato con una persona che mi ha messo a disposizione la propria umanità al di la delle competenze. lei è una persona libera per questo la stimo e quindi la seguirò.
Grazie per non avermi trattato da malato.”
L’umanità, rilevata nell’sms, è il lemma-chiave. Spesso lo psicologo, l’analista, il reflector, chiunque svolta professione/i d’aiuto rimane impassibile, freddo, calcolante (nel senso migliore: attento a formulare un’anamnesi, poi una diagnosi; nel caso peggiore: attento solo al…proprio personale arricchimento), mentre l’uso di tonematica, parole, frasi (chi scrive, come reflector, non può fare domande, ma solo intervenire “rilanciando” parole o sintagmi-chiave), del non-verbale, quindi della “tonematica corporea”, della prossemica etc. fa la differenza. Ma il tutto “non serve” se non c’è reale interesse (il che non implica identificazione o “simpatia”, parola spesso fraintesa) per la persona e i suoi problemi, le sue istanze, i suoi dubbi etc. ”
Eugen Galasso
Pubblicato il 1 July, 2012
Categoria: Notizie
