Eugen Galasso – Considerazioni sulla mostra “Buffoni, Villani e Giocatori”. Firenze
Buffoni, villani e giocatori alla corte dei Medici, Palazzo Pitti, Firenze.
Il Seicento (anche e soprattutto mediceo a Firenze) è quello della Controriforma, della Guerra dei Trent’Anni(1618-1648), dell’Inquisizione come delle grandi “Rivoluzioni” scientifiche (Galilei, Kepler etc.), come anche dell’interesse per la “deformità”, l'”anormalità”, ciò che sfugge ai canoni armonici della natura e della cultura, gli elementi costitutivi del Potere. Nani e “deformi”,”altri” diventano protagonisti dell'”altro”, appunto, della teratologia, del “mostro” esibito (in seguito verrà esibito come tale nei circhi), di quanto è “incomprensibile” dalla Ragione ma anche da quanto accettato meramente per Fede… Ciò che avrebbe fatto la gioia scientifica di un Cesare Lombroso, è qui visibile e visto a Firenze, in Palazzo Pitti. Giusto Suttens, Olandese fiorentinizzato è qui decisamente molto rappresentato, come anche l’Anonimo Fiorentino, ovviamente coevo di Suttens, ma c’è anche Joseph Heintz il giovane, Tedesco di Augsburg (Augusta) ma quasi sempre vissuto a Venezia, con un”Orfeo agli Inferi-Orpheus in the Underworld” impressionante, pur se non propriamente “attinente” al tema, se non per l'”eccentricità” del tema, dove il quadro, quasi rutilante per gli elementi in color oro (quasi un revival bizantino, pur se sembra impossibile, considerato il décalage temporale), sembra essere un’affiche o addirittura una scena di un musical o al limite di un film. Tematiche disarmoniche, peraltro teorizzate da autori come Torquato Tasso, come Baldassar Castiglione, a dimostrazione dell’irruzione di quanto risulterà troppo duro e inaccettabile per un mondo “razionale” e dominato “secundum rationem”, ma che al tempo stesso inizierà a farsi largo, a divenire non “accettabile”, ma comunque discusso, insinuando “pericolosi veleni” nel ciclo potere-“Ratio”-dominio…pur se poi tutto verrà inglobato e ammortizzato, almeno (beninteso) in appparenza… fino ai tempi nostri, nei quali la “democrazia”, la “tolleranza”, la “scientificità” (e forse bisognerebbe evidenziare la prima lettera di questi lemmi con la maiuscola) sembrano obnubilare quanto non rientra nei loro canoni e dunque “ammortizzarlo”. Ma il “perturbante” torna sempre, nella letteratura fantastica come nelle vicende che caratterizzano la “realtà” o ciò che intendiamo per tale… e quanto definiamo variamente come “incomprensibile”, “perturbante”, “assurdo” è l’ombra della “Follia”, da sempre demonizzata in quanto irriducibile a quanto si intende dominare, “regolare” e – invero – irreggimentare.
Eugen Galasso
Pubblicato il 5 February, 2017
Categoria: Notizie
L’astronave – Il MOSTRO – di Giorgio Antonucci
Marc Chagall
“Dipende da noi essere in un modo
piuttosto che in un altro,
il nostro corpo e un giardino,
la volontà il giardiniere. Puoi
piantare l’ortica o seminare insalata,
mettere l’isoppo ed estirpare il timo,
far crescere una sola qualità di erbe o svariare qualità.”
Shakespeare – Otello –
Non serve chiudere gli occhi della conoscenza e parlare di MOSTRI come se fossimo ancora all’epoca dei diavoli e della streghe.
Fintanto che continuiamo a nasconderci la verità psicologica non possiamo costruire una vita sociale corrispondente alla nostra intelligenza e alle qualità interiori che nascono continuamente dal nostro interno come un ruscello dalla roccia.
La nostra struttura cerebrale è dal punto di vista biologico così complicata che non se ne vedono i confini, e il biologo si trova smarrito dentro di lei come un antico navigatore dell’oceano.
La biologia molecolare ha allargato questa ricchezza dando allo studioso attento l’immagine di quelle che sono le basi strutturali della libertà.
Sono passati i tempi oscuri in cui il cervello era ritenuto una macchinetta, o un computer più complicato di quello con cui scrivo.
I vortici delle acque hanno leggi complesse, ma ancor di più le trame sottili dei neuroni, il fenomeno più stupendo della biologia, un vero cielo stellato dentro di noi.
Ma essere liberi significa scegliere: e molte sono le scelte possibili con tante morali e con tante direzioni.
Il genere umano ha conosciuto San Francesco e Gandhi, ma anche Stalin e Hitler.
L’antico principio e comandamento di Mosè – Tu non ucciderai – è stato tradito in ogni epoca, ma non mai tanto come nella nostra.
Il ventesimo secolo è ricolmo di massacri, e la politica del sangue è tuttora in corso, con l’approvazione esplicita di illustri filosofi e intellettuali di varia radice e nazionalità.
Così ci sono anche singoli individui omicidi e torturatori per loro scopi personali, come scopi personali di lucro hanno i commercianti di organi umani, che uccidono i bambini poveri delle metropoli per rifornire le cliniche di lusso.
In Francia di recente, per non sprecare soldi, autorità sanitarie e politiche hanno diffuso consapevolmente sangue per trasfusioni inquinato, contagiando di AIDS bambini già ammalati di emofilia.
In Iugoslavia, ai confini della Turchia e dell’Iraq, sui bambini ci si spara con i cannoni dei carri armati e con i missili degli aerei.
Nelle famiglie i bambini sono maltrattati, negli istituti crescono in una tragica alienazione.
A San Paolo la polizia si esercita al tirassegno.
La mafia li uccide per i suoi affari.
Allora io dico che non serve fare i superstiziosi ingenui parlando, quando ci fa comodo, di MOSTRI, per esorcizzare le nostre angoscie, invece di fare un’autocritica severa al nostro comportamento come specie e alla nostra limitatezza come cultura e società ancora fondate su principi e strutture assassine.
Non si può uccidere con una mano e fare i moralisti con l’altra senza rendersi ridicoli, come erano ridicoli i farisei agli occhi di Gesù.
MOSTRO vuol dire prodigio, rarità, invece da noi l’assassinio è la regola, e il rispetto della vita è l’eccezione.
Su questi dati di fatto si deve ragionare se si vuole una psicologia dell’uomo che non sia una novelletta se si vuole capire il mondo per cambiarlo.
“Guarda – mi disse – io sono quella che deve sempre oltrepassare se stessa. Così diceva la vita a Zarathustra.”.
E guardava al futuro, e indicava UTOPIA, il luogo che non c’è ancora.
Noi ci siamo affannati per secoli.
Ma il nostro cammino è lungo come quello di un’astronave.
per Senza Confine
Imola 5 novembre 1992
Pubblicato il 28 July, 2015
Categoria: Notizie