-CARDIOLOGO PRESCRIVE PSICOFARMACI- Lucia Maria Catena Amato



Lucia Maria Catena Amato
Ho avvertito come dei tonfi al cuore, il ritmo si è accelerato notevolmente, per dei lunghissimi minuti, ripetendosi più volte nel corso della mattinata, e poi per l’intera giornata successiva. Preoccupate (vivo con mia madre anziana non autosufficiente) abbiamo immediatamente telefonato al cardiologo di fiducia, il quale si è premurato di venire a casa a visitarmi. L’elettrocardiogramma risultò tutto a posto, nessuna patologia cardiaca. Sollevate, abbiamo chiesto al dottore cosa fossero allora quei sintomi avverti ripetutamente. “Nulla di fisico” rispose lo specialista: “Stia tranquilla” ed estrasse il ricettario bianco. “Lei, dottoressa ha bisogno di un antidepressivo, gliene prescrivo subito uno di ultima generazione, efficacissimo!” “Sono schierata pubblicamente contro l’assunzione di droghe legalizzate!” lo informai. “Allora consulti uno psicologo” il quale mi avrebbe ovviamente fatto passare i tonfi al cuore. Risposi che non credevo nella pseudoscienza e che per mesi avevo assistito mia madre a letto notte e giorno da sola. Il dottore non sapendo più come aiutarmi mi propose la valeriana a compresse, almeno si trattava di un erba innoqua.
A quel punto ricordammo che non era la prima volta che succedeva che un medico, non psichiatra, in diverse situazioni, ci prescrivesse psicofarmaci.


Una volta, quando morì il fratello di mamma, al quale era particolarmente legata perché avevano insieme condiviso la guerra e la successiva miseria; lei già anziana, era distrutta dal dolore e dai ricordi, piangeva e quella notte non riuscimmo a dormire tutte e due. Dopo il funerale di mio zio, chiamai il medico di famiglia, preoccupata perché mia madre qualche volta ha sofferto di pressione alta, il quale si precipitò nella nostra abitazione, ma la pressione era a posto; estrasse il foglietto bianco e le prescrisse uno psicofarmaco per tranquillizzarla a sua detta, che non ci passò neppure per la testa di acquistare.
Un’altra volta, meno di un anno fa. Abbiamo avuto un brutto incidente automobilistico, mia madre si frantumò una gamba e finì operata in ospedale, poi per tre mesi a letto, senza muoversi. Una notte, incominciò a dare i numeri e tremava come una foglia. Terrorizzata e da sola in casa chiamai la guardia medica. Venne subito la dottoressa di turno, specialista in gastroenterologia. Dopo un’accurata visita ci spiegò che l’incidente subito aveva creato in noi un forte trauma. Dovevamo urgentemente chiamare uno psichiatra, dopo aver a sua detta, prima preso coscienza del fatto che eravamo traumatizzate e che avevamo bisogno di aiuto, il quale ci avrebbe prescritto i psicofarmaci più adatti al caso, per farci passare il trauma, mentre per l’immediato lei stessa si premurò a tirar fuori il ricettario per segnare un tranquillante opportuno, visto che di fisico mia madre non aveva nulla tranne la gamba rotta. Ovviamente, cestinammo la prescrizione.
Una semplice riflessione sorge allora spontanea.
La fatica continua e ripetuta, la morte, un incidente automobilistico; eventi purtroppo possibili nella vita di tutti noi. Piangere, disperarsi, tremare, urlare, sono patologie? Da curare con i psicofarmaci? O piuttosto reazioni normalissime dell’esistenza umana? E’ più che naturale essere scosse anche parecchio dopo un incidente terrificante dove si è consapevoli che si è vivi per miracolo! “Traumatizzate” è un termine che si sente pronunciare ad ogni evento poco piacevole della vita, solo che di eventi di questo tipo ne è purtroppo piena l’esistenza; quindi, seguendo l’ideologia psichiatrica, ad ogni brutta cosa che ci succede ne consegue una patologia (o pseudo patologia…) dalla quale bisogna farsi “curare” con l’assunzione di psicofarmaci propinati da qualsiasi dottore della mutua! Ma il dolore si cura? Con la pilloletta della felicità?! E poi passa?! O, piuttosto si vive e si condivide insieme alle persone che amiamo? Con sacrificio, dedizione, ed amore. Parole queste forse un po’ desuete…
Io e mia madre abbiamo scelto questa seconda soluzione, difficile, ma costruttiva.
Ma la cosa che ci ha fatto alquanto riflettere più di ogni altra e che ci ha inquietate particolarmente è che queste sostanze altamente nocive, e inutili (e non spetta a me elencarne tali effetti nefasti, dei quali gli amici del Centro di Relazioni Umane, hanno ampie cognizioni, che io non posseggo appartenendo al mondo giuridico ed artistico) ci vengono propinate da professionisti, che non fanno parte dell’area psichiatrica. Medico di famiglia…guardia medica gastroenterologo…il cardiologo, i quali con la loro adesione, forse acritica, ed in buona fede, alle teorie psedudoscientifiche distruttive, purtroppo diffuse a macchia d’olio nel tessuto sociale, alimentano il turpe mercato dei psicofarmaci, un giro di affari di miliardi di euro, a danno della nostra salute, che và ad arricchire i pochi padroni senza scrupoli delle industrie farmaceutiche, oltre, ed è questa la cosa più terribile, andando a favorire il perpetrarsi ed il diffondersi di queste false teorizzazioni psicologiche, che distruggono la stessa visione del dolore come componente ineludibile dell’ umano, purtroppo indissolubilmente legato ad ogni esistenza, facendoci credere che l’assunzione di una droga (pardon…! una medicina essendo legalizzata!) possa risolvere le umane sofferenze! O limitarne gli effetti comunque distruttivi; nulla di più forviante e stupido : sei stato bastonato dalla vita? Allora sei malato. Devi essere curato. Ecco la medicina: psicofarmaci e chiacchiere inutili con chi li prescrive.(O forse…forse…CONTROLLATO…?!)
Che il cuore batta forte quando per quasi un anno si è buttato il sangue accudendo una persona anziana, prima a letto per tre mesi e poi sotto cure fisioterapiche per i successivi sei mesi, non in grado di camminare da sola, di espletare i normali bisogni fisiologici, senza essere accompagnata in bagno, e non in grado di vestirsi, è assolutamente normale! Quando la notte non si è riposato per mesi, perché si è dovuto scendere dal letto per portare in bagno la madre, ad ogni ora…le due, le tre, le quattro del mattino! Piangere, urlare, disperarsi, cose umane sacrosante che ci appartengono, soprattutto nei momenti forti come la morte. Non siamo andate da nessun psichiatra o psicologo e non abbiamo assunto alcun psicofarmaco, preservando così la nostra salute. Abbiamo superato insieme quello che ci è successo.
E chi mi vuole bene, mi ha visto urlare, piangere, disperarmi e non dormire la notte, e credere la mia vita distrutta ed ha pianto con me e mi ha dato una mano per rialzarmi, come la mia cara amica Rosy Mary, la quale pur lavorando tutta la giornata, la sera dopo le nove ha avuta così tanto affetto nei miei riguardi da passare, con tutta la stanchezza che aveva, ore al telefono con me, per confortarmi, ascoltarmi e starmi vicina umanamente e spiritualmente, quando mia madre a letto con le ossa rotte, tremava come una foglia, dando i numeri. Nulla di più lontano dalla distruttiva cultura pseudoscientifica.
Gli affetti veri, autentici e reali.
Dott.ssa Amato Lucia Maria Catena
Scrittrice e giudice onorario.

Pubblicato il: 17 giugno, 2009
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo