O.P.G. (Ospedale Psichiatrico Giudiziario) – Eugen Galasso



In un’ecumenica trasmissione di prima mattina su RAI 1(“Uno Mattina”- prima tranche- e come altrimenti, sulla rete neovaticana del servizio pubblico/rete ammiraglia?) dello scorso 6 maggio, si è presentata un “realtà- modello” di un OPG (ospedale psichiatrico giudiziario) situato a Sagurano, Appennino  Tosco-Romagnolo, in provincia di Forlì-Cesena, gestito “ovviamente” da un sacerdote, con il commento successivo della senatrice Maria Elisabetta Alberti-Casellati (PDL), attuale sottosegretario alla Giustizia e della senatrice Anna Maria Cantoni (PD), relatrice della Commissione Giustizia. Dalle due esponenti politiche è emersa (credo) buona fede ma scarsa conoscenza del problema specifico. Anche il presentatore-giornalista aveva fatto richiami generici ai problemi ancora esistenti (tra l’altro, nei 20 minuti dedicati al problema è emerso che i letti di contenzione in queste strutture esistono ancora, magari non nella struttura romagnola da cui si è partiti, ma altrove senz’altro, quasi fossero il frutto di una “tragica necessità”…).

La senatrice Cantoni ha fatto riferimento al filmato RAI “C’era una volta la casa dei matti” (è già qualcosa che l’abbia visto, ma è poco, in realtà, per chi dovrebbe occuparsene in prima persona…). Poco, considerando che da sempre gli OPG (manicomi giudiziari, un tempo, ma in realtà sono ancora tali, difficile sentirli designare altrimenti, anche in sedi e situazioni “ufficiali”) sono “struttura a sé stante” nell’ambito giudiziario e psichiatrico (la legge 180 non li ha modificati, la loro regolamentazione era stata stralciata dalla legge stessa, non a caso!), “irriformabili” se non da volontà di singoli operatori, il che è poco e rischia sempre di essere scivoloso e oltremodo contraddittorio. La realtà è più complessa, come sempre: la diversità e l’”anomalia” rispetto a un comportamento standard, definito “normale” viene sempre sanzionata, oggi forse in modo molto meno cruento che un tempo (ma chi è  conoscenza di quanto avviene realmente sia negli OPG ma anche nei reparti psichiatrici degli ospedali e nelle cliniche private, convenzionate e non? Un tema spesso sollevato ma poi puntualmente, non a caso, “rimosso” è quello delle violenze subite soprattutto dalle pazienti nelle ore notturne da parte di medici e paramedici. Finché non “esploderanno” casi concreti, forse, non se ne parlerà affatto, crediamo, come spesso nei media che trattano artatamente certi temi, glissando su altri, sicuramente più importanti, comunuqe non meno rilevanti…). Inutile qui ricordare al colto lettore le analisi foucaultiane, secondo le quali il “sorvegliare e punire” vale in ogni istituzione totale che si rispetti…Certo è che se il presunto “malato di mente” (il che non vuol dire nulla, la mente/ mind non è uguale al cervello, come noto, i disturbi neurofisiologici sono altro rispetto a “stati d’animo”, “condizioni spirituali”, come la psicologia transpersonale dimostra ormai da decenni; il problema è che, come ci ricorda sempre Giorgio Antonucci, il materialismo e anzi meccanicismo della psichiatria e della psicologia è ancora totalizzante e onnivoro) deve essere “recluso” e “curato a forza”, colui che delinque per motivi “psichiatrici” dev’essere recluso, in questa logica, a fortiori.   Nessuno sembra preoccuparsi del fatto che moltissimi degenti  negli OPG lo sono per motivi legati all’abuso e allo spaccio di droga, dove vige in modo assoluto la legislazione proibizionista, meglio ancora il parametro proibizionista.  Senza voler necessariamente dar ragione a Thomas Szasz, che ci ha parlato del “mito droga”, bisogna considerare comunque come la società e la cultura dominanti intrattengano da decenni un rapporto ambiguo-”doppio” con la droga, come dimostrano – quantomeno – le complicità con mafia e comunque varie forme e declinazioni della criminalità organizzata…ma  anche il fatto che a livello planetario (altro che “globalizzazione”!) in questo campo domini non l’anarchia ma l’anomia, ossia l’assenza totale di regole condivise. Né si può chiedere all’Europa, che non è né quella dei popoli né quella delle patrie, ma semplicemente quella dei finanzieri, di occuparsi seriamente e non solo in senso repressivo del tema droga: come trovare altrimenti tempo, fondi ed energie per occuparsi della calibratura dei semi, delle dimensioni dei contenitori in plastica e simili?    Eugen Galasso

Pubblicato il: 9 maggio, 2010
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo