“Dalle tricee al manicomio” – Recensione- Eugen Galasso



Un testo sicuramente importante e interessante, questo di (anzi no, a cura di, in quanto è composto di vari saggi, tra cui alcuni del curatore) Andrea Scartabellati, “Dalle trincee al manicomio”, Torino, Marco Valerio, 2008 , scritto quasi del tutto da storici e storici della cultura come lo stesso curatore, ma anche da Alessandra Miklavic, che opera anch’essa nello stesso settore, ma come “Fellowship” all’università di Montreal/Monréal (Canada, Quebec, anzi, per meglio dire) ma presso la facoltà di Medicina, cosa che in Europa (con rare eccezioni) non si dà. Si analizza, seguendo un’analisi antropologica (di antropologia storica) e storico-sociologica che incrocia anche Foucault (singolarmente poco citato direttamente, però, quasi a dire: “Ormai sappiamo che c’era e che cosa sostiene”), la”follia”-la”pazzia”, forse meglio – e anzi le “smanie” (quasi fossero le goldoniane “Smanie per la villeggiatura”), di molti soldati italiani, durante la “Grande Guerra”, ossia la Prima Guerra Mondiale, la loro reclusione, l’incapacità di capire il problema da parte degli psichiatri, che rinchiudevano e classificavano, talora provavano a curare (“peso el tacòn che l’buso”, secondo il proverbio veneto, ossia peggio la toppa del buco, come sappiamo). Se da un lato c’era una psichiatra che, come Maria Del Rio, con tutte le prudenze del caso, date dal suo status e ruolo di psichiatra dell’allora manicomio di Reggio Emilia, riconosceva (cfr.il suo “Le malattie mentali”….) come cause principali delle difficoltà (non della”pazzia”, che non vuol dire nulla) dei reduci guerra e fame, dove l’una implica l’altra, dall’altro c’è anche chi, come Boschi, altro “vate psichiatrico” dell’epoca, ben più riconosciuto (chiaro: era maschio e sosteneva idee sulla mente e il comportamento ben diverse dalla Del Rio, non era un “sovversivo” ma un “intregato”), cerca di “leggere nel ridimensionamento postbellico della neuropsichiatria militare uno dei tanti controeffetti della”montante marea bolscevica”. Demistificare, oltre alle pratiche psichiatriche, le loro stampelle ideologiche (“ideologia”=”falsa coscienza del mondo”), questo il merito di un’opera come questa che si inserisce in pieno nell’ambito del meglio di quei “chiavistellli”, di quelle “chiavi inglesi” (entrambe le espressioni sono di Foucault) che decostruiscono i poteri sul piano storico-documentale come anche su quello teorico…

Eugen Galasso.

Pubblicato il: 24 giugno, 2010
Categoria: Libri, Presentazione

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo