Suicidio e depressione – Eugen Galasso

Fabrizio Cicchitto, ha perplessità sulle cliniche svizzere che vivono di “eutanasia assistita”, ossia depredano coloro che, per motivi diversi, decidono di farla finita. Lucio Magri, come scrive don Andrea Gallo, il prete genovese ribelle e libertario che la Chiesa gerarchica non espelle (ancora) perché teme di far troppa pubblicità al dissenso-diaspora, a quello che esplicitamente, due anni fa, in un convegno, veniva definito”scisma”, era troppo timido e discreto per “macchiare di sangue il selciato”. La scelta di Magri, come quella di Jean Amery, pseudonimo di Hans Mayer, scrittore ebreo-viennese, già “ospite” del lager,  che teorizzò la libertà di suicidarsi, come quella di Primo Levi, altro intellettuale ebreo ospite di chi voleva “la purezza della razza ariana”, come quella recente di Mario Monicelli,  come quella di tanti/e che lo hanno fatto o lo fanno per i motivi più diversi, è da rispettare assolutamente, da accettare in pieno come espressione di libertà (certo non mi arruolo con chi vuole l’individuo al servizio dello Stato, della “comunità”, lemma pericoloso per come è stato spesso usato-travisato, almeno da Toennies in poi…), dove credo che, ben più di certe tesi filosofiche sul “suicidio cosmico” teorizzate  “in buona fede” ma suscettibili di derive à la Jim Jones (la setta che lo praticò in Guyana, a fine anni Settanta), valgano i “Pensieri sul suicidio” di Giorgio Antonucci, dove, tra l’altro, demolisce i pregiudizi sulla “depressione” (dalla stazione ferroviaria al “posto di lavoro”, dal bar alla spiaggia al reparto psichiatrico di ospedale o clinica tutti ne parlano, dicendo “era depresso”, dove non si tratta neppure di tautologia, essendo ben più onesta la versione medievale, appunto “sanamente” tautologica, che recita: “L’oppio fa dormire perché ha in sé la virtus dormitiva”). D’altronde, dico il vero: non so se  si possa dire con Don Gallo, che “lo lasciamo (Magri, sott.) nelle braccia del Grande Amore”. Me lo auguro, ma per me, cristiano gnostico, Dio trascende ogni qualità, quindi anche l’amore, che pur qualità somma, ritengo “troppo umana”. Vedremo in seguito altre reazioni, se ce ne saranno (quelle che ci sono state segnano un nuovo discrimine tra “laici” e “cattolici”, quasi non ci fossero differenze sostanziali all’interno di tali schieramenti…) ma,  ben conscio dell’impossibilità – per me - di seguire Pannella e il padre di Eluana Englaro,  Peppino, nel “suonare la grancassa per l’eutanasia”, pena l’apologia delle sopraindicate cliniche svizzere, credo che si debba un grazie a Don Gallo, che d’ora in poi avrà  sempre più problemi con cardinali et similia,  per le sue parole, compresa quella per cui dice expressis verbis che avrebbe comunque fatto di tutto per convincerlo a non farlo, se l’avesse visto-sentito o incontrato.  Qualche accidentale delizia, certo  passeggera, nel “mondo di lacrime” c’é: un bel gattino, un paesaggio, nonostante tutto anche l’amore…

Eugen Galasso

Pubblicato il: 7 dicembre, 2011
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo