Archive for marzo, 2012

Sulla pena di morte in Giappone e il silenzio di Mario Monti – Eugen Galasso


“Spero di sbagliare ma non mi risulta che il presidente del consiglio prof. Monti, in visita in Giappone, abbia protestato per le tre esecuzioni di ieri.
Forse questo è un tema che non compete ad un governo tecnico.
Claudio Giusti”, 30 marzo 2012, e-mail

Claudio Giusti: Membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla Legalità e i Diritti, Claudio Giusti ha avuto il privilegio e l’onore di partecipare al primo congresso della sezione italiana di Amnesty International ed è stato uno dei fondatori della World Coalition Against The Death Penalty.

Nobilissima, questa segnalazione, importante quanto sicuramente “silenziata” dai media di “regime”, di Claudio Giusti, sul silenzio del presidente Monti, di cui chi scrive non ha alcuna considerazione positiva (non sono “comunista”, almeno non nell’accezione di Marco Rizzo, che parlava del “governo più a destra nella storia della  Repubblica”, ma condivido il giudizio), anche per aver reso Ministro della Difesa (Guerra?) un ammiraglio e dei diplomatici rispettivamente Ministro e Sottosegretario agli Esteri, aspetto un po’ trascurato, nella critica al governo, dove i provvedimenti economico-sociali tengono, forse giustamente, “banco”. Ora, che purtroppo la pena di morte, oltre che in molte “stelle” degli States, in Cina, Corea del Nord, Arabia Saudita etc, sia un fatto in Giappone è noto, dipendente anche e soprattutto dall’orientamento imperialista e per nulla democratico (salvo la democrazia formale, quella delle elezioni) del paese “banzai”, dei “Samurai”, con punte non a caso apprezzate in Europa e States da chi è “alla destra del padre”. Che il “governo tecnico” non s’immischi è ancora una volta un fatto, non casuale (credo e temo), dove non vorrei dilungarmi oltre, perché il giudizio lapidario quanto efficacissimo di Giusti mi sembra ”della giusta misura”. Almeno  da Camus in poi (metà Novecento) gli appelli contro la pena di morte rimangono inascoltati. Anche questo non è un caso.

Eugen Galasso

Pubblicato il 31 marzo, 2012
Categoria: Notizie

La credenza nella malattia mentale – Eugen Galasso


Contro la retorica del “Bambole non c’è una lira”, che (ricavo la notizia da Internet, lo confesso, pur conoscendo l’espressione da tempo), era uno spettacolo italiano di avanspettacolo-varietà degli anni 1970, Franco Cardini, studioso e docente di storia medievale e non solo, intellettuale di grande spessore (da cui molto mi allontana, in specie il suo orientamento da cattolico-conservatore, ma che apprezzo e stimo comunque), ribadiva, qualche mese, che la stretta economica non deve andare versus la cultura che invece, anche contro quanto affermava l’ineffabile (ex-) ministro Tremonti, “fa anche mangiare” cfr. (turismo, luoghi artistici in Italia). Importante, il rilievo cardiniano: se riuscissimo a convincere chi di dovere (?)che lavorando con e per la cultura si riesce anche ad aprire/far aprire, gradualmente, gli occhi alla gente, sarebbe anche meglio. Se abbiamo sradicato la credenza nelle streghe, nel “malocchio”, nelle superstizioni varie, a fortiori o almeno parimenti dobbiamo sradicare la credenza nella malattia mentale, che sarebbe fòmite di delinquenza, di infiniti danni etc. Accettare chi pensa diversamente, chi si comporta come vuole e non come vorrebbe la “maggioranza silenziosa” (ma anche gridante, a tratti) significa capire e ancor più far capire, ragionare e pensare insieme a chi pensa e agisce diversamente da noi. Senza la credenza, puramente “normalizzatrice-castrante” che qualcuno abbia la Verità, gli “Altri” (le altre persone) solo opinioni false, assurde, “pazzesche”… Più probabile (non è pessimismo, ma realismo quasi da bottega) che invece si incoraggi la “saggezza” (!?!) della psichiatria, assurta ancora una volta a paradigma regolatore ed “equilibratore” (come? Quando va bene, con i  ”tranquilizers”…!)

Eugen Galasso

Pubblicato il 25 marzo, 2012
Categoria: Testi

Psichiatria in Repubblica Ceca e Australia – Eugen Galasso


Chi sia stato in  Repubblica Ceca, anche brevemente, magari per motivi di lavoro, come chi scrive (2004 o 2005) ha rilevato la cortesia delle persone, la bellezza delle città (Praha-Praga, ma anche Brno e non solo), ma indubbiamente questa nuova repubblica (è indipendete dalla Slovacchia dal 1993 e guai a parlar bene degli Slovacchi, se avete intenzione di andarci), che vanta non solo i grandi scrittori praghesi, ma anche il dissidente, poi Presidente della Repubblica, Vaclav Havel, deve far i conti con la propria arretratezza, per la situazione in cui si trovano i “pazzi”, i “malati di mente”, come li defiinisce quel potere che si chiama psichiatria.  Retaggi medievali (e anche di molto dopo) che incidono sull’oggi, forse anche  residui di quando la “Cecoslovacchia” (allora una e bina…) era sotto il tallone  del patto di Varsavia e di quel neo-stalinismo mascherato; ma il fatto è che oggi, a quasi 23 anni dalla caduta dei regimi dell’Est, ad essere colpevoli sono le “democrazie borghesi-liberali” santificate da tante persone… Certo, invece, che almeno in Repubblica Ceca, qualcuno ha voluto e potuto fare “outing”, cosa che invece non succede altrove (e dicendo altrove, intendo anche parti del mondo che magari non si “profilano”). Certo che le proposte di legge nella “democratica” Australia sono allucinanti, prevedendo anche psico-chirugia (de facto=lobotomia), sterilizzazione ed elettroshock per minorenni, purché maggiori di 12 anni e “consenzienti” (dove il consenso a un giovanissimo viene purtroppo estorto senza problemi, magari con la promessa di qualche “regalo”). Le prospettive orwelliane di “1984″ sembrano avverarsi, come anche un “revival” nazista (faccio modestamente notare che l’Australia ha delle leggi iper-restrittive quanto a immigrazione, da qualche decennio in qua), ma non occorre neppure rimontare così in là: lo stalinismo, appunto “trascinato” nei paesi dell’Est, il maccartismo, che metteva in prigione o in manicomio chi era sospettato/a di comunismo, anche se magari comunista non lo era per nulla, per non dire della terribile dittatura di Augusto Pinochet in Cile, forse peggiore (anche perché realizzatasi e aiutata con la complicità attiva dei paesi “democratici”, United States of America in testa) di quella nazista.

Eugen Galasso

Pubblicato il 19 marzo, 2012
Categoria: Testi

Poesiola antipsichiatria – Eugen Galasso

Eugen Deraison:   “Cooper e Laing/ Poi ti dicon che sei strano/ Incresciosi giudizi/ Le fou, the fool/ Mucho bochinche, siempre/ Elettroshock persino nel rock/ Alcuni rivangan lobotomia.
(Eugen Galasso, 14.03.2012)

Pubblicato il 14 marzo, 2012
Categoria: Testi

Patch Adams – Eugen Galasso


Confesso che, all’epoca (dieci anni fa, grosso modo) in cui preparavo la tesi per il master in pedagogia clinica avevo sfogliato un libro di Patch Adams e non c’ “avevo trovato nulla”, di attinente alla tesi. Devo ammettere che la sua problematica esulava dal tema che avevo scelto-m’ero prefisso di trattare, ma anche che non mi piace la clownerie se non quella così sofisticata da essere altro. Ritengo i clown comunque tristi, forse per un piccolo shock preso da piccolo assistendo a un’esibizione circense (non ne sono certo). Sono comunque su posizioni “anti-felliniane”, ma , al netto di queste affermazioni, non avevo capito nulla di nulla. Al di là delle metodologie di Adams, comunque, rimangono valide le affermazioni per cui “la medica uno scambio d’amore”, “l’humour è l’antidoto a  tutti i mali”(1) (a quasi tutti i mali, preciserei io) etc. Tutte idee aliene rispetto al panorama medico attuale, che è quasi sempre inutilmente serioso più che “serio”, che dall’idea della medicina come “scambio d’amore” rifugge come dalla peste (anzi meno dalla peste, dato che molti medici auspicherebbero una “bella epidemia” per avere più clienti e guadagnare di più). Sia detto un po’ cinicamente, perché è vero in maniera sostanziale e le scarse eccezioni, una volta tanto, danno ragione al proverbio, ossia confermano la regola. Ma, oltre alla critica alla medicina, in cui comunque la psichiatria è ormai da secoli “saldamente insediata”, se pure impropriamente, in Adams c’è anche l’esperienza della psichiatria, meglio di un reparto psichiatrico, in cui il nostro, dopo una delusione d’amore, ma anche altre “batoste della vita”
(un’ulteriore dimostrazione della tesi di Giorgio Antonucci, per cui le motivazioni esistenziali sono quasi sempre alla base del suicidio o del tentativo dello stesso), s’era fatto volontariamente ricoverare, per poi riflettere che l’esperienza gli era sì  stata molto utile (se n’era andato, comunque, dopo due settimane) ma non certo per i “medici” (mie le virgolette, sono più “cattivo” di Adams) ma per le persone ricoverate colà. Non è una critica sistematica alla psichiatria come realtà istituzionale, ma il sasso è gettato, pur se in un’ottica “yankee” (la critica alla psichiatria è sempre stata più europea che americana, se si eccettua, ovviamente Thomas Szasz, che però è di recente origine europea e per decenni è rimasto “vox clamantis in deserto”…

(1) Per saperne di più si legga il suo”Salute!…”, traduz. italiana, Milano, Apogeo, 2004 . Non a caso non dò ulteriori indicazioni (di pagina, in part.), sia perché nel testo i concetti vengono spesso ripetuti (dove vale il “repetita iuvant”, le cose ripetute aiutano, cioè a consolidare la conoscenza e la memoria della stessa) sia perché il libro merita di essere letto-goduto, ma merita anche un’attenta riflessione.

Eugen Galasso.

Pubblicato il 13 marzo, 2012
Categoria: Testi

Lucio Dalla – Eugen Galasso


Lucio Dalla, scomparso da poco più di una settimana in Svizzera,  era personaggio “a sé”: musicista senza studi particolari, era eccelso suonatore, improvvisatore ma anche compositore notevolissimo, capace di contaminare jazz, rock, pop, musica classica, opera, tutto con risultati oltremodo apprezzabili. Come poeta, era un “visionario” surreale (ma non “surrealista”), a modo suo “geniale”, che dopo aver collaborato con un’intellettuale (archeologa ma anche poetessa) come Paola Pallottino e un poeta “a 360°” quale Roberto Roversi, si è espresso quale “cantautore” autonomo, estremamente creativo, mai prigioniero di mode e schemi ricevuti. Cantante originalissimo (sue le voci “in falsetto” ma non solo, anche prima di essere cantante, narrano, ormai più delle cronache, le storie; suo, ancora,  lo slang-patois-argot para-inglese nella canzone della finta intervista con l’avvocato Gianni Agnelli), era un vero attore (e difatti, come tale, era andato vicino a un premio al festival di Venezia, in un vecchio film dei fratelli Taviani), un “irregolare”, non schierato-irregimentato politicamente, un “outsider” di qualità, una persona di  veri e profondi interessi culturali, dove una psicoanalisi d’accatto direbbe “per compensare le carenze accumulate durante i suoi studi irregolari”. No, lo assicura chi scrive, che lo aveva intervistato, allora pivellino, a metà anni Ottanta, Lucio Dalla si interessava alle grandi mostre  sull’espressionismo europeo, era cultore-collezionista d’arte.  Ma ciò che interessa il nostro “Centro di relazioni umane”, a parte la considerazione finale, è altro: un artista come il grande Bolognese scomparso, se non avesse avuto l’opportunità di esprimersi creativamente, da gay discreto e rispettoso quale era, avrebbe forse avuto “problemi”. Procedendo induttivamente (degli esempi a una riflessione generale, Aristotele ma anche altri avrebbero detto dal particolare all’universale) vorrei accostare a Dalla un’altra esperienza che, credo chiarifichi/spieghi la prima, quella di David Bowie, quella di suo fratello che, con psiconalisi spicciola ma non troppo, potremmo definire suo “alter ego”.
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Pubblicato il 13 marzo, 2012
Categoria: Testi

Conferenza: “Socialismo e storia della psichiatria” – di Eugen Galasso





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Ripresa stagione circolo antipsichiatrico libertario – Eugen Galasso

Articolo su Umanità Nova, marzo 2012

Lunedì 12 marzo, presso lo HUB di Bologna, con un incontro dal titolo “Socialismo e storia della psichiatria”, il Centro di relazioni umane-Circolo antipsichiatrico libertario ha ripreso le conferenze e le iniziative dell’anno . Con gli interventi della dottoressa Maria Rosaria d’Oronzo, responsabile del “Centro” e di chi scrive, si è evidenziato come il pensiero ma anche il movimento socialista, compresa ovviamente la componente anarchica e libertaria, abbia dato un peso limitato alla problematica della sofferenza (che gli psichiatri denominano in modi diversi, con un’insopportabile voglia nosografica, ossia di descrizione -”paziente schizofrenico”, “disturbo bipolare”, “paziente paranoico” etc., procedendo poi alle terapie imposte, purtroppo), dando invece la priorità alle problematiche economiche. Ciò anche con accuse “para-psichiatriche” di Marx ed Engels contro Lassalle e Bakunin, per es., già all’interno della Prima Internazionale; ciò per non dire che cosa fece poi, negli anni Trenta del 1900,  il comunismo stalinista contro anarchici e “socialfascisti” (i socialisti di diversa “osservanza” venivano tout court denominati come tali), dove, per esemplificare ulteriormente, Camillo Berneri , prima di essere ucciso, fu calunniato, diffamato, minacciato e definito nei modi più atroci: proprio Berneri, peraltro, che aveva saputo applicare le intuizioni più geniali della psicoanalisi di Freud. Colpa in primo luogo, si potrà dire senza problemi, certo di una psichiatria incartapecorita, già pronta a “sorvegliare e punire”, in particolare dopo la diffusione, in epoca ottocentesca, di “reazione”, di strutture manicomiali recludenti, quali pure “istituzioni totali”.  Eppure Charles Fourier, che pure Proudhon considerava “un fou” (un folle), grande “socialista utopista”, in realtà libertario coerente, si era reso conto che la disarmonia tra Uomo e Natura era dipendente , quasi sempre, dalla miseria e dalla fame conseguente. Allo stesso modo, poi, Fourier spiegava che ogni passione, anche quella, per esempio delle pratiche amorose e sessuali che il cattolicesimo chiama “perversioni” perché non rispondenti a “finalità procreative”, ha ragione d’essere e di essere praticata. Pierre-Joseph Proudhon, in questo, era “bloccato” dal suo moralismo che sostanzialmente non contempla il ruolo della donna. “Quandoque Proudhonus dormitat” (talora anche Proudhon dormicchia), potremmo aggiungere. Oggi le tematiche libertarie danno il giusto rilievo alla lotta antipsichiatrica, anzi la promuovono in pieno, ma è certo che i secoli precedenti erano segnati da altre priorità e scelte di priorità.  A maggio il “Circolo” propone altro, ma la comunicazione relativa a date e luogo d’incontro verrà comunicata in tempo.

Eugen Galasso

Pubblicato il 9 marzo, 2012
Categoria: Testi, Video

L’inganno del “senso comune” – Eugen Galasso


Forse qualcuno ricorda “The Wall”, film-musical dei “Pink-Floyd”,  dove il ragazzino sensibile sorpreso a scuola a scrivere poesie, viene bacchettato dal prof. (frustrato in casa) che gli rimprovera appunto (“Poems, Poems!) di dedicarsi a un’attività così “inutile”.  Non a caso i “romantici” erano presi per “pazzi”, Byron e Shelley (cito solo due nomi) erano dei “reprobi”, tanto che “A Defense of Poetry” (Difesa della poesia), da parte del’ “ateo” Shelley diviene un’opera “scandalosa”.  Ma, oltre alla poesia, altre “speculazioni folli” invadono la modernità e post-modernità: il non concepire la realtà spaziale in termini consueti (le geometrie non euclidee di Lobacevsky e Riemann), più ancora la messa in discussione della scissione tra le categorie dello spazio e del tempo ad opera di Einstein e degli sviluppi della teoria della relatività, con l’ipotesi di realtà parallele, la critica al concetto stessa di realtà, le teorie del caos (Thom, Prigogyie,  Stengers e altri) corrodono quello che chiamiamo “common sense”, senso appunto(mi si scusi il gioco di parole) il senso troppo comune… Roba da “disperati”, muoversi al di là delle convenzioni, per cui sia l’ “escapista” giramondo, post-hippie o post-qualunque cosa, sia il poeta della “beat generation”, ma più in genere il poeta, sia il pensatore non comprimibile in schemi, attentano al “buon vivere civile”, alla conservazione di standard di vista e modi di pensare e di comportamento (patterns). Ecco perché, in primis, l’antipsichiatria o comunque la si chiama “contropsichiatria”, “apsichiatria” etc., sconcerta chi ne ha paura; ecco perché , oggi invece di Viriginia Woolf (famoso dramma di E. Albeee) possiamo (potremmo) dire “chi ha paura di Giorgio Antonucci?… Molte persone, per certo.

Eugen Galasso

Pubblicato il 9 marzo, 2012
Categoria: Notizie

Ala: Ospedale o clinica psichiatrica? – Eugen Galasso


Da quanto risulta da comunicazioni recenti, via mail e su carta stampata, la psichiatrizzazione incombe, con la proposta di ridurre (è il caso di dirlo) una struttura ospedaliera consueta in struttura psichiatrica. Ciò si realizza con il concorso di alcune forze politiche (non interessa entrare in merito, ma forse non è difficile capire quali, ma cretini e “malpensanti” ci sono dappertutto, in ogni angolo dello spettro politico), ma anche di psichiatri e pediatri, ad Ala, ridente (mah…) località del Trentino Meridionale, quasi al confine con il Veronese… Ma, esprimendo la solidarietà a chi scrive per opporsi a tale progetto, che senz’altro andrebbe a detrimento di “pazienti” e soprattutto di bambini, cui si rifilerebbe sempre la diagnosi di ADHD e poi massicce dosi di medicinali “adatti all’uopo”, bisogna rilevare che tale situazione è diffusa in tutta Italia, in tutta Europa, con alcune differenze in tutto il mondo: non si vogliono bambini “iperattivi”, “ipercinetici”, con “deficit d’attenzione”, tutte invenzioni recenti al servizio di una società sempre più burocratizzata, militarizzata, “conforme”, obbediente. Roba al cui confronto “1984″ di George Orwell, “The Wall” dei Pink Floyd e comunque tutte le distopie più terrificanti sembrano non reggere il passo, perché il “morbo” si insedia con una velocità terrificante, con ordini o somministrati in maniera subliminale oppure comunque obliquamente, senza tregua e con quel passo che non è “da lupo”, ma in maniera surrettizia , lenta quanto inesorabile… Non voglio qui fornire un quadro apocalittico, ma semplicemente invitare a prestare più attenzione a quanto si sta muovendo, senza che le persone ne siano consapevoli.   La realtà di Ala è pericolosamente in fieri, quella di Roma, per esempio (ma non solo quella della capitale, era solo per fornire un esempio macroscopico, per ovvie questioni di dimensione…), con le strutture ospedaliere “in vacca” (mi si perdoni, anzi no, non me ne scuso, l’espressione volgare) rafforzerà, paradossalmente, un controllo “psichiatrico” ulteriore su chi cade vittima della psichiatria stessa. Un bel disastro, prospettive nere, che un Giorgio Antonucci (per fare solo un nome) identifica, ma che ai più sembra uno scenario da “vox clamantis in deserto”…

Eugen Galasso

Pubblicato il 7 marzo, 2012
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo