Archive for aprile, 2012

Cervello-mente-spirito e chimica – Eugen Galasso


Così scrive “Zefiro” (brutta abitudine di certi blogger ma anche autori di lettere alle riviste e ai giornali, l’anonimato, ma …glissons…é solo un’abitudine, diciamo così…), in risposta al saggio di Olivier Appaix, “Florissant marché des “désordres psychologiques”", in “Le Monde Diplomatique” di dicembre 2011, che avevamo commentato a suo tempo. Ecco il testo: “Appaix presenta una critica salutare, ma, ahimè svalorizzata da una punta di irrazionalità che lo conduce a gettare il bambino con l’acqua sporca, dichiarando che la terapia chimica delle malattie mentali sarebbe inefficace e pericolosa…Forse si riferisce (fa riferimento) alla concezione di Robert Whitaker, giornalista americano per il quale una malattia mentale non è una malattia cerebrale – non essendo il mentale (o lo spirito) organico né biologico?   Dove si torna all’idea mistica di uno spirito immateriale, parcella divina disincarnata.  Lo psichismo non sarebbe, allora, un’attività cerebrale, ma una proprietà dell’anima; quest’ultima, poi, sarebbe composta di una sostanza senza rapporto con la materia che possiamo conoscere. Con questa visione obsoleta di uno spirito etereo è impossibile, per ex., spiegare come il mercurio provochi una demenza. La chimica ha tutto a che vedere con il mentale, il che spiega l’efficacia (e i pericoli) delle sostanze psicotrope” (da “Le Monde Diplomatique”, Mars 2012, p.2). Ho tradotto molto letteralmente, per non tradire troppo l’originale, molto semplice, come si vede.  Per “Zefiro” (cfr.sopra) è un dato di fatto che la chimica influenzi il mentale, dove non spiega la differenza, anzi tout court identifica mentale, anima e spirito, concetti che, pur essendo ipotetici, sono altro rispetto alla materialità del muscolo cervello.  L’estensore della lettera dà per acquisito a priori che esistano “malattie mentali”, da curare, pur se (bontà sua…) arriva a riconoscere che le sostanze “psicotrope” possono comportare rischi e pericoli… La tesi di Whitaker, sia detto per inciso, è più “prudente” (troppo, diremmo noi del “Centro”, giustamente), insistendo “prudentemente” su danni degli psicofarmaci, ma non erode il concetto stesso di “malattia mentale”;
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Pubblicato il 23 aprile, 2012
Categoria: Testi

L’elettroshock al ragazzo autistico: il processo che scuote l’America -


I poteri così vogliono dominare anime e corpi. Il controllo sociale si esplica in forme terribili, con pochissime pause di”tolleranza”solo apparente. Eccone una dimostrazione

VIDEO mostrato al processo: http://video.corriere.it/elettroshock-ragazzo-autistico-caso-che-scuote-america/660789e8-8887-11e1-989c-fd70877d52ac

Pubblicato il 18 aprile, 2012
Categoria: Notizie

Psicofarmaci e le cosidette malattie mentali – Eugen Galasso


Così scrive “Zefiro” (brutta abitudine di certi blogger ma anche autori di lettere alle riviste e ai giornali, l’anonimato, ma …glissons… é solo un’abitudine, diciamo così…), in risposta al saggio di Olivier Appaix, “Florissant marché des”désordres psychologiques”", in “Le Monde Diplomatique” di dicembre 2011, che avevamo commentato a suo tempo. Ecco il testo: “Appaix presenta una critica salutare, ma, ahimè svalorizzata da una punta di irrazionalità che lo conduce a gettare il bambino con l’acqua sporca, dichiarando che la terapia chimica delle malattie mentali sarebbe inefficace e pericolosa…Forse si riferisce (fa riferimento) alla concezione di Robert Whitaker, giornalista americano per il quale una malattia mentale non è una malattia cerebrale – non essendo il mentale (o lo spirito) organico né biologico?  Dove si torna all’idea mistica di uno spirito immateriale, parcella divina disincarnata.  Lo psichismo non sarebbe, allora, un’attività cerebrale, ma una proprietà dell’anima; quest’ultima, poi, sarebbe composta di una sostanza senza rapporto con la materia che possiamo conoscere. Con questa visione obsoleta di uno spirito etereo è impossibile, per ex., spiegare come il mercurio provochi una demenza. La chimica ha tutto a che vedere con il mentale, il che spiega l’efficacia (e i pericoli) delle sostanze psicotrope” (da”Le Monde Diplomatique”, Mars 2012, p.2). Ho tradotto molto letteralmente, per non tradire troppo l’originale, molto semplice, come si vede.  Per “Zefiro” (cfr.sopra) è un dato di fatto che la chimica influenzi il mentale, dove non spiega la differenza, anzi tout court identifica mentale, anima e spirito, concetti che, pur essendo ipotetici, sono altro rispetto alla materialità del muscolo cervello.  L’estensore della lettera dà per acquisito a priori che esistano “malattie mentali”, da curare, pur se (bontà sua…) arriva a riconoscere che le sostanze “psicotrope” possono comportare rischi e pericoli… La tesi di Whitaker, sia detto per inciso, è più “prudente” (troppo, diremmo noi del “Centro”, giustamente), insistendo “prudentemente” su danni degli psicofarmaci, ma non erode il concetto stesso di “malattia mentale”; il fatto è che “Zefiro” (ma tanti altri, psichiatri e loro adepti, dove non sappiamo dove collocare l’”amico”) accetta come un a priori, come dà per acquisita la psichiatria dei Gall, dei Lombroso, quella “frenologia” portata avanti fino all’oggi, che vede dappertutto spiritualisti e mistici di ritorno, se non identificano il cervello con la mente, la mente, mentre tutto il resto (magari invece le tesi fondamentali di Giorgio Antonucci e di altri) sarebbero “fumisterie mistiche”. Un meccanicismo ottocentesco ributatto in pieno post-modern, ma che, chiaramente, fa comodo ai super-interessi di case farmaceutiche, psichiatri vari etc….

Eugen Galasso

Pubblicato il 10 aprile, 2012
Categoria: Testi

Gassman attore e martire della depressione – Eugen Galasso -


N.B:Il titolo è nato mutuandolo da “Saint Genet comédien et martyr” (Saint Genet commediante e martire) di Jean Paul Sartre (Paris, Gallimard, 1952, 1988).

Di Vittorio Gassman è nota la “depressione”, che gli causò notoriamente alcuni ricoveri a Pisa, presso la Clinica Psichiatrica dell’Ospedale “Santa Chiara” di Pisa, diretta da Giovan Battista Cassano. Sono noti quelli degli anni Novanta, ma è quasi certo che ve ne siano stati altri, precedenti. Gassman ha sempre dichiarato “fedeltà e ammirazione” (riassumo, ovviamente) all’opera del prof. Cassano, sostenitore del carattere organico della depressione,  ma come  sia arrivato a tale ammirazione non lo sappiamo. In un personaggio teatrale, “Kean” (testo di Alexandre Dumas, rivisto da Jean- Paul Sartre), che Gassman diresse e interpretò negli anni Cinquanta , l’attore e regista teatrale e cinematografico si era identificato con Edmund Kean, rendendone i “cambi d’umore”, per dirla meccenicisticamente e comunque in modo meramente descrittivo. Il “Kean” di Gassman è alternativamente euforico e triste, malinconico, fino alla disperazione, per poi tornare a una condizione di maggiore “interazione” con il mondo, di “serenità” (la messa in scena teatrale è del 1956, il film ricavatone, che è solo teatrale, è del 1956). In due film diversi, nei quali era presente solo come attore, Gassman torna al tema: in “La pecora nera” di Luciano Salce, 1968 e con “Anima persa” di Dino Risi, 1977. Nel primo c’è il gioco dei “Menecmi”, ossia un fratello ministro-serio, compassato, posato, nell’altro ancora due fratelli, ma in versione “dark”, il serio e compassato nobile e il fratello entomologo “pazzo”. Nonostante il gioco sia comico nel primo film, il fratello “serio” finisce in un manicomio “old style”, nella versione  thriller-drammatica del secondo film, invece, il tema dell’implosione della personalità è presente, quasi rasentando una situazione “schizo”, à la Deleuze-Guattari (cfr.almeno “L’Anti-Edipo”(1))  . Tentativi di mettere in scena la “follia”, pur se con diverse modalità (cfr.sopra) oppure altro-volontà di giocare con la propria supposta “malattia”? Difficile dirlo, certo è che una lettura “psichiatrizzante” delle cose non ci servirà a nulla. Il rispetto per il maestro (anche “genio e sregolatezza” come nel suo “Kean”) Gassman non ci consente di parlare di “autoinganno”, ma senz’altro il consiglio di qualcuno o il condizionamento di un trend culturale lo ha spinto a fidarsi del “luminare”, senza interrogarsi meglio sui risvolti della cosa.  Se guardiamo alle definizioni di “depressione”, troviamo che si inizi a categorizzare, distinguendo tra “episodi leggeri di depressione” (F32.0), “episodi di depressione di media gravità” (F32.1), “episodi di depressione gravi senza sintomi psicotici” (F 32.2),  “episodi di depressione gravi con sintomi psicotici” (F 32.3) (2),  dove comunque si rilevano complessivamente “perdita di interesse oppure perdita di gioia per attività normalmente piacevoli”(3), “notevole perdita di appetito”, perdita di peso”,  “rilevante perdita della libido”,  “ridotta capacità di concentrazione e di attenzione”,  “ridotta autostima e fiducia in sé”,  “negativismo e pessimismo verso il futuro”,  “pensieri suicidari”(4).  Dove ognuno di questi elementi potrebbe essere invece riferito, chiaramente, a malattie vere e proprie (di carattere fisico, però) o ad altro (protesta consapevole verso il mondo, l’ “esterno”, un quadro socio-culturale intollerabile, protesta sorda ma comunque motivata), non a un quadro psico-clinico che la psichiatria deve pur identificare per poter esistere, eternandosi, ri-costituendosi sempre quale potere.  Non si prende neppure in considerazione che le cose siano e stiano come le vede per es. Giorgio Antonucci nel suo “Pensieri sul suicidio”(5), cioè che le riflessioni sul suicidio, come quelle sul dolore e sulla sofferenza siano in realtà assolutamente inefficaci, auto-consolatorie, imponendo una forma di arbitrario controllo sociale per impedire che vi siano dei “pericolosi sovvertitori”. Ora, forse, il fortissimo (in ogni accezione del termine) Vittorio Gassman ad un certo punto ha creduto più “facile” e “comodo” soccombere a un sistema, a un tipo di diagnosi-terapia (per ovvi motivi di “deontologia ” e “privacy”non li conosciamo, ovviamente, quasi certamente a Gassman Cassano non avrà “somministrato” l’elettroshock…). Ipotesi, certo, ma probabili: Gassman se non suicidato dalla società (come in una bella opera di Antonin Artaud su Van Gogh…)(6), vittima del fatto di aver assorbito teorie -”sirene” della cultura dominante.

(1)G.Deleuze-F.Guattari, L’Anti-Edipo, trad.it., Milano, Feltrinelli, 1972, 2002
(2)ICD 10. Parte quinta. Classificazione internazionale dei disturbi psichici, 1993, 1999. I paragrafi sono quelli indicati. In italiano ediz.Roma, Zecca dello Stato, 2001
(3)ibidem
(4)ibidem
(5)G. Antonucci, Milano, Eleuthera, 1996 e 2004.

Eugen Galasso

Pubblicato il 3 aprile, 2012
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo