Emilio Rebecchi: L’uccisione a “Casa Dolce” di Michael Passatempi – Eugen Galasso

In realtà la morte, per cui i responsabili verranno al massimo incolpati di “delitto colposo”, di Michael Passatempi, ventenne che in una “struttura protetta” dal dolce nome, “Casa dolce” a Casalecchio sul Reno ha “reso l’anima a Dio”, come dicono i “veri credenti” (quasi Dio avesse bisogno delle anime…blasfemia omologata, però) il 2 di settembre, dopo un intervento di “contenimento” da parte dei paramedici del 118, dopo un intervento richiesto dalla cooperativa che gestisce la struttura. Michael, “disabile psichico” si era innamorato di una “playstation” che non voleva rendere a chi gliel’aveva prestata. Ora, giustamente, Emilio Rebecchi, psichiatra basagliano (non credo gli dispiacerebbe essere chiamato “antipsichiatra”) in un saggio su “Inchiesta” di luglio-settembre del 2012, pp.41-47, scaricabile anche da Internet, ripropone il tema, iniziando con una citazione da una poesia del grande John Donne, sommo poeta d’epoca barocca, dal titolo “Per chi suona la campana?” (che ispira notoriamente il titolo di uno dei grandi romanzi del’ “immane” Ernest Hemingway), risolleva dubbi sulle modalità del contenimento, spiegando come esso (ed esse modalità) sia stato (siano state, se riferito alle modalità) in realtà fatale al giovane disabile, al di là delle risultanze giuridiche e penali, che hanno scagionato i paramedici in causa.  Ma anche il finale del testo del dott. Rebecchi, che ricorda i campi di concentramento per Ebrei, zingari (definizione controversa, come si sa), comunisti e “malati mentali”, ci riporta alla verità per cui chi è “rotella stonante dell’ingranaggio”, chi, nel comportamento e nelle modalità di pensiero si discosta da un’ipotetica, ma imposta “norma” (“quella di Bellini?” chiede chi scrive, mentre Szasz affermava trattarsi di “una ragazza di Brooklyn”) comune, condivisa e accettata come “vera e produttiva”. Chi “marcia controvento” è un reprobo, in un modello sociale quale quello dominante.  Esempi come quello di Passatempi (non vorrei infierire, ma in Spagna si dice “lo matò el nombre”- l’ha ucciso il nome) sono purtroppo  tanti. Il povero ventenne di Casalecchio non avrà giustizia neanche post mortem, purtroppo, né verrà ricordato degnamente, la sua memoria finirà o “persa”o accantonata in qualche schedario giudiziario. Chi invece la “va franca sempre”, magari, gioirà ancora una volta…

Eugen Galasso

Pubblicato il: 10 gennaio, 2013
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo