sono nata sotto un sole nero (Giulia) – Giorgio Antonucci – Poesie ( III parte)






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I guardiani del campo


Io volevo ammazzarmi
e me l’hanno impedito
e me l’hanno impedito


Io volevo ammazzarmi
e me l’hanno impedito
e me l’hanno impedito
Senza noi che fareste?


Io volevo morire
e me l’hanno impedito
Senza noi che fareste?
Che fareste?


Mancherebbe il lavoro
ai guardiani del campo.
Mancherebbe il lavoro
ai guardiani del campo
ai guardiani del campo.
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Il sole


diventa rosso


ogni sera


perchè si vergogna
il sole
diventa
rosso
ogni sera
perchè si vergogna


perchè si vergogna
di aver
fatto
il giro


di aver
fatto
il giro
di questa
nostra
terra


di questa
nostra
terra
schiava


di questa
nostra
terra
che muore


Il sole


diventa
rosso


ogni sera


perchè si vergogna


perchè si vergogna
di avere
fatto
il giro
di questa
nostra
terra
di questa
nostra
terra
schiava


di questa
nostra
terra
che muore


Tra le colline
livide di polvere


tra le vallate
aspre di pietre


io ho
lavorato


ho lavorato molto


poi
quando
avevo
lo sguardo
spento


come
un cavallo
stanco


mi hanno
messo da parte
nella paglia


come
un cavallo
stanco


poi
quando
avevo
lo sguardo
spento
come
un cavallo stanco


mi hanno
messo da parte
nella paglia
come
un cavallo
stanco


Il sole


diventa
rosso


ogni sera


perchè si vergogna


il sole
diventa
rosso
ogni sera
perchè si vergogna


perchè si vergogna
di aver
fatto
il giro


di aver
fatto
il giro
di questa
nostra
terra


di questa
nostra
terra
schiava


di questa
nostra
terra
che muore
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Non conosco la gioia
da quel giorno


Li ho incontrati
Li ho incontrati per caso?


Mi han detto
ti prendiamo con noi


Mi prendete con voi?
ti prendiamo con noi


Non conosco la gioia
da quel giorno.
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Lo so che tutto quello che mi è accaduto
vi è sembrato strano


Ma so anche
che non avete
capito
nulla


Non avete capito nulla e non me ne importa nulla


Vi ho incontrati sulla Neckar e vi ho detto:
non esistono più
i fiumi


Mi avete incontrato sulla Neckar
e volevate sapere
e volevate sapere
e volevate sapere


ma non vi ho risposto
e non vi risponderò


ma non vi ho risposto
e non vi risponderò mai


Mi avete aggredito
e non mi sono difeso


Sapevo anche troppo bene
che sarebbe stato inutile


Mi avete interrogato
e non mi sono difeso


Sapevo anche troppo bene
che sarebbe stato inutile


Mi avete serrato le braccia
e trascinato in Manicomio


e sono venuto senza nemmeno protestare


Non ho protestato
Non ho protestato


Apparentemente
Apparentemente


Mi ero chiuso in me stesso


Mi ero chiuso in me stesso
per sottrarmi
a un’esistenza
divenuta
sempre
più
assurda


Mi avete chiuso in cella
e non mi sono difeso


Sapevo anche troppo bene
che sarebbe stato inutile


Grida pure
vi sarà
qualcuno
che ti risponde?


Grida pure
vi sarà
qualcuno
che ti risponde?


Così diceva
Temanita


Così diceva
Elifaz Temanita
a Giobbe.
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Grande incertezza, inquietudine, senso di
disorientamento.


In sogno corpi che bruciano.
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Vorrei avere la rapidità della luce
per attraversare lo spazio
senza ostacoli


Se la terra avesse la velocità della luce!


Se la luce
Se la luce
Se la luce del sole ci raggiungesse
non saremmo come siamo
sempre disperati
e continuamente feroci


Non saremmo come siamo
sempre feroci
e continuamente disperati


Mi pesano i sassi che ho dentro
mi pesano i sassi che ho dentro


Mi hanno detto – il Sole!
io non conosco il sole
perchè i lupi
la notte
perchè i lupi
la notte
mi spaventano con le loro grida
m’inseguono
mi uccidono
mi divorano


e ridono come nei giorni di festa


Io non capisco
non parlo
non mi muovo
non fuggo


non parlo
non mi muovo
non vedo
aspetto di ritornare
aspetto di ritornare nel sole
per morire
per morire nel fuoco
per morire come sono nato
per morire
per morire come sono nato
per morire nel fuoco bruciando
bruciando
bruciando come i soldati
come i negri
come i soldati
come i negri
come i buddisti
come i bambini


Come i bambini di Londra e di Desdra
come tutti
come tutti nel fuoco
come tutti nelle fiamme di Hiroschima
come tutti nella serenità della morte


Io sono un sasso
sono una torre
sono un uomo di pietra


perchè ho guardato negli occhi
perchè ho guardato negli occhi


perchè ho sputato
perchè ho vomitato
perchè ho battuto la testa nel muro
perchè volevo vivere
e mi sbagliavo
e mi sbagliavo sul serio


e loro lo hanno capito
e mi hanno chiuso qui dentro
e dovrebbero soffocarmi ogni giorno


e dovrebbero soffocarmi
perchè io sono colpevole


colpevole di essere nato
colpevole di vivere
colpevole
colpevole perchè un giorno morirò
e non potrò più gridare
e sarò disperato
senza saperlo.
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Pubblicato il: 7 marzo, 2017
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo