Presentazione

Il Centro di Relazioni Umane di Bologna riferito a Edelweiss Cotti, si propone di costruire una cultura di cittadini che non hanno più bisogno di psichiatri. Dà consigli, se richiesti, per evitare i ricoveri e liberarsi dagli psicofarmaci.

Edelweiss Cotti, professore di Bologna, nel 1968 aprì un reparto nuovo nell’ospedale civile di Cividale del Friuli in alternativa al manicomio e lo chiamò  - Centro di Relazioni Umane -.

Nei primi anni ’60, Edelweiss Cotti si è battuto per la libertà degli internati del manicomio “Roncati” di Bologna.

Nel 1968, su richiesta di Franco Basaglia, fu responsabile di un reparto nuovo dell’ospedale civile di Cividale del Friuli, dove avvenne quel cambiamento di prospettiva che è il Centro di Relazioni Umane. Il reparto dell’ospedale di Cividale venne chiuso con un intervento della polizia per iniziativa del Governo, nonostante che non fosse accaduto niente di negativo.

Nei primi anni ’70 aveva accettato l’incarico di direttore del manicomio “Osservanza” di Imola, che allora riceveva tutti i ricoveri psichiatrici della Romagna. Il dottor Giorgio Antonucci è stato chiamato da Cotti sia a Cividale sia a Imola.

Negli ultimi tempi  aveva intenzione di fondare a Bologna, insieme a amici, ex-infermieri e alla dott. d’Oronzo, un “ambulatorio popolare gratuito per le relazioni umane”, per aiutare le persone non abbienti a non aver bisogno degli psichiatri.
Anche quell’ultima volta chiese la collaborazione di Giorgio Antonucci. Purtroppo l’iniziativa non ebbe seguito per la sua morte.

Il prof Cotti ha pubblicato un libro sull’esperienza di Cividale intitolato ”Contro la psichiatria”, edizioni La Nuova Italia.

Riportiamo le ultime parole del libro:

“Mi auguro che ormai risulti chiaro che non è possibile considerare coloro che fino ad ora sono stati giudicati malati di mente come dei malati. Tale questione quindi non può essere risolta da nessuna riforma ospedaliera psichiatrica. Rimettendo a nuovo i vecchi ospedali psichiatrici, ridimensionandoli a entità più a misura dell’uomo, costruendone dei nuovi, facendo dei reparti psichiatrici negli ospedali civili non si potrà venire mai a capo di nulla, per la semplice ragione che non avendo a che fare con dei malati non è con gli ospedali più moderni di questo mondo che si potrà operare validamente; soprattutto se si continuerà a considerare queste persone dei malati e nelle migliori delle ipotesi malati come gli altri. Abbiamo visto che essi hanno diritto ad una considerazione ben maggiore, perchè sono vittime della società. Il problema comunque non va posto soltanto nel senso di riparare danni già provocati; l’unico modo di risolverlo radicalmente è un’azione preventiva.

“Anche la psicoterapia per tutti non risolverà mai nulla, perchè mentre si aiuta una persona, altre dieci avranno bisogno dello stesso aiuto, per cui le forze saranno sempre inferiori alla necessità; senza contare che abbiamo visto i limiti della psicanalisi. Da tutto ciò deriva che da oggi in poi è necessario impegnare tutte le energie sempre più nella prevenzione e sempre meno nella psichiatria. Una società completamente diversa dall’attuale, nella quale la democrazia ed il socialsmo, veri, abbiano fatto sparire la paura, non avrà bisogno di psichiatri.”

Il Centro di Relazioni Umane di Bologna si ispira al lavoro di Cotti che è stato il primo in Italia a negare il significato scientifico della malattia mentale.





In questa foto si vedono Cotti e Antonucci  davanti al reparto neurologico di Cividale del Friuli, chiamato Centro di Relazioni Umane, nel 1968.  (PUBBLICATA SU:  VIE NUOVE, ANNO XXIII, 29 AGOSTO 1968)

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo