Archivio della Categoria: ‘Testi’

Paolo Lorenzini e lo psichiatra di “Sussi e Biribissi” – Eugen Galasso





Talora, scoprendo qualche testo anche teatrale, succede che si incappi in qualche sorpresa interessante: il romanzo fiorentino “Sussi e Biribissi”(1902) di Paolo Lorenzini, nipote di Carlo Collodi alias Lorenzini, l’autore del “Pinocchio”, presenta due ragazzi tredicenni, che hanno preso un “trip” per Jules Verne e il suo “Viaggio al centro della terra” cercano il luogo in questione disperatamente e in modo improprio, finendo quasi nelle fogne.  Una guardia regia (allora c’era il re…) li manda in manicomio, dove lo psichiatra “sragiona” e fa discorsi che porterebbero ogni comune morale dritto in psichiatria con TSO accelerato… Giorgio Antonucci e Thomas Szasz godranno dal grande nulla o dal “Paradiso per spiriti magni” in cui si trovano (???) dato che un testo insospettabile, ora recuperato in bella versione teatrale (anche teatro di figura, oltre che di attori), ci riporta una protesta inusitata contro un mondo “crazy” che ricovera obbligatoriamente chi ha anche solo un sano spirito d’avventura…  Se lo zio Carlo Collodi (in realtà Lorenzini) nelle “Avventure di Pinocchio” parlava di ospedale e carcere come destinazioni possibili per i “ribelli”, il nipote demolisce, pur se non a picconate, un’altra istituzione totale funzionale alla dittatura della borghesia, il manicomio…    Eugen Galasso

Pubblicato il 12 gennaio, 2020
Categoria: Testi

Poesia di Giorgio Antonucci – “Se mi ascolti e mi credi”


Lettura di Maria D’Oronzo





https://www.youtube.com/watch?v=wvxVeKZumHw&t=76s


Le poesie del dottor Giorgio Antonucci nascono dalle conversazioni del dottore con le internate nei reparti degli ospedali psichiatrici in cui il dottore ha lavorato.
Il dottore rifiuta la diagnosi: “La diagnosi viene negata in quanto pregiudizio psichiatrico che impedisce di intraprendere il vero lavoro psicologico con la sofferenza degli uomini per le contraddizioni della natura e della coscienza e per le contraddizioni della società e i conflitti della convivenza.” wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Antonucci.


Testo




Se mi ascolti
e mi credi
posso raccontarti
in che modo
sono finita
qui dentro


in che modo
sono finita
qui dentro



posso raccontarti
cos’è accaduto
quando avevo
sedici anni


La mia storia
è molto
semplice


La mia storia
è semplice
e chiara


La ricordo assai bene
e posso parlarne
con serenità
nonostante tutto


Nonostante il ricovero a tradimento
Nonostante gli interrogatori dei primi tempi
Nonostante
gli insulti


Sei agitata!
(io mi ribellavo)


Sei incomprensibile!
(io cercavo di spiegarmi
e di sapere)


Sei pericolosa!
(io mi difendevo)


Nonostante la camerata e il cortile
dove il sole e la luna
concedono poco
per mancanza di spazio


Nonostante i miei anni
senza nulla


La mia storia
è semplice
e chiara


e la ricordo assai bene
e posso parlarne
con serenità


se mi ascolti


se mi ascolti
e se hai il coraggio di credermi


e se hai
il coraggio
di credermi


perché vedi
non mi ha
mai
creduta
nessuno


perché
non mi ha
mai
creduta
nessuno


Ho perduto le gambe sotto il treno


Per loro fu un tentativo di suicidio


Io potrei dirti


forse è successo
per disgrazia


forse volevo uccidermi


Ma che t’importa perché è successo?


Per loro non fu disgrazia
Per loro non fu disperazione


Per loro fu pazzia


loro spiegano
tutto
con la pazzia


e sono venuta qui dentro
e ci resto


e debbo ringraziare l’infermiera
se la mia seggiola a rotelle
viene spinta


dalla cella
al cortile


e dal cortile
alla cella


perché così la mia vita
anche se squallida
non è monotona del tutto


perché così la mia vita
anche se squallida
non è monotona del tutto


Se mi ascolti
e se hai il coraggio di credermi
la mia storia
come vedi
è molto semplice.


di Giorgio Antonucci

Pubblicato il 30 dicembre, 2019
Categoria: Audio, Testi, Video

La psichiatria rinuncia alla depressione, ma non alla cura – Eugen Galasso






Non pochi psichiatri, ormai, hanno l’ardire di prescrivere, quasi come obbligo morale, se non etico (e chissà, un domani, giuridico…) ai “depressi” di curarsi. Ora, a parte il fatto che di “depressione” si parla da poco tempo, visto che nella storia della psichiatria un tempo, neppure remotissimo, le definizioni erano ben diverse, ancora oggi (vedasi il DSM5, dunque l’edizione più recente) si distinguono varie forme di “disturbi depressivi”, rinunciando a parlare di “depressione” intesa unitariamente, parlando di “disturbo depressivo maggiore”, “persistente” (distimia), “indotto da farmaci o da sostanze”, “con altra specificazione” (dove siamo decisamente nel “vago” e nell”indistinto”), “disturbo da disregolazione dell’umore dirompente” (e qui, ad essere precisi, saremmo altrove, rispetto alla “depressione” propriamente intesa…come lo siamo se lo definiamo “indotto da un’altra condizione medica” o “dovuto ad un’altra condizione medica”, il “disturbo disforico premestruale”, poi, è ovviamente altra cosa, impossibile riferirlo alla “depressione”), dunque una depressione tout court , a voler essere precisi, non esiste neppure per la tassonomia psichiatrica vigente o meglio esiste “per approssimazione”.   
Ma dal punto di vista operativo è ben chiaro che cosa vogliono gli psichiatri: temendo che le loro strutture vengano, se non disertate, messe “tra parentesi”, impongono , per quanto possono imporre, che i/le “pazienti” (magari autoconvintisi di essere “depressi/e) vi si rechino e si sorbiscano le cure proposte/imposte… Torna in mente, fatalmente, la lezione di Giorgio  Antonucci, che, negando la patologia depressiva”, richiamava, semmai, quel “mal d’e^tre moi” che caratterizza l’epoca romantica ma anche poi il Novecento esistenzialista o  variamente autodefinito/si…  Altro chiaramente, dalla “depressione” (ma cfr.sopra, a proposito di una definizione univoca quanto perentoria) psichiatricamente etichettabile e da curare. Certo, la saggezza e la prudenza che mettono in dubbio categorie “sacralizzate” non sono di casa, quando si parla di un “pronto intervento” anch’esso sacralizzato-imposto… Ma il trend dominante favorisce il potere psichiatrico e farmacologico, ovviamente…  Eugen Galasso

Pubblicato il 13 ottobre, 2019
Categoria: Testi

Al Lavoro di Giorgio Antonucci – Libretto



Attenzione!


Da oggi è più facile leggere e/o scaricare l’opuscolo “Al Lavoro di Giorgio Antonucci” seguendo questo link:


https://flipbookpdf.net/web/site/fbe6af90a74c6b418ed297c7ce6ceeae5b03f456201910.pdf.html




Pubblicato il 9 ottobre, 2019
Categoria: Testi

LSD e psichiatria – Eugen Galasso





Su “A”, numero 436,  estate 2019, un breve saggio di Piero Cipriano, quasi (ma parecchio “quasi”) antipsichiatra, stavolta sulle sostanze psicoattive, come LSD, peytol etc.  Avendo letto quasi tutto Timothy Leary (lo psicologo -”profeta” dell’LSD),  Albert Hoffman (colui che, da chimico, aveva isolato la sostanza , che è dietilamide-23 dell’acido lisergico), Stanislaf Grof,  Carlos Castaneda, occupandomi, nei ritagli di tempo, di curanderos e sciamanesimo,  intervengo e complessivamente, a differenza che in altre occasioni, mi sento parzialmente d’accordo (preciso che non ho mai provato l’LSD).  Alla fine del testo, anche in polemica con lo zelante-irruente neodestrista Matteo Salvini, leader de facto anche se non de jure, Cipriano dà un consiglio, anzi rivolge un appello ai politici “mettete psichedelici nei vostri cervelli”. Chissà, potrebbe funzionare? Non si sa, né il consiglio/appello sarà messo in pratica, dunque… un’ipotesi che rimane tale, senza venire verificata o falsificata è almeno da mettere tra parentesi…bypassandola, per ora.  Ora, comunque, Cipriano, che certo si muove in una prospettiva di riconoscimento della “malattia psichica”, ritiene, appoggiandosi a ricerche recenti di David Nutt (2010), di Robin Carbart-Harris,  dello stesso anno, per cui l’LSD, oltre ad essere meno pericoloso di droghe ammesse , anzi “incoraggiate” come l’alcol.  Ora, oltre al fatto che le ricerche citate sono state condotte in condizioni “protette” e con quantità esigue, la “mistica” dell’LSD à la Tim Leary,  strutturalmente e anche stilisticamente affascinante, è estremamente problematica (e non è solo una questione di dosi, direi, ma anche di atteggiamento della persona – dove non si può dimenticare che molti “sperimentatori selvaggi”, dopo l’assunzione di LSD, sono incorsi in “incidenti” e danni fisici vari, il che vale per ogni droga),  né, dal punto di vista anti-e/o non psichiatrico non abbiamo fatto grandi passi avanti, anche se siamo d’accordo (lo sono, ma con riserva, anzi con molte riserve, per quel che vale…), anzi quasi nessuno.  O si accetta l’uso di ogni sostanza nell’ambito di una libertà di pensiero e di comportamento totale (che però uno Stato o anche una Società comunque “organizzata” è difficile che possa concedere…) oppure qualche controllo e qualche “verifica” verrà comunque effettuata.  Oltre al fatto che questo testo, per qualche verso “un passo avanti” nella riflessione di Cipriano, sembra comunque essere tangente rispetto al problema della non psichiatrizzazione.  Credo che il compianto Maestro Giorgio Antonucci, con qualche sfumatura diversa, sarebbe quasi della mia opinione…   Eugen Galasso


Approfondimenti: https://it.wikipedia.org/wiki/LSD


Pubblicato il 2 settembre, 2019
Categoria: Testi

Gli allievi di Cesare Lombroso: Enrico Ferri – Eugen Galasso





Enrico Ferri (1856-1929) fu un criminologo, un giurista (docente di diritto penale), un avvocato e un autore di vari testi, tra i quali “Socialismo e criminalità”(1883),  “Sociologia criminale”(1884), “Sociologia e scienza positiva”(1894),  del più tardo “I Socialisti nazionali e il governo fascista”(1923), per alcuni (come Anna Kulischioff, moglie di Filippo Turati e esponente del socialismo europeo) “un gran cialtrone” e un “vanesio”, perché non marxista e ben poco interessato a questioni specificatamente economiche, socialista darwinista, poi però fascista (i passaggi politici erano e sono frequenti, spesso con giustificazioni discutibili, in molti autori, ma anche in personaggi politici dell’epoca e dell’oggi…) rimane soprattutto interessante, ritengo, per l’opuscolo “La giustizia nel secolo XX°(Roma, Athenaeum, 1912), conferenza tenuta al circolo giuridico di Roma il 28 gennaio; una perorazione, decisamente ispirata al pensiero del suo Maestro (grande per l’epoca, nonostante tutto) Cesare Lombroso, che, anche studiando le strutture craniche, individuava tratti atavico-ereditari (ma non solo) che portavano, molto spesso, alla formazione di caratteri criminali.  Modernissimo per il suo tempo, quanto a diritto penale e criminologia, in buona sostanza Ferri perora la formazione di manicomi criminali, ritenendo essere, in molti casi, la detenzione in carcere fortemente negativa. Se all’epoca questa tendenza era moderna, oggi si va nella direzione opposta, quella di un superamento anche dei manicomi criminali, divenuti, peraltro, quasi sempre, strutture pessime anche a livello sanitario. anche se (bisogna pur dirlo) non si sa bene come la svolta si concretizzi nel senso di strutture ancora una volta chiuse o di libere comunità, certo in qualche modo controllate… Parla di “scuola positiva criminale”, spiegandone la specificità : “…si potrebbe dire che mentre l’istinto o il pregiudizio popolare nell’autore di un reato, soprattutto di sangue, vede soprattutto il delinquente, e la scuola classica vede anzitutto l’uomo, la scuola positiva dice, da trentanni, che bisogna guardare in esso l’uomo delinquente”(op.cit.. p.19).  Come dire non solo il delinquente, ma anche l’uomo e parimenti non solo l’uomo, ma appunto l’uomo che delinque. Devono dunque darsi giudici specializzati anche in criminologia, secondo Ferri e al tempo stesso strutture che, curando adeguatamente “l’uomo delinquente”, gli permettano di ri-crearsi (certo non nell’accezione banale del termine), di divenire una persona “nuova e diversa”.  Senza particolari utopie (dalle quali l’autore era alieno), una proposta certo radicale, per l’epoca, espressa da una persona il cui stile rimane quello battagliero di un avvocato-oratore (non certo alieno, anzi, dalla retorica), con quella formazione lombrosiano che all’inizio del 1900, era nuovissima, oltremodo polemica nei confronti delle “solite entità giuridiche astratte della colpa e del castigo” (cit., p.81), in nome di un modernismo pragmatista (anche se probabilmente la corrente in questione, a livello psicologico e filosofico, di James,  Dewey e Pierce, non era nota al Ferri, non era alieno da tale prospettiva, essendo quasi un “pragmatista fattuale”) e di un’adesione , anche questa involontaria, a un orientamento fondamentale che, sempre negli States, ma originariamente su spinta di un fisiologo russo, Pavlov, con Watson e poi Skinner, diverrà un riferimento fondamentale per la psicologia, pur se, notoriamente, era già nell’aria un altro approccio, quello “psicanalitico”, fondamentale rivolto non solo ai comportamenti esterni o meglio estrinsecati ma invece alle loro cause più o meno inconsce.   Una “giustizia né più severa né  più pietosa” ma “più veramente umana e socialmente più efficace”(cit., ,p92) auspicava il Ferri. Ebbene, potremmo dire che questo ideale, con ma anche nonostante lui, non si è ancora attuata… Ma soprattutto, nonostante la lezione di  Giorgio  Antonucci e di Thomas Szasz (autori che si sono conosciuti, ma hanno lavorato indipendentemente) rimane fisso e incrollabile il mito della “malattia mentale”.  Smontato il quale, rimane certo il problema di sottoporre il reo di un crimine, in particolare di omicidio (pensiamo al femminicidio) a una pena.  Chi scrive, non essendo “anarchico”, ritiene che essa debba comunque esserci; si possono però, anzi si debbono ripensare completamente le modalità della pena, che non può avere, oggi, una funzione meramente repressiva.    Eugen Galasso

Pubblicato il 8 agosto, 2019
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane. Al lavoro di Giorgio Antonucci – Maria D’Oronzo



Ripercorrere le vicende, che si sono succedute negli anni di lavoro del dottor Giorgio Antonucci per una nuova linfa e nuovi stimoli alla lotta al Pregiudizio Psichiatrico. Giorgio Antonucci non solo dovette curarsi della liberazione di centinaia di donne e uomini internati, ma si occupò di restituire loro alla pienezza della vita.













Abbiamo realizzato un VIDEO dell’opuscolo https://www.youtube.com/watch?v=BYwQdRz0Xe8


Qui la versione A3 per stampa
Giorgio Antonucci A3
E’ disponibile anche la versione A2 se richiesta.

Pubblicato il 20 giugno, 2019
Categoria: Notizie, Presentazione, Testi, Video

Dacia Maraini – “La grande festa” – racconta l’incontro e il lavoro di Giorgio Antonucci




…Sono corsa all’ospedale psichiatrico e l’ho trovata lì, legata mani e piedi, su un lettuccio di ferro. Tremava, aveva gli occhi spenti e mi guardava senza riconoscermi.
“Che t’hanno fatto?”
Ma non rispondeva.
Sono andata alla direzione. Ho contrattato la sua uscita. Se mi prendevo tutte le responsabilità, si poteva fare. Ho firmato.
“Ma ancora per tre giorni deve rimanere in osservazione”.
Per tre giorni sono andata a trovarla mattina e sera. Riprendeva a mangiare, anche se assomigliava più a uno zombi che a una persona. Doveva nutrirsi con le posate di plastica perché non si fidavano.
“Dobbiamo cautelarci, potrebbe ritentare il suicidio.” Capivo che era il metodo peggiore, ma non potevo mettermi contro l’ospedale intero.

Anni dopo avrei trascorso ore e ore all’ospedale di salute mentale di Imola, dove ero andata per seguire il lavoro di uno psichiatra fiorentino durante una inchiesta sugli ospedali italiani. In quell’occasione ho conosciuto Giorgio Antonucci, un uomo coraggioso che ha slegato i “matti” considerati irrecuperabili e li ha riportati alla vita comunitaria.
Succedeva ai tempi in cui Basaglia, cominciava a preparare la sua proposta di legge, quando ancora i manicomi erano delle pregioni, con sbarre di ferro alle finestre, e chiavistelli a tutte le porte.
Nel manicomio di Imola c’era un reparto di cosiddetti “irrecurapibili” tenuti nudi legati ai letti. Quando un infermiere si avvicinava, loro sputavano, mordevano, a qualsiasi ora se la facevano addosso e per questo stavano incatenati a quei letti con un buco nel materasso e un secchio che raccoglieva le loro feci e l’orina. Rifiutavano di mangiare e per fare loro ingollare un poco di cibo spesso gli infermieri erano costretti ad aprire i denti con un arnese di ferro che li spezzava. Tutti temevano “i pazzi furiosi” e non li lasciavano mai liberi perchè “se li slacci ti sbranano, sono inferociti”.
“Per forza!” diceva Antonucci serafico “sono arrabbiati per il trattamento che subiscono, e hanno tutte le ragioni”.


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Pubblicato il 26 marzo, 2019
Categoria: Immagini, Notizie, Testi, Testimonianze

Piero Colacicchi ricorda l’incontro con Giorgio Antonucci. Conversazione con Piero Colacicchi, di Maria Rosaria D’Oronzo.

 




Opera di Piero Colacicchi : “Mangiavo strisciando nel cortile come una biscia”. Il titolo dell’opera è tratto da una poesia di Giorgio Antonucci
 


Domanda – Mi dicevi che il lavoro di Giorgio Antonucci è stato importante per te perché ti ha portato ad avvicinare la questione psichiatrica in modo del tutto nuovo. E’ vero?



Risposta – Certo. Giorgio l’ho conosciuto al San Salvi, il manicomio di Firenze, dove io ero stato invitato da un’assistente sociale, Vivian Benhaim, che avevo conosciuto in occasione di una mostra che avevo organizzato a Firenze, nel 1964, sul razzismo di cui erano vittime i neri negli Stati Uniti.
Io insieme a degli amici avevamo messo su questa mostra di pittura e di documenti che provenivano direttamente dal sud degli Stati Uniti, dove ancora c’era una segregazione molto forte… Ecco, io qui a Firenze, dove insegnavo italiano in una scuola americana, avevo conosciuto una ragazza che veniva dal Mississippi e ci aveva lavorato come parte di una associazione non governativa antirazzista nata in alcune università. Tre ragazzi che facevano parte della sua organizzazione e che lei conosceva erano stati presi dal Ku Klux Klan e ammazzati. Era la storia su cui è stato fatto il film, “Mississippi burning”. Dopo quell’esperienza lei era venuta a Firenze per studiare e durante le lezioni aveva raccontato questa sua storia. Allora, insieme ad un altro insegnante, decidemmo di fare qualcosa per dare una mano a questa gente che lavorava laggiù in condizioni di enorme pericolo e pensammo di tirar su dei soldi organizzando una mostra vendita di opere d’arte. La mostra avrebbe contenuto anche un’importante parte documentaria con cui volevamo far conoscere in Italia il razzismo esistente in America contro i neri. In Italia, a quell’epoca, quando si parlava di razzismo si intendeva più che altro antisemitismo, mentre il razzismo in termini più generali veniva affrontato da pochi e quello americano in particolare non si conosceva. Ripeto il razzismo come concetto generale e il razzismo nei confronti di neri americani non erano temi di cui si discutesse molto mentre quest’ultimo, secondo noi, era un tema importante sia perché permetteva di allargare la questione fuori dei limiti nazionali sia perché noi, in Italia, avevamo una visione piuttosto idealizzata dell’America per il fatto che gli americani ci avevano liberato.
Domanda – In Italia non c’è la percezione del razzismo neanche oggi però qui parliamo del 1964, un periodo in cui in Italia c’era una forte migrazione dal Sud verso Nord e il razzismo verso i meridionali, sia in Italia che in Svizzera, in Germania e in molte altre zone del nord, già si manifestava.


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Pubblicato il 17 marzo, 2019
Categoria: Immagini, Testi, Testimonianze

Elettrochoc: Antonucci “Stop alle costrizioni” – Cassano “Non è uno strumento di tortura”


Elettrochoc: dibattito: Giorgio Antonucci, contrario – Gian Battista Cassano, favorevole.


Quotidiano “La Nazione”, “Il resto del Carlino”, “Il Giorno”.
Domenica 24 febbraio 2008









Pubblicato il 16 marzo, 2019
Categoria: Immagini, Notizie, Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo