L’elettroshock al ragazzo autistico: il processo che scuote l’America –


I poteri così vogliono dominare anime e corpi. Il controllo sociale si esplica in forme terribili, con pochissime pause di”tolleranza”solo apparente. Eccone una dimostrazione

VIDEO mostrato al processo: http://video.corriere.it/elettroshock-ragazzo-autistico-caso-che-scuote-america/660789e8-8887-11e1-989c-fd70877d52ac

Pubblicato il 18 April, 2012
Categoria: Notizie

Psicofarmaci e le cosidette malattie mentali – Eugen Galasso


Così scrive “Zefiro” (brutta abitudine di certi blogger ma anche autori di lettere alle riviste e ai giornali, l’anonimato, ma …glissons… é solo un’abitudine, diciamo così…), in risposta al saggio di Olivier Appaix, “Florissant marché des”désordres psychologiques””, in “Le Monde Diplomatique” di dicembre 2011, che avevamo commentato a suo tempo. Ecco il testo: “Appaix presenta una critica salutare, ma, ahimè svalorizzata da una punta di irrazionalità che lo conduce a gettare il bambino con l’acqua sporca, dichiarando che la terapia chimica delle malattie mentali sarebbe inefficace e pericolosa…Forse si riferisce (fa riferimento) alla concezione di Robert Whitaker, giornalista americano per il quale una malattia mentale non è una malattia cerebrale – non essendo il mentale (o lo spirito) organico né biologico?  Dove si torna all’idea mistica di uno spirito immateriale, parcella divina disincarnata.  Lo psichismo non sarebbe, allora, un’attività cerebrale, ma una proprietà dell’anima; quest’ultima, poi, sarebbe composta di una sostanza senza rapporto con la materia che possiamo conoscere. Con questa visione obsoleta di uno spirito etereo è impossibile, per ex., spiegare come il mercurio provochi una demenza. La chimica ha tutto a che vedere con il mentale, il che spiega l’efficacia (e i pericoli) delle sostanze psicotrope” (da”Le Monde Diplomatique”, Mars 2012, p.2). Ho tradotto molto letteralmente, per non tradire troppo l’originale, molto semplice, come si vede.  Per “Zefiro” (cfr.sopra) è un dato di fatto che la chimica influenzi il mentale, dove non spiega la differenza, anzi tout court identifica mentale, anima e spirito, concetti che, pur essendo ipotetici, sono altro rispetto alla materialità del muscolo cervello.  L’estensore della lettera dà per acquisito a priori che esistano “malattie mentali”, da curare, pur se (bontà sua…) arriva a riconoscere che le sostanze “psicotrope” possono comportare rischi e pericoli… La tesi di Whitaker, sia detto per inciso, è più “prudente” (troppo, diremmo noi del “Centro”, giustamente), insistendo “prudentemente” su danni degli psicofarmaci, ma non erode il concetto stesso di “malattia mentale”; il fatto è che “Zefiro” (ma tanti altri, psichiatri e loro adepti, dove non sappiamo dove collocare l'”amico”) accetta come un a priori, come dà per acquisita la psichiatria dei Gall, dei Lombroso, quella “frenologia” portata avanti fino all’oggi, che vede dappertutto spiritualisti e mistici di ritorno, se non identificano il cervello con la mente, la mente, mentre tutto il resto (magari invece le tesi fondamentali di Giorgio Antonucci e di altri) sarebbero “fumisterie mistiche”. Un meccanicismo ottocentesco ributatto in pieno post-modern, ma che, chiaramente, fa comodo ai super-interessi di case farmaceutiche, psichiatri vari etc….

Eugen Galasso

Pubblicato il 10 April, 2012
Categoria: Testi

Gassman attore e martire della depressione – Eugen Galasso –


N.B:Il titolo è nato mutuandolo da “Saint Genet comédien et martyr” (Saint Genet commediante e martire) di Jean Paul Sartre (Paris, Gallimard, 1952, 1988).

Di Vittorio Gassman è nota la “depressione”, che gli causò notoriamente alcuni ricoveri a Pisa, presso la Clinica Psichiatrica dell’Ospedale “Santa Chiara” di Pisa, diretta da Giovan Battista Cassano. Sono noti quelli degli anni Novanta, ma è quasi certo che ve ne siano stati altri, precedenti. Gassman ha sempre dichiarato “fedeltà e ammirazione” (riassumo, ovviamente) all’opera del prof. Cassano, sostenitore del carattere organico della depressione,  ma come  sia arrivato a tale ammirazione non lo sappiamo. In un personaggio teatrale, “Kean” (testo di Alexandre Dumas, rivisto da Jean- Paul Sartre), che Gassman diresse e interpretò negli anni Cinquanta , l’attore e regista teatrale e cinematografico si era identificato con Edmund Kean, rendendone i “cambi d’umore”, per dirla meccenicisticamente e comunque in modo meramente descrittivo. Il “Kean” di Gassman è alternativamente euforico e triste, malinconico, fino alla disperazione, per poi tornare a una condizione di maggiore “interazione” con il mondo, di “serenità” (la messa in scena teatrale è del 1956, il film ricavatone, che è solo teatrale, è del 1956). In due film diversi, nei quali era presente solo come attore, Gassman torna al tema: in “La pecora nera” di Luciano Salce, 1968 e con “Anima persa” di Dino Risi, 1977. Nel primo c’è il gioco dei “Menecmi”, ossia un fratello ministro-serio, compassato, posato, nell’altro ancora due fratelli, ma in versione “dark”, il serio e compassato nobile e il fratello entomologo “pazzo”. Nonostante il gioco sia comico nel primo film, il fratello “serio” finisce in un manicomio “old style”, nella versione  thriller-drammatica del secondo film, invece, il tema dell’implosione della personalità è presente, quasi rasentando una situazione “schizo”, à la Deleuze-Guattari (cfr.almeno “L’Anti-Edipo”(1))  . Tentativi di mettere in scena la “follia”, pur se con diverse modalità (cfr.sopra) oppure altro-volontà di giocare con la propria supposta “malattia”? Difficile dirlo, certo è che una lettura “psichiatrizzante” delle cose non ci servirà a nulla. Il rispetto per il maestro (anche “genio e sregolatezza” come nel suo “Kean”) Gassman non ci consente di parlare di “autoinganno”, ma senz’altro il consiglio di qualcuno o il condizionamento di un trend culturale lo ha spinto a fidarsi del “luminare”, senza interrogarsi meglio sui risvolti della cosa.  Se guardiamo alle definizioni di “depressione”, troviamo che si inizi a categorizzare, distinguendo tra “episodi leggeri di depressione” (F32.0), “episodi di depressione di media gravità” (F32.1), “episodi di depressione gravi senza sintomi psicotici” (F 32.2),  “episodi di depressione gravi con sintomi psicotici” (F 32.3) (2),  dove comunque si rilevano complessivamente “perdita di interesse oppure perdita di gioia per attività normalmente piacevoli”(3), “notevole perdita di appetito”, perdita di peso”,  “rilevante perdita della libido”,  “ridotta capacità di concentrazione e di attenzione”,  “ridotta autostima e fiducia in sé”,  “negativismo e pessimismo verso il futuro”,  “pensieri suicidari”(4).  Dove ognuno di questi elementi potrebbe essere invece riferito, chiaramente, a malattie vere e proprie (di carattere fisico, però) o ad altro (protesta consapevole verso il mondo, l’ “esterno”, un quadro socio-culturale intollerabile, protesta sorda ma comunque motivata), non a un quadro psico-clinico che la psichiatria deve pur identificare per poter esistere, eternandosi, ri-costituendosi sempre quale potere.  Non si prende neppure in considerazione che le cose siano e stiano come le vede per es. Giorgio Antonucci nel suo “Pensieri sul suicidio”(5), cioè che le riflessioni sul suicidio, come quelle sul dolore e sulla sofferenza siano in realtà assolutamente inefficaci, auto-consolatorie, imponendo una forma di arbitrario controllo sociale per impedire che vi siano dei “pericolosi sovvertitori”. Ora, forse, il fortissimo (in ogni accezione del termine) Vittorio Gassman ad un certo punto ha creduto più “facile” e “comodo” soccombere a un sistema, a un tipo di diagnosi-terapia (per ovvi motivi di “deontologia ” e “privacy”non li conosciamo, ovviamente, quasi certamente a Gassman Cassano non avrà “somministrato” l’elettroshock…). Ipotesi, certo, ma probabili: Gassman se non suicidato dalla società (come in una bella opera di Antonin Artaud su Van Gogh…)(6), vittima del fatto di aver assorbito teorie -“sirene” della cultura dominante.

(1)G.Deleuze-F.Guattari, L’Anti-Edipo, trad.it., Milano, Feltrinelli, 1972, 2002
(2)ICD 10. Parte quinta. Classificazione internazionale dei disturbi psichici, 1993, 1999. I paragrafi sono quelli indicati. In italiano ediz.Roma, Zecca dello Stato, 2001
(3)ibidem
(4)ibidem
(5)G. Antonucci, Milano, Eleuthera, 1996 e 2004.

Eugen Galasso

Pubblicato il 3 April, 2012
Categoria: Testi

Sulla pena di morte in Giappone e il silenzio di Mario Monti – Eugen Galasso


“Spero di sbagliare ma non mi risulta che il presidente del consiglio prof. Monti, in visita in Giappone, abbia protestato per le tre esecuzioni di ieri.
Forse questo è un tema che non compete ad un governo tecnico.
Claudio Giusti”, 30 marzo 2012, e-mail

Claudio Giusti: Membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla Legalità e i Diritti, Claudio Giusti ha avuto il privilegio e l’onore di partecipare al primo congresso della sezione italiana di Amnesty International ed è stato uno dei fondatori della World Coalition Against The Death Penalty.

Nobilissima, questa segnalazione, importante quanto sicuramente “silenziata” dai media di “regime”, di Claudio Giusti, sul silenzio del presidente Monti, di cui chi scrive non ha alcuna considerazione positiva (non sono “comunista”, almeno non nell’accezione di Marco Rizzo, che parlava del “governo più a destra nella storia della  Repubblica”, ma condivido il giudizio), anche per aver reso Ministro della Difesa (Guerra?) un ammiraglio e dei diplomatici rispettivamente Ministro e Sottosegretario agli Esteri, aspetto un po’ trascurato, nella critica al governo, dove i provvedimenti economico-sociali tengono, forse giustamente, “banco”. Ora, che purtroppo la pena di morte, oltre che in molte “stelle” degli States, in Cina, Corea del Nord, Arabia Saudita etc, sia un fatto in Giappone è noto, dipendente anche e soprattutto dall’orientamento imperialista e per nulla democratico (salvo la democrazia formale, quella delle elezioni) del paese “banzai”, dei “Samurai”, con punte non a caso apprezzate in Europa e States da chi è “alla destra del padre”. Che il “governo tecnico” non s’immischi è ancora una volta un fatto, non casuale (credo e temo), dove non vorrei dilungarmi oltre, perché il giudizio lapidario quanto efficacissimo di Giusti mi sembra “della giusta misura”. Almeno  da Camus in poi (metà Novecento) gli appelli contro la pena di morte rimangono inascoltati. Anche questo non è un caso.

Eugen Galasso

Pubblicato il 31 March, 2012
Categoria: Notizie

La credenza nella malattia mentale – Eugen Galasso


Contro la retorica del “Bambole non c’è una lira”, che (ricavo la notizia da Internet, lo confesso, pur conoscendo l’espressione da tempo), era uno spettacolo italiano di avanspettacolo-varietà degli anni 1970, Franco Cardini, studioso e docente di storia medievale e non solo, intellettuale di grande spessore (da cui molto mi allontana, in specie il suo orientamento da cattolico-conservatore, ma che apprezzo e stimo comunque), ribadiva, qualche mese, che la stretta economica non deve andare versus la cultura che invece, anche contro quanto affermava l’ineffabile (ex-) ministro Tremonti, “fa anche mangiare” cfr. (turismo, luoghi artistici in Italia). Importante, il rilievo cardiniano: se riuscissimo a convincere chi di dovere (?)che lavorando con e per la cultura si riesce anche ad aprire/far aprire, gradualmente, gli occhi alla gente, sarebbe anche meglio. Se abbiamo sradicato la credenza nelle streghe, nel “malocchio”, nelle superstizioni varie, a fortiori o almeno parimenti dobbiamo sradicare la credenza nella malattia mentale, che sarebbe fòmite di delinquenza, di infiniti danni etc. Accettare chi pensa diversamente, chi si comporta come vuole e non come vorrebbe la “maggioranza silenziosa” (ma anche gridante, a tratti) significa capire e ancor più far capire, ragionare e pensare insieme a chi pensa e agisce diversamente da noi. Senza la credenza, puramente “normalizzatrice-castrante” che qualcuno abbia la Verità, gli “Altri” (le altre persone) solo opinioni false, assurde, “pazzesche”… Più probabile (non è pessimismo, ma realismo quasi da bottega) che invece si incoraggi la “saggezza” (!?!) della psichiatria, assurta ancora una volta a paradigma regolatore ed “equilibratore” (come? Quando va bene, con i  “tranquilizers”…!)

Eugen Galasso

Pubblicato il 25 March, 2012
Categoria: Testi

Psichiatria in Repubblica Ceca e Australia – Eugen Galasso


Chi sia stato in  Repubblica Ceca, anche brevemente, magari per motivi di lavoro, come chi scrive (2004 o 2005) ha rilevato la cortesia delle persone, la bellezza delle città (Praha-Praga, ma anche Brno e non solo), ma indubbiamente questa nuova repubblica (è indipendete dalla Slovacchia dal 1993 e guai a parlar bene degli Slovacchi, se avete intenzione di andarci), che vanta non solo i grandi scrittori praghesi, ma anche il dissidente, poi Presidente della Repubblica, Vaclav Havel, deve far i conti con la propria arretratezza, per la situazione in cui si trovano i “pazzi”, i “malati di mente”, come li defiinisce quel potere che si chiama psichiatria.  Retaggi medievali (e anche di molto dopo) che incidono sull’oggi, forse anche  residui di quando la “Cecoslovacchia” (allora una e bina…) era sotto il tallone  del patto di Varsavia e di quel neo-stalinismo mascherato; ma il fatto è che oggi, a quasi 23 anni dalla caduta dei regimi dell’Est, ad essere colpevoli sono le “democrazie borghesi-liberali” santificate da tante persone… Certo, invece, che almeno in Repubblica Ceca, qualcuno ha voluto e potuto fare “outing”, cosa che invece non succede altrove (e dicendo altrove, intendo anche parti del mondo che magari non si “profilano”). Certo che le proposte di legge nella “democratica” Australia sono allucinanti, prevedendo anche psico-chirugia (de facto=lobotomia), sterilizzazione ed elettroshock per minorenni, purché maggiori di 12 anni e “consenzienti” (dove il consenso a un giovanissimo viene purtroppo estorto senza problemi, magari con la promessa di qualche “regalo”). Le prospettive orwelliane di “1984” sembrano avverarsi, come anche un “revival” nazista (faccio modestamente notare che l’Australia ha delle leggi iper-restrittive quanto a immigrazione, da qualche decennio in qua), ma non occorre neppure rimontare così in là: lo stalinismo, appunto “trascinato” nei paesi dell’Est, il maccartismo, che metteva in prigione o in manicomio chi era sospettato/a di comunismo, anche se magari comunista non lo era per nulla, per non dire della terribile dittatura di Augusto Pinochet in Cile, forse peggiore (anche perché realizzatasi e aiutata con la complicità attiva dei paesi “democratici”, United States of America in testa) di quella nazista.

Eugen Galasso

Pubblicato il 19 March, 2012
Categoria: Testi

Poesiola antipsichiatria – Eugen Galasso

Eugen Deraison:   “Cooper e Laing/ Poi ti dicon che sei strano/ Incresciosi giudizi/ Le fou, the fool/ Mucho bochinche, siempre/ Elettroshock persino nel rock/ Alcuni rivangan lobotomia.
(Eugen Galasso, 14.03.2012)

Pubblicato il 14 March, 2012
Categoria: Testi

Patch Adams – Eugen Galasso


Confesso che, all’epoca (dieci anni fa, grosso modo) in cui preparavo la tesi per il master in pedagogia clinica avevo sfogliato un libro di Patch Adams e non c’ “avevo trovato nulla”, di attinente alla tesi. Devo ammettere che la sua problematica esulava dal tema che avevo scelto-m’ero prefisso di trattare, ma anche che non mi piace la clownerie se non quella così sofisticata da essere altro. Ritengo i clown comunque tristi, forse per un piccolo shock preso da piccolo assistendo a un’esibizione circense (non ne sono certo). Sono comunque su posizioni “anti-felliniane”, ma , al netto di queste affermazioni, non avevo capito nulla di nulla. Al di là delle metodologie di Adams, comunque, rimangono valide le affermazioni per cui “la medica uno scambio d’amore”, “l’humour è l’antidoto a  tutti i mali”(1) (a quasi tutti i mali, preciserei io) etc. Tutte idee aliene rispetto al panorama medico attuale, che è quasi sempre inutilmente serioso più che “serio”, che dall’idea della medicina come “scambio d’amore” rifugge come dalla peste (anzi meno dalla peste, dato che molti medici auspicherebbero una “bella epidemia” per avere più clienti e guadagnare di più). Sia detto un po’ cinicamente, perché è vero in maniera sostanziale e le scarse eccezioni, una volta tanto, danno ragione al proverbio, ossia confermano la regola. Ma, oltre alla critica alla medicina, in cui comunque la psichiatria è ormai da secoli “saldamente insediata”, se pure impropriamente, in Adams c’è anche l’esperienza della psichiatria, meglio di un reparto psichiatrico, in cui il nostro, dopo una delusione d’amore, ma anche altre “batoste della vita”
(un’ulteriore dimostrazione della tesi di Giorgio Antonucci, per cui le motivazioni esistenziali sono quasi sempre alla base del suicidio o del tentativo dello stesso), s’era fatto volontariamente ricoverare, per poi riflettere che l’esperienza gli era sì  stata molto utile (se n’era andato, comunque, dopo due settimane) ma non certo per i “medici” (mie le virgolette, sono più “cattivo” di Adams) ma per le persone ricoverate colà. Non è una critica sistematica alla psichiatria come realtà istituzionale, ma il sasso è gettato, pur se in un’ottica “yankee” (la critica alla psichiatria è sempre stata più europea che americana, se si eccettua, ovviamente Thomas Szasz, che però è di recente origine europea e per decenni è rimasto “vox clamantis in deserto”…

(1) Per saperne di più si legga il suo”Salute!…”, traduz. italiana, Milano, Apogeo, 2004 . Non a caso non dò ulteriori indicazioni (di pagina, in part.), sia perché nel testo i concetti vengono spesso ripetuti (dove vale il “repetita iuvant”, le cose ripetute aiutano, cioè a consolidare la conoscenza e la memoria della stessa) sia perché il libro merita di essere letto-goduto, ma merita anche un’attenta riflessione.

Eugen Galasso.

Pubblicato il 13 March, 2012
Categoria: Testi

Lucio Dalla – Eugen Galasso


Lucio Dalla, scomparso da poco più di una settimana in Svizzera,  era personaggio “a sé”: musicista senza studi particolari, era eccelso suonatore, improvvisatore ma anche compositore notevolissimo, capace di contaminare jazz, rock, pop, musica classica, opera, tutto con risultati oltremodo apprezzabili. Come poeta, era un “visionario” surreale (ma non “surrealista”), a modo suo “geniale”, che dopo aver collaborato con un’intellettuale (archeologa ma anche poetessa) come Paola Pallottino e un poeta “a 360°” quale Roberto Roversi, si è espresso quale “cantautore” autonomo, estremamente creativo, mai prigioniero di mode e schemi ricevuti. Cantante originalissimo (sue le voci “in falsetto” ma non solo, anche prima di essere cantante, narrano, ormai più delle cronache, le storie; suo, ancora,  lo slang-patois-argot para-inglese nella canzone della finta intervista con l’avvocato Gianni Agnelli), era un vero attore (e difatti, come tale, era andato vicino a un premio al festival di Venezia, in un vecchio film dei fratelli Taviani), un “irregolare”, non schierato-irregimentato politicamente, un “outsider” di qualità, una persona di  veri e profondi interessi culturali, dove una psicoanalisi d’accatto direbbe “per compensare le carenze accumulate durante i suoi studi irregolari”. No, lo assicura chi scrive, che lo aveva intervistato, allora pivellino, a metà anni Ottanta, Lucio Dalla si interessava alle grandi mostre  sull’espressionismo europeo, era cultore-collezionista d’arte.  Ma ciò che interessa il nostro “Centro di relazioni umane”, a parte la considerazione finale, è altro: un artista come il grande Bolognese scomparso, se non avesse avuto l’opportunità di esprimersi creativamente, da gay discreto e rispettoso quale era, avrebbe forse avuto “problemi”. Procedendo induttivamente (degli esempi a una riflessione generale, Aristotele ma anche altri avrebbero detto dal particolare all’universale) vorrei accostare a Dalla un’altra esperienza che, credo chiarifichi/spieghi la prima, quella di David Bowie, quella di suo fratello che, con psiconalisi spicciola ma non troppo, potremmo definire suo “alter ego”.
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Pubblicato il 13 March, 2012
Categoria: Testi

Conferenza: “Socialismo e storia della psichiatria” – di Eugen Galasso





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Ripresa stagione circolo antipsichiatrico libertario – Eugen Galasso

Articolo su Umanità Nova, marzo 2012

Lunedì 12 marzo, presso lo HUB di Bologna, con un incontro dal titolo “Socialismo e storia della psichiatria”, il Centro di relazioni umane-Circolo antipsichiatrico libertario ha ripreso le conferenze e le iniziative dell’anno . Con gli interventi della dottoressa Maria Rosaria d’Oronzo, responsabile del “Centro” e di chi scrive, si è evidenziato come il pensiero ma anche il movimento socialista, compresa ovviamente la componente anarchica e libertaria, abbia dato un peso limitato alla problematica della sofferenza (che gli psichiatri denominano in modi diversi, con un’insopportabile voglia nosografica, ossia di descrizione -“paziente schizofrenico”, “disturbo bipolare”, “paziente paranoico” etc., procedendo poi alle terapie imposte, purtroppo), dando invece la priorità alle problematiche economiche. Ciò anche con accuse “para-psichiatriche” di Marx ed Engels contro Lassalle e Bakunin, per es., già all’interno della Prima Internazionale; ciò per non dire che cosa fece poi, negli anni Trenta del 1900,  il comunismo stalinista contro anarchici e “socialfascisti” (i socialisti di diversa “osservanza” venivano tout court denominati come tali), dove, per esemplificare ulteriormente, Camillo Berneri , prima di essere ucciso, fu calunniato, diffamato, minacciato e definito nei modi più atroci: proprio Berneri, peraltro, che aveva saputo applicare le intuizioni più geniali della psicoanalisi di Freud. Colpa in primo luogo, si potrà dire senza problemi, certo di una psichiatria incartapecorita, già pronta a “sorvegliare e punire”, in particolare dopo la diffusione, in epoca ottocentesca, di “reazione”, di strutture manicomiali recludenti, quali pure “istituzioni totali”.  Eppure Charles Fourier, che pure Proudhon considerava “un fou” (un folle), grande “socialista utopista”, in realtà libertario coerente, si era reso conto che la disarmonia tra Uomo e Natura era dipendente , quasi sempre, dalla miseria e dalla fame conseguente. Allo stesso modo, poi, Fourier spiegava che ogni passione, anche quella, per esempio delle pratiche amorose e sessuali che il cattolicesimo chiama “perversioni” perché non rispondenti a “finalità procreative”, ha ragione d’essere e di essere praticata. Pierre-Joseph Proudhon, in questo, era “bloccato” dal suo moralismo che sostanzialmente non contempla il ruolo della donna. “Quandoque Proudhonus dormitat” (talora anche Proudhon dormicchia), potremmo aggiungere. Oggi le tematiche libertarie danno il giusto rilievo alla lotta antipsichiatrica, anzi la promuovono in pieno, ma è certo che i secoli precedenti erano segnati da altre priorità e scelte di priorità.  A maggio il “Circolo” propone altro, ma la comunicazione relativa a date e luogo d’incontro verrà comunicata in tempo.

Eugen Galasso

Pubblicato il 9 March, 2012
Categoria: Testi, Video

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo