Storie di elettrochoc – Eugen Galasso






Finalmente, nel telefilm “La bambina che non voleva cantare” ispirato all’autobiografia di Nada Malanima, cantante ancor attivissima anche ricercatrice etnomusicale, riemerge la questione della violenza psichiatrica, perpetrata sulla madre, “curata” all’epoca (fine anni 1960 -inizio anni 1970) con massicce sedute di terapie elettroconvulsvivante, senza praticamente la possibilità di opporsi.  Che il film sia passato in prima serata su RAI 1, canale notoriamente conservatore e legato a ogni forma di tradizione, è un segnale, pur se piccolo, di una certa autonomia, che si crea (o viene creato, quasi in “autonomia”) da qualche autore-autrice, che cerca di muoversi contro e comunque al di fuori di un “pensiero unico” che sembra tornare anche in campo medico e psichiatrico (come ricordava sempre Giorgio Antonucci, la psichiatria non ha seri fondamenti medico-scientifici) e’ in qualche modo una “pseudoscienza”. 
C’è da augurarsi che si parta magari anche da questo film per ritrovare la possibilità di un serio e articolato dibattito in merito.                           Eugen Galasso

Pubblicato il 6 June, 2024
Categoria: Testi

Marta Garofalo, suicidata dalla società, e i suoi amici in udienza per reati gravissimi



Incredibile,  ma ancora attuale, purtroppo. Un team di avvocati,  denunciato  per circonvenzione, sequestro e abbandono di una donna che si  sottraeva alle angherie di chi (nelle varie “Case famiglia”) le sottraeva anche solo la parvenza della libertà. La situazione, maturata da quando la donna era una ragazza ventenne, consisteva nell’obbligo, di assumere psicofarmaci come anche di essere sottoposta, in virtù della legge 6/2004 che, contro la tutela della libertà personale, prevede la cosiddetta “amministrazione di sostegno”.  Il curriculum personale della donna, che, dopo aver espresso  la decisa volontà di non assumere più psicofarmaci, in quanto era conscia delle progressive alterazioni della sua personalità,  aveva assunto una dose eccessiva di psicofarmaci, per rendere paese la sua protesta, grida vendetta al cielo ma soprattutto a chi è desideroso di far rispettare le norme costituzionali (purtroppo sempre più limitate e spesso drasticamente ridotte)sulla libertà personale.  In questo senso, auguri all’Associazione radicale “Diritti alla follia” nella persona della dottoressa Maria D’Oronzo, allieva  e continuatrice dell’opera del compianto  dottor Giorgio Antonucci e della sua lunga militanza professionale e culturale a favore della libertà di chi , in nome di un malinteso senso della protezione e della tutela condanna chi pensi e agisca in modo difforme da chi viene considerato “normale”; e naturalmente degli avvocati (in particolare di una legale che per prima ha seguito la vicenda della donna) incriminati. L’udienza si svolge alla Corte di Appello di Lecce. Un importante ma ennesimo “step” di una vicenda processuale ma soprattutto umana che ci riporta a epoche lontane, nelle quali provvedimenti inquisitoriali si arrogavano il diritto di “salvare attraverso la punizione”, chi e’ difforme da  pensieri e comportamenti ritenuti “canonici” in quanto imposti perché funzionali al presunto “quieto vivere”.     Eugen Galasso

Pubblicato il 27 May, 2024
Categoria: Notizie

La psichiatria nel contesto culturale attuale – Eugen Galasso






Contrariamente alle indicazioni, importanti quanto non considerate o meglio snobbate, di grandi autori quali Thomas Szasz e Giorgio Antonucci, la psichiatria non solo viene sempre considerata come “vera scienza”, per quanto il suo statuto epistemologico sia debole, oscillante tra neurofisiologia e terapia anche coattiva, tra medicina e “altro”, tanto che oggi non c’e  quasi un caso giudiziario nel quale per il presunto colpevole non si invochi una “perizia psichiatrica”, tanti che persino il caso di Ilaria Salis, attivista politica detenuta in Ungheria, potrebbe profilarsi tale eventualità.  Più in generale, contrariamente a tutto il movimento anti-e non-psichiatrico, da tempo si assiste a un “revival” della psichiatria; di cui vorrei fornire un esempio, piccolo ma rivelatore: di recente assistevo a una conferenza-spettacolo, che avrebbe introdotto un ciclo più ampio di incontri dal titolo (mogol-battistiaino) “Tu chiamale se vuoi emozioni”.. Ebbene il relatore, psichiatra e membro della Società italiana di psichiatria, a parte l’insistenza sulla “disforia” e sulle emozioni negative, ha parlato delle componenti “elettriche” delle emozioni e di come esse agiscono nella dinamica cerebrale,il che, anche senza volere insistere troppo, richiama fatalmente la terapia elettroconvulsivante, detta comunemente elettroshock. Honnyi soy qui mal y pense, (sia svergognato chi pensa male), per citare la famosa frase pronunciata dal re inglese Edoardo III quando alla sua amante era caduta una giarrettiera, ma non credo di essermi discostato troppo dal vero ventilando tale interpretazione della conferenza cui accennavo, che è solo un esempio tra i tanti di questa “ri-psichiatrizzazione” del contesto sociale e culturale attuale, non solo in Italia.  Eugen Galasso

Psichiatria in televisione – Eugen Galasso




“Sabato mattina, giorno 21 ottobre, RAI 1, si parlava senza alcun contraddittorio, senza alcuna critica o messa in discussione, di “malattie mentali” (sic!). Come se neppure la legge 180 fosse mai passata, come se il concetto fosse comunque dogmaticamente da accettare. Come si parla di scompenso cardiaco, di sinusite o tonsillite, di tumore di qualunque tipo, di enfisema polmonare etc, cosi’ bisognrebbe parlare, secondo i programmisti e gli esperti invitati al programma, anche di “malattia mentale”, dove sovvengono le antiche (ormai) categorie kraepeliniane, come se nel frattempo non fosse successo nulla, né Laing,  né Cooper, né lo stesso Basaglia, né Guattari né altri (Vittorino Andreoli, persino), per non dire di Thomas Szasz o Giorgio Antonucci avessero mai proposto relativizzazioni e anzi negazioni del concetto stesso, come se la psicanalisi fosse non diremo un optional ma una sorta di pseudosoluzione a problemi da risolvere solo con l’accetta della psichiatria.  Non so (anche perchè non avevo tempo di continuare a seguire la trasmissione) se ciò dipenda dalla nuova programmazione RAI dell’attuale governo Meloni o se sia un semplice “errore di comunicazione”, ma certamente qualcosa non va, se si propongono al “popolo bue” (questo è il target, da sempre, di RAI 1, a quanto e’noto) diagnosi e terapie di “vecchia scuola” per malesseri che non sono curabili con psicofarmaci o peggio….”:   Eugen Galasso

Pubblicato il 25 October, 2023
Categoria: Notizie

La congiungivite di Bergonzoni – Eugen Galasso






Decisamente anche l’attore/autore teatrale, ma anche di vari libri Alessandro Bergonzoni è decisamente contrario  alla ghettizzazione o comunque alla considerazione “altra” di chi è stato/a ingiustamente etichettato/a come “diverso(a)”, “pazzo(a)” o simili. Frequentatore di manicomi da prima della “famosa legge 180” che avrebbe abolito i manicomi, comunque le strutture chiuse, in quanto andava a trovare un amico considerato “folle”, Bergonzoni afferma invece la necessità di una “congiungivite” (non congiuntivite, che e’ un’affezione oculare), ossia la necessita’ di immedesimarsi nell’altro, di superare lo stacco tra sé e l’altro, mentre nella nostra società domina invece una “pazzia 2 o  3 o 5”, quella di governanti a cui non importa che muoiano in mare tanti migranti di un giudice che stigmatizza qualcuno come “folle” etc. Sostenendo la necessità di superare la mera empatia (“sentire con l’altra persona”) andando invece verso l’immedesimazione, Bergonzoni è sostenitore accanito della non scissione tra i problemi della persona e quelli dell'”altro” (altra), contro lo stigma che condanna qualcuno come “pazzo”, “folle” etc.  Con molti funambolismi verbali (ma e’giusto interrogarsi sul linguaggio , sul suo spesso totalmente desemantizzato) e forse conoscendo gli scritti dei grandi antipsichiatri o “non psichiatri” come Laing, Cooper, Szasz, Antonucci, anche dialogo, in una conferenza-spettacolo svoltasi il  10 ottobre, giornata della “salute mentale” insieme con Antonio Vigano’, fondatore e direttore del “Teatro della Ribalta”, dedicato a ogni forma di diversabilità,  Bergonzoni, insieme ad altri/e contribuisce a smontare il pregiudizio, duro a morire, relativo a “follia”, “pazzia” etc.. Importante che il “pubblico”, dopo aver riso alle battute del comico, rifletta.    Eugen Galasso

Pubblicato il 11 October, 2023
Categoria: Notizie

Sulla psichiatrizzazione – Eugen Galasso






Che vari eventi teatrali e parateatrali in varie realtà’ italiane (e non, certo) siano dedicate alle emozioni appare certamente positivo, specie se pensiamo alla pessima gestione di determinate emozioni (ma diremmo meglio “pulsioni”), in molti casi, che inducono soprattutto , anzi quasi unicamente maschi alla violenza carnale.  Che questo, dunque avvenga ha un senso e va bene; meno bene che tali conferenze, pre-spettacolari o meglio prodromiche a forme di “spettacolazione” (variamente esplicantesi) siano tenute unicamente o quasi unicamente da psichiatri insospettisce, quando notoriamente l’ambito che le studia è la psicologia (eventualmente anche la sociologia e l’antropologia culturale, per spiegare le diverse manifestazioni delle emozioni nelle diverse culture mondiali) e non la psichiatria, dove tale ambito “scientifico” specifico è ancora rivolto alle forme definite “patologiche” e come tali da “gestire”-“curare”, dove la terapia e’ spesso ancora sempre e solo quella tradizionale, dagli psicofarmaci alla terapia elettroconvulsivante, leggi elettroshock.  Che tale fatto si leghi, in Italia, alla proposta di leggi miranti tout court alla castrazione chimica invece che alla dura quanto necessaria punizione, finalizzata però alla “rieducazione” per chi compie atti di violenza carnale esprime ancora una volta un ‘impostazione repressiva e non rieducativa, dove tale “rieducazione” (che si dovrebbe attuare dove non ci sia stata previamente un’opera “educativa”, dove cioè siano state carenti o comunque fallimentari  le agenzie educative, come la famiglia e la scuola, ma anche le “moderne agenzie educative” (ossia i mass-media) dovrebbe sconcertare e indurre a controproposte che abbiano un senso come anche la possibilità di essere approvate e messe in pratica. 

                  Eugen Galasso

Pubblicato il 14 September, 2023
Categoria: Eventi

Recensione: Foucault in California, Simeon Wade – di Eugen Galasso



Succede che qualche libro attiri-sconcerti-dopo qualche “ragionevole dubbio” torni ad attrarre l’attenzione. Personalmente mi è successo con questo “Foucault in California. Un viaggio filosofico e lisergico” di un oscuro professore di storia in alcuni atenei californiani, moto nel 2017 a 77 anni,  uno dei protagonisti, a quanto pare, della scena gay di quel particolare Stato “autonomo” degli USA e “di sinistra” (ma ha avuto come governatori Ronald Reagan, prima che diventasse presidente della Federazione e anche Arnold Schwarzenegger piu’di recente) e promotore di tips lisergici (ossia, per chi non se ne occupa, a base di acido lisergico). Ora, chi scrive, da un  lato ha divorato tutti i libri di Timothy Leary, teorico-profeta dell’LSD a livelo teorico (sul piano chimico chi lo ha isolato è stato Albert Hoffmann), dall’altro è contrario a tutte le droghe (per convinzione, ma forse anche perchè a suo tempo vittima di un “atroce scherzo” da parte di ex-comapgni di scuola), e poi, ancora, quando si tratta di Foucault, come di Deleuze, “stravede” considerandolo colui che ha demistificato i meccanismi del potere, ma anche e soprattutto  come il pensatore che, come ha scritto qualcuno, “si è occupato  di follia e di carceri, mettendo in soffitta le questioni metafisiche” . Ed ecco che il libro di Simon Wade, riscoperto da Heather Dundas (cfr. il libro citato, Miano, Blackie Edizioni, 2023 e relativa prefazione della Dundas) ci conferma il sincero impegno di Foucault (non avevamo dubbi, peraltro) per la demistificazione del sistema psichiatrico e di quello carcerario, votato il primo alla condanna di chi pensa e agisce in modo non conforme a quello della maggioranza piu’o meno silenziosa quanto funzionale al potere e il secondo, di conserva, votato non alla rieducazione ma alla mera condanna in carcere, senza attenuanti neppure per chi “ruba un pezzo di pane per fame”. Così Foucault (conversazione con gli studenti della Claremont Men’s College, a pp.132-151 -l testo/conversazione è del 1975, quando  Foucault era visinting prof. negli USA) rifiutando di definirsi “filosofo” o “storico” (e implicitamente anche antropologo culturale o sociale, come si dice negli USA, o sociologo) afferma: “non credo che il problema sia sapere chi abbia osservato questo discorso, quale fosse il modo di pensare o di percepire la follia da parte della coscienza delle persone durante un periodo particolare , ma piuttosto di guadare il discorso sulla follia, le istituzioni legate alla folla, il modo in cui le persone sono state escluse perchè non avevano un lavoro o erano omosessuali e via dicendo” (op.cita, p.134) e ancora: “Allla fine del diciottesimo secolo, la società ha elaborato un sistema di potere non piu ‘basato sull’esclusione , ma sull’inclusione all’interno di un sistema in cui  tutti si trovano collocati, controllati, osservati giorno e notte, in cui ognuno è legato alla propria identita'”(ibidem, p.135).    Ecco come Foucault ci mostra i meccanismi del manicomio e quello della prigione, partendo dal panopthicon di Jeremy Bentham, inserendosi nella piccola ma importante schiera di autori come Deleuze, Guattari (con qualche contraddizione, però come noto…), Szasz, Antonucci, Cooper, Laing (ma, rileva Foucault in questo testo, più discorsivo, quest’ultimo era rientrato quasi in senso alla psichiatria tradizionale) che, con diverse competenze e partendo da diversi angoli visuali, demistificano i meccanismi di controllo del pensiero. Chiarisco quanto avevo affermato sulla metafisica: essa è sempre stato strumento normativo, di potere, mentre la mistica e l’intuizione, anche creativa (arti etc.)s fuggono al controllo.  Eugen Galasso

Pubblicato il 1 April, 2023
Categoria: Notizie

L’Amministrazione di Sostegno: diverse interpretazioni

Il testo si commenta da solo, ma certo, si tratta di un attacco assolutamente in linea con le volonta ‘repressive’ del nuovo esecutivo, tra l’altro con un attacco senza alcuna remora, chiaramente forte di protezione politica assicurata a priori, nel senso dell'”ordine” ad ogni costo, naturalmente tenendo conto del fatto che le persone colpite anche da interventi come questo sono “socialmente svantaggiate”, anzi diciamo pure la parola expressis verbis, proletari e proletarie. Il progetto di chi scrive testi simili e ‘ispirato’ a “loi et ordre”, “ley y orden”, “law and order”, “Ordnung und Gesetz”, senza minimamente tener conto delle persone come tali.  Espressioni come “apodittico”, “sognatori” etc. sono un chiaro  segno rivelatore e retaggio culturale della psichiatria repressiva e di chi, invece sogna il ritorno tout court ai “manicomi criminali” senza se e senza ma, invero mai aboliti, come sappiamo, veramente ma solo “addolciti”.   Eugen Galasso

 

ps: riferimento al post di P.Cendon dal titolo “L’ART. 12 DELLA CONVENZIONE ONU 2006 SULLA DISABILITÀ C’ENTRA FINO A UN CERTO PUNTO CON L’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO – PAOLO CENDON”

Pubblicato il 16 November, 2022
Categoria: Testi

“Consuelo” di Geroge Sand: romanzo di un visionario – Eugen Galasso




Nel suo “Consuelo”, romanzo storico, ma non solo, e roman fleuve (romanzo-fiume, 900 pagine) del 1843, la scrittrice che possiamo definire lato sensu “romantica” e  femminista George Sand (1804-1876) parla anche e direi soprattutto di telepatia, visioni, preveggenza e sogni premonitori, dove il personaggio maschile centrale, Albert, è un “visionario”, che molti nella sua stessa famiglia considerano un “alienato”, ma persino al momento della sua morte, a parte una straordinaria ricostruzione storico-culturale è capace di mettere in scacco il medico “voltairiano” che lo “cura”, che non capisce nulla della sua personalità, della sua psiche, di come egli veda e “anteveda” avvenimenti e di come la sua capacità intuitiva superi di gran lunga le capacità attribuite di solito a chi è “nella norma”. All’epoca della scrittrice francese, era viva solo la “frenologia” (espressamente citata, mentre non lo è lo scienziato Gall, tedesco, di una famiglia di origini italiane, Gallo) di Franz Gall, morto nel 1828, innovativa rispetto alla psicologia precedente che parlava-molto “metafisicamente” di “fluidi”, studiava, con le poche  conoscenze allora a disposizione, della struttura cranica, di disposizioni innate relative a tale struttura cranica, ossia dipendenti da esse. Se vogliamo,la Sand si muove soprattutto contro il razionalismo illuministico, entro cui si muoveva il citato Gall ma è indubbio che essa rivaluti funzioni e capacità che, dopo la psicanalisi,  oggi anche le neuroscienze studiano e considerano come esistenti, anche se certo non nel modo proposto ormai quasi due secoli fa dalla Sand. Pur se in modo molto “ampio” e quasi metaforicamente, possiamo considerare questa come altre opere dell’autrice anticipatrici di quanto Giorgio Antonucci e con modalità differenti Thomas Szasz hanno teorizzato scientificamente, ossia la totale negazione del “mito psichiatrico”.  Eugen Galasso

Pubblicato il 1 September, 2021
Categoria: Testi

Processo all’intimità sessuale di una giovane interdetta – Eugen Galasso








Facebook: https://www.facebook.com/events/338069837944409?ref=newsfeed



Diritti alla Follia: https://dirittiallafollia.it/2021/07/02/processo-allintimita-sessuale-di-una-giovane-interdetta-presidio-al-tribunale-di-firenze/?fbclid=IwAR0lWPjMSfZqRgOtu_x9qM9mNby75HUSRGbU3xzZpfPjIgnVzqYEq14Gun0


L’associazione radicale “Diritti alla follia” promuove, il giorno 16 luglio a Firenze,  
un presidio davanti al tribunale di Firenze in difesa di Jeanette A. Fraga, che avrebbe incoraggiato la figlia, cittadina italiana,  considerata “interdetta” ad avere rapporti sessuali con il compagno (che, peraltro, è tale da 10 anni). L’accusa alla signora Fraga è grave, di “concorso in violenza sessuale”, il che è veramente assurdo, considerando il fatto che siamo (o saremmo?) in uno Stato che garantisce la libertà dei singoli individui, laico, quindi libero da “religioni di Stato” e simili. La tematica della libertà di amare, dunque anche in chiave di rapporti sessuali (la quaestio se l’amore implichi anche l’esercizio della sessualità sembra vetusta, ma se pensiamo che in psicanalisi, due teorici e clinici, entrambi di provenienza e scuola freudiana, come Wilhelm Reich -per cui la sessualità implica “direttamente” l’amore e viceversa, dove l’autore critica la “società chiavante” – e Theodor Reik , per cui invece si dà una dimensione dell’amore non necessariamente legata alla sessualità, su questo non sono d’accordo e la fila dei contrasti potrebbe venir allargata, le cose non sono così semplici, salvo che il riferimento alla libertà per l’individuo non dovrebbe essere opinabile, dato anche che i centri autogestiti garantiscono stanze doppie, non singole. Chiaramente si tratta di battaglie di civiltà, nelle quali l’impegno dei Radicali (ma non solo) è acclarato (cfr.anche la recente iniziativa referendaria sulla giustizia tout court) come anche del Centro di Relazioni umane è noto da tempo.   Eugen Galasso


“All’inizio del’92, quando sono arrivata al reparto Autogestito dell’Ospedale Psichiatrico di Imola, c’erano diverse coppie di fatto tra i pazienti. Le coppie si erano scelte nel corso degli anni di manicomio, sotto la minaccia di elettrochoc se scoperti dagli infermieri.
I pazienti dell'”Autogestito”, erano ospiti residenti che aspettavano una sistemazione abitativa all’esterno dell’O.P.; nel frattempo, le coppie di fatto, sotto la direzione del dott Antonucci, erano sistemate in camere doppie per rispetto dei loro bisogni, privacy e condizioni reali della loro vita, piuttosto che dei regolamenti istituzionali.” Maria Rosaria D’Oronzo, psicologa fondatrice del Centro di Relazione umane e membro dell’Associazione Radicale “Diritti Alla Follia”.


Testimonianza di Paride Ugolini, ospite residente del reparto “Autogestito”:
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Approfondimenti: “La chiave comune” di Giovanni Angioli, Editrice la MANDRAGOLA, 2016

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo