“Viva la scienza” – Eugen Galasso




Un ex-compagno di università più vecchio, Cesenate, ex docente di filosofia e storia presso il locale liceo, è generalmente considerato “pazzo” o comunque “strano” perché si infuria  per questioni da nulla (controversia su Coop-Conad, per ex., se ben ricordo) o perché sostiene tesi ”curiose”. In realtà, a ben vedere,  è persona conformista, anzi decisamente tale da attribuirgli quello che Wilhelm Reich chiama “corazzamento caratteriale”- ne fornisco un esempio, a proposito della querelle di questi mesi sul Covid e sulla capacità-obiettività dei virologi, negava esservi quanto invece sembra assodato, ossia che i virologi stessi, abbiano sostenuto tesi (meglio diremmo “ipotesi”) diverse sull’eziologia del virus (le cause, insomma), la sua natura, le diverse modalità per combatterlo) – ecco, per la persona in oggetto, non esisterebbe alcuna controversia, quasi negando l’evidenza di violente discussioni, non solo sulla stampa o in TV ma anche durante convegni etc. Non credo vi sia da aggiungere altro. Rispolverando un positivismo dogmatico e di maniera (questo il mio pensiero a riguardo), questa persona sostiene che anche in questa specifica questione, esisterebbe un “consensus omnium” tra gli scienziati, anche se è difficile sostenere ciò.  Curioso che uno scettico integrale, una persona aliena da ogni credo religiosa, sostenga un “Viva La scienza!” tra l’altro anche anti-storico, visto che i parametri della scienza vengono messi in discussione, epistemologicamente, anche per la matematica, un tempo la più “certa” delle “scienze”.  Non per questo è “pazzo”, anzi, al contrario(?), è forse un involontario teorico (parola grossa, diciamo meglio apostolo) della grigia conformità.   Eugen Galasso

Pubblicato il 12 gennaio, 2021
Categoria: Testi

Giorgio Antonucci: Umanizzare i luoghi della psichiatria – Intervista a Maria D’Oronzo – Il Reparto Autogestito di Imola



https://www.youtube.com/watch?v=BgNl6zmaT9o

In questa nuova intervista ho raccontato di quanto fosse presente l’arte e il divertimento nei reparti di Antonucci. Il titolo, scelto dal Comitato dei cittadini per i diritti dell’uomo, credo voglia richiamare parafrasando, l’idea di Basaglia che era ‘umanizzare il matto’.


Ho raccontato solo il 30% della storia dell’Autogestito. Riporto il commento all’intervista di Giovanni Angioli sui social media :
Giovanni Angioli: -All’autogestito del Lolli ogni momento era quello giusto per fare intrattenimento con i pazienti. Giorgio Antonucci era un vulcano di idee. Un giorno mi disse : domani arriva un gruppo di musicisti giapponesi che fanno quattro spettacoli in Europa per l’Italia hanno scelto il nostro reparto . Fu un pomeriggio favoloso ma la cosa che ci sorprese di più di che chiusero il concerto i tornando Romagna mia. Un’altra volta Giorgio mi disse: ho incontrato Francesco Bacini gli ho chiesto se fosse disponibile a venire a fare un concerto nel nostro reparto, mi ha detto che appena si libera dagli impegni ci contatterà. Non tardò molto. Venne un pomeriggio e dedicò il concerto ai ricoverati, non solo del nostro reparto ma di tutto l’ospedale. In quell’occasione parteciparono anche molte persone dalla città e fu un modo anche per fare conoscere il nostro lavoro a chi non si era mai domandato cosa fosse un ex reparto psichiatrico . Questo per ricordare alcuni degli avvenimenti svoltisi a favore dei nostri degenti.-
Mostre di scultura e pittura concerti di clavicembalo e musica pop, concerti per pianoforte, anche un concorso di bellezza ‘ Miss over ‘50’.




L’intervista su YOUTUBE https://www.youtube.com/watch?v=BgNl6zmaT9o


grazie al Comitato dei Cittadini per i Diritti dell’Uomo

Pubblicato il 4 gennaio, 2021
Categoria: Notizie, Video

Trattamento sanitario obbligatorio e COVID – Eugen Galasso






Sentire il Presidente del Consiglio, evidentemente non a conoscenza della questione TSO (trattamento sanitario obbligatorio) parlare del non ricorso a questo strumento per un eventuale obbligo vaccinale, ovviamente contro il COVID, sconcerta sia per i toni, sia soprattutto per la palese ignoranza del fatto, gravissima per il capo del governo. Una norma estremamente discutibile, palesemente di stampo autoritario, usata dalla politica dell’epoca (Legge “Basaglia”, anche se Franco Basaglia ne negava la paternità, va ricordato) quale contrappeso alla”chiusura dei manicomi”, invero non realizzata, dovrebbe sparire dal vocabolario, anche perché Conte non ha parlato di “uso metaforico del termine”, ma lo ha usato senza remora, il che, ancora una volta, appare grave sia per l’ignoranza della cosa, sia per la tacita approvazione (sempre ammesso che sappia qualcosa della disposizione specifica) del TSO e del suo indiscriminato.       Eugen Galasso

Pubblicato il 15 dicembre, 2020
Categoria: Notizie

Maria D’Oronzo: III° Convegno Associazione Radicale – Diritti alla follia -





https://www.youtube.com/watch?v=Uos860Tc-PE&fbclid=IwAR0by-PUILwnjUEGnAUYBVt4PJUVISkakwpJCQj7OCbobVJbGIvwrqlBV74


3° Congresso Associazione Radicale Diritti alla Follia,
24 ottobre 2020 – sessione del pomeriggio.

Pubblicato il 24 novembre, 2020
Categoria: Notizie

Maria D’Oronzo – Intervista: Gli psichiatri ordinavano i T.S.O., ma Antonucci risolveva senza. Come faceva?






https://www.youtube.com/watch?v=UKYI0rJFy9Y

Pubblicato il 20 novembre, 2020
Categoria: Notizie, Video

Stefania Guerra Lisi:3°Congresso associazione Radicale Diritti alla Follia ottobre 2020 (pomeriggio)





href=”https://www.youtube.com/watch?v=WnG7G4Fd10w&feature=youtu.be


Bellissimo intervento, dove essendo partita dalla capacità autotelica dell’individuo in relazione con il “grembo sociale” e senza, in apparenza, aver toccato la critica , se vogliamo “foucaultiana”, ai poteri e al loro consolidarsi con e nell’imposizione di”saperi”, intesi come modi di comportamento, in realtà
è riuscita perfettamente a centrare il problema:diritto all’essere altro, anche esplicantesi quale”diritto alla follia”, inter cetera(ossia n+ 1 possibilità).

Pubblicato il 18 novembre, 2020
Categoria: Video

Paola Torsello : In ricordo di Giorgio




(Giorgio Antonucci con un paziente del reparto di neurologia “Centro di relazioni umane” a Cividale del Friuli, 1968)


24 febbraio 1933 – 18 novembre 2017
Giorgio manca immensamente da tre anni.
Giorgio è il professore Antonucci, ma lui si faceva chiamare per nome e si faceva dare del tu.
Lui accorciava lo spazio dei rapporti, anche dei rapporti medico-persona, li rendeva umani.
Restituiva alle persone il diritto alla sofferenza, così come dovrebbe essere ma non sempre lo è.
Al contempo non risparmiava uno sguardo concreto sul disagio politico delle istituzioni, dell’ambiente, della collettività, della storia.
Il professore Antonucci è stato un uomo che ha vissuto la sua vita e la sua professione per affermare giustizia, chiarezza e ben-essere, adoperando l’ascolto e instaurando il dialogo come unico strumento di ‘cura’.
È stato il solo medico al mondo ad aver lavorato in manicomio senza mai usare strumenti psichiatrici.
Il solo al mondo a non aver mai fatto un Trattamento Sanitario Obbligatorio e, il suo impegno, era sempre rivolto alla critica e all’inutilità bestiale delle coercizioni, in ogni tipo di istituzione.
Lui ha restituito consapevolezza e libertà alle persone col ‘solo’ uso delle Relazioni Umane e della creatività.
Lui è stato un insegnamento fertile per tutti noi, ovvero per chi ha voluto aprire uno sguardo su un Fare differente rispetto una realtà già impostata, realtà da de-costruire e rendere vitale.
Non elenco i suoi premi internazionali e il rumoroso silenzio di certe istituzioni alla sua vita professionale e alla sua memoria… ma esistono le numerose testimonianze a dimostrare e a dirci che si può fare molto diversamente…
Ringrazio Maria D’oronzo, sua preziosa collaboratrice e una cara amica sempre presente al bisogno, per avermelo fatto conoscere; la ringrazio anche perché col suo lavoro di donna e di psicologa, prosegue a diffondere la stessa libertà e lo stesso rispetto che ha condiviso e praticato insieme a Giorgio. Paola Torsello



(La foto di Piero Colacicchi fu uno “scatto rubato” durante la prima visita della popolazione della montagna reggiana al manicomio di San Lazzaro di Reggio Emilia. Erano delle calate in manicomio per denunciare le condizioni dell’Ospedale Psichiatrico. Nella foto si vede un bambino legato a una panca e al suo fianco Giorgio Antonucci)

Pubblicato il 18 novembre, 2020
Categoria: Notizie

Renato Foschi – Conversazione con Giorgio Antonucci





Giorgio Antonucci (1933-2017) intervistato da Renato Foschi per il volume “La libertà sospesa. Il Trattamento Sanitario Obbligatorio, psicologia psichiatria diritti, Fefè editore, Roma, 2012″.
Antonucci, allievo di Roberto Assagioli, è divenuto uno dei massimi esponenti dell’antipsichiatria italiana. Nel corso dell’intervista toccherà tutti i punti inerenti la storia della propria pratica: rifiuto dei ricoveri coatti, poi trattamenti sanitari obbligatori, liberazione dal pregiudizio della diagnosi, psicofarmaci.


https://www.youtube.com/watch?v=TdFaQ1GW64c&fbclid=IwAR2iGW-c0sUOOPgti0wca6glzMey8jOAHnMnfyeon_w2Q0pF-KMzc3j-lcE&app=desktop

Pubblicato il 13 novembre, 2020
Categoria: Audio, Testimonianze

Psichiatria del Covid 19 – Eugen Galasso





In occasione della prossima “Giornata della salute mentale”, nuova “stretta” di psichiatri e farmacisti per sostenere la lotta, considerando tout court la “depressione” come una malattia anche organica, contrariamente a tesi pur ampiamente documentate, come quella del dottor Giorgio Antonucci e di Thomas Szasz, che ne negavano l’esistenza, appunto, quale “malattia acclarata” e “documentata”. Sostenere, in particolare, che la “depressione” non solo ha conseguenze organiche (in particolare in ambito cardiovascolare) e che essa  può essere determinata e comunque trovare una concausa nel Covid 19 significa non solo ricadere nel più pesante organicismo, ma anche ri-psichiatrizzare o psichiatrizzare ex novo chi semplicemente ha paura, timore, vuole “premunirsi”, ossia manifesta atteggiamenti ”reattivi” comunque utili rispetto a una pandemia invasiva, pericolosa, la cui eziologia è comunque ancora in gran parte ignota, come purtroppo anche le terapie per sconfiggerla.   Eugen Galasso 

Pubblicato il 12 ottobre, 2020
Categoria: Testi

“Il pregiudizio psichiatrico” di Giorgio Antonucci – Recensione di Giuseppe Aiello






Il pregiudizio psichiatrico • Eleuthera• 176 p. • E 15,00


<Situazioni simili le avevo già viste dappertutto, ma ora mi trovavo nella condizione particolare di doverle affrontare di persona e praticamente da solo. Nel reparto 14, se si eccettuano la lobotomia e la lobectomia, erano in atto su ogni singola persona tutti gli interventi teorizzati dagli psichiatri (…).Esistevano mezzi di contenzione fisica di ogni genere, dalla camicia di forza alla maschera di plastica per impedire alle pazienti di sputare; venivano usati i tre fondamentali tipi di shock, vale adire le iniezioni endovenose di acetil-colina [...], le applicazioni di elettro-shock (…), la provocazione di comi insulinici; si usavano tutti i tipi di psicofarmaci; si praticava l’alimentazione forzata…>.
In tempi di delirio totalitaristico-sanitario arriva quantomai opportuna la ri-stampa di uno dei testi fondamentali della critica alla psichiatria, quanto di più lontano sì possa immaginare dall’elucubrazione teorica di un accademico chiuso nella sua torre d’avorio. Antonucci infatti aveva passato decenni a lavorare con i “matti”, dentro i manicomi, a liberarli dai lacci fisici e da quelli chimici, prima e dopo la celebre 180, detta anche “Legge Basaglia”. Nell’ultima parte della sua carriera il medico toscano, che con Basaglia aveva collaborato, si diede a pubblicare il racconto delle proprie esperienze e a formulare compiutamente la sua visione dell’ideologia psichiatrica, un pezzo fondante del sistema repressivo privo secondo l’autore, di alcun contenuto scientifico. Antonucci racconta le lotte degli anni ’60, quando a Cividale del Friuli arrivò uno spropositato schieramento di polizia e carabinieri a chiudere il reparto di Edelweiss Cotti, reo di offrire un’alternativa praticabile al manicomio carcerario, i contrasti con gli uomini di partito, lo strenuo, incessante tentativo di restituire umanità e individualità a persone schiacciate da un apparato determinato a renderle con ogni mezzo silenziose, innocue e inesistenti, e infine l’opposizione al dilagare della chimica, nuova camicia di forza. Antonucci è morto tre anni fa lasciando più povero un mondo che di gente coraggiosa come lui avrebbe più che mai bisogno; ci restano i suoi scritti,salvagenti in un oceano in tempesta. Giuseppe Aiello


https://eleuthera.it/files/Antonucci_blowup_20201001.pdf


Blowup. mensile, 10-2020, pag 136, foglio 1

Pubblicato il 7 ottobre, 2020
Categoria: Presentazione

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo