sono nata sotto un sole nero (Giulia) – Giorgio Antonucci – Poesie ( VI parte)






Gli occhi
gli occhi
gli occhi
non li vedono


Gli occhi
gli occhi
gli occhi
non li vedono
non li hanno mai visti


altrimenti non ucciderebbero


La mia disperazione
è cominciata
allora
quando per la prima volta
ho guardato negli occhi


Impossibile
vivere
senza urlare
finchè la gola resiste


Impossibile
vivere
senza
urlare.


———————————————————-


Dopo tre giorni di consegna
perchè non avevo la divisa a posto
ho sfegiato il sergente


ma dico sul serio
avrei voluto ucciderlo
avrei voluto ucciderlo
e l’ucciderei ancora


se potessi
se potessi


Quando mi hanno portato
qui dentro
piangevo di rabbia


Quando mi hanno portato
qui dentro è
piangevo di rabbia


E ancora la rabbia da anni
mi brucia le viscere
e mi consuma il cervello


e ancora
la rabbia
la rabbia
da anni
da anni
mi brucia
le viscere
e mi consuma il cervello


Dopo tre giorni di consegna
perchè non avevo la divisa a posto
ho sfregiato il sergente


E ancora la rabbia da anni
mi brucia le viscere
e mi consuma il cervello.


Dopo tre giorni di consegna
perchè non avevo la divisa a posto
ho tirato un coltello


in direzione del sergente
in direzione del sergente
in direzione del sergente


ma purtroppo
ma purtroppo
ma purtroppo
non l’ho preso
ma purtroppo
non l’ho ammazzato


Dovevo ucciderlo
Dovevo ucciderlo


Dopo tre giorni di consegna
perchè non avevo la divisa a posto
ho tirato il coltello


in direzione del sergente.


—————————————————


La testa fra i ceppi


Li hanno modellati
per i pazzi


a forma
concava


sul modello del cranio


Certamente non possono
essere precisi


Ce ne vorrebbero
troppi


Ce ne vorrebbero
a molte dimensioni


Bisognerebbe tagliarli
con curvature
diverse


Non so se m’intendi
il nostro
lavoro
è un pò complicato


Però io non c’entro
sono
un semplice
sorvegliante


io faccio il mio mestiere


faccio il mio mestiere
e basta!


Ma anch’io ho una testa
per riflettere!


Anch’io
ho un’esperienza


Sono qui da vent’anni
e so
molte cose


Bisognerebbe tagliarli
con curvature
diverse


Non so se m’intendi
il nostro
lavoro
è un pò complicato


Si tratta
di matti!


La testa
capisci?


La povera
testa
malata!


Mi parlava
con aria competente
con atteggiamento da lunga esperienza
con qualche
sguardo
malizioso
con occhiate
d’intesa


La testa
capisci?


La povera
testa
malata!


Se vieni
ti porto
a vedere


ti porto
a vedere
Vincenza


“la nostra
bimbetta”


La chiamiamo così
in modo affettuoso
perchè ci fa pena


perchè l’abbiamo
accolta
qui
da bambina


aveva
quattro anni


Ebbene è malata
è molto malata
ti porto a vedere
vedrai la sua cella


vedrai che è legata


La testa fra i ceppi
a capo del letto


E poi se la sleghi
(ci abbiamo provato!
ci abbiamo provato!)


ti guarda impaurita
(lo sai non capisce)


e cade per terra


e batte la fronte


e grida


e non parla


Mi ha detto il dottore
(un grande scienziato
un grande scienziato
che sa quasi tutto)


tenetela ferma!


perchè la slegate?


Ha male qui dentro
Ha male alla mente
Ha male al cervello


tenetela ferma
tenetela fissa!


Guardate il suo sguardo


Lo sguardo è smarrito


Ha male qui dentro
Ha male alla mente
Ha male al cervello


tenetela ferma
tenetela fissa!


La testa fra i ceppi.


—————————————————


A Primo Levi


Come fai a dire – proprio tu che ne sei stato vittima -


Come fai a dire
che sono parole
che sono opere
non più comprensibili?


Tu dici: Auschwitz non è in noi
Io dico: Noi siamo Auschwitz


Anche noi
Anche noi
Siamo diligenti
Siamo tranquilli
Siamo volgari
Siamo piatti
Siamo indifferenti


E non è l’ira
non è la collera
che ha capovolto
il comandamento
- Tu non ucciderai!


E non è l’ira
non è la collera
che ha capovolto
il comandamento
- Tu non ucciderai!


Continuiamo a vivere
Continuiamo a vivere
sugli esclusi


proprio come Stark
proprio come Heidegger
proprio come Faulhaber
proprio come Eichmann


Continuiamo a vivere
continuiamo a vivere
sugli esclusi


E per me
E per te
E per tutti
risuona
ancora


risuona ancora


La tragica denuncia dell’Apocalisse


- Poichè tu non sei
nè caldo
nè freddo
io ti vomiterò -


—————————–


Eppure noi qui dentro
non possiamo far altro che rantolare
mentre voi ci strozzate.

Pubblicato il 15 marzo, 2017
Categoria: Notizie

sono nata sotto un sole nero (Giulia) – Giorgio Antonucci – Poesie ( V parte)



—————————————————————————————–
La vita per cui sei nato

 

Ti spiegherò io

come funziona

la fabbrica


e sicuramente capirai

e capirai senz’altro

che la tua vita è quella


che quella è

la tua vita


la vita per cui sei nato


D’altra parte

non hai altra scelta


d’altra parte
non hai altra scelta


a meno che tu

non voglia

ribellarti


ma non te lo consiglio


a meno che tu

non voglia

ribellarti


ma non te lo consiglio


Potresti essere solo

Poresti essere ridicolo

tutti ci stanno e tu no:


pensa

che risate!


pensa

che vergogna

per te


pensa

che disagio

per noi


e forse

chi sa? chi sa?


forse

ti porterebbero

via


al manicomio


Ti spiegherò io

come funziona

la fabbrica


e sicuramente capirai

e capirai senz’altro

che la tua vita è quella


che quella è

la tua vita


La vita per cui sei nato


D’altra parte

non hai altra scelta


d’altra parte

non hai altra scelta


a meno che tu

non voglia

ribellarti

ma non te lo consiglio


a meno che tu

non voglia

ribellarti


ma non te lo consiglio


perchè sono ancora

tuo amico


e voglio

continuare

a esserlo


nei limiti del possibile.

————————————————————————-

 

Tensione interna nella testa e nelle membra

Ansia

Capogiro

La morte intravista con paura

e vagheggiata con gioia

Violento desiderio di vivere

e profondissimo desiderio di riposo.

——————————————————————


Se esco da questo squallore

da questo squallore senza nome


da questo squallore

da questo squallore


siamo giovani vecchi bambini


tutti senza futuro

tutti ammassati

tutti isolati


tutti senza futuro

tutti senza tempo


tutti senza futuro

tutti senza tempo


tutti vuoti

tutti vuoti


Li hai visti i manichini?


Li hai visti come sono?

Li hai visti come sono?


Specialmente la sera

Specialmente la sera


quando sembrano ancora

più vuoti


quando sembrano ancora

più vuoti


nella luce finta


nei bagliori delle insegne


che s’accendono


che si spengono


che s’accendono


che si spengono


come i ritocchi

di una campana


che t’impedisce

di dormire


come i rintocchi

d’una campana


che t’impedisce

di dormire


Se esco da questo squallore

da questo squallore


Se esco fuori

mi ammazzo


Per tornare

finalmente

nel nulla


Per tornare

finalmente

nel nulla


Voi direte: gesto insano

di un pazzo

fuggito

dal manicomio


Io non so perchè il sole

non scappa


Come fa a sopportarvi?

Come fa a sopportarvi?


——————————————————————-

I miei occhi non vedono

Le mie labbra

Le mie labbra

Le mie labbra tremano

e loro colpiscono ferocemente


Se la testa mi duole

Se la testa mi duole

Se la testa mi duole

le mie labbra tremano

e loro colpiscono ferocemente


Se non grido mi picchiano

e se grido

e se grido


Se la gola si stringe

Se la gola si stringe

Se la gola si stringe

Se la gola

Se la gola

Se la gola si stringe

non solo loro che strozzano


Mi strozzava l’angoscia

già da prima


Io capisco

capisco

capisco

capisco

Ma non posso parlare


Io non so che succede


Non ricordo che cosa


Se potessi

Se potessi


Se potessi spaccare

la mia fronte


correrei contro il muro

e sarebbe un sol colpo

nella cella di pietra

dove vivo da anni.

——————————————————————-


Non dobbiamo

leggere

la storia

con animo

spassionato


Dobbiamo leggerla

con la disperazione

col furore

con la rivolta


Dobbiamo leggerla

con le passioni

che ci consumano.

——————————————————————–


L’ordine è uccidere


uccidere sempre

uccidere in qualunque condizione


uccidere tutti


uccidere gli ebrei

uccidere gli slavi

(ci vorrà molto tempo per sterminarli tutti!)

uccidere i comunisti

uccidere i disertori

uccidere gli incerti

(il dubbio è delitto contro il partito!

il dubbio è una debolezza imperdonabile!)


L’ordine è uccidere


uccidere sempre

uccidere in qualunque condizione


uccidere tutti


E noi uccidiamo

E noi uccidiamo

E noi uccidiamo tutti

E noi uccidiamo in qualunque condizione

e noi uccidiamo


Io ho sparato

ho sparato

ho sparato

ho sparato e continuo a sparare

anche se la testa mi duole

anche se la testa

anche se la testa

anche se la testa mi duole


Se la testa mi duole

22 Ottobre 1941

Dopo la ricognizione delle strade

effettuata personalmente dal comandante

della prima brigata

fanteria SS.

le unità proseguono

la marcia

in direzione Konotop.


Le condizioni delle strade

continuano

continuano

continuano a mantenersi

eccezionalmente cattive


Anche se la testa mi duole.

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Pubblicato il 11 marzo, 2017
Categoria: Notizie

nata sotto un sole nero (Giulia) – Giorgio Antonucci – Poesie (IV parte)






Se tu batti un colpo fuori tempo
(come il timpanista bizzarro) tutti
gli altri ti saltano addosso come
tigri, e tu devi sperare che ti
sbranino nel minor tempo possibile.
Non importa se quel colpo fuori tempo
era proprio quello che ci voleva.


——————————————————



La prima volta ho fatto il saluto
e mi sono messo a ridere
e mi hanno sbattuto in carcere


La seconda volta ho fatto il saluto
e mi sono messo a ridere
e mi hanno sbattuto in manicomio


Ora dopo tre anni di manicomio
continuo
a fare il saluto
e a ridere


Dicono che sono pazzo


Invece i sani di mente
continuano
a fare il saluto
senza ridere.


————————————————-


Attimo per attimo dubitavo di me stesso
fino a ridurmi al silenzio.


———————————————–


Ero troppo malinconico
Indifferente a tutto


Ma cinque giorni
di cura
mi sono bastati


Ero troppo malinconico
Indifferente a tutto


Ma cinque giorni
di cura
mi sono bastati

Una cella di cemento
un letto puzzolente
una ciotola di legno
un pigiama giallo
un cortile per la passeggiata


Ero troppo malinconico
Indifferente a tutto


Ma cinque giorni
di cura
mi sono bastati


Ero troppo malinconico
Indifferente a tutto


Ma cinque giorni
di cura
mi sono bastati


Ho strozzato il guardiano
Gli ho stretto la gola


Erano anni che non provavo
una gioia così grande


Erano anni che non provavo
una gioia così grande


Ero troppo malinconico
Indifferente a tutto


Ma cinque giorni
di cura
mi sono bastati


Ero troppo malinconico
Indifferente a tutto


Ma cinque giorni
di cura
mi sono bastati.


————————————————————

Le mie passioni mi hanno fatto vivere e le mie passioni mi hanno ammazzato. J.J. Rousseau


Le continue pericolose incertezze della coscienza tra l’incontro sempre rinnovato coi più difficili problemi della vita pratica e le tentazioni della fuga nell’immaginario fino all’inattività più completa, o le tentazioni della rivolta furibonda fino alla violenza più feroce e incontrollata. Da una parte la soffocazione e l’oppressione sociale sempre più intollerabili dall’altra le grandi complicazioni della vita interiore.


——————————————————-


Un cavallo nel cielo
l’ho veduto sul serio


Ma non c’erano allora
in quel grande momento
e non mi hanno creduto


Ma non c’erano alora
in quel grande momento.


——————————————————–


Incontro al manicomio di Volterra


Avevo otto anni
otto anni
otto anni
quando mi hanno sbattuto
qui dentro


quando mi hanno sbattuto
qui dentro
con la violenza


E ora quanti anni hai?
E ora quanti anni hai?


Minuto per minuto
Ora per ora
Giorno per giorno
Le notti a occhi spalancati
I giorni senza fine


Le notti a occhi spalancati
i giorni senza fine


E’ passato troppo tempo


E ora quanti anni hai?
E ora quanti anni hai?


Le notti a occhi spalancati
I giorni senza fine


Le notti a occhi spalancati
I giorni senza fini


E’ passato troppo tempo


Ma non li hai contati
i tuoi anni?


E perchè avrei dovuti contarli?


————————————————-


Diverse volte ho sognato una parete
tutta bianca – ma era una vera parete
impenetrabile o era un fascio di luce? -
e davanti ad essa mi trovavo completamente
disorientata e cadevo in una paura tremenda,
che mi abbandonava solo al risveglio.


——————————————————–


Tra la panca
inchiodata


e le mure
umide

mangio
i rifiuti
che mi danno

quando
alla svelta

senza voltarmi
le spalle

mi portano
la ciotola
di legno

Non corro
con la testa
contro il muro

perchè la cella
è troppo corta
per fracassarmi

Non picchio
gli infermieri

perchè sono in due
perchè sono più forti

Non corro
con la testa
contro il muro

Non picchio
gli infermieri

Troppe volte
la testa mi doleva
le forze non mi bastavano
la voce
che non c’era

la voce
che non c’era

la voce
che non usciva
dalla stretta della gola!



mi hanno
maciullato
di botte

mi hanno
maciullato
di botte

la voce
che non usciva
dalla stretta della gola!

Nessuno
mi parla più

tolto mia sorella
che viene durante la notte

Nessuno
mi parla più

tolto mia sorella
che viene durante la notte
e nessuno lo sa.

Nessuno
può togliermi
mia sorella!

Nessuno!

Tra la panca
inchiodata

e le mura
umide

mangio
i rifiuti
che mi danno

quando
alla svelta

senza voltarmi
le spalle

mi portano
la ciotola
di legno.


———————————————————-

Forse avevo paura
già da prima

Forse avevo nemici
già da prima

Forse ero distrutto
già da prima.


—————————————————————–

Pubblicato il 9 marzo, 2017
Categoria: Notizie

sono nata sotto un sole nero (Giulia) – Giorgio Antonucci – Poesie ( III parte)






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I guardiani del campo


Io volevo ammazzarmi
e me l’hanno impedito
e me l’hanno impedito


Io volevo ammazzarmi
e me l’hanno impedito
e me l’hanno impedito
Senza noi che fareste?


Io volevo morire
e me l’hanno impedito
Senza noi che fareste?
Che fareste?


Mancherebbe il lavoro
ai guardiani del campo.
Mancherebbe il lavoro
ai guardiani del campo
ai guardiani del campo.
—————————————————


Il sole


diventa rosso


ogni sera


perchè si vergogna
il sole
diventa
rosso
ogni sera
perchè si vergogna


perchè si vergogna
di aver
fatto
il giro


di aver
fatto
il giro
di questa
nostra
terra


di questa
nostra
terra
schiava


di questa
nostra
terra
che muore


Il sole


diventa
rosso


ogni sera


perchè si vergogna


perchè si vergogna
di avere
fatto
il giro
di questa
nostra
terra
di questa
nostra
terra
schiava


di questa
nostra
terra
che muore


Tra le colline
livide di polvere


tra le vallate
aspre di pietre


io ho
lavorato


ho lavorato molto


poi
quando
avevo
lo sguardo
spento


come
un cavallo
stanco


mi hanno
messo da parte
nella paglia


come
un cavallo
stanco


poi
quando
avevo
lo sguardo
spento
come
un cavallo stanco


mi hanno
messo da parte
nella paglia
come
un cavallo
stanco


Il sole


diventa
rosso


ogni sera


perchè si vergogna


il sole
diventa
rosso
ogni sera
perchè si vergogna


perchè si vergogna
di aver
fatto
il giro


di aver
fatto
il giro
di questa
nostra
terra


di questa
nostra
terra
schiava


di questa
nostra
terra
che muore
————————————————————


Non conosco la gioia
da quel giorno


Li ho incontrati
Li ho incontrati per caso?


Mi han detto
ti prendiamo con noi


Mi prendete con voi?
ti prendiamo con noi


Non conosco la gioia
da quel giorno.
—————————————————


Lo so che tutto quello che mi è accaduto
vi è sembrato strano


Ma so anche
che non avete
capito
nulla


Non avete capito nulla e non me ne importa nulla


Vi ho incontrati sulla Neckar e vi ho detto:
non esistono più
i fiumi


Mi avete incontrato sulla Neckar
e volevate sapere
e volevate sapere
e volevate sapere


ma non vi ho risposto
e non vi risponderò


ma non vi ho risposto
e non vi risponderò mai


Mi avete aggredito
e non mi sono difeso


Sapevo anche troppo bene
che sarebbe stato inutile


Mi avete interrogato
e non mi sono difeso


Sapevo anche troppo bene
che sarebbe stato inutile


Mi avete serrato le braccia
e trascinato in Manicomio


e sono venuto senza nemmeno protestare


Non ho protestato
Non ho protestato


Apparentemente
Apparentemente


Mi ero chiuso in me stesso


Mi ero chiuso in me stesso
per sottrarmi
a un’esistenza
divenuta
sempre
più
assurda


Mi avete chiuso in cella
e non mi sono difeso


Sapevo anche troppo bene
che sarebbe stato inutile


Grida pure
vi sarà
qualcuno
che ti risponde?


Grida pure
vi sarà
qualcuno
che ti risponde?


Così diceva
Temanita


Così diceva
Elifaz Temanita
a Giobbe.
——————————————————–


Grande incertezza, inquietudine, senso di
disorientamento.


In sogno corpi che bruciano.
——————————————————-


Vorrei avere la rapidità della luce
per attraversare lo spazio
senza ostacoli


Se la terra avesse la velocità della luce!


Se la luce
Se la luce
Se la luce del sole ci raggiungesse
non saremmo come siamo
sempre disperati
e continuamente feroci


Non saremmo come siamo
sempre feroci
e continuamente disperati


Mi pesano i sassi che ho dentro
mi pesano i sassi che ho dentro


Mi hanno detto – il Sole!
io non conosco il sole
perchè i lupi
la notte
perchè i lupi
la notte
mi spaventano con le loro grida
m’inseguono
mi uccidono
mi divorano


e ridono come nei giorni di festa


Io non capisco
non parlo
non mi muovo
non fuggo


non parlo
non mi muovo
non vedo
aspetto di ritornare
aspetto di ritornare nel sole
per morire
per morire nel fuoco
per morire come sono nato
per morire
per morire come sono nato
per morire nel fuoco bruciando
bruciando
bruciando come i soldati
come i negri
come i soldati
come i negri
come i buddisti
come i bambini


Come i bambini di Londra e di Desdra
come tutti
come tutti nel fuoco
come tutti nelle fiamme di Hiroschima
come tutti nella serenità della morte


Io sono un sasso
sono una torre
sono un uomo di pietra


perchè ho guardato negli occhi
perchè ho guardato negli occhi


perchè ho sputato
perchè ho vomitato
perchè ho battuto la testa nel muro
perchè volevo vivere
e mi sbagliavo
e mi sbagliavo sul serio


e loro lo hanno capito
e mi hanno chiuso qui dentro
e dovrebbero soffocarmi ogni giorno


e dovrebbero soffocarmi
perchè io sono colpevole


colpevole di essere nato
colpevole di vivere
colpevole
colpevole perchè un giorno morirò
e non potrò più gridare
e sarò disperato
senza saperlo.
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Pubblicato il 7 marzo, 2017
Categoria: Notizie

nata sotto un sole nero (Giulia) – Giorgio Antonucci – Poesie (II parte)





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Ma che volete da me?

Io non vi capisco


Io non vi capisco


Voi mi avete insultato
Io mi sono difeso


Allora mi avete serrato le braccia
mi avete serrato i piedi
mi avete inchiodato al letto


Poi il dolore
Il dolore


Il dolore dei colpi sulla testa
Il dolore dei pugni nella pancia
Il dolore dell’impotenza e dell’umiliazione


Il dolore
dell’impotenza
e dell’umiliazione
Più volte
mi avete
soffocato


più volte
mi avete
soffocato


Io non vi capisco
Io non vi capisco


Voi continuate
a insultare
a picchiare
a sputare


Voi continuate
a insultare
a picchiare
a sputare


Ora sono muto
e non so più muovermi
Ora sono muto
e non so più muovermi


Voi quando passate
mi spostate col piede
e mi sputate addosso

Voi quando passate
mi spostate col piede
e mi sputate addosso

Io non vi capisco
Io non vi capisco


Lo so che siete feroci
Lo so che siete feroci


Ma non ho capito perché


Lo so che siete feroci
Lo so che siete feroci


Ma non ho capito perché.

————————————————————


A Ferdinando Faggiani


Ho pensato
Ho pensato


Se ci fossero
Se ci fossero luoghi
Se ci fossero luoghi
dove le persone che vogliono morire
pagano per essere fucilate


Ho spalancato gli occhi
Ho spalancato gli occhi


Avevo questa speranza
Avevo questa speranza


Se ci fossero luoghi
Se ci fossero luoghi
Se ci fossero luoghi
dove le persone
pagano per essere fucilate


non sarei disperato
come sono
non sarei
non sarei
non sarei disperato come sono.

———————————————————–


-Ricordi Barbara
quei giorni
di Montevago

quando eri bella
quando volevi vivere

quando eri libera
quando volevi vivere


quando volevi vivere


Ricordi Barbara
quei giorni
di Montevago?


-La terra è inquieta
Uccidimi ti prego!


La terra è inquieta
la terra è terribile


loro sono finiti
tutti finiti


Uccidimi! Ti prego!


La notte è buia
Il freddo mi fa tremare
e io non posso muovermi


Uccidimi! ti prego!


-Ricordi Barbara
Le sere di Montevago


quando eri bella
quando eri libera
e mi correvi incontro
e mi amavi
con i tuoi occhi di luce?


La luce della luna
La luce della luna


Ricordi Barbara
Come eri viva
Come eri bella?


Ricordi Barbara
le sere di Montevago?


La luce della luna
La luce della luna


-La terra è inquieta
la terra è terribile


tutti che gridavano
sotto le travi
sotto la polvere


Uccidimi! ti prego!


Poi il silenzio


La notte è buia
Il freddo mi fa tremare
E io non posso muovermi


Uccidimi! ti prego!


Poi il silenzio
Poi nessuno.


—————————————————————


Mi rivolgo al sole
come al mio unico amico
per chiedergli di non venire
domattina
a illuminare
me che saltello nel mondo
allegramente
e rido
tra uomini d’acciaio
che tagliano le carni
dei miei fratelli
che per gridare
non hanno più voce.

———————————————————-


A Lionello Mannelli


Mi hanno
mandato
in Russia
a uccidere


uccidere


gelo
del vento


gelo
delle acque
del Don


vetri
rotti
nelle piccole
case
diroccate


vetri
rotti
nelle piccole
case
diroccate


Mi hanno
mandato
in Russia
a uccidere


uccidere


gelo
del vento

gelo
delle acque
del Don

vetri
rotti
nelle piccole
case
diroccate


Mi hanno
mandato
in manicomio
a morire


a morire


gelo
del vento


gelo
delle acque
del Don


vetri
rotti
nelle piccole
case
diroccate


Mi hanno
mandato
in manicomio
a morire


L’agonia di un uomo
non è
nulla


Quello
che conta è il regolamento
- Le regole del campo


tagliatemi a pezzi
ma fatelo
con ordine
con metodo
con precisione


Uccideteli tutti
ma fatelo
con ordine
con metodo
con precisione


L’agonia di un uomo
non è
nulla


quello che conta è il regolamento
- Le regole del campo –


Tagliatemi a pezzi
Uccideteli tutti

Tagliatemi a pezzi
Uccideteli tutti


quello che conta è il regolamento
- Le regole del campo –


Tagliatemi
a pezzi!


Uccideteli
tutti!
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Pubblicato il 6 marzo, 2017
Categoria: Notizie

sono nata sotto un sole nero (Giulia) – Giorgio Antonucci – Poesie ( I parte)




Pubblicazione sulla Rivista “Psico-terapia e scienze umane“, aprile-giugno 1974



I moderni sistemi d’indebolimento o di annullamento della volontà individuale con i metodi psicologici e farmacologici sono molto efficaci e più radicali di tutte le torture antiche e moderne.
Si può togliere il pensiero e la volontà in modo silenzioso rapido e pratico senza bisogno di sporcarsi le mani.
Non c’è bisogno di mutilare, non è necessario uccidere, basta consumare i cervelli fino a ridurli all’assenso costante definitivo, fino a portarli alla sottomissione più completa.
Parallelamente le possibilità di guidare le moltitudini come e dove si vuole sempre senza violenza fisica e senza versare sangue.
Questo uno degli aspetti più minacciosi dell’applicazione della scienza nella civiltà contemporanea e futura.
Una civiltà di tutti i popoli, di tutte le culture, e d’infinite relazioni umane che potrebbero essere l’apertura per un mondo d’infinite libertà e che invece sta sviluppando dal suo intimo un potere d’oppressione senza precedenti.
Questo un problema serio e concreto per uomini che abbiano ancora la capacità di preoccuparsi
. Giorgio Antonucci


<<Nel profondo del nostro
animo
fluttua un’ansia
di donarsi liberamente
a qualcosa di più alto.>>
(Goethe)
A Noris, con ammirazione

<< Noi siamo come malinconici viaggiatori in una sala d’aspetto di terza classe e tra queste pareti bianche e disadorne aspettiamo un treno che non arriverà mai>>.
Scritto sul muro di un manicomio.
—————————————————————-

Se mi ascolti
e mi credi
posso raccontarti
in che modo
sono finita
qui dentro

in che modo
sono finita
qui dentro

posso raccontarti
cos’è accaduto
quando avevo
sedici anni

La mia storia
è molto
semplice

La mia storia
è semplice
e chiara

La ricordo assai bene
e posso parlarne
con serenità
nonostante tutto

Nonostante il ricovero a tradimento
Nonostante gli interrogatori dei primi tempi
Nonostante
gli insulti

Sei agitata!
(io mi ribellavo)

Sei incomprensibile!
(io cercavo di spiegarmi
e di sapere)

Sei pericolosa!
(io mi difendevo)

Nonostante la camerata e il cortile
dove il sole e la luna
concedono poco
per mancanza di spazio

Nonostante i miei anni
senza nulla

La mia storia
è semplice
e chiara

e la ricordo assai bene
e posso parlarne
con serenità

se mi ascolti

se mi ascolti
e se hai il coraggio di credermi

e se hai
il coraggio
di credermi

perché vedi
non mi ha
mai
creduta
nessuno

perché
non mi ha
mai
creduta
nessuno

Ho perduto le gambe sotto il treno

Per loro fu un tentativo di suicidio

Io potrei dirti

forse è successo
per disgrazia

forse volevo uccidermi

Ma che t’importa perché è successo?

Per loro non fu disgrazia
Per loro non fu disperazione

Per loro fu pazzia

loro spiegano
tutto
con la pazzia

e sono venuta qui dentro
e ci resto

e debbo ringraziare l’infermiera
se la mia seggiola a rotelle
viene spinta

dalla cella
al cortile

e dal cortile
alla cella

perché così la mia vita
anche se squallida
non è monotona del tutto

perché così la mia vita
anche se squallida
non è monotona del tutto

Se mi ascolti
e se hai il coraggio di credermi
la mia storia
come vedi
è molto semplice.
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Il mulino di Gemona

L’acqua salta giù dai monti
e fa girare la ruota
fa girare al ruota del mulino

la ruota
gira
gira
gira
e non sa come mai

intanto il grano diventa farina

Il vento salta giù dai monti
e porta via la farina
ma non si sa dove
ma non si sa dove.
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Manicomio di Gemona
400 recluse

Per esempio Bernarda
aveva quattro anni
non la voleva nessuno
l’hanno chiusa qui dentro

Ora ne ha trenta
ma se vuoi
puoi ripassare tra trent’anni
allora ne avrà sessanta

e continuerà ad aspettare
in silenzio.
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Vedendo Gemona dall’orizzonte

tra questi monti
altissimi

non si penserebbe mai
come vivono gli uomini

non si penserebbe mai
come vivono
gli uomini.

Non ti lasciare ingannare
dalla bellezza

(la torre i monti la grande apertura del cielo)

Non ti lasciare ingannare
dalla bellezza

perché la verità
è un’altra.
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Quando sono venuto
mi hanno interrogato
eccetera eccetera
Mi hanno denudato
eccetera eccetera
Mi hanno frustato
eccetera eccetera
Mi hanno sputato
eccetera eccetera
Dovevo cacare e pisciare
nella cella
eccetera eccetera
Nella ciotola di mollica
mangiavo con avidità
una broda da maiali.
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Se tu avessi capito
fino a che punto
l’umiliazione
può distruggere un uomo

se tu avessi capito
se tu avessi capito

sapresti uccidere

sapresti uccidere senza pietà

Tu non mi senti ma io ti voglio dire lo stesso
ti voglio dire
ti voglio dire
che non è il dolore
che non è la tortura
ch’io provo

Ti voglio dire anche se non mi senti
Ti voglio dire che non è paura
non è paura
non è paura

non sono gl’incubi
che attraversano
che attraversano la mia testa
che attraversano la mia cella
e che bruciano i miei occhi
come il fuoco del sole

Ti voglio dire anche se non mi senti
che non ho mai gridato
che non ho mai gridato
per le mie torture
per le mie torture che subisco da anni

Potrebbero tagliare
Potrebbero tagliare
senza farmi nulla

Ma se urlo
Ma se urlo
ma se urlo a pieni polmoni
e vorrei urlare sempre
se mi bastasse la gola
se mi bastasse la voce

Ma se urlo
come un lupo ferito
è la mia umiliazione
che non ha nome
che non ha fine
che non ha vendetta

Se tu avessi capito
fino a che punto
l’umiliazione
può distruggere un uomo

Se tu avessi capito
Se tu avessi capito

sapresti uccidere

sapresti uccidere senza pietà.
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Pubblicato il 28 febbraio, 2017
Categoria: Notizie

Eugen Galasso – Considerazioni sulla mostra “Buffoni, Villani e Giocatori”. Firenze






Buffoni, villani e giocatori alla corte dei Medici, Palazzo Pitti, Firenze.


Il Seicento (anche e soprattutto mediceo a Firenze) è quello della Controriforma, della Guerra dei Trent’Anni(1618-1648), dell’Inquisizione come delle grandi “Rivoluzioni” scientifiche (Galilei, Kepler etc.), come anche dell’interesse per la “deformità”, l’”anormalità”, ciò che sfugge ai canoni armonici della natura e della cultura, gli elementi costitutivi del Potere. Nani e “deformi”,”altri” diventano protagonisti dell’”altro”, appunto, della teratologia, del “mostro” esibito (in seguito verrà esibito come tale nei circhi), di quanto è “incomprensibile” dalla Ragione ma anche da quanto accettato meramente per Fede… Ciò che avrebbe fatto la gioia scientifica di un Cesare Lombroso, è qui visibile e visto a Firenze, in Palazzo Pitti. Giusto Suttens, Olandese fiorentinizzato è qui decisamente molto rappresentato, come anche l’Anonimo Fiorentino, ovviamente coevo di Suttens, ma c’è anche Joseph Heintz il giovane, Tedesco di Augsburg (Augusta) ma quasi sempre vissuto a Venezia, con un”Orfeo agli Inferi-Orpheus in the Underworld” impressionante, pur se non propriamente “attinente” al tema, se non per l’”eccentricità” del tema, dove il quadro, quasi rutilante per gli elementi in color oro (quasi un revival bizantino, pur se sembra impossibile, considerato il décalage temporale), sembra essere un’affiche o addirittura una scena di un musical o al limite di un film. Tematiche disarmoniche, peraltro teorizzate da autori come Torquato Tasso, come Baldassar Castiglione, a dimostrazione dell’irruzione di quanto risulterà troppo duro e inaccettabile per un mondo “razionale” e dominato “secundum rationem”, ma che al tempo stesso inizierà a farsi largo, a divenire non “accettabile”, ma comunque discusso, insinuando “pericolosi veleni” nel ciclo potere-”Ratio”-dominio…pur se poi tutto verrà inglobato e ammortizzato, almeno (beninteso) in appparenza… fino ai tempi nostri, nei quali la “democrazia”, la “tolleranza”, la “scientificità” (e forse bisognerebbe evidenziare la prima lettera di questi lemmi con la maiuscola) sembrano obnubilare quanto non rientra nei loro canoni e dunque “ammortizzarlo”. Ma il “perturbante” torna sempre, nella letteratura fantastica come nelle vicende che caratterizzano la “realtà” o ciò che intendiamo per tale… e quanto definiamo variamente come “incomprensibile”, “perturbante”, “assurdo” è l’ombra della “Follia”, da sempre demonizzata in quanto irriducibile a quanto si intende dominare, “regolare” e – invero – irreggimentare.
Eugen Galasso

Pubblicato il 5 febbraio, 2017
Categoria: Notizie

Il lavoro di Reggio Emilia.

Di Giorgio Antonucci.


La prima volta che arrivai in città (siamo nel 1970) lasciai la macchina per proseguire a piedi fino alla sede dei Centri di Igiene Mentale, ma al ritorno non ricordavo dove l’avevo lasciata e faticai a ritrovarla.
Quel giorno ero venuto da Firenze soltanto per vedere.
Mi aveva invitato Giovanni Jervis a lavorare con lui a Reggio Emilia, dove lui era stato chiamato a dirigere i nuovi servizi psichiatrici della provincia, con lo scopo di evitare per quanto possibile i ricoveri in manicomio intervenendo con nuovi criteri, e con una diversa concezione dei nostri compiti e delle nostre responsabilità di fronte ai cittadini.
Dovevamo aiutare le persone a vivere senza separarle dal loro ambiente e senza sottoporle a interventi di coercizione.
Superare il manicomio significa smettere di ricoverare.
Jervis mi aveva scelto perché aveva visto come nel 1969 avevo impostato il mio lavoro nell’Istituto psichiatrico di Gorizia diretto da Franco Basaglia, dove ero stato incaricato di occuparmi dei reparti di “osservazione donne”. Per me quello di Gorizia era stato un periodo breve ma ricco di significato e di interessanti e utili esperienze.
Jervis e io avevamo avuto anche moltissime discussioni e divergenze ma ci eravamo intesi lo stesso.
Ci sembrava che lo scopo fosse il medesimo. Una divergenza che si sarebbe riproposta anche a Reggio era che Jervis praticava l’uso dell’elettrochoc mentre io ero decisamente contrario tanto che a Gorizia lo avevo tolto dai reparti delle donne dove si usava ancora mentre era stato tolto dai reparti degli uomini allora diretti da Domenico Casagrande.
Jervis sosteneva anche l’utilità della lobotomia specialmente per le persone con stati ossessivi di difficile controllo come mi disse una sera a Gorizia mentre ero a cena a casa sua.
A Gorizia c’era la convivenza di grandi novità e di antiche tradizioni, come è logico aspettarsi dove è arrivato un rivoluzionario che si dibatte dentro le trappole del conformismo e le paure dei conservatori.
L’idea del superamento del manicomio era un pensiero di Basaglia e non degli altri medici, i quali si adattavano per adeguarsi, tra molte incertezze e profondissime resistenze.
Avevano dubbi teorici e inefficienze pratiche. Nessuno poi si rendeva conto di quanto lontano portasse questo pensiero e quali potessero essere le conseguenze nel modo di concepire i rapporti umani, e nel modo di affrontare la convivenza sociale.
Jervis era un buon neurologo, ma a mio parere non era adatto a occuparsi dei problemi pratici della psicologia, e non mi sembrava nemmeno interessato e disponibile per avventurarsi ad affrontare e capire le difficoltà esistenziali. Questa storia si sarebbe vista anche a Reggio.
Non si capisce come mai i medici sono chiamati a occuparsi di psicologia.
Anche questo è un vero equivoco da chiarire.
Lasciata Reggio, nel tornare verso la Toscana, vidi per la prima volta il colle di Bismantova, maestoso e triste, come mi sarebbe apparso molte volte in seguito, quando mi occupavo dei paesi di montagna, che fornivano molte persone al manicomio.

Pubblicato il 21 dicembre, 2016
Categoria: Notizie

Cipriano versus Antonucci – Eugen Galasso



(Mi riferisco ad “A”, novembre 2016, n.411, pp.29-33)

Due premesse: A) La mia non è difesa d’ufficio del dott. Antonucci, che si difende benissimo da solo. Avendo seguito, però, da anni, le vicende di Giorgio Antonucci e di chi lo attacca, credo di avere diritto di intervenire; B) Da non anarchico, però, credo sia opportuno precisare alcune cose.  In primis,  delegando alla dott. Mailardi, psicologa, psicoterapeuta a Roma presso la Fondazione Roma Solidale onlus l’intervista al dott. Cipriano, autore di vari libri (tutti editi da “Eleuthera”, significativamente, casa editrice di cui “A” pubblica la pubblicità – scusate il bisticcio di parole…, mentre di Antonucci ne aveva pubblicato solo uno, per così dire con un “no more” implicito), la rivista “A-rivista anarchica” fa una scelta di campo, ben più che instaurare un dialogo a distanza… Premetto, però, che credo nella sincerità assoluta di entrambi(intervistatrice e intervistato) e lo dico in buona fede, senza alcun “retropensiero” da “Ma Bruto è un uomo d’onore…” (uncle Bil l’immortale, alias William Shakespeare, Giulio Cesare, Atto III°, scena seconda). Certo, anche le domande -”obiezioni” della dott. Mailardi sembrano offrire il destro a risposte-chiarimenti non dico “orientati” (questo no) ma in qualche modo appaiono “facilitanti”. Poi, Cipriano prende apertamente le parti di Basaglia versus Antonucci: assolutamente legittimo e anzi scopre subito le carte, ma è scelta a priori, con toni estremamente duri e dogmatici: “Quello di Antonucci è un discorso che trovo demagogico” (sarebbe da chiarire questo termine, ormai, troppo usato-abusato. Chi dava del “populista” e del “demagogo” a Donald Trump l’ha fatto vincere. Mio inciso). Dire che comunque la sofferenza esiste e che “la libertà l’ha già perduta prima che intervenga la psichiatria con le sue armi di precisione e di repressione” è contraddittorio: prima di tutto non sappiamo se sia vero che la persona abbia già perso la sua libertà (l’autore ci dà ciò come assioma,  quale “articulus fidei”) e poi Cipriano ammette che quelle della psichiatria sono “armi di precisione e repressione”. Segue poi l’argumentum princeps: “…in certi casi, bisogna assumersi la responsabilità di decidere, per quella persona non più in grado di farlo (sic! Se lo fa il dott. Goebbels, però, o comunque tutta la psichiatria istituzionale, poi, sappiamo come va a finire… e.g.). Per cui, io pure revoco, o non convalido, moltissimi trattamenti sanitari obbligatori. Però non contesto lo strumento del TSO”. Ma se questo esiste, viene usato e come… Cipriano lo sa e però difende (ripeto: credo fermamente che sia in buona fede e quindi non creda di farlo) la casta degli psichiatri e chi ne legittima l’esistenza. A Szasz, poi, contesta di “aver fatto una scelta di campo…dedicandosi solo a gente ricca e poco sofferente”. Mi sembra un riduzionismo totale, quanto meno. Non parliamo dell’attacco ad Antonucci, poi, “la cui impresa più rilevante è stata troppo veloce, pretenziosa e controproducente”. Ne è certo, prima di tutto? Sa come si siano svolti i fatti? Ne dubito, in specifico. Lascio ad altri la possibilità di replicare, concludendo solo con la constatazione che il “gradualismo”, in buona fede, di Cipriano, non cambierà nulla a livello normativo  e di prassi clinica.

Eugen Galasso

 

Nota: Eleuthera ha pubblicato diversi libri importanti del dottor Giorgio Antonucci.

Pubblicato il 28 novembre, 2016
Categoria: Notizie

“Cappelli e serpenti boa” di Giorgio Antonucci– Il Piccolo Principe, una storia a fumetti di Enzo Jannuzzi e Antoine de Saint-Exupéry

Excalibur srl





Nelle prime pagine del Piccolo Principe che Vincenzo Jannuzzi ha riproposto a fumetti, il bambino vede il serpente boa, mentre l’adulto vede il cappello. Si evidenza qui il rapporto che il bambino ha con la fantasia, fintanto che non gliela organizzano e non gliela impediscono.
Fin dall’antichità, il conflitto tra creatività e controlla sociale è una costante. Già nell’Iliade incontriamo personaggi che affermano come a volte, per un istante, si sentono oscurati, come se qualche demone impedisse loro di pensare. Dalla concezione dei demoni che impediscono il pensiero, agli inquisitori, fino ai controlli sociali dell’epoca moderna, l’intelligenza creativa si scontra con le regole autoritarie della società.
Socrate rappresentava la forza creatrice attraverso l’intelligenza e il dialogo, ma lo stato ateniese ne fu impaurito e lo condannò a morte. Socrate, ricchissimo d’immaginazione, cercava di stimolare la gente a ragionare attraverso il dialogo, per raggiungere la conoscenza di se stessi, per ricercare la verità, per arrivare alla sapienza. Fu condannato a morte con l’accusa di corruzione della gioventù. Dal punto di vista di chi lo ha giudicato, dare impulso allo sviluppo del libero pensiero dei giovani era quindi considerato corruzione.
“Noi siam qui ninfe e nel ciel siamo stelle”, scrive Dante (Purgatorio, Canto XXXI, v. 106), che ho sempre citato per la sua indipendenza di pensiero e per la fantasia, era un individualista e riteneva, in un’epoca come quella medievale, che le sue opinioni dovessero essere rispettate sia dal potere temporale, quello di Firenze, sia da quello ecclesiastico di Roma. Basta leggere la Divina Commedia per vedere cosa ha scritto, quando definisce il Vaticano la cloaca del sangue e della puzza e quando mette i papi nell’inferno.
Gli artisti e i pensatori di ogni epoca hanno trovato ostacoli e repressione, con la condanna a morte, con la reclusione e i trattamenti psichiatrici, oppure con l’esclusione. Torquato Tasso è stato rinchiuso nella torre di Sant’Anna, perché il suo modo di pensare era stato ritenuto sospetto. Vincent Van Gogh è stato internato in manicomio, come Antonio Ligabue e Antonin Artaud, che è stato sottoposto all’elettroshock. Charles Baudelaire è stato addirittura interdetto, perché il suo modo di essere e di pensare non corrispondeva alla moralità dei costumi, come la chiama Friedrich Nietzsche, cioè quei costumi che sono stabiliti e imposti con la forza. Ci sono persone che col pensiero sembrano disturbare la tranquillità delle persone perbene, sottomesse al potere costituito.
Ritornando ai giorni nostri, Il Piccolo Principe è un’opera in cui la fantasia prevale su tutto il resto: quello che è simile al reale è scartato, mentre conta quello che è immaginario. Per questo motivo, come pure Alice nel Paese delle Meraviglie o Pinocchio, non possono essere inquadrate; hanno un testo semplice, ma ricco di pensiero, adatto sia ai bambini sia agli adulti. Libri semplicissimi, ma di una ricchezza che non finisce mai: la fantasia. Sono testi che non hanno fine, anche per la figurazione; sono stati, infatti, reinterpretati numerosissime volte.
Il Piccolo Principe fa volare la fantasia: il pilota trascorre la sua vita da solo, senza nessuno con cui parlare, in quanto le persone importanti a cui sottopone il suo disegno vedono solo un cappello – i “grandi” si riferiscono solo alle forme che sono accettate – poi, finalmente, incontra il Piccolo Principe, che gli chiede di disegnare e che capisce i suoi disegni; e, alla fine, il pilota, Antoine de Saint-Exupéry stesso, è scomparso nella vita reale come se facesse parte di questa sua opera.
Anche oggi la fantasia è guardata con sospetto e gli artisti sono sopportati con fastidio. Nel ’68 gli studenti parlavano di fantasia al potere, era un paradosso, una sfida, un modo di dire: la fantasia avrebbe dovuto sovvertire il potere, superarlo, per costruire una società nuova. Tuttavia la fantasia e il pensiero libero, non vanno d’accordo con un sistema che ha bisogno di situazioni prevedibili e controllabili, e vuole mettere limiti precisi. La fantasia, al contrario, non è né prevedibile né controllabile. Questo conflitto, messo in luce dal Piccolo Principe, sta diventando, ora, sempre più pressante, anche perché viviamo in un’epoca in cui la fantasia va scomparendo. Al contrario la fantasia dovrebbe essere presente anche nella politica. Goethe diceva: <io amo chi brama l’impossibile>. Perché chi brama l’impossibile è chi immagina e sogna un mondo nuovo, lavora per una società diversa, vuole fare la rivoluzione per avere una società differente. Ora invece ci si ferma sul dato di fatto, senza andare oltre. Siamo nella civiltà dei supermercati, una civiltà in cui veniamo consumati. I giovani non hanno punti di riferimento e le persone sono scoraggiate, per cui si accetta lo stato delle cose.
L’immaginazione, anche nei regimi per così dire democratici, che sono democratici soltanto in parte, è diventata sempre più estranea ai costumi della nostra società e, anche se a volte viene accettata, è sempre controllata. Lo scontro tra creatività, intelligenza, immaginazione e le regole del sistema che cerca di soffocarli, è presente in tutte le epoche e con metodi diversi a seconda dei tempi, però il conflitto è sempre lo stesso. La qualità particolare del Piccolo Principe è quella di dare un impulso alla riflessione, al pensiero e mettere in luce lo scontro tra l’immaginazione e le organizzazioni del potere, tanto nel XX come nel XXI secolo. Quest’opera, come è stata immaginata da Vincenzo Jannuzzi, ma anche come è stata rivisitata nella traduzione realizzata con Erveda Sansi, è un inno alla poesia. Il lavoro è un trionfo dell’immaginazione, un’esaltazione del libero pensiero non sottomesso contro il conformismo; le persone importanti vedono solo il cappello ma solo chi non è conformista, ci vede altro.


Marzo 2016


Giorgio Antonucci.

Pubblicato il 18 novembre, 2016
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo