Archive for novembre, 2010

Dislessici, disgrafici, altri(e) – Eugen Galasso


Quando un bambino, ma anche un adulto (non ripeto tutto ciò al femminile, è ovvio che la presenza femminile è fondamentale non meno di quella maschile, anzi) ha difficoltà a leggere, ecco che arrivano i solerti soloni (carina l’allitterazione? E’ comunque voluta) a dire:”Ma certo. E’un dislessico”.
Idem per chi ha difficoltà nella scrittura: “Disgrafico”. Ecco la sentenza pronta, la statuizione (secondo chi la fa) di una condizione. Se poi uno (una persona) non sa calcolare, intendo nell’accezione banalmente strumentale del termine, magari non ha imparato le tabelline, allora è “discalculico”. Disturbi dell’apprendimento, per i quali in ICD 10 c’è tutto un bel capitolo, con relativi paragrafi, dove F81.0 “fotografa” i disturbi della “lettura e della scrittura” (disgrafia e dislessia, senza calcolare la disortografia, che è ancora altro, ove si voglia procedere così, ossia la dis-capacità di scrivere correttamente),  mentre F.81.1 “contempla” la sola disgrafia “ovvero, sempre traducendo meglio dal testo inglese “la disgrafia a sé stante”,  mentre ancora F81.2 considera la “discalculia”.. Che poi Napoleone fosse “dislessico”, che lo fosse Jimmy Dean (difficoltà  a leggere i copioni), che Einstein fosse “discalculico” (ovviamente, in realtà, non gliene importava nulla dei calcoletti, mirava a quella che definiamo “matematica superiore”) non importa, in un sistema scolastico-unversitario (con o senza la riforma Gelmini, non è quello il problema) -di poteri organizzati, divisi ma poi capaci di trovare “la quadra” (Umberto Bossi dixit) quando si tratta di sorvegliare e, seppure con “juicio” punire.  Un sistema “giudicante”, comunque, un sistema che poi, altrove e in altri casi, individua, magari l’ADHD (convergenza, ossia la disattenzione e l’ipermotricità, magari, quando esse sono considerate agire sinergicamente…), e siamo a F.90.0. Né possono mancare il “leggero deficit intellettivo”(F70), quello “medio”(F 71), quello “grave”(F 72), quello “gravissimo”(F 73), dove poi può essere utile, ad libitum dello psicologo, giocare sul deficit “rilevante”, “importante” etc., tanto per “addolcire la pillola”. Come si stabiliscono questi deficit oppure queste carenze? Con dei test (il Minnesota, ma è solo un esempio),
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Pubblicato il 9 novembre, 2010
Categoria: Testi

Il professore che cantava Omero e fischiettava Orazio – Eugen Galasso

“E allora chi di voi sa dirmi chi era il più grande personaggio dell’antichità?”   “Platone” “Cesare” “Augusto” “Pericle” “Cicerone” “Costantino” (voce fuori dal coro, ma…) “Sofocle”,”Euripide”, “Saffo” (voce di donna, come giusto), “Nerone” (il solito provocatore) “Spartaco” (idem),  “Mario” “Silla” (i “politici” della classe),  “Plotino”,  “Varrone”,  “Aristotele”, “Alessandro Magno”. A tutti(e) la risposta:  “Uno più grande, più grande”. A un certo punto tutti/e s’arrendevano. Ecco la risposta del prof.: “Cristo, perché rivoluzionò tutto. E sapete che cosa gli avrei fatto, potendolo conoscere?”  “L’avrebbe salutato, omaggiato” (altre risposte varie, tutte simili): “No, gli avrei dato uno schiaffo, così sarei entrato nella storia. Guarda un po’quel fesso che ha dato uno schiaffo a Cristo”.   Scena vera, non inventata, come quando, per vivacizzare il “Mostellum” Plautino, lettura e commento(ma faceva leggere le parti ai(alle) singoli(e) allievi(e)), si nascondeva dietro la cattedra dicendo “Ma dove’è, dov’è il fantasma”, quando raccontava della sua vita,: “come quando a Salsomaggiore avevo fatto un complimento a una signora…” “con me non attacca mica sa”. Come quando al playboy in erba, rampollo di ottima famiglia d’avvocati, rockettaro, fece cantare un’ecloga virgiliana, la prima, mi pare “Titùre tu patulè recubàns sub tègmine fagi…”, E Gianca la mise in musica, sfruttando la musica di una canzoncina rock. “Hurca,,,,” (commento del Moggio, egli stesso esecutore-violinista, di Mozart, Beethoven, Mendelssohn & Co.”. Parlo del grande Francesco Moggio, ormai “tra i più” (sepolto a S.Daniele del Friuli), considerato un “pazzo”, un “visionario” (ecco le follie di Moggio, diceva il sicuramente geniale Carlo Lazzerini, Livornese, neopositivista logico-”illogico”, dico io, ma…- mia madre “Moggio è impazzito, poveretto…”, la signora del bar che mi conosceva, critico di cinema in erba, “Cossa diselo lu, lo conosse?” “Sì, certo. Il mio prof..” “Per mi quel lì l’è mat”  “Ma signora, guardi che….”. Ancora, poi basta aneddoti, quando voleva spiegare la metrica greca con i legnetti e le percussioni, una baraonda in classe, più che mai, ennesima ispezione (di un’altra si vociferava, con tanto di ispettore inviato – estasiato dalle lezione del “nostro”. Era successo anni prima).  Ora basta aneddoti, cerchiamo di riflettere: per i pedagogisti “Old style” un disastro, una catastrofe,  una sciagura, perché “così non si studia, non s’impara”, sentenziano ignoranti i vetero, magari imbottiti di 3 C(conoscenze, competenze, capacità), allevati al suono dell’ex.ministro post-PCI Giovanni Berlinguer, ma incapaci di apprendere alcunché dalla glottopsicologia (per ex., ma anche dalle neuroscienze) che si apprende meglio coinvolgendo il movimento e comunque tutto il corpo, che se è vero che “docendo discitur” (coinvolgimento degli studenti, con relazioni da tenere etc.), è altrettanto vero che “ridendo discitur”, che si apprende meglio se si può ridere.

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Pubblicato il 1 novembre, 2010
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo