Archive for settembre, 2011

Seminario – Disegno Onirico – Eugen Galasso



“Volete conoscere e soprattutto conoscervi divertendovi? Provate con il disegno onirico, dove in gruppo si impara e ci si diverte, riscoprendo anche il piacere dell’espressione grafica”

E’ NECESSARIA LA PRENOTAZIONE.


IL DISEGNO ONIRICO
… Siete invitati/e a sognare ad occhi aperti ma senza dormire. Modalità creativa per conoscersi, conoscere aspetti “curiosi” della propria personalità, anche divertendosi.
Oltre che a interpretare, almeno a grandi linee, i disegni onirici, e proprio attraverso questa intepretazione, con il disegno onirico si impara a conoscersi, non razionalmente, ma nell’interezza della nostra person…alità, quindi nelle componenti emotive, sentimentali, nella trama di ricordi e pulsioni. Stare con gli altri nel gruppo implica la possibilità di conoscere anche gli altri, proprio anche confrontandosi con una situazione in cui ognuno supporta gli altri, li aiuta magari anche non rendendosene conto.

Cenni storici: La tecnica, che non è solo tecnica ma anche teoria complessiva (fondamentale la “lettura” e l’”ermeneutica” del disegno), nasce negli anni Settanta del 1900 a Buenos Aires da due psicoanalisti di formazione e ispirazione (non dogmatica, però) junghiana, Alberto Bermolen e Maria Grazia Dal Porto, ma anche dalla loro collaborazione con Abel Raggio, artista post-surrealista (la definizione è limitativa).

Teoria del disegno onirico:
“… è notorio che ogni persona si esprime con dei segni, delle tracce anche grafiche…Ma, già in età puberale-adolescenziale (dai 13 ai 15 anni) la persona si vergogna a produrre disegni, ad esprimersi graficamente; ma ciò, sicuramente, è dovuto ai pre-giudizi, al clima culturale ammorbante”
“Non ha senso parlare a priori e interpretando prima il disegno onirico, perché si “rovinerebbe il gioco” interpretando i disegni prima che si facciano.
A) ”onirico” implica il sogno, ma è “sogno” ad occhi aperti, senza che si dorma, senza che ci sia ipnosi (non sarei capace di usare l’ipnosi né autorizzato a farlo, inter cetera), uno stato di coscienza vigile, attraversato, però, dal “sogno ad occhi aperti”, appunto;
B) conta l’uso dei colori, le forme, la posizione delle forme-figure nel foglio, ma ciò non vuol dire che, per es. l’uso di un colore implichi la possibilità di interpretare tale colore (e quindi tale uso) univocamente……
C) Non esistono non-colori. Il nero, il bianco, il grigio lo sono, dunque, a pieno titolo, contro interpretazioni classicamente “accettate” quanto oltremodo fallaci;
D) Leggere-interpretare un disegno onirico non vuol dire in alcun modo “giudicare la persona” (ci mancherebbe….!), anzi tutelarne la privacy, capirne le grandi potenzialità, sempre insite anche nella persona più schiva, meno “appariscente”;
E) Il disegno onirico si fa in gruppo, non da soli.
Che il gruppo o alcuni suoi componenti si conosca(no) o meno, ci si diverte sempre, comunque e divertendosi, come si sa, si impara, ma non nozioni astratte che servono a bene poco.


Termine iscrizioni: il 13 ottobre 2011


Iscrizioni: centrorelazioniumane@gmail.com , cell 339 3040009

Per informazioni:http://centro-relazioni-umane.antipsichiatria-bologna.net/2010/12/09/disegno-onirico-eugen-galasso/#more-692

Pubblicato il 21 settembre, 2011
Categoria: Eventi, Notizie

“Libertà nella produzione poetica e saggistica di Giorgio Antonucci” – Biblioteca Provinciale Italiana, Bolzano

Conferenza

20-09-11

Martedì 20 settembre alle ore 11.00

Conferenza

“Libertà nella produzione poetica e saggistica di Giorgio Antonucci”

con Maria Rosaria D’Oronzo

e Eugen Galasso

http://www.bpi.claudiaugusta.it/

Pubblicato il 21 settembre, 2011
Categoria: Eventi, Notizie

Bevilacqua, Hoelderlin, Schizofrenia – Eugen Galasso



Rimango abbastanza atterrito leggendo, su “Belfagor”, anno LXVI, n.4,giugno 2011, la conversazione di Giuseppe Bevilacqua, grande germanista, con Mattia di Taranto, quando il notevolissimo studioso e traduttotre di poesia (peraltro l’ “intervista” verte su ciò, quasi unicamente) ribadire, anche in forza del fatto di avere dietro di sé, prima degli studi letterari, il biennio di medicina:”Qualche anno fa ho pubblicato un libro intitolato “Follia e poesia nel tardo Hoelderlin”, FIrenze, Olschki, 2007) e ho polemizzato con l’establishment germanistico perché nel considerare l’opera di un grande poeta non ha dato il dovuto rilievo alla sua infermità mentale in rapporto ai contenuti e alle modalità della sua vita e della sua opera. Si è parlato quasi esclusivamente di Umnachtung, ottenebramento, quando bisognava parlare di una gravissima schizofrenia” (Belfagor, cit, p.462). Da ex-allievo anche di Bevilacqua, sostenendo con lui l’esame proprio su Hoelderlin (non dirò quante lune fa…) non mi ero mai accorto di quest’insistenza sulla “follia”, un tratto che invero viene sottolineato fin troppo, a differenza di quanto ritenga lo studioso.   Due possibili interpretazioni: A)forse così Bevilacqua polemizza con Pierre Bertaux, forse il più grande studioso di Hoelderlin, che parla di “leggera schizofrenia”,  dove fra l’altro ci sarebbe qualcosa da dire (nella nosografia psichiatrica corrente si direbbe “tendenza schizoide”, piuttosto);  B)forse riscopre così la sua primigenia passione medica, ma…   Sicuramente, invece, il campo della creazione poetica rimane intangibile dall’invasione psichiatrica, ma la psichiatria di incursioni anti-poeitche ne ha fatte comunque tante: Dino Campana, Antonin Artaud,  Ezra Pound, ovviamente  Alda Merini; a Hoelderlin,  1770-1843, le cose erano andate meglio, con la piccola reclusione nella torre, che di fatto reclusione vera e propria non può essere considerata -i poteri, allora, punivano meno intensamente comportamenti “EXTRA-VAGANTI”,  modi di pensare alieni da quell’orrendo “minimo comune denominatore” che chiamiamo norma o normalità.  Spiace per Bevilacqua, rimasto forse preso da un tardivo ri-amore per Hoelderlin, poeta che ha tradotto e commentato-studiato-insegnato per tutta la vita…  Dispiace, ma può accadere, nel nostro piccolo mondo di illusioni psichiatrizzanti…

Eugen Galasso

Pubblicato il 13 settembre, 2011
Categoria: Testi

Esproprio per “follia” – Eugen Galasso



In una realtà multietnica e molto conflittuale del Nord-Est italiano, dove si scontrano (pur come “fuoco che cova sotto la cenere”), qualche anno fa si era prodotto un vulnus grave, nel senso che un’associazione culturale era stata espropriata, quanto a denominazione e ragione sociale, a una pittrice, tacciandola di pochezza culturale e di “follia”. Sulla seconda accusa non si può neppure discutere, trattandosi di un puro pregiudizio; sulla prima si dovrebbe riflettere più a lungo, dovendo esaminare una pluralità di fattori che non sempre emergono in modo chiaro; sarebbe una discussione troppo lungo da proporre, in questa sede, che richiede anche una certa brevità (non tanto la lettura in rete, ma quella nel sito richiede una certa brevitas, associata alla necessaria velocità di lettura). Certo dire a qualcuno “sei pazzo/a” vuol dire bypassare i suoi argomenti, non volerli considerare, il che è grave. Pregiudizi forti quanto radicati, in certe realtà. Ma veniamo al rovescio della medaglia: le ritorsioni della pittrice in questione sono dure e spiacevoli, con sms di natura anche (a tratti) antisemita,  il che è molto grave. Allora, quali conseguenze trarne? Chi l’ha estromessa dall’associazione, appropriandosene, ha fatto qualcosa di illecito, di ingiustificabile, di arbitrario, ma la pittrice, con la sua insistenza spesso colpevole, non può barricarsi dietro il suo abuso di consumo alcolico, le sue difficoltà finanziarie etc. per nascondere il problema: deve rispondere delle sue manchevolezze come i suoi “espropriatori”, dato che, appunto, appellarsi all’essere un “minus habens” per ragioni psichiche è una sciocchezza e la “malattia mentale” è un fantasma, non una  realtà. La pittrice divenga consapevole, i suoi espropriatori si rendano conto di quanto ha fatto. Utopia? Forse, ma in una realtà culturale deprivata, dove la corsa al risparmio (l’ossessione dei “conti pubblici non in ordine” ) impedisce una life-long-education, un approfondimento delle proprie capacità psico-fisiche-sociali( includendo in questo ambito quelle motorie, ovvio), senza quei pregiudizi che derivano in genere dal fanatismo religioso, in certe realtà territoriali ancora diffuso, dall’arretratezza socio-culturale.  E qui la colpa è di tutta la società, anzi meglio di tutto un modello di società.

Eugen Galasso

Pubblicato il 13 settembre, 2011
Categoria: Testi

Su “Svelando e rivelando”, video con Giorgio Antonucci – Eugen Galasso



Straordinario, questo video di Alberto Cavallini (regia) e Laura Mileto (montaggio), con la collaborazione di Massimo Bartalucci, attore, che legge, insieme all’autore un’ intensamente “straordinaria” (nell’accezione letterale del lemma) poesia, “A Lionello Mannelli”, che il poeta-antipsichiatra Giorgio Antonucci scrive per un uomo analfabeta, poi recluso a San Salvi (allora manicomio di Firenze), dove il réfrain “Gelo del vento/Gelo delle acque del Don”, letto anche dall’autore, appunto in alternanza con Bartolucci, commenta, anzi meglio integra, il “Mi hanno mandato in Russia ad uccidere”, che poi, però, diviene “Mi hanno mandato in manicomio a morire”. Un Antonucci-day? No, una testimonianza (un documento, non un documentario, per dirla un po’ semplicemente, ma, credo, non del tutto equivocandosi ed equivocando) di chi ha lavorato nelle strutture del potere psichiatrico, facendolo saltare (non del tutto, sarebbe impossibile, è troppo resistente, per la forza economica ma anche culturale o meglio pseudo-culturale di cui dispone – se intendiamo “culturale” nell’accezione antropologica, però, il lemma va bene), un documento dove un “eroe dei nostri tempi”, un pioniere, ci spiega come la psichiatria non abbia nulla di scientifico, (come a suo parere anche la psicologia), cercando di spiegare qualcosa che riguarda altre persone, limitandosi all’indimostrabile, al non-oggettivo, mentre la medicina, basandosi su test clinici, rilevamenti sperimentali etc. è oggettiva. La psicologia, per Antonucci (qui è meglio chiarire il concetto) è astratta, parla più di quanto attiene agli psicologi che alle persone, conducendo (talora) alla funesta conseguenza di non capire le persone (come il paziente di San Salvi della poesia, per es..che parlava al muro solo perché nessuno si era premurato di ascoltarlo), di limitarsi a delegare il “paziente” che non capisce alle strutture “delegate”, id est manicomi e poi cliniche psichiatriche o reparti psichiatrici degli ospedali – Summum Jus, summa injuria, viene da dire, ossia la formalità del diritto rispettata al massimo, compiendo la somma ingiustizia versus homines, verso le persone o meglio gli individui ( “persona”, in latino, non ha ancora il significato attuale, homines vale sia per persona di genere maschile sia femminile sia altro). Meglio dunque la poesia (o il romanzo o altro), l’arte in genere (poièin significa=creare).   E per questo, già a Imola negli ultimi anni e poi quando il maggior “tempo libero” a disposizione ha consentito a Giorgio, poeta da sempre, di esprimersi in poesia, non esprimendo direttamente le esperienze delle persone, ma le proprie in rapporto con queste ultime. Straordinario, questo iter antonucciano, così ben ripercorso. Ho detto “eroe” (anche senza virgolette). “Beato il popolo che non ha più bisogno di eroi”, diceva Bertolt Brecht , ma intendeva in una condizione ideale, progettuale, praticamente nella “quinta stagione dell’utopia”. Ora ciò, purtroppo, non si dà per ora (e chissà per quanto). Beato quindi, e non mi scuso per l’enfasi retorica, chi ha un eroe coraggioso pur se schivo e lontano dal chiasso delle sciocchezze mediatiche come Giorgio, che ha il coraggio (qui cito un’espressione cara a Freud, condividendo le critiche antonucciane a Freud, però) di “chiamare gatto un gatto”.


Eugen Galasso

Pubblicato il 1 settembre, 2011
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo