Archive for gennaio, 2013

Elettroshock: dibattito a mezzo stampa – Eugen Galasso

“Qualche anno fa, su un piccolo giornale on-line ma credo anche sul nostro sito, ho attaccato con una certa veemenza il prof. Ferruccio Cumer,  docente (in pensione, ritengo) di lettere presso un liceo linguistico di Bolzano ed esperto di cinema, considerato un “progressista” (lemma generico, però, che credo andrebbe precisato nei suoi termini) che, in un intervento (ben precedente) su un giornale a stampa aveva difeso l’uso dell’elettroshock, parlando di un suo uso più umano, oggi. Nel mio intervento (di cui ovviamente non ricordo i termini esatti) doppio – ns. sito e “qui“, link del cedocs-, avevo attaccato questa difesa “blanda” ma comunque “all’attacco” della “terapia elettroconvulsivante”, anche un po’ ipocrita, volendo.   L’esimio prof. non aveva mai risposto, finché, del tutto inaspettatamente, mi arriva una mail del direttore del “qui”e gestore del sito che mi segnala un intervento di Cumer stesso. Può essere che la mia polemica gli sia stata segnalata con ritardo, che prima non si sentisse di rispondere o altro…Non mi è dato sapere di più, né vorrei sindacare, anche per rispetto della privacy. Nel suo intervento on-line, l’anziano intellettuale mi rimprovera, giustamente, di averlo definito “cattolico integralista” mentre, mi fa notare di essere alieno da anni dalla pratica religiosa. Touché. Le mie informazioni, da persona da tempo lontana dalla città, erano inesatte.  Resta invece, direi, il problema di fondo: siamo contro l’elettroshock o a favore? Cumer parla di libertà di scelta, di “consenso informato” (l’espressione la uso io, non Cumer, ma credo sia questo il suo pensiero, per esprimere il concetto in modo più aderente all’oggi della realtà socio-medicale). D’accordo: ma chi informa realmente il “paziente” sulle conseguenze di un elettroshock? Il dottor Cassano o il dottor Pycha, che lo sostengono e praticano/fanno praticare a man bassa oppure il dottor Giorgio Antonucci che, giustamente, lo ha abolito dalla pratica medica per quanto gli competeva, certo non potendo impedire che altrove si praticasse? Due pesi (almeno), due misure: nei mass-media il 90% dello spazio e del tempo è riservato ai citati fautori, neppure il 10% al dott. Antonucci che pure, per meriti scientifici e umani (a proposito cfr. sempre nel ns. sito, il programma del “Premio Antonucci”, in programma oggi, 26 gennaio) meriterebbe il 90%, se proprio vogliamo esprimerci in termini meramente aritmetici.  Ancora un’altra riflessione da fare, dunque, su inganno e auto-inganno (per es. da parte del mio “contraddittore”, forse) su temi che per es. l’attuale governo, pur dimissionario, ha messo da parte a favore della compatibilità e delle “lettere ammonitrici europee”. Con l’incombere del piano “Ulisse” dello psichiatra Cicciòli, decisamente da “status quo ante”, che comunque ripropone l’obbligo di cura psichiatrica. ”

Eugen Galasso

Pubblicato il 26 gennaio, 2013
Categoria: Testi

“Premio Giorgio Antonucci” a Massimo Golfieri e Giovanni Angioli- Eugen Galasso

Un artista Massimo Golfieri e un operatore imolano in campo psichiatrico, anzi, dovremmo dire meglio “antipsichiatrico”, Giovanni  Angioli, vengono insigniti quest’anno dallo Citizen Commission on Human Rights (Comitato dei cittadini per i diritti umani) del “Premio Giorgio Antonucci“. Il conferimento si tiene a Firenze, il 26 gennaio, presso l’Auditorium del Duomo di Firenze. Inutile dire chi è Giorgio Antonucci, per il lettore del sito: senza di lui, che ha operato per anni nell’ambito clinico, smascherando le falsità psichiatriche, non sapremmo molte cose e ancora meno sapremmo come agire contro gli abusi che nascono da un TSO, da una denuncia che ad esso prelude, con relativa richiesta, non sapremmo in genere come agire in moltissimi casi.  Ma Antonucci, certo non da solo, da anni si  batte anche contro ogni altra forma di violenza contro la persona.  Diremo, più in generale, che il CCDU, nato dall’iniziativa di Thomas Szasz, pioniere della lotta contro il pregiudizio psichiatrico, con la collaborazione non “integralista” né “clericale” della Chiesa di Scientology,  si impegna contro abusi e violenze arbitrari, dove in realtà ogni “azione psichiatrica” è una forma di abuso e di violenza. In questo senso, il premio a Golfieri artista che ha collaborato al miglioramento della vita del reparto e ed  Angioli, operatore attento alla lezione antipsichiatrica, oltre ad essere meritata, è un riconoscimento a chi si impegna costantemente nella prassi (prassi da cui è sempre partita la lezione antonucciana) non-  e anti-psichiatrica, ma nella prospettiva più ampia del riconoscimento forte della libertà di chiunque.

Eugen Galasso 

Pubblicato il 20 gennaio, 2013
Categoria: Notizie

Racconto, non “saggio”: “la stolidità umana”. – Eugen Galasso

Prof. di greco e latino, di lungo corso, brillantissimo, in un liceo classico del Nord-Est. “Cantava Omero e fischiettava Orazio” (Amanda Knering). Era imprevedibile, spiazzando tutti, passando dall’imitazione di Mussolini (ma ciò molti eoni prima, in epoca fascista) al commento di un testo varroniano, dall’esegesi virgiliana al canto dell’incipit della prima “Bucolica”: “Tityre, tu patulae, recubans sub tegmine fagi”, dal suono del violino(era violinista provetto) alle somatizzazioni famose: “Vieni fuori, fronte…” (a una ragazza dalla fronte alta). “Solo folle, solo poeta” avrebbe detto Fritz Nietzsche se l’avesse conosciuto…  Ma nell’accezione nobile, dove il tedesco “Narr” vale “folle”, nobilmente, non “pazzo da manicomio” (come nell’orrenda vulgata tipica anche delle “classi oppresse”).  Dall’interrogazione rivolta, informalmente alla cameriera del bar: “Ma Lei sa che cos’è una sineddoche? Urca, no, c’era da aspettarselo” alla comunicazione più alta, che correlava Cicerone a un conservatore illuminato, con efficaci raffronti con i protagonisti della vita politica europea e nordamericana, era un comunicatore, attento alla poesia e alla sua esegesi, nonché alle finezze connotative della traduzione (delle traduzioni) dalle lingue classiche.  Vera e propria maschera, tragica e comica ad un tempo, poverissimo in quanto costretto a finanziare una moglie sempre in viaggio, in itinere (peraltro nobilisisma persona anch’essa, ma su ciò mancano fonti documentate, almeno non sono note all’autore della nota presente), alternava l’interpellazione diretta all’esortazione alla lettura, con similitudini e accostamenti anche “a-temporali” (es: Virgilio-Baudelaire, dove i filologi pedanti trascurano, però, il peso indubbio della letteratura e specialmente della poesia latina nella formazione del grande simbolista…): “Urca, leggete, altrimenti rimarrete dei medievali!”. E giù (anche in testa a qualcuno/a) testi, declamati giustamente con la “e” stretta: “Tésti!”. E giù una marea di libri, anche ben diversi dalle problematiche specifiche attinenti al greco e al latino. Tutt’altro che un micromane, un “Homo universalis”. Naturalmente, i bigotti d’ogni tempo, d’ogni ceto sociale, d’ogni ideologia, ci ricamavano sopra: se negli anni Trenta-Quaranta (genitori e nonni) chi, come lui, scriveva di notte o di sera scritte misteriose sulla lavagna poteva apparire bizzarro, negli anni Settanta-Ottanta sempre del Novecento, chi al bar diceva a un(a) collega: “Visto? La cameriera m’ha messo il veleno nel caffè”, passava per “Paranoico” o per “Schizofrenico”, a seconda dei “parametri di riferimento”.  Ahinoi, la stolidità umana… La creatività, in apparente polemica con la deduzione logica (“Tu sei solo cervello, non hai cuore. Sei un x, y, z. Non potrai mai capire Filemone e Bauci”), in realtà fecondamente unita alla stessa, la bellezza unita a un pensiero non solo da “ragione raziocinante”, il sapere pensare anche con il corpo… Tutto ciò sconvolge il “piatto conformismo borghese” (ma anche senza aggettivo, non solo borghese…) e allora interviene la repressione che parla di “pazzia”. Mai un TSO, almeno che risulti, ma tante accuse stupide di “pazzia”, per chi aveva un estro, tra l’altro fecondissimo, convincendo molti ex allievi allo studio universitario e post di lettere anche classiche, alla passione per la musica, il teatro, la critica e…non solo.

Eugen Galasso   

Pubblicato il 12 gennaio, 2013
Categoria: Testi

Emilio Rebecchi: L’uccisione a “Casa Dolce” di Michael Passatempi – Eugen Galasso

In realtà la morte, per cui i responsabili verranno al massimo incolpati di “delitto colposo”, di Michael Passatempi, ventenne che in una “struttura protetta” dal dolce nome, “Casa dolce” a Casalecchio sul Reno ha “reso l’anima a Dio”, come dicono i “veri credenti” (quasi Dio avesse bisogno delle anime…blasfemia omologata, però) il 2 di settembre, dopo un intervento di “contenimento” da parte dei paramedici del 118, dopo un intervento richiesto dalla cooperativa che gestisce la struttura. Michael, “disabile psichico” si era innamorato di una “playstation” che non voleva rendere a chi gliel’aveva prestata. Ora, giustamente, Emilio Rebecchi, psichiatra basagliano (non credo gli dispiacerebbe essere chiamato “antipsichiatra”) in un saggio su “Inchiesta” di luglio-settembre del 2012, pp.41-47, scaricabile anche da Internet, ripropone il tema, iniziando con una citazione da una poesia del grande John Donne, sommo poeta d’epoca barocca, dal titolo “Per chi suona la campana?” (che ispira notoriamente il titolo di uno dei grandi romanzi del’ “immane” Ernest Hemingway), risolleva dubbi sulle modalità del contenimento, spiegando come esso (ed esse modalità) sia stato (siano state, se riferito alle modalità) in realtà fatale al giovane disabile, al di là delle risultanze giuridiche e penali, che hanno scagionato i paramedici in causa.  Ma anche il finale del testo del dott. Rebecchi, che ricorda i campi di concentramento per Ebrei, zingari (definizione controversa, come si sa), comunisti e “malati mentali”, ci riporta alla verità per cui chi è “rotella stonante dell’ingranaggio”, chi, nel comportamento e nelle modalità di pensiero si discosta da un’ipotetica, ma imposta “norma” (“quella di Bellini?” chiede chi scrive, mentre Szasz affermava trattarsi di “una ragazza di Brooklyn”) comune, condivisa e accettata come “vera e produttiva”. Chi “marcia controvento” è un reprobo, in un modello sociale quale quello dominante.  Esempi come quello di Passatempi (non vorrei infierire, ma in Spagna si dice “lo matò el nombre”- l’ha ucciso il nome) sono purtroppo  tanti. Il povero ventenne di Casalecchio non avrà giustizia neanche post mortem, purtroppo, né verrà ricordato degnamente, la sua memoria finirà o “persa”o accantonata in qualche schedario giudiziario. Chi invece la “va franca sempre”, magari, gioirà ancora una volta…

Eugen Galasso

Pubblicato il 10 gennaio, 2013
Categoria: Testi

Ascanio Celestini. Senza prigioni, senza processi – Il manicomio le prigioni – Eugen Galasso



Direttamente su You Tube va.   Testo:   “In un’intervista a “Radio Città Futura” Ascanio Celestini, uno dei grandi del teatro di narrazione e civile in Europa, non solo in Italia, ci spiega come carcere e manicomio siano strutture in realtà corrispondenti:  il manicomio è impensabile senza il pensiero psichiatrico (il mito psichiatrico, per dirla con Szasz, ma anche con Antonucci, che Ascanio non a caso espressamente cita), come il carcere, inteso come attualmente è inteso, dipende da un pensiero giuridico immobile. Chi scrive non è assolutamente cioè sic et simpliciter contro il carcere: reati gravissimi lo richiedono, ritengo.
Ma gli argomenti di Celestini sono inoppugnabili: in Italia ci sono troppi carcerati che hanno commesso reati minori, sono drogati o immigrati, mentre in questo paese di pene alternative non si parla quasi mai, visto anche il Codice Penale che è ancora, con pochissime modifiche, quello Rocco d’epoca fascista.  Altrove le pene alternative ci sono e funzionano, come funziona anche il sistema di non  detenere in carcere chi non è ancora stato condannato. Ma così il manicomio, che invece è privazione immotivata di libertà, come lo è anche il TSO, afferente alla stessa logica, è pura violenza di Stato sulla persona o individuo, a siccome di come vogliamo chiamarlo. Con efficacia, il grande autore-attore-regista teatrale pone anche in un’intervista radiofonica, con dati e la sua sola voce il problema, come non sanno e non vogliono fare i politici, che invece su questi temi dovrebbero legiferare.

Eugen Galasso

Pubblicato il 6 gennaio, 2013
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo