Il ruolo, misconosciuto, di Antonucci





Van Gogh

Conversazione con Giorgio Antonucci – parte IV e finale


… Sono contenta che ti abbiano conosciuto questi miei amici che arrivano dall’estero. Infatti tu non sei molto conosciuto all’estero, a differenza per esempio di Basaglia, e le tue opere non sono state tradotte in inglese*. Eppure tu, a partire dagli anni ’60, sei un pensatore fuori dalle righe e hai scritto diversi libri, hai partecipato a conferenze, continui ad essere molto attivo con articoli e interventi vari. Hai attuato una rivoluzione in campo psichiatrico, dimostrando che è meglio farne a meno… Perché non sei molto ascoltato?

Per quanto riguarda l’essere conosciuti o meno, intanto a me è stato dato un premio a Los Angeles, quindi vuol dire che qualcosa è passato. Potrei dire che Basaglia, non fa paura a nessuno perché Basaglia non ha detto nulla contro la psichiatria. Tutti dicono di essere basagliani, quando mai Basaglia ha criticato la psichiatria? Dov’è scritto? Allora se tu critichi l’istituzione sono tutti d’accordo, tanto la rimettono insieme in un altro modo, quindi sembra di aver risolto il problema, invece fanno solo finta. Se invece tu critichi la psichiatria, tu critichi le basi di questa gente, per cui il mio discorso è rivoluzionario. Delle persone di un gruppo fiorentino di psicologia junghiana, che hanno letto il mio libro e sono venuti a trovarmi, mi dicevano che quando parlano di me, del mio libro Diario dal manicomio, gli psichiatri, gli psicanalisti e gli assistenti sociali vanno fuori di testa. Se parlano di Basaglia non importa nulla.
Quando mai Basaglia ha detto che bisogna abolire il Trattamento Sanitario Obbligatorio? Io non ho solo detto che bisogna abolirlo, ma ho fatto quarant’anni il medico, e non ho fatto una sola volta un Trattamento Sanitario Obbligatorio. L’ho rifiutato tutte le volte che potevo. Stavo per essere messo sotto processo perché respingevo tutti i ricoveri obbligatori. Purtroppo di quelli che conosco sono l’unico che ha rifiutato di prender le persone con la forza. Questo è un altro aspetto.
Allora, il mio pensiero è scomodo, quello di Basaglia no.
Anzi, è la base di tutta la psichiatria. Mi dispiace per lui, io l’ho conosciuto, ma il fatto è che lui non ha detto una parola, ha criticato le istituzioni e non il pensiero su cui si basano. Thomas Szasz ha scritto numerose opere di prim’ordine; in Italia non lo conosce quasi nessuno. Perché mettere in discussione la psichiatria è un discorso grosso, anche a livello politico.
Potrei aggiungere, anche se non sta a me dire perché sono conosciuto o no, che io non ho alle spalle nessuno, nel senso che per esempi Basaglia s’è affermato col Partito Comunista Italiano ( e forse anche per quello certe cose non le ha dette, no? ) ; io sono da solo. Io ho fatto questo lavoro da solo contro tutti, non so come mai ne sono uscito fuori, dato che non sono collegato con nessuna organizzazione. Nel ’92 ho avuto trentamila voti a Bologna come candidato di Rifondazione Comunista, per il Senato. Perché quando io lavoravo, siccome avevo addosso i burocrati del PD, quelli dell’estrema sinistra mi appoggiavano e mi hanno proposto come candidato a Bologna. C’è stato uno di Parma che ha preso un po’ più di voti, se no mi succedeva perfino…

… di diventare senatore!?!

Ci sono anche quelli che fanno finta di non conoscermi; per esempio tutti i basagliani mi conoscono benissimo. Jervis è morto, però durante tutta la sua vita avrebbe potuto parlare dal suo punto di vista del mio lavoro insieme a lui, ma non ha mai scritto di me in nemmeno un libro. Come se non esistessi. Pirella, che è entrato in rapporto con l’associazione Giù le mani dai bambini, voleva eliminarmi perché avevano eletto me come presidente onorario del comitato scientifico. Cioè, quelli di Basaglia fanno finta che io non esista, perché loro si sono fermati e da quella strada lì non si va da nessuna parte. E’ inutile criticare i manicomi se non si critica l’idea che li ha messi su. E’ inutile criticare i campi di concentramento se non si critica Hitler. Cioè, criticare i manicomi senza criticare la società e l’idea di cui si è servita la società per costruirli, significa fare un lavoro monco, che non serve a niente.

…Jervis era quello che non faceva gli elettroshock agli uomini ma solo alle donne…

…con lui ho lavorato a Reggio Emilia.

Già. Mi avevi raccontato di una suora che era stata sottoposta all’elettroshock, perché non sentiva più la vocazione, appunto da Giovanni Jervis e che tu non eri d’accordo**. Spesso quando dico che si devono eliminare l’elettroshock, il TSO e gli psicofarmaci altrimenti è inutile parlare di de-istituzionalizzazione, le persone non vogliono più ascoltarmi. Se parlo dei casi morti in psichiatria mi dicono: “Tu non devi parlare di queste cose, perché metti in cattiva luce…” Ma allora uno non ne deve parlare?

Per quello io sono l’innominato. Comunque io non sono inquadrato da nessuna parte e ho avuto degli appoggi basati sul mio lavoro, non al contrario, e cioè che il mio lavoro si sia affermato per via degli appoggi. E’ venuta a trovarmi Dacia Maraini*** eccetera. Io non sono di nessuna religione, perbacco! Non credo in nessun diavolo e nessun dio. Per quarant’anni di lavoro a rischio mio personale ho respinto i ricoveri. Ho liberato le persone quando stavano per essere rinchiuse, quando arrivavano che ero medico di guardia, io dovevo farle slegare, farle uscire dall’ambulanza, mandare via gli infermieri, mandare via i medici, parlare con la persona, telefonare al medico che l’aveva mandato, telefonare ai parenti. Scombinavo tutto, a mio gravissimo rischio. Infatti ho rischiato di essere condannato dal tribunale di Bologna. Mi è andata bene, ma poteva andare male. Per cui quelli che parlano, che dicono che bisogna abolire il Trattamento Sanitario Obbligatorio, se non ci fossi io non ne potrebbero parlare, perché non ci sarebbe nessuno che l’ha fatto. In quarant’anni non ho fatto nessun TSO e ho evitati tanti.
Grandioso! Il tuo destino assomiglia un po’ a quello di Dante. Lui è stato esiliato, proprio fisicamente, e tu in qualche modo sei un po’ esiliato, come Dante…
Un’altra domanda: l’individuo che rifiuta l’aiuto e che perde tutto, il suo appartamento, la sua rete sociale, che è sulla strada e lentamente e certamente collassa… Vedendo questo, cosa si deve fare?

Ho già detto che se io ho un tumore allo stomaco e non mi voglio operare e muoio, bisogna rispettare la mia volontà. Questo vale per tutto. Il fatto di una gamba rotta è un fatto semplice su cui fare una previsione, su un problema della personalità non si possono fare previsioni. Comunque il discorso non è questo. Non c’è qualcuno che deve stabilire un programma su di lei, è la persona che deve scegliere quello che deve fare. Non si può misurare. Si continua a paragonare una frattura, che è un fatto fisico, su cui si possono fare delle previsioni, a un fatto morale che non è misurabile.

Ad esempio abbiamo una persona che ha perso il lavoro, ha delle difficoltà sociali, quindi ha bisogno anche di assistenza, ha bisogno di soldi…A una persona in una tale situazione viene fatta la diagnosi psichiatrica; e poi viene aiutata per riprendersi…
No, non viene aiutata. Dovrebbero smettere di fare diagnosi psichiatriche a tutti quanti! Non è che ci sono tanti che stanno male, ci sono tanti che vengono classificati e questo serve solo alle case farmaceutiche per vendere farmaci e sono interessi degli psichiatri in quanto guadagnano. La soluzione è smettere di fare diagnosi psichiatriche. Quelli che giocano d’azzardo sono malati di mente, quelli che divorziano sono malati di mente, quelli che spendono più di quello che dovrebbero sono malati di mente…

Si, immaginiamoci il disoccupato che non guadagna niente…

Allora bisogna smetterla di vedere sotto questa prospettiva e cambiarla, altrimenti non si va da nessuna parte. Poi la persona classificata dagli psichiatri non è aiutata, è messa da parte, anche con la pensione. Quando qualcuno mi diceva di volersi far dare una pensione per motivi psichiatrici, ho sempre consigliato di evitare di prenderla perché si sarebbero rovinati. Cioè, il problema è che la psichiatria non è assistenza, la psichiatria è eliminazione. I problemi psicologici non sono la rottura di una gamba o una malattia, sono un’altra cosa. Allora è la società intera che deve farsi carico dell’infelicità. Si è parlato dei bambini che vanno in guerra? Noi lo siamo, in guerra: si sta bombardando una città con più di un milione di abitanti, si ammazzano uomini, donne e bambini, i giornali non ne parlano nemmeno. Ecco, in una società così, poi se si finisce per trovarsi infelici, c’è mica da meravigliarsi. Ci sono dei problemi grossi. Se continuiamo così la società si trasforma in un ospedale. Non si può pensare a un superamento della psichiatria senza pensare a una trasformazione della società, a come vivono gli uomini. Questa società qui si sta trasformando in un ospedale che serve alle case farmaceutiche che vendono sempre più farmaci; alle fabbriche d’armi che si rinnovano…

…agli oligarchi che creano disoccupati!
…il problema della critica alla psichiatria è anche il problema della critica alla società. Senza la prospettiva di una società diversa si resta così.


La mia non è una domanda. Ieri siamo partiti da Bruxelles e siamo arrivati a Traona; Erveda ha deciso lì per lì di venire a Firenze…Per noi è stata una sorpresa. Io ad esempio non avevo alcuna idea di quanti chilometri ci fossero da fare! Così ieri siamo partiti, abbiamo fatto quattrocento chilometri, e poi ho pensato che abbiamo fatto quattrocento chilometri per una persona! E, per dirla tutta, valeva la pena. La conclusione è: complimenti!
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*Nel frattempo, però, da parte de “Il Cappellaio Matto” è stato sottotitolato una video-intervista realizzata da Saverio Tommasi: (http://www.youtube.com/watch?v=vOGYblcMFkk). Inoltre è sottotitolato il video-documentario “Gli occhi non li vidono – Premio Giorgio Antonucci” (https://www.youtube.com/watch?v=KFUKWHcUMnc).
**Una domenica – ero di guardia, quindi avrei dovuto svolgere le funzioni dei medici assenti – Jervis mi telefonò dicendomi che dovevo fare l’elettroshock a una paziente. Io risposi che l’elettroshock non lo facevo; egli disse che l’avrebbe eseguito di persona e mi invitò ad andare a vedere; così, perché non pensasse che io non facevo l’elettroshock per l’impressione, anziché per principio, cioè perché l’elettroshock fa male, fui costretto ad andare a vedere. Vidi fare l’elettroshock a una suora di ventotto anni che era stata, dal convento in cui viveva, internata dalle consorelle perché ad un certo punto aveva cominciato a dire che lei non voleva più saperne di essere sposa di Gesù, ma voleva degli sposi sul serio. Jervis allora le faceva l’elettroshock; la situazione si commenta da sola! Io presi i reparti di donne che erano di Jervis e vi trovai che l’elettroshock era molto usato, mentre nei reparti degli uomini era stato eliminato. Questa è una testimonianza di un’altra situazione complicata, contraddittoria. Inoltre i medici sostenevano che le persone dovevano essere liberate dal manicomio, ma non tutte potevano uscire. Le uscite erano consentite solo se controllate, mentre con me non erano più controllate perché ritenevo che ogni persona avesse il diritto di uscire quando voleva e secondo le sue intenzioni. Operai così due cambiamenti: tolsi l’elettroshock e lasciai le persone libere. Inoltre comincia a ridurre gli psicofarmaci, per poterli togliere definitivamente. Per questo motivo ebbi una discussione con Pirella dal momento che, nel reparto donne, c’era una persona anziana che piangeva continuamente ed egli voleva provvedere a questa situazione ricorrendo all’elettroshock. (Intervista a cura di Clarissa Brigidi – fonte: http://centro-relazioni-umane.antipsichiatria-bologna.net, visualizzato il 10/04/2013).
***Dacia Maraini parla del suo incontro con Giorgio Antonucci e delle visite nei suoi reparti in alcuni articoli de La Stampa e nei libri Dossier Imola e legge 180 (1979) e La Grande Festa (2011).

Pubblicato il: 12 agosto, 2015
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo