Archivio della Categoria: ‘Notizie’

Globalità dei Linguaggi – 24° Convegno Nazionale – Diritti Umani, Educazione e Cura






In memoria di Gino Stefani


Presentazione e invito al XXIV convegno di MusicArTerapia di Stefania Guerra Lis, caposcuola e ideatrice del metodo Globalità dei Linguaggi: Facebook https://www.facebook.com/214140508599493/videos/2835602576453260/UzpfSTE4MjU1NjM0NzE6MTAyMTE2ODQ3NTA5OTQwNTA/


Il nostro intervento è previsto venerdi 4 ottobre 2019.

Pubblicato il 1 ottobre, 2019
Categoria: Notizie, Presentazione

Centro di Relazioni Umane. Al lavoro di Giorgio Antonucci – Maria D’Oronzo



Ripercorrere le vicende, che si sono succedute negli anni di lavoro del dottor Giorgio Antonucci per una nuova linfa e nuovi stimoli alla lotta al Pregiudizio Psichiatrico. Giorgio Antonucci non solo dovette curarsi della liberazione di centinaia di donne e uomini internati, ma si occupò di restituire loro alla pienezza della vita.













Abbiamo realizzato un VIDEO dell’opuscolo https://www.youtube.com/watch?v=BYwQdRz0Xe8


Qui la versione A3 per stampa
Giorgio Antonucci A3
E’ disponibile anche la versione A2 se richiesta.

Pubblicato il 20 giugno, 2019
Categoria: Notizie, Presentazione, Testi, Video

Trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.) e Taser versus libertà – Maria D’Oronzo









Rare volte, rarissime, la Corte di Cassazione si è pronunciata contro gli psichiatri e il loro operato. La sentenza più significativa è arrivata il 20 giugno 2018, sentenza n° 50497, che riguarda la morte di Francesco Mastrogiovanni, anarchico, insegnante, morto in Trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.) il 4 agosto 2009.
La Cassazione afferma che: “la contenzione dev’essere redatta chiaramente con puntualità e diligenza, nel rispetto della buona pratica clinica, oltre ogni dato obiettivo relativo al decorso della patologia, tutte le attività diagnostico terapeutico ed assistenziali praticate”.
Chi non si attiene a queste regole commette reato di sequestro di persona.
Sono stati condannati 6 medici e 11 infermieri, quest’ultimi hanno l’obbligo di “proteggere” il paziente e di “attivarsi per far cessare la coercizione” e di segnalare all’autorità competente i maltrattamenti o privazione della libertà personale.
Sono stata informata da Sabatino Catapano, la stessa mattina del 29 luglio 2009 della cattura di Francesco Mastrogiovanni. Dopo poche ore ero in contatto telefonico con gli amici di famiglia Mastrogiovanni, Peppe Tarallo e Giuseppe Galzerano.
Sono partita da Bologna per raggiungere il Cilento, durante gli anni della durata del processo, varie volte.
Diverse sono state le associazioni che si sono attivate insieme a Sabatino e alla ospitale famiglia di Mastrogiovanni in questa triste storia.
Una storia triste, non solo perché un uomo è morto in un luogo deputato alla cura come appunto dovrebbe essere inteso un reparto d’ospedale, ma anche perché il nostro ordinamento riconosce il sequestro di persona, in una pratica di T.S.O, solo nel caso la contenzione non sia annotata in cartella clinica, mentre, invece, non viene riconosciuta la necessità di introdurre nell’ordinamento penale italiano, il reato di tortura come conseguenza logica del T.S.O. 
La convergenza fra l’atto sanitario e l’obbligatorietà dello stesso ha permesso, contemporaneamente, il pronunciamento della Cassazione che stabilisce la contenzione sotto stretti parametri e l’uso della pistola elettrica Taser nei reparti psichiatrici “sulla base dei fatti oggettivamente riscontrati”.

Giorgio Antonucci, che anche a Gorizia, nel gruppo scelto da Basaglia, ha dimostrato che i problemi psicologici non devono essere trattati dalla medicina, ha sostenuto, concretamente, che i ricoveri coatti non sono trattamenti sanitari e che l’elettrochoc è puro esercizio di violenza, e ancora la relazione deve essere paritaria e il rispetto reciproco, nella sua 40ennale pratica in ambito psichiatrico ha liberato centinaia di pazienti psichiatrici considerati, dagli altri, irrecuperabili, restituendoli alla pienezza della vita psico-sociale.

Pubblicato il 15 giugno, 2019
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane di Bologna. Al lavoro di Giorgio Antonucci – VIDEO





Né psichiatria né antipsichiatria.
La lezione di Giorgio Antonucci e il Centro di Relazioni Umane di Bologna. L’immenso lavoro di Giorgio Antonucci non può essere descritto in pochi righi, ma il Centro di Relazioni Umane di Bologna vuole rinnovare con ogni mezzo e in ogni occasione l’unico medico al mondo che concretamente ha praticato la sola rivoluzione umana nel campo della sofferenza interiore. “Il manicomio è la base per il sostegno della violenza nella società, per questo deve sparire” Giorgio Antonucci.


https://www.youtube.com/watch?v=BYwQdRz0Xe8

Pubblicato il 2 giugno, 2019
Categoria: Notizie, Video

La critica alla psichiatria di Giorgio Antonucci – La registrazione





La registrazione dell’incontro del 10 maggio al Vag61 di Bologna.
Abbiamo voluto illustrare la pratica del Centro di relazioni umane di Bologna, parlare del lavoro di Giorgio Antonucci, su i temi della lotta alla psichiatria per l’eliminazione della coercizione e della disumanizzazione della persona


https://www.youtube.com/watch?v=2DMC1JDSTio&t=191s&fbclid=IwAR2VUvfb5rTBdjnkhqB-seKeLgJ5ySE3mfpLnJC5UzBN2ZeF_dD7LbDK57U


Organizza il Centro di relazioni umane di Bologna e il Centro ducumentazione dei movimenti “Lorusso-Giuliani”.
Massimo Golfieri: Racconto fotografico dei reparti di Giorgio Antonucci a Imola; 00:00
Maria Amato: La costruzione giuridica del malato di mente; 32:36
Maria D’Oronzo: l’esperienza all’Autogestito e la critica psichiatrica antonucciana; 51:04
Assad Marhaba: ‘Quale psicoterapia? ha senso di parlare di terapia per le difficoltà esistenziali?’01:10:36
Andrea Mele: ‘Testimonianza di un sopravvissuto psichiatrico’. 01:50:21

Riprese e montaggio a cura di Emanuela D’Antonio


Per approfondimenti sul lavoro di Massimo Golfieri : https://vimeo.com/58130458

Pubblicato il 20 maggio, 2019
Categoria: Eventi, Notizie

Conversacion entre Guillermo Vera y Massimo Paolini – Espacio e ideas – Prospectivas anomales



“La posición del manicomio en mi trabajo se inscribe en el análisis de los lugares de la ciudad y la búsqueda de los fundamentos que legitiman su existencia, llegando a la raíz, a las razones de su nacimiento, y cuestionando su legitimidad. El manicomio, así como otros lugares de aniquilación —el campo de concentración, argumento de mi último artículo, el matadero, tema de futuros artículos— permite entender la violencia de nuestra época: invisible, disfrazada, anestesiada.”





“GV: . ¿Cuál es el contexto que elimina hoy en día la psiquiatría? ¿Qué interés hay en eliminar el contexto?”
“…El conocimiento es la mano que agarra la máscara, que aparta la cortina. Por eso considero importante el trabajo de Antonucci, así como el de Ivan Illich, otro humanista radical. Hasta que no se alcance un cambio profundo en la educación —que no significa reformar la escuela— no sólo no se podrá arrancar las máscaras del poder, sino que ni se podrá verlas. Eliminar la psiquiatría significa, como dice Antonucci, enfrentarse a la verdad.”

…”GV: Apuntas también que . ¿De qué manera? ¿Nos afecta a todas y a todos por igual? ¿Cómo influye la clase social?”
…MP: El manicomio no es un edificio, es un criterio, como siempre repetía Antonucci. Hoy en día el manicomio ha cambiado de nombre, diluyéndose en otros espacios cuya naturaleza es exactamente la misma. El criterio sigue siendo el mismo, es decir la coerción bajo la forma de la hospitalización forzosa. En palabras de Antonucci, «hasta que no se elimine el juicio psiquiátrico, la realidad de la segregación seguirá desarrollándose dentro y fuera del manicomio».”


GV: ¿Ha habido continuación del pensamiento y la práctica no-psiquiátricos en la línea de Antonucci? ¿Qué es hoy el Centro di Relazioni Umane?

MP: Hasta donde yo sé la única continuación de la práctica no-psiquiátrica antonucciana es la de Maria Rosaria d’Oronzo, psicóloga y colaboradora de Antonucci, quien compartió con él los últimos años de la experiencia de los pabellones abiertos de dos hospitales psiquiátricos de Imola, que Antonucci había desmantelado en los años setenta. En 2005 Maria Rosaria d’Oronzo fundó en Bolonia —con la colaboración de Antonucci— el Centro di Relazioni Umane, cuyo nombre es un homenaje al pabellón del hospital civil de Cividale del Friuli, del que se habla en el libro, que Edelweiss Cotti creó en 1968 como alternativa a los internamientos en manicomio, cerrado por la policía por su carácter subversivo. El centro de Bolonia se ocupa de liberar a las personas de la psiquiatría. La finalidad del proyecto editorial es precisamente difundir el trabajo de Antonucci para que nuevas generaciones de otros países sigan su camino hacia la eliminación de la psiquiatría y la creación de una cultura nueva. ”


L’intervista completa
https://www.perspectivasanomalas.org/2019/05/14/conversacion-entre-guillermo-vera-y-massimo-paolini-%c2%b7-espacio-e-ideas/?fbclid=IwAR3KG03Ju3RcLsa4jIk4QFWd_GTJG6lqKzLSlR-vG52uoO1CVow_baP6y8I

Pubblicato il 14 maggio, 2019
Categoria: Notizie

La critica alla psichiatria di Giorgio Antonucci – Incontro al Vag61, Bologna





Organizza: il Centro di Relazioni Umane di Bologna e il Centro di Documentazione dei movimenti “Lorusso-Giuliani” ed il Vag61
venerdì 10/5 dalle ore 18 c/o il Centro Sociale Vag61 via Paolo Fabbri 110, zona San Donato, Bologna
Un approfondimento su la critica psichiatrica di Giorgio Antonucci
 

La parola a Giorgio Antonucci:
proiezione del docufilm, di Laura Mileto e Alberto Cavallini, Rai Storia, “Se mi ascolti e mi credi. Giorgio Antonucci, un medico senza camice “ sulla vita lavorativa del dottor Antonucci, scomparso a novembre 2017;

http://www.raistoria.rai.it/articoli/se-mi-ascolti-mi-credi/38025/default.aspx

 

interverranno:
Massimo Golfieri, fotografo e collaboratore di Antonucci, con un racconto fotografico della pratica di Antonucci negli ospedali psichiatrici di Imola
Sadi Marhaba, docente universitario di Psicologia: “ Quale psicoterapia? ha senso parlare di terapia per le le difficolta’ esistenziali ? ”
Maria Amato, magistrato: “ La costruzione, dal punto di vista della giurisprudenza, della figura del malato di mente “
Valerio Monteventi che con il periodico “ Mongolfiera “ per anni ha seguito il lavoro e le difficolta’ nell’attuarlo, a causa anche della resistenza delle istituzioni,  del dottore
Maria D’Oronzo, psicologa, collaraboratrice di Antonucci dai primi anni ’90; fondatrice del Centro di Relazioni Umane di Bologna
Andrea Mele, utente della psichiatria liberato da Antonucci e D’Oronzo
 

 
Durante la serata sara’ possibile cenare al Vag61.
 

Per conoscere l’opera del dott. Giorgio Antonucci:  
http://centro-relazioni-umane.antipsichiatria-bologna.net/ 
https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Antonucci

www.giorgioantonucci.org




Pubblicato il 8 maggio, 2019
Categoria: Notizie

Ricordo di Gino Stefani






Gino Stefani e Stefania Guerra Lisi hanno fondato il metodo Globalità dei Linguaggi in MusicArTerapia, di cui Giorgio Antonucci era orgoglioso di far parte del comitato scientifico. Giorgio Antonucci ha dato testimonianza a Stefania Guerra Lisi e al metodo Globalità dei Linguaggi con il “Premio Giorgio Antonucci, per i difensori dei diritti umani”.


Ciao Gino





Anni fa ebbi l’opportunità di incontrarlo, purtroppo non di conoscerlo, durante la festa conclusiva del master di MusicArTerapia a Roma, specializzazione conseguita da mia figlia. Nel suo corso lui insisteva su due figure preminenti del novecento musicale: Luciano Berio, di cui fu amico per tutta la vita, e John Coltrane. Fatto questo che lo portava con curiosità e simpatia ad indagare sul motivo (religioso o musicale ?) del nome (Naima) di mia figlia.


Oggi solo Il Giornale della Musica lo ricorda con le parole di Jacopo Tomatis:

Era entrato in coma qualche giorno fa, Gino Stefani, ed è morto ieri (7 aprile) a 89 anni, a Roma.


Musicista (era diplomato in composizione, polifonia vocale e clarinetto) e musicologo, semiologo della musica e tra i fondatori della disciplina in Italia, Stefani è stato un protagonista – spesso in disparte – del secondo Novecento musicale italiano; un modello di intellettuale civile, impegnato ma allo stesso tempo lontano dal “mainstream” politico (e, in fondo, anche musicologico).


Nato nel 1929, dopo la guerra Stefani comincia presto a suonare il clarinetto in numerosi complessi, e nel 1948 è a fianco di Giorgio Gaslini, con cui incide alcuni dischi pionieristici per gli sviluppi del jazz italiano. Negli anni successivi diventa anche autore di canzoni (per esempio per Nicola Arigliano e Joe Sentieri).


Nel 1977 Stefani entra al DAMS di Bologna, dove rimane fino al 2001. La sua disciplina è la semiologia della musica, che lui stesso contribuisce ad affermare, soprattutto in Italia. Il suo modello della «competenza musicale», delineato nei primi anni ottanta, rimane ancora oggi grandemente efficace e influente, e contribuisce a fare di Stefani anche uno dei pionieri dei popular music studies in Italia.


Si dedica in seguito anche alla musicoterapia, e dal 2002 è Roma, dove coordina il Master in MusicArTerapia a Tor Vergata, collaborando soprattutto con Stefania Guerra Lisi (sua compagna).


Il suo magistero – per i molti suoi allievi – rimane un modello di impegno civile e apertura mentale, per la comprensione del mondo in cui viviamo, attraverso il suono.


Link:

https://it.wikipedia.org/wiki/Gino_Stefani


https://www.giornaledellamusica.it/news/addio-gino-stefani


https://traccedijazz.com/2019/04/08/ciao-gino/?fbclid=IwAR0KRl0JNfvINGbM2KbBcpMj1M2gDzSHJDaPl5wKj4XQF-fW_8FxrKjAfh8

Pubblicato il 12 aprile, 2019
Categoria: Notizie

Dacia Maraini – “La grande festa” – racconta l’incontro e il lavoro di Giorgio Antonucci




…Sono corsa all’ospedale psichiatrico e l’ho trovata lì, legata mani e piedi, su un lettuccio di ferro. Tremava, aveva gli occhi spenti e mi guardava senza riconoscermi.
“Che t’hanno fatto?”
Ma non rispondeva.
Sono andata alla direzione. Ho contrattato la sua uscita. Se mi prendevo tutte le responsabilità, si poteva fare. Ho firmato.
“Ma ancora per tre giorni deve rimanere in osservazione”.
Per tre giorni sono andata a trovarla mattina e sera. Riprendeva a mangiare, anche se assomigliava più a uno zombi che a una persona. Doveva nutrirsi con le posate di plastica perché non si fidavano.
“Dobbiamo cautelarci, potrebbe ritentare il suicidio.” Capivo che era il metodo peggiore, ma non potevo mettermi contro l’ospedale intero.

Anni dopo avrei trascorso ore e ore all’ospedale di salute mentale di Imola, dove ero andata per seguire il lavoro di uno psichiatra fiorentino durante una inchiesta sugli ospedali italiani. In quell’occasione ho conosciuto Giorgio Antonucci, un uomo coraggioso che ha slegato i “matti” considerati irrecuperabili e li ha riportati alla vita comunitaria.
Succedeva ai tempi in cui Basaglia, cominciava a preparare la sua proposta di legge, quando ancora i manicomi erano delle pregioni, con sbarre di ferro alle finestre, e chiavistelli a tutte le porte.
Nel manicomio di Imola c’era un reparto di cosiddetti “irrecurapibili” tenuti nudi legati ai letti. Quando un infermiere si avvicinava, loro sputavano, mordevano, a qualsiasi ora se la facevano addosso e per questo stavano incatenati a quei letti con un buco nel materasso e un secchio che raccoglieva le loro feci e l’orina. Rifiutavano di mangiare e per fare loro ingollare un poco di cibo spesso gli infermieri erano costretti ad aprire i denti con un arnese di ferro che li spezzava. Tutti temevano “i pazzi furiosi” e non li lasciavano mai liberi perchè “se li slacci ti sbranano, sono inferociti”.
“Per forza!” diceva Antonucci serafico “sono arrabbiati per il trattamento che subiscono, e hanno tutte le ragioni”.


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Pubblicato il 26 marzo, 2019
Categoria: Immagini, Notizie, Testi, Testimonianze

Elettrochoc: Antonucci “Stop alle costrizioni” – Cassano “Non è uno strumento di tortura”


Elettrochoc: dibattito: Giorgio Antonucci, contrario – Gian Battista Cassano, favorevole.


Quotidiano “La Nazione”, “Il resto del Carlino”, “Il Giorno”.
Domenica 24 febbraio 2008









Pubblicato il 16 marzo, 2019
Categoria: Immagini, Notizie, Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo