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Generazione da sedare?






Generazione da sedare?


La scuola tra accoglienza, medicalizzazione, e trattamento chimico degli studenti/esse. (BES, DSA, ADHD, ecc…)


Bologna, Venerdì 23 Novembre 2018


presso l’I.I.S. Aldini Valeriani Sirani – Via Bassanelli 9/11 – Bologna


Seminario nazionale di aggiornamento e formazione rivolto a tutto il personale scolastico.


Il seminario di aggiornamento si concentra sugli aspetti culturali, storico-sociali, normativi, alla base della diffusione dei Bisogni Educativi Speciali (BES) e sulle ricadute metodologico-didattiche che tale aspetto comporta. La giornata sarà dedicata in parte anche al ricordo della figura di Giorgio Antonucci, già direttore del manicomio di Imola di cui curò la dismissione, prospettando una relazione radicalmente diversa tra società e sofferenza psichica. Ampio spazio verrà dato nella parte laboratoriale all’analisi della normativa relativa al sostegno, agli alunni/e con DSA e con altri Bisogni Educativi Speciali. Un laboratorio musicale sarà dedicato ad esplorare le possibilità di ognuna/o di raccontarsi agli altri/e in uno spazio di libertà creativa.


PROGRAMMA

Mattino, ore 8.30-13.30

Coordina Matteo Vescovi – CESP Bologna


“Se mi ascolti e mi credi”, visione di un estratto dal docu-film su Giorgio Antonucci (Protagonista nella lotta contro i manicomi a fianco e oltre Basaglia).
Anna Grazia Stammati (Presidente del CESP e del Telefono Viola), L’attività del Telefono Viola e le criticità della Legge 180;
Giovanni Angioli (Infermiere e coordinatore presso il reparto Autogestito Lolli):La chiave comune: esperienze di lavoro presso l’ ospedale psichiatrico di Imola;
Maria D’Oronzo (Centro Relazioni Umane): L’eredità di Giorgio Antonucci e la questione psichiatrica;
Stefano Catellani (Psichiatra di Bologna):Lo standard umano: dalle pere del supermercato alla costruzione dell’uomo “a norma”
>>Pausa caffè, 11.00 – 11.15<<


Chiara Gazzola (Scrittrice – Antropologa): ADHD e altre diagnosi: trattamento chimico dell’infanzia e dell’adolescenza;
Sebastiano Ortu (Docente – Insegnante di Sostegno – CESP): Generazioni da sedare? – Il ruolo degli insegnanti contro la deriva medicalizzante nella scuola;
Domande e dibattito.
Pomeriggio, ore 14.30 – 17.30


Laboratori operativi:


“Musicalmente”: approcci differenti alla convivialità;
I questionari per la valutazione dello stato psichico, emotivo e comportamentale degli alunni/e
Analisi della normativa sui BES e stesura di PDP
Modifiche alla normativa sul sostegno e stesura del PEI
16.30: Restituzione dei lavori dei laboratori e conclusioni

Pubblicato il 13 novembre, 2018
Categoria: Notizie

Maria Amato – “La presunta pericolosità sociale” e Ringraziamenti a Stefania Guerra Lisi




Ringrazio di cuore tutti quelli che mi hanno ascoltata. (Video) Nell’attuale contesto giuridico, chiunque di noi, a prescindere che presenti o meno un sintomo psichiatrico, può essere caricato in un’autoambulanza e legato in un letto di contenzione. Qualsiasi danno subisca da questo trattamento è considerato lecito. Siamo in presenza di una totale violazione di ogni diritto umano, in nome di una presunta pericolosità sociale non oggettivata, ma lasciata esclusivamente alla libera interpretazione personale dell’operatore psichiatra. Dove non vi è dato verificabile e ripetibile e controllabile documentalmente vi è il puro arbitrio e nessuna tutela giuridica.


La dott.ssa Amato Maria, il sig. Criscì Salvatore, il sig. Giordano Giuseppe e tutto lo studio legale Pruiti, ringraziano la dott.ssa Maria D’Oronzo e la prof.ssa Stefania Guerra Lisi per la loro accoglienza e per l’ospitalità data alla dott.ssa Amato in occasione del Convegno della Globalità dei Linguaggi “Progetto Persona” tenutosi a Roma in data 5 ottobre 2018.
Con riconoscenza.

Pubblicato il 14 ottobre, 2018
Categoria: Notizie

Maria Amato – Intervento ” La costruzione del malato” – 23° Convegno Nazionale GdL: metodo Stefania Guerra Lisi








“Le implicazioni giuridiche del pregiudizio psichiatrico del controllo dei costumi sociali: posizione di controllo e di garanzia, e valenza giuridica, del documento psichiatrico”.


Intervento della Dr.ssa Amato Lucia Maria Catena, Avvocato e Magistrato Onorario, in funzione di Giudice del Lavoro, Tribunale di Patti, Sezione Previdenza, Distretto di Corte d’Appello di Messina,
in occasione del 23° Convegno Nazionale organizzato dal Centro di MusicaArtTerapia Globalità dei Linguaggi.


Tavola Rotonda : ” Dalla riforma Basaglia al progetto persona nella GdL” con la collaborazione del Centro di Relazioni Umane di Bologna della Dr. ssa Maria D’Oronzo.


Video: YOUTUBE
https://www.youtube.com/watch?v=L2GaERBSCh0&feature=youtu.be

Pubblicato il 10 ottobre, 2018
Categoria: Notizie, Video

23°Convegno Nazionale MusicArTerapia nella Globalità dei Liguaggi – Progetto Persona



Venerdi 5 ottobre Tavola Rotonda “Dalla Riforma Basaglia al Progetto Persona” in collaborazione con Il Centro di Relazioni Umane di Bologna






Destinatari: Educatori professionali, Insegnanti di ogni ordine e grado, Genitori e Responsabili, Pedagogisti e Assistenti Sociali, Addetti all’Assistenza,Tecnici della Riabilitazione, Psicologi e Psicoterapeuti, Conselors, Musicisti e Artisti, Studenti iscritti a Scienze dell’Educazione, Formazione, Lettere ecc.







http://www.centrogdl.org/convegno_23.html

Pubblicato il 17 settembre, 2018
Categoria: Notizie

“Se mi ascolti e mi credi” – invito al Festival delle Autopruduzioni







 

“Ci hanno convinto che una diagnosi psichiatrica e il trattamento psichiatrico (isolamento, esclusione, droghe legali e incatenare a letto) significa aiutare qualcuno.
Questa è disinformazione ed è questo che le persone devono arrivare a capire.”
Thomas Szasz
 

Presentazione del docufilm
Se mi ascolti e mi credi. La storia del dottor Giorgio Antonucci. Un medico senza camice.


http://www.raistoria.rai.it/articoli/se-mi-ascolti-mi-credi/38025/default.aspx




 



 

Pubblicato il 24 agosto, 2018
Categoria: Notizie

Le contraddizioni psichiatriche – Eugen Galasso






Piero Cipriano, psichiatra “contro”, che è convinto di muoversi sulle orme di Franco Basaglia, ultimamente è molto attivo, anche per la promozione del suo nuovo libro. Se in vari testi, ormai è anche collaboratore fisso di “A” e nel testo di giugno, parlando del rischio di degenerazione cyber della psichiatria, parla della pistola “Taser”, sorta di arma aerospaziale (cyber, dunque, in qualche modo) per neutralizzare una detenuta, negli States, che, comunque, definisce “schizofrenica”, ciò che certo, nell’ottica di Szasz e di Giorgio Antonucci non esiste, voglio dire l’etichetattura in termini meramente nosografici di una persona. Anche in un’intervista in www.carmillaonline.corom , sempre a proposito del pericolo cyber parla del rischio “Panottico” (strumento ventilato dal filosofo del 1700 Jeremy Bentham), ossia di un controllo relativo per es. relativo all’assunzione di antipsicotici da “far assumere” (sic!) a un”malato di mente”. Bene che Cipriano critichi l’uso repressivo della psichiatria, mentre sconcerta non poco che egli si muova, comunque, in un’ottica ancora di tipo “nosografico” per cui si etichettano le persone non in baso alle caratteristiche individuali ma a una classificazione ancora riferita alla psichiatria, ossia alla”normalità”, oppure alla “nevrosi”, alla “psicosi” etc.  Forse un “salto” ulteriore che Cipirano, per ora, non si sente di fare…  Eugen Galasso

Pubblicato il 6 luglio, 2018
Categoria: Notizie

“I poveri sono matti” Festival internazionale di canto sociale Corazone





VIDEO:
Basaglia – Antonucci: la differenza di idee e pratiche
Le difficoltà della vita non sono malattie
Si può fare diversamente: che cos’è il Trattamento Sanitario Obbligatorio

Pubblicato il 21 giugno, 2018
Categoria: Eventi, Notizie, Presentazione, Video

Elettrochoc: vecchi e nuovi sponsor – di Eugen Galasso






Uno dei testi più recenti di “Psicologia clinica, psichiatria, psicofarmacologia”,  Milano, Franco Angeli, 2015, di Francesco Rovetto, medico psichiatra e psicologo,  per anni docente di psicologia generale, psicologia clinica, psichiatria e farmacologia, che scrive di aver partecipato con grande entusiasmo alla “rivoluzione” di Franco Basaglia, nonostante sia oltremodo critico verso l’abuso degli psicofarmaci, di cui rileva con dovizia le controindicazioni, a proposito dell’ECT (elettroshock) scrive: “Non ho mai prescritto un elettroshock in 40 anni di attività, comunque le evidenze scientifiche ne dimostrano l’efficacia in casi di pazienti particolarmente resistenti al trattamento farmacologico, con alto rischio suicidario; in caso di depressione psicotica; risposta positiva ad elettroshock in passato; in soggetti anziani; in gravidanza, anche se ora si è dimostrato che alcuni farmaci antidepressivi non sono dannosi per il feto. Si pratica in anestesia totale. Di solito sono previste 9/12 sedute in cui vengono praticati elettroshock su uno o su entrambi gli emisferi cerebrali. Le applicazioni avvengono ogni 2/3 giorni, con cicli di richiamo settimanali o mensili” (op.cit., p.128). Esposizione fredda della metodica usata, mera analisi, nessun accenno alle controindicazioni, con una quasi apologia delle possibilità di impiego, dove emerge in modo abbastanza marcato la contraddizione con l’altrettanto apodittica affermazione iniziale, dove afferma di non aver mai prescritto un elettroshock in quattro decenni di attività – verrebbe allora da chiedersi perché non l’ha mai prescritto, dato che in seguito ne enumera praticamente solo vantaggi, pur se solo in certi casi, beninteso… O è falsa (A), viene da dire, ossia l’affermazione iniziale oppure (B) ossia l’enumerazione quasi apologetica dei vantaggi. Tertium non datur, direbbe qui la logica, ma forse quella psichiatrica è altra, prevederebbe comunque sempre una terza possibilità. Saranno forse anche “contraddizioni feconde” nell’ambiente psichiatrico, ma certamente pesano come macigni su una logica che, comunque, vista la sua grande tradizione (da Aristotele se non da Zenone ad oggi), viene ancora accettata fuori dai “chiusi steccati” della psichiatria. E Rovetto non è certo l’unico, in questa schiera di apologeti (veri , forse inconsapevoli) della terapia elettroconvulsivante e non è neppure il peggiore…    Eugen Galasso 

Pubblicato il 23 maggio, 2018
Categoria: Notizie

Giorgio Antonucci: le sue idee e il suo lavoro – Giuseppe Gozzini

 


Il libro: “I pregiudizi e la conoscenza. Critica alla psichiatria”




I libri che contengono grandi insegnamenti non si lasciano facilmente riassumere. Il libro di Antonucci è uno di questi. Proverò, tuttavia, a seguirne alcune tracce, a dare spunti di lettura senza alcuna pretesa di esaurirne la ricchezza dei contenuti.

La “psichiatria negata”
La tesi centrale del libro, difficile da digerire, è che la psichiatria non è una scienza: “Ritengo – scrive Antonucci – che a poco serva attaccare l’istituto del manicomio se non si porta un attacco radicale allo stesso giudizio psichiatrico che ne è alla base, mostrandone l’insussistenza scientifica. Finché non sarà abolito il giudizio psichiatrico, la realtà della segregazione continuerà a fiorire dentro e fuori le pareti dei manicomi.”
E’ un’affermazione dura, perentoria, che contraddistingue il lavoro di Antonucci da quella di altri riformatori. Dall’”istituzione negata” alla “psichiatria negata” il salto è enorme. La legge 180 del 1978 prevede, almeno formalmente, il superamento del manicomio ma, a distanza di 9 anni, ce ne sono ancora 60 in pieno funzionamento, mentre cultura e costume sono rimasti favorevoli all’internamento e alla segregazione. E così il potere medico-psichiatrico, che è nella sostanza un potere di controllo e di “normalizzazione repressiva”, continua, dopo la legge 180, in quello che rimane nei manicomi (che è ancora troppo), nelle case di cura, nel territorio, nei centri di igiene mentale (CIM) e negli ospedali civili.
Il problema, per Antonucci, non è di sostituire la vecchia psichiatria con una nuova psichiatria (magari ‘democratica’,‘alternativa’, ecc.), ma di cancellarla: “L’unione psichiatria-manicomio – secondo Antonucci – non è stata l’effetto dello stravolgimento di un potere politico rispetto ad un corpus teorico scientifico neutro, bensì tale unione è finora stata essenziale alla psichiatria, ha costituito, costruito questo corpus teorico come l’ideologia della razza è cresciuta insieme ai lager”.

Vent’anni di esperienza
La tesi di Antonucci nasce non dai libri ma dall’esperienza: “Il mio pensiero e il mio lavoro critici nei riguardi della psichiatria non hanno origini da convinzioni teoriche elaborate a tavolino, studiano testi e criticando articoli, ma sono essenzialmente risultato di anni di esperienza diretta con uomini e donne, in un modo o nell’altro implicati in trattamenti psichiatrici”.
Il libro ripercorre a ritroso questi anni di esperienza: dall’Istituto psichiatrico “Osservanza” di Imola, dove attualmente lavora Antonucci, al S.Lazzaro di Reggio Emilia, all’ospedale psichiatrico di Gorizia e a Cividale del Friuli. E’ un viaggio molto istruttivo anche (forse soprattutto) per i non ‘addetti ai lavori’, intervallato da:
-analisi delle case-histories di ieri e di oggi (l’Anticristo, il caso Sabattini, Van Gogh, Teresa B., I miei capelli arruffati, lettera da un istituto psichiatrico);
-riflessioni storiche (le streghe, l’origine dei manicomi, razzismo e psichiatria sempre insieme);
-considerazioni sull’uso della psichiatria per le persecuzioni sia all’Est come all’Ovest, sui rapporti fra biologia, genetica e psichiatria, sull’arbitrarietà dei concetti di saggio e folle, normale e anormale, sano o malato di mente;
-utili e puntuali riferimenti letterari: Shakespeare, Dostoevskij, Cechov (Reparto n.6), Ernest Toller (Oplà, noi viviamo), Nietzsche, Gogol’.
Le citazioni molto precise e le critiche documentate ai teorici e ai sostenitori della psichiatria sono il modo scelto da Antonucci per ritrovare un filo conduttore tra passato e presente, per inserire in un quadro generale la sua esperienza, che parte non da posizioni teoriche precostituite ma dall’analisi rigorosa della realtà: la sua negazione della psichiatria è fondata su 200 certezze, tanti quanti sono i suoi attuali pazienti di Imola “liberati”.

Le cartelle cliniche
Contro la psichiatria c’è un’altra “prova documentale”, impressionante e inconfutabile nella sua nuda eloquenza: sono le cartelle cliniche riferite a persone, che attualmente vivono nei reparti “aperti” degli ospedali psichiatrici “L’Osservanza” e “Lolli” di Imola, affidati ad Antonucci.
Sono documenti che si commentano da soli e dimostrano nei fatti la funzione repressiva della psichiatria. Dietro le più assurde e immotivate diagnosi c’è sempre una storia fatta di emarginazione e di sfruttamento sociale e culturale, di drammi familiari ed affettivi. La malattia di mente o malattia mentale non va confusa con le malattie del cervello di pertinenza della neurologia. Ma la cura delle malattie reali, che hanno una spiegazione fisiologica, comincia appunto quando finisce la psichiatria, quando si supera il pregiudizio della malattia mentale.
Non è un caso che in apertura della maggior parte delle cartelle cliniche leggiamo: Condizione sociale: povero. Cultura: analfabeta. Professione: bracciante, disoccupato, casalinga. Gli emarginati in manicomio sono vittime proletarie della discriminazione e della violenza della società, sono “detenuti innocenti” che attendono una liberazione.

Le poesie

Fanno da contrappunto alle cartelle cliniche alcuni testi poetici di Antonucci, che . Il ricorso alla poesia, per Antonucci, è un “urlare dai tetti”, un modo per riacquistare il diritto di parola, per trovare un varco linguistico, uno spiraglio di libertà nell’universo manicomiale. E’ il caso qui di ricordare l’intervento di Ernesto Balducci al Festival dell’Unità di Firenze dell’’85 a proposito di “poesia della liberazione”: ‘Più l’uomo geme sotto il peso di una cultura che non è la sua, più si sente colonizzato dalla cultura imposta e più sente il bisogno della parola che liberi, sente dentro di sé il fremito delle ali della poesia che vorrebbero aprirsi..’. (cfr. “Collettivo R” n. 39, pp 46-49).



Saggi, testimonianze, interviste

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Pubblicato il 2 aprile, 2018
Categoria: Notizie

Dialogo aperto – Eugen Galasso






“Dialogo aperto” è denominazione aperta , certo ispirata dall’idea di dia-logo (“riflessione a due”, letteralmente, ma anche “conversazione a due”), che la psicologia mutua ampiamente da Martin Buber, pensatore ebreo viennese, che era anche, lato sensu, “psicologo”, la cui opera era/è stata e tuttora è ancora ampiamente fraintesa.  Di dialogo aperto si inizia a parlare negli anni Settanta (ma in un manuale accademico “ufficiale” di psicologia clinica o di psichiatria non sperate di trovare qualcosa a riguardo): esso (è metodo ma anche teoria e pratica viventi) si svolge nel Nord della Finlandia, meglio in Lapponia occidentale, ma anche terapeuti americani(anzi soprattutto americani, intendendo gli States) vi si recano da anni, pur se non in grandi masse (sono esperienze di nicchia, bisogna pur dirlo…). Ora la psichiatria USA è ampiamente differenziata, certo non riproduce più lo schema di “One flew over the Cuckoo’s Nest”(Qualcuno volò sul nido del cuculo”), noto per il film di Forman del 1965, ma tratto dal libro di Ken Kesey del 1962, riferito alla sua (ovviamente ancora precedente) esperienza di volontario in una clinica USA, dunque ben precedente al 1975 del film. Il dialogo, da ciò che si apprende dal filmato https://www.youtube.com/watch?v=Av-0_DXM4fI&app=desktop peraltro lungo ed efficace, ossia finalizzato a mostrare quanto bisogna mostrare-dimostrare, è reale e coinvolge tutte le persone “attrici” del processo, ossia terapeuti e pazienti, non è un “teatrino” ad uso di chi guarda e deve essere convinto. Si raccontano storie e sviscerano problemi, diciamo così, in breve. Quanto invece rimane “aperto” (mi scuso per il bisticcio di parole) è l’apriori per cui si parla sempre, da parte di tutti/e di “psichiatria”, “psicosi”etc., lemmi e dunque concetti che per es. il compianto Giorgio Antonucci, cui l’opera del “Centro di relazioni umane” si ispira da sempre, non accettava per nulla, non dava assolutamente per scontati, anzi. Questione meramente terminologica o invece di fondo? Francamente in assenza di una verifica in loco, per me attualmente molto difficile, non saprei dire né decidere.    Eugen Galasso

Pubblicato il 29 marzo, 2018
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo