“Frast’ uomo cromatico: Memorie ancestrali” Stefania Guerra Lisi – di Eugen Galasso

“Frast’ uomo cromatico: Memorie ancestrali”,  di Stefania Guerra Lisi (Pietrasanta, Petrarte edizioni), docente a Roma Tre (Università romana) e nelle scuole Montessori di Roma, ideatrice del corso quadriennale sulla”Globalità dei linguaggi”, esperta di riabilitazione di “diversabili” sensoriali, motori e psichici, spiega qui le opere dell’artista fiamminga, ma residente a Carrara, non è un “semplice” catalogo d’arte, quanto un commento importante e in linea con quanto l’autrice fa e con il campo in cui opera da anni: la diffusione della creatività in ogni ambito, per ogni persona, l’individuazione degli archetipi nei quali si muove ogni cultura umana  e ogni persona che ne sia partecipe.  L’opera di Linda Roels, espressa nel “Bewusstwording” (divenire consapevole) formata a Gent/Gand (Accademia d’Arte), mima, che ha lavorato anche con l’”Arca”, compagnia teatrale del regista De Bels e del grande drammaturgo spagnolo Fernando Arrabal, colui che, con Roland Topor e Alejandro Jodorowski (oggi il “vate” della “psicomagia”), avevano creato il “Mouvement panique”, il movimento teatrale e in genere artistico che aveva rivitalizzato le tematiche surrealiste, senza peraltro inserirsi stabilmente nel surrealismo. E nell’opera di Linda Roels le tematiche “surreali”, ben più che “surrealiste” sono pienamente presenti, non come riproposizione del già conosciuto in forma nuova ma come individuazione di quegli elementi “eterni” che spesso riteniamo persi, ma, in quanto appunto”ancestrali”, ci appartengono, invece, a pieno titolo e che ritroviamo nell’arte, l’espressione più diretta e “materializzata” del nostro vissuto e delle tensioni verso ciò che vorremmo vivere.  Un altro contributo importante per conoscere e conoscersi, in una dimensione di irruzione del’”onirico” nella nostra “realtà quotidiana”, dove virgoletto non a caso le due espressioni, in quanto risultano da una nostra volontà di classificare e di distinguere esperienze e realtà che, per es. in altre culture, sono e si presentano come unite, senza alcuna distinzione.   
  Eugen Galasso    

Pubblicato il 31 dicembre, 2013
Categoria: Notizie

Racconto vero di ieri (tutela massima privacy)-Eugen Galasso

Non mi capita spesso, in occasione extra-prassi, extra- rapporto con i clienti, di capitare in queste situazioni. Ieri, con  una conoscente (quindi, non può essere cliente, per me in quanto reflector) mi spiegava il divenire di un suo spettacolo, realizzato in collaborazione con un famoso ballerino, tratto da “Il grande Gatsby” (“The great Gatsby”) di Francis Scott Fitzgerald(il romanzo è del 1925). Per non dare coordinate di riconoscibilità, tutelando al massimo la privacy, dirò solo che si tratta di un’attrice semi-professionista, un’intellettuale, moglie e madre di famiglia, senza aggiungere altro. Mi racconta della genesi faticosa ma feconda dello spettacolo, della difficoltà nel trovare un “fil rouge” comune con il danzatore, suo amico, con cui realizzerà lo spettacolo ma ha rotta l’amicizia, per controversie estetico-realizzative. Ad un certo punto narra di un sogno, in cui vedeva suo marito come un pedofilo, che minacciava suo figlio. Da sveglia, di mattina, inveisce contro il marito, colpendolo più volte (pugni e calci)finché il marito chiama il 113 e poi il reparto psichiatrico. Ricoverata in reparto (sempre racconto suo, cui peraltro mi attengo fedelmente), colpisce anche gli infermieri poi, sedata, dorme. Ricovero di 2-3 giorni, a quanto ho capito, avvenuto circa due mesi fa. Un TSO, senz’altro, di cui (definizione, modalità) la persona è all’oscuro. Ritiene di aver così “metabolizzato, capendola, la situazione”.  Rimane il pregiudizio per cui chi grida ed inveisce va “rinchiuso” in “reparto psi”, non più in “manicomio” (oggi amiamo gli eufemismi). Ora: si tratta del culmine di una mera “crisi artistica” (non psichiatrica), di un work in progress faticoso, duro, che sfida la sensibilità e l’intelligenza (forte) di due persone, essendo nella fattispecie molto dotata (la donna) a livello logico-deduttivo (“pensiero convergente”) come anche anche creativo (“pensiero divergente”), mentre sul danzatore non posso esprimermi, ma essendo lui prevalentemente dotato, ritengo, soprattutto a livello “creatico-divergente”. Non mi azzardo ad interpretare il sogno, il cui senso comunque credo sia abbastanza chiaro (con transfert su altre persone), essendo il bambino in realtà la creazione artistica, lo spettacolo.  Certo che, ancora una volta, la sola interpretazione freudiana (e in parte lacaniana) appare insufficiente…ma non voglio dire di più. Ancora una volta: A)La psichiatria non coglie il fulcro della cosa, anzi non coglie nulla,  anche se la persona è convinta del contrario, anche se non vuole interessarsi dei “dettagli” (TSO, ricovero, sedazione, etc.); B)La creatività, ma anche la ricerca scientifica,  quando attinge vette ”estreme”, che impropriamente chiamiamo “parossistiche”, ha una sua dinamica, che porta al contrasto, allo sconto (meglio se non fisico, “nonviolento”, ovviamente). Dal furore michelangiolesco a quello beethoveniano, a quello di Van Gogh, che si taglia un orecchio, da Antonin Artaud, “inquieta” vittima della psichiatria e dell’elettroshock, allora invenzione recente (erano gli anni della Seconda Guerra Mondiale, dal 1939 al 1945, mentre Cerletti e Bini usarono per la prima volta la tecnica elettroconvulsivante nell’aprile 1938).  Sapienti sat, per il sapiente/saggio basta così. Merry Christams, without (and against) psychiatry (Buon Natale senza e contro la psichiatria).
Eugen Galasso

Pubblicato il 25 dicembre, 2013
Categoria: Notizie

A volte ritornano: le gabbie – Eugen Galasso



A volte ritornano: ma non solo i vecchi ceffi della politica (uno dei quali, che ha tagliato il traguardo degli 88 anni, si è fatto rieleggere, dopo vari tira e molla, Presidente della Repubblica, caso unico nella storia repubblicana, non solo in Italia….), non solo i fantasmi e simili nei libri di Stephen King, ma anche i vecchi pregiudizi , come quello psichiatrico, duri a morire. Non basta il pre-giudizio popolare verso e contro i “matti”, ma anche quello intellettuale.   Oltre a Pier Aldo Rovatti, filosofo, marxista e fenomenologo, che in un libro recente (Restituire la soggettività, ediz.Alphabeta Verlag),  scritto comunque da un”Basagliano”, che ora prende la distanza, parzialmente, dal “Maestro”, più decisamente critico nei confronti del “lascito” basagliano è Gianfranco De Simone, psichiatra (sic!) e psicoterapeuta che, in un articolo de “L’Unità” del 17.12.2013 rilegge Basaglia, tramite appunto Rovatti, come “incapace di prassi” (l’espressione, devo chiarirlo, non è dell’autore, è di chi scrive per riassumere quanto è in Rovatti, meglio, nel libro curato da Rovatti, con testi suoi e di altri), come condizionato da Binswanger e Heidegger (credo invece sia piuttosto la fenomenologia di Husserl ad aver agito su Basaglia, più che Heidegger…) oltre che da Marx, che avrebbe letto male (riassumo ancora una volta, ad usum lectorum). Ma quale, allora, l’alternativa proposta da De Simone: la psichatria “nuova”, quella di Massimo Fagioli, “guru” della sinistra radical-chic (poi, pare, passato con i Radicali di Pannella, a causa di screzi con i post-PCI), il vate di Ascoli Piceno che ha dato”vita nuova” a un orientamento che vuole il confronto, la soluzione dei conflitti etc. Lo psicoanalista che ha attratto registi come Marco Bellocchio, nonché folle acclamanti, parte comunque da una valutazione psichiatrica, che distingue, separa, pur se non in modo kraepeliniano-tassonomico. Finché si pongono barriere tra “sani” e “malati” nel campo della mente (concetto oltremodo discutibile e flou, come si è detto spesso, da parte di Giorgio Antonucci e, molto più modestamente, da parte di altri ,  tra cui chi scrive questa nota), finché ci si muove comunque in un’ottica in qualche modo “giudicante” verso la “patologia”, il passo “avanti” nei confronti di Basaglia è in realtà un netto passo indietro.   In Basaglia, se pure contraddittoriamente, c’era la consapevolezza della non scientificità della psichiatria e della non esistenza della “malattia psichiatrica”; qui, con tutti i distinguo nobili e accettabili quali excusationes non petitae (giustificazioni non richieste) il pre-giudizio verso i malati da “aiutare” e in qualche modo da “curare” rimane, permane, per cui, rispetto ai “Matti da slegare”, essi non saranno più legati materialmente, ma imbrigliati in una gabbia (teorica ma non solo) che li fa ripiombare in una condizione di “minus habentes” rispetto agli altri.

Eugen Galasso

Pubblicato il 20 dicembre, 2013
Categoria: Testi

Presentazione documentario “Gli occhi non li vedono” – Maria D’Oronzo

 

Pubblicato il 9 dicembre, 2013
Categoria: Eventi

“Premio Giorgio Antonucci” di Eugen Galasso

Il dottor Giorgio Antonucci, notoriamente, non ha bisogno di presentazione. In varie pubblicazioni, anche poetiche (la più recente “Diario dal Manicomio”, Milano, Spirali), sospese tra poesia, diario e riflessione, ha negato il concetto di “malattia mentale”. Lo ha fatto, però, sempre, tenendo presente la “prassi clinica”: da giovanissimo medico fiorentino, dapprima, frequentando un personaggio come Roberto Assagioli, il fondatore della psicosintesi, colui che Freud aveva indicato a Jung quale il  tramite-diffusore della psicoanalisi in Italia. In seguito, operando a Cividale del Friuli, a Gorizia con Franco Basaglia, all’”Osservanza” di Reggio Emilia con Edelweiss Cotti, a Imola, Antonucci ha veramente aperto i “reparti psichiatrici”, andando molto al di là della proposta basagliana, fondando un pensiero (in sintonia pur se non uguale a quello di Thomas Szasz, antipsichiatra statunitense, di origini ebraico-ungheresi, autore di “La malattia mentale”, tra l’altro) che si basa sulla totale negazione del concetto di “malattia mentale” e sulla considerazione dell’ascientificità della psichiatria, che non rientra(rientrerebbe, per riferirsi alla soggettività del pensiero di Antonucci) in nessun ambito medico, in quanto non esiste alcuna possibilità di rilevare scientificamente i processi della mente, che non è tout court identificabile con il cervello, per non dire del fatto che la mente non è senz’altro uguale alla psiche (di “anima”, in altra accezione, si parla solo nella psicologia del profondo junghiana) e del fatto che anche dire “mente”, “psiche” etc. rischia di non descrivere quanto è intimamente dinamico e soggettivo, sfuggendo dunque all’osservazione altrui. Naturalmente, le tesi antonucciane, sostenute dal CCDU (Comitato dei Cittadini per i diritti umani) sconcertano chi non è capace di mettere in discussione le idee ricevute, i pregiudizi generalmente accettati e introiettati, la convinzione banale per cui “I matti esistono” etc. IL Premio Antonucci è un premio che ogni anno premia chi opera nel settore, dando rilievo a chi opera nel campo, difendendo, appunto, i cittadini in difficoltà, con accuse (il pregiudizio psichiatrico si basa sempre sull’idea di colpa) di diverso tipo, che però, sostanzialmente si rifanno sempre al fatto che i presunti “malati psichici” pensano e agiscono diversamente dalla banale e acquisita normalità.  Un pensiero (ma anche un’azione) di tipo decisamente libertario, che incrina le sicurezze dell’”uomo della strada” come  quelle (in primis, ma non solo, economiche) dei superpoteri psichiatrici e farmaceutici. Si riporta qui un testo di presentazione relativo al Premio Antonucci di quest’anno: http://centro-relazioni-umane.antipsichiatria-bologna.net/2013/11/22/premio-giorgio-antonucci-firenze-30-nov-2013/

Eugen Galasso

Pubblicato il 23 novembre, 2013
Categoria: Notizie

“Premio Giorgio Antonucci” – Firenze, 30 nov 2013

PREMIO GIORGIO ANTONUCCI

per onorare coloro che si sono distinti con il proprio lavoro e impegno a difesa dei diritti umani nel campo della salute mentale

L’edizione 2013 del “Premio Giorgio Antonucci” si terrà Sabato 30 Novembre a Firenze presso l’ Auditorium del Duomo dalle ore 16.00.
Ritireranno il premio la dottoressa Maria D’Oronzo, la regista Valentina Giovanardi e il pianista Andrea Passigli, per l’impegno nella diffusione del rispetto dei diritti della persona attraverso il loro lavoro.

Il “Premio Giorgio Antonucci” è organizzato dal Comitato Internazionale dei Cittadini per i Diritti Umani, un’organizzazione onluss di volontariato finalizzata ad investigare e denunciare le violazioni psichiatriche dei diritti umani. Ogni anno Giorgio Antonucci seleziona i premiati scegliendo chi, grazie alla propria attività, lotta significativamente per la difesa della dignità umana nel campo della salute mentale.
Giorgio Antonucci, famoso psichiatra, ha lavorato al fianco di Basaglia negli anni ’70 a Gorizia; nel 1973 all’ospedale psichiatrico dell’Osservanza di Imola e in seguito, primario del reparto Autogestito Lolli fino al 1996. Oggi Antonucci prosegue la sua attività culturale e scientifica, continua a diffondere la cultura del rispetto e della libertà delle persone psichiatrizzate anche con eventi come questo.
La prima edizione del 2009 ha visto la premiazione dello scultore Piero Colacicchi docente all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Partecipò all’organizzazione del laboratorio di scultura e ceramica La Tinaia nell’Ospedale Psichiatrico San Salvi di Firenze nel 1965. La seconda edizione ha premiato il fotografo Massimo Golfieri per aver documentato con immagini suggestive e originali le realtà all’interno delle strutture psichiatriche di Imola dove visse da vicino le varie fasi del percorso di liberazione delle persone internate. Nella scorsa edizione ha ritirato il premio Giovanni Angioli infermiere psichiatrico, poi coordinatore presso il reparto Autogestito Lolli di Imola per 15 anni.
Quest’anno sarà premiata la psicologa Maria D’Oronzo, che dopo aver lavorato nel reparto Autogestito dell’Ospedale psichiatrico Lolli di Imola, si è occupata a Bologna del Telefono Viola. Ha fondato e coordina Il Centro di Relazioni Umane riferito a Edelweiss Cotti, colui che primo in Italia ha negato il significato scientifico della malattia mentale. Il Centro si propone di costruire una cultura di cittadini che non abbiano più bisogno di psichiatri, dà consigli se richiesti, per evitare i ricoveri e liberarsi dagli psicofarmaci. Collabora inoltre con “Giù le mani dai bambini” comitato nazionale per la farmacovigilanza in età pediatrica, nato nel 2004, e con “Perché non accada” campagna socio-culturale nata nel 2006 per modificare “la dilagante ed erronea tendenza a identificare arbitrariamente i comportamenti e le difficoltà umane come malattie o disturbi”
Verrà poi la premiazione della regista Valentina Giovanardi che con i suoi video ha contribuito alla formazione di un pensiero critico contro ogni forma di violenza sulla persona. “Reparto 14“, opera prima del 2005, è un’ intervista a Giorgio Antonucci accompagnata dalla perlustrazione degli edifici ora dismessi del vecchio manicomio di Imola e “Code di Lucertola” del 2008, un documentario-inchiesta sui metodi e gli abusi della psichiatria di oggi.
Infine il “Premio Giorgio Antonucci” sarà assegnato al grande pianista Andrea Passigli, docente di pianoforte al conservatorio di Ferrara, che intervallò la sua attività concertistica in Europa e negli Usa per esibirsi più volte nei reparti delll’ospedale psichiatrico “Osservanza di Imola” nel periodo in cui Edelweiss Cotti era direttore e il Dott. Antonucci era primario.

La serata del 30 Novembre inizierà alle ore 16.00 con il concerto dalle note blues e swing dei Rabarbari trio, seguirà la proiezione del video “Reparto 14” di Valentina Giovanardi e il documentario “Gli occhi non li vedono” di Maria D’Oronzo.
Ci sarà poi la premiazione di Maria D’Oronzo, Valentina Giovanardi e Andrea Passigli.
Dopo le premiazioni seguirà un buffet.

Pubblicato il 22 novembre, 2013
Categoria: Eventi

Ulteriore messa in discussione delle teorie sulla psiche – Eugen Galasso

 

Ora anche la teoria del DNA delle nazioni (più che, romanticamente, dei “popoli”) di Alain Minc, per cui il challenge (sfida) è, anzi sarebbe per es. tipica dei Cinesi.  Non entro in merito della validità o meno della teoria stessa, ma mi permetto di rilevare che, indipendentemente da verificabilità falsificabilità della stessa, essa è un ulteriore colpo di grazia alle teorie “unilaterali” e “onnilaterali” sulla psiche, il che dà un ulteriore colpo di grazia alla psichiatria, che, da sempre, anche contro psicologia e psicoanalisi (non “scientifiche”, per molti psichiatri, convinti di detenere il Verbo…) vorrebbe far credere di averne capito tutto. Non pia, ma sciocca illusione, sempre più, con diversi mezzi, erosa e scardinata. Ma chi il “Verbo” vuol continuare a detenerla, non rinuncia ai propri, finora purtroppo indiscussi e inconcussi, poteri”.  
  
Eugen Galasso

Pubblicato il 20 novembre, 2013
Categoria: Notizie

Festival Psy – Anima Salso Festival – Associazione Psicoanalisti Europei


“Quale spazio per la soggettività oggi?”
Virtuale VS Reale

9/10 Novembre 2013 – Salsomaggiore Terme


Sabato 9 Novembre

Ore 10 Saluto del sindaco di Salsomaggiore Terme Filippo Fritelli e discorso di apertura degli organizzatori

Convegno dell’Associazione Psicoanalisti Europei

Ore 10,30  “Il mito della malattia mentale e le sue implicazioni” di Giorgio Antonucci, medico, psicoanalista, ex primario dell’ospedale autogestito “Lolli” di Imola. Introduce Maria D’Oronzo, direttrice del Centro di Relazioni Umane di Bologna

Ore 11,30 “Il soggetto come Io e l’Io come soggetto e metafisica dell’essere umano” di Govanni Allotta, filosofo, psicoanalista freudiano, studioso di ebraismo (Trieste)

Ore 14 “Lo spazio e il tempo della parola” di Alessandra Guerra, medico, psicanalista, co-autrice del Manifesto in difesa della Psicoanalisi (Ravenna)
Ore 15 “Il soggetto scacciato dalla chimica” di Jean Luc Maxence, psicoanalista junghiano, scrittore, ex direttore del Centre Didro di Parigi per la cura dei tossicodipendenti

Ore 16 coffee break

Ore 16,30 “L’animismo ritrovato” di Antoine Fratini, psicoanalista, Vice Presidente APE (Bore)

Ore 17,30 “Vedere oltre il mondo visibile: l’enigmatico artista Alberto Spadolini” di Marco Travaglini, giornalista, direttore dell’Atelier Alberto Spadolini di Riccione

Domenica 10 Novembre

Tavola rotonda interdisciplinare

Ore 9 Assemblea Generale (riservata ai soci APE)

Ore 10 Tavola rotonda ”Virtuale VS Reale” con Jean Luc Maxence (scrittore, psicoanalista, ex direttore del Centre Didro di Parigi), Antoine Fratini (psicoanalista, Bore), Giordano Ambiveri (medico, specialista in neurologia, Piacenza), Giovanni Allotta (psicoanalista, studioso di ebraismo, Trieste), Donatella Gorreta (docente di filosofia, redattrice della rivista “La società degli individui”, Parma).

Ore 11,45 Discorso di chiusura degli organizzatori

Abstract: la tecnologia e la chimica, al servizio del dio Economia, sono oggi in grado di annichilare i moti dell’anima fornendo pillole correttive per tutti gli umori e proponendo mondi virtuali laddove il Reale pone problema. Si paventa l’emergere di uno scenario in cui nemmeno il sintomo potrà più dare voce all’anima. Saprà la psicoanalisi, in quanto scienza del soggettivo e unica pratica rimasta ad incentrarsi sull’ascolto e sull’inconscio,  fare fronte a questi cambiamenti epocali?

Sede UniSalso – Viale Indipendenza, 2 – Salsomaggiore Terme
Info:  HYPERLINK “mailto:psy.europeenne@yahoo.fr” psy.europeenne@yahoo.fr – http://psychanalyseeuropeenne.jimdo.com/ – 333/4862950
Psicoanalisi Europea Psychanalyse Européenne
Agenzia di Stampa:  HYPERLINK “http://aepsi.agence-presse.net/” http://aepsi.agence-presse.net/

Pubblicato il 31 ottobre, 2013
Categoria: Eventi

Creatività nell’opera di Giorgio Antonucci – Eugen Galasso

Per creatività  intendiamo, in sintesi, il non seguire il “semplice” percorso logico deduttivo A-B-C etc. (ossia A implica B, B C etc.), ma collegare elementi apparentemente slegati (come A e D, per ex., F e N etc.); per dire le cose più compiutamente:  1)”La capacità di osservare, sentire, ascoltare”;  2)”la capacità di pensare rapidamente e liberamente” (ossia il non lasciarsi condizionare e imbrigliare da schemi pre-fissati, da idee ricevute);  ) “la capacità di adattarsi velocemente a nuove situazioni e di mutare il proprio pensiero”(1);   4)Seguire vie nuove e non facilmente individuabili, comunque insperate-inaspettate. L’elemento “sorpresa” e novità è quello che fa parlare di “pensiero divergente” e non “convergente”;  5)La vera creatività consiste non solo nel trovare risposte nuove a domande classiche o comunque già poste, quanto invece nel formulare nuove domande;  6)Questo lo fa molto bene Giorgio Antonucci, quando, “sparigliando i giochi”, chiama non scienziati o medici (la medicina è al massimo scienza derivata, senza biologia, informatica etc. non  avrebbe conosciuto i progressi attuali) ma artisti e facendo interagire i presunti “malati” con la presunta “normalità”, con gite, visite a città e mostre d’arte etc.; 7)La creatività, che  negli States più che in Inghilterra (Guilford, Torrance) era concetto noto in psicologia,  ma non aveva cambiato nulla nella psichiatria (Szasz è altra cosa, ha derivazioni culturali diverse, dove anche le esperienze di Laing e Cooper non si rifanno alle teorie sulla creatività);  8)La creatività non è solo -come erroneamente si crede, tuttora- appannaggio dell’arte (in riferimento, ovvio, ad ogni forma d’arte, dalla pittura alla scultura all’architettura, alla musica,  al teatro, alla danza, al cinema, alla computer-grafica, alle “arti miste”, anche in riferimento alla provenienza “artigianale” di molte forme d’arte,  ma è tipica anche delle scienze, anche qui intese nella loro complessità e pluralità, come dimostrano alcune testimonianze: A)Ippocrate, quale medico-filosofo-”artista” (la medicina come arte, ma ciò vale, variamente, per tutta l’arte e il pensiero greci);  B)Copernico, Galileo, Keplero, cultori di astronomia, fisica, matematica, letteratura e arti varie, che consideravano le loro opere in questi secondi ambiti non meno importanti di quelle prettamente “scientifiche”. Idem vale per Isaac Newton, forse più impegnato quale esegeta biblico che come scienziato, se guardiamo al tempo dedicato agli studi biblici rispetto a quelli astronomici; anche in Newton l’aspetto “intuitivo” è fondamentale (caduta della famosa mela, sua incidenza nel darsi conto della legge della gravitazione universale);  C)Albert Einstein, a proposito della teoria della relatività, parla esplicitamente della sua “intuizione”, in un primo momento, solo successivamente “avallata” dalla dimostrazione logico-matematica.  Complessivamente, conviene ripensare tutta la tradizionale dicotomia tra le “two cultures” (due culture), come già teorizzato da Charles Snow(2), con modalità anche un po’ polemologiche e “d’assalto” (3), anche sulla base della messa in discussione dei paradigmi di presunta “verità logica assoluta”, operata da autori quali I.Prigogine, R.Thom, I. Stengers, F.Varela e H.Maturana, tra gli altri.
Giorgio Antonucci, senza teorizzare esplicitamente sulla creatività, la applica in pieno sia nella sua lunga attività di operatore, “scoperchiando sepolcri imbiancati”, sia poi nella teoria, che non è mai grigio teorizzare (Goethe), dove non a caso fa “funzionare” in pieno la poesia insieme alla teoria. Potremmo dire che Antonucci procede induttivamente (dall’esperienza alle teorie generali) più che deduttivamente (dalle teorie applicandole nella prassi…), dove naturalmente la riflessione teorica interviene giù subito nell’”esperienza clinica”, ma Antonucci la stende -scrive successivamente. Gran parte della sua opera è scritta in forma poetica, dimostrando con maggiore efficacia nella prassi poietico-poetica come esprimere i concetti poeticamente possa essere spesso più efficace di una mera “argomentazione logica” sempre che, appunto, si voglia insistere sulla permanenza “eternizzante” di tale dicotomia. Per rimanere in tema, vorrei accennare ai continui -e sempre proficui excursus teorici in “Diario dal manicomio”, come, beninteso, in tutte le opere teoriche di Giorgio Antonucci,  dove, poi, però, le parti narrative (penso agli intermezzi su Dino Campana, straordinario “chimico-poeta”) e le parti strettamente poetiche e di prosa poetica (quasi “pascaliane”, dove parlo, beninteso, dello stile) completano sempre il ragionamento.   Ecco come il “nietzschiano” (anche qui per lo stile, ma se “le style c’est l’homme”, per citare Buffon, altro scienziato-scrittore) Antonucci ci dà una eccelsa prova di “nuova scrittura”, dove narrazione e poesia non sono al “servizio” (sarebbe improprio riduzionismo) ma si fondono pienamente con la teoria, teoria che demolisce quella “pseudoscienza” (spiace dover ricorrere a un lemma crociano, ma tant’è…) che si auto-proclama “medicina dell’anima” (alla lettera psichiatria vuol dire ciò).
(1)Le parti qui riportate tra virgolette (escluse le parentesi) sono tratte da A.Sbisà, La creatività, Firenze, Le Monnier, 1976.
(2)Ch.Snow, “Le due culture”, Venezia, Marsilio, 2005.
(3) tra le tante prese di posizione sul “riduzionismo” di Snow, da parte di scienziati come di letterati e filosofi, cfr. (per l’ambito italiano ma non solo), inter ceteros G.Preti, Retorica e Logica, Torino, Einaudi (prima edizione 1968, poi numerose ripubblicazioni).
4)G. Antonucci, Diario dal manicomio, Milano, Spirali, 2006.
Eugen Galasso  

Pubblicato il 27 ottobre, 2013
Categoria: Testi

Excursus su Jack the Ripper (Jack lo Squartatore) – Eugen Galasso

La figura di Jack The Ripper (Jack Lo Squartatore) che sembra abbia ucciso cinque (ma il numero è incerto: persino Scotland Yard aveva ventilato la possibilità che fossero fino a 16) donne nel quartiere degradato di “Whitechapel”, a fine Ottocento (1888) rimane uno degli enigmi che appassionano criminologi e, ahimé, psichiatri… Sull’identità del criminale seriale(serial-killer) sono state proposte ipotesi diversissime: sarebbe stato un barbiere, per altri un chirurgo, per altri un parrucchiere, un apprendista chirurgo, un finto medico, in realtà ciarlatano, un macellaio, ancora un “folle” che odiava le prostitute e più in genere le donne (e qui le solite teorie da psicoanalisi d’accatto), un principe ereditario, un sir (baronetto) inviso alla famiglia e alla società etc… Senz’altro, in definitiva, nessuna teoria regge più di un’altra, tanto che qualche giornale, d’estate o in periodi “calmi” (feste natalizie o pasquali, quando non incombe null’altro)pubblicano qualche “scoop” relativo a presunte nuove ipotesi o a (a fortiori solo presunte)nuove rivelazioni. Nulla di che, insomma e allora il tutto rimane consegnato, forse meglio, alla letteratura, spesso capace di descrivere meglio di ogni presunta “scienza” (si pensi a quella pseudoscienza, e spiace usare il termine crociano, che si definisce “psichiatria”…) il carattere e il comportamento umano (meglio sarebbe usare il termine al plurale, però).  Tra i racconti più interessanti dedicati al personaggio e al contesto (la Gran Bretagna ultra-puritana dell’epoca)quello di Robert Bloch, notevole scrittore “thriller” e “horror”.
Tra le sue opere più famose una trilogia dedicata a “Psycho”, dal cui primo libro Alfred Hitchcok trae nel 1960 il capolavoro filmico omonimo, che solo sommariamente si potrebbe riportare alla cosiddetta “schizofrenia”, mentre in realtà il finale è da “opera aperta”, “American Gothic” (Gotico Americano), vari racconti dedicati al voodoo e altro ancora, ma certamente quella per Jack the Ripper è stata la figura che ha appassionato maggiormente l’autore. Segnalo, senza alcuna volontà di “soluzione”, che il racconto “Yours Truly, Jack the Ripper” (Cordialmente, Jack lo Squartatore) (1) dell’ormai lontanissimo 1943, formula un’ipotesi (narrativa, non psichiatrica, ma psicologicamente e -ripeto-non “psichiatricamente”, molto interessante) che non  svelerò, per lettrici e lettori che eventualmente ritrovino il testo, ma che ha a che vedere con la psichiatria in azione…, per così dire. Un rovesciamento che serve l’”effetto sorpresa” più che il climax (il crescendo, se volete) della”suspense”, per dirla con sir Alfred il grande regista, ma che, leggendo attentamente il dialogo, non è poi così “fuori fase”. Non posso dire di più, ma segnalo il testo anche al carissimo amico Dott.Antonucci, ispiratore  e mentore di questo sito. Sempre che non l’abbia già letto, naturalmente…
(1)R.Bloch, Yours Truly, Jack the Ripper, Weird Tales e in italiano, in A.Hitchcock(a cura di), I maghi del brivido, Milano, RIZZOLI-AMICA, 1990,  pp.170-196
Eugen Galasso   

Pubblicato il 14 ottobre, 2013
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo