IL DOSSIER “DIRITTO FRAGILE – Italia, 2026: Psichiatria, Tribunali e limitazioni della libertà, dell’autodeterminazione e dei diritti della persona – Maria D’Oronzo

Nella Giornata mondiale della salute mentale, l’associazione Diritti alla Follia presenta il dossier “Il Diritto Fragile”.
Raccoglie testimonianze su TSO, contenzione, farmaci non consensuali, misure di sicurezza e amministrazione di sostegno. Il tema scelto quest’anno dall’OMS, “Esperienze vissute ascoltate”, è lo stesso da cui il dossier parte: cosa succede quando si ascoltano le persone che quelle pratiche le hanno vissute.
Il documento arriva a pochi giorni dalla sentenza 157/2026 della Corte costituzionale, che rende obbligatoria la difesa tecnica nella convalida e nella proroga del TSO. La Corte richiama anche la proposta di legge di iniziativa popolare dell’associazione, che prevedeva già questa garanzia. È una svolta giuridica, e il dossier la accoglie.
In Italia, quando si parla di coercizione psichiatrica, il nome di Giorgio Antonucci torna spesso. Il dossier non lo cita, ma i temi sono quelli che lui ha segnato: la diagnosi che diventa identità (“Non ero più io, ero la mia diagnosi”), il rifiuto delle cure letto come sintomo, il “manicomio chimico” che ricostruisce fuori dalle mura ciò che la legge 180 aveva abbattuto. A Imola, negli anni Settanta, Antonucci slegò le donne del reparto più duro e restituì gli abiti civili, e anche la pensione: gesti concreti, prima che teorici, che rimettevano le persone nella condizione di cittadini. Più tardi, nel Reparto Autogestito, scrisse nelle cartelle cliniche che gli ex degenti erano in buona salute psicofisica.
Molti sostengono che Antonucci sia il passato. Non senza ragioni: è morto nel 2017, la sua critica radicale alla psichiatria in quanto tale non è la linea di chi oggi cerca riforme, e le battaglie si combattono ormai su terreni giuridici come udienze, difensori e garanzie. Il dossier segue proprio questa strada, con riferimenti a Costituzione, CEDU, ONU e CPT, e non chiede di abolire la psichiatria.
Ma le testimonianze raccontano scene che sembrano uscite da quell’epoca: persone legate al letto per giorni, ricoveri “volontari” imposti sotto minaccia di TSO, terapie depot dopo aver detto di no. Chi scrive non parla di storia. Anche l’associazione è nata nel 2018, un anno dopo la morte di Antonucci, e porta avanti il suo lavoro con strumenti diversi.
Forse la domanda non è se Antonucci sia il passato, ma se i problemi che denunciava lo siano. Il dossier suggerisce di no.
Dietro “Il Diritto Fragile” c’è un lavoro che si vede poco: quello di chi ha raccolto le testimonianze. Ascoltare, trascrivere, verificare con le persone che cosa si può raccontare e come, e metterle in ordine senza trasformarle in numeri è un lavoro lento. Il dossier non pretende che ogni storia sia una violazione di legge. Chiede di essere letto come si leggono le voci di chi c’era, e di prenderle sul serio prima di giudicarle. I
Il metodo antonucciano partiva dall’ascolto della persona, non dalla diagnosi. Il dossier fa lo stesso con strumenti diversi: raccoglie voci e le porta nei luoghi dove si decide, dai tribunali alla Corte costituzionale. Si può dire che Antonucci appartenga al passato. Ma finché le persone raccontano di essere state legate a un letto, ricoverate sotto minaccia di TSO o ridotte alla propria diagnosi, e finché qualcuno si prende la briga di scriverlo e di farlo leggere, il passato non è ancora passato.
Pubblicato il 10 October, 2026
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