Il Lenzuolo della Libertà: Storia e Missione del Centro di Relazioni Umane
Non è solo un nome su una porta. È un’eredità che dal 1968 attraversa l’Italia. Ecco perché la nostra antipsichiatria è, prima di tutto, una battaglia per la dignità umana.
Non fu un caso, fu una strategia di liberazione. Quando Giorgio Antonucci arrivò agli ospedali psichiatrici di Imola, chiese a Edelweiss Cotti il compito più ingrato: smantellare il reparto delle “irrecuperabili”.
Di [Maria D’Oronzo / Redazione Centro di Relazioni Umane]
Tutto ha inizio nel 1968 con un atto di rottura materiale e simbolica. Edelweiss Cotti, inviato da Franco Basaglia a dirigere il reparto neurologico dell’ospedale di Cividale del Friuli, comprende che la parola “Neurologia” non è una cura, ma un muro: un’etichetta che nega l’individuo.
Cotti non si limita a contestare la burocrazia: oppone alla targa ufficiale un lenzuolo con sopra scritto il nuovo nome: “Centro di Relazioni Umane”. È l’atto di nascita di un’idea rivoluzionaria: il dissenso e il dolore non sono guasti dei nervi, ma interruzioni del dialogo umano. Da quel momento, la cura smette di essere una pratica medica sui corpi e diventa la ricostruzione di un legame tra persone libere.
Negli anni ’70, questa visione si sposta a Imola, dove Cotti assume la direzione sanitaria degli ospedali Osservanza e Lolli. Qui chiama al suo fianco Giorgio Antonucci, che non cerca un lavoro tranquillo. Al contrario, Antonucci fa una richiesta precisa: vuole il Reparto 14 dell’Osservanza, il reparto delle “donne agitate”.
Era il luogo più buio dell’istituzione, dove la contenzione meccanica e il silenzio forzato erano le uniche leggi. La sua non è una scelta di solo eroismo, ma di strategia: sa che se riesce a smantellare l’orrore nel reparto peggiore, nessun altro primario avrà più scuse. Se la libertà funziona lì, deve funzionare ovunque.
Mentre Cotti garantisce lo spazio legale e la protezione istituzionale, Antonucci agisce: smantella le catene, apre le porte e dimostra al mondo che le donne — e in seguito gli uomini — più sofferenti possono vivere senza essere legati.
Un documento prezioso che custodiamo nell’Archivio Virtuale Giorgio Antonucci (www.giorgioantonucci.org) ci riporta al 15 novembre 1980. A Roma, in un convegno dedicato a Basaglia, Cotti e Antonucci siedono accanto al filosofo Thomas Szasz per discutere di internamento coatto e violazioni della libertà.

Quell’immagine è il ponte che collega la grande stagione delle riforme alla nostra attività quotidiana a Bologna. È la prova che l’antipsichiatria non è una semplice polemica medica, ma un movimento internazionale per la difesa della dignità umana.
Dal 2008, il Centro di Relazioni Umane di Bologna continua questa missione. La nostra battaglia non è finita, perché la sofferenza oggi ha nuovi volti:
1) La solitudine delle famiglie: Abbandonate dallo Stato, costrette a sentirsi dire che “non si può fare nulla finché non succede qualcosa di grave”.
2) I manicomi invisibili: Dove il silenzio forzato della chimica sostituisce le sbarre di ferro.
Onoriamo Cotti per aver creato, con quel lenzuolo a Cividale, lo spazio della libertà; onoriamo Antonucci per averlo riempito di umanità nei reparti di Imola. È questa doppia forza — la protezione dei diritti e l’ascolto profondo — che offriamo a chi oggi chiede solo di essere riconosciuto come essere umano.
Pubblicato il 14 March, 2026
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