Dal “phreneticus” di Seneca alla diagnosi moderna – Eugen Galasso
Per dimostrare come nel mondo antico le presunte “malattie mentali” non trovassero spazio, ossia non venissero considerate tali, se non qualcosa di “molesto”, basterebbe citare il seguente passo di Seneca, nel quale si ricordano comportamenti considerati assurdi, come quello di un presunto “sapiens” (saggio) che si dichiara offeso da un’ingiuria, invece di considerarla inesistente, non dando a chi provoca la soddisfazione di reagire.. “Quis enim phrenetico medicus irasciitur?” (“Quale medico infatti, si arrabbia con un pazzo?”) (Seneca, De constantia sapientis” (la saggezza del saggio). Non si nega che esitano comportamenti “frenetici”, ma non si ritiene necessario “curarli” e tanto meno “punirli”. Pensiamo invece all’oggi, con tanto di attentatore, forse un “islamico radicalizzato”, che a Modena qualche tempo fa, ha voluto compiere un’azione criminale, facendosi passare per “pazzo” onde evitare la pena carceraria. La reazione di moltissimi? Prenderlo per un “povero pazzo”, in definitiva denigrandolo, considerandolo senz’altro “incapace di intendere e di volere”. Non solo. si e’ parlato di problemi psichiatrici oggi trascurati, con l’intento (non espresso in questo modo, ma sotto traccia l’argomento e”quello”) di tornare a “curare le malattie mentali” (si dice”psichiatriche”, ma il senso e’ lo stesso, anzi con un’aggravante notevole), forse per schivare il pericolo del terrorismo di origine religiosa (“In Italia non abbiamo questi problemi” e simili), si torna massicciamente a criminalizzare chi si comporta in modo “antisociale”, risparmiandogli (magari) la pena, per infliggergliene una molto peggiore…. Eugen Galasso

Pubblicato il 4 June, 2026
Categoria: Testi
Oltre le Etichette: Quando l’Ascolto Diventa Libertà
Nel nuovo appuntamento del Centro di Relazioni Umane per la rubrica Disabili, Diritti, Libertà (DDL), Maurizio Cocchi ospita nuovamente la Dott.ssa Maria D’Oronzo, psicologa di fiducia del canale.
Insieme ci guidano in un viaggio profondo, e a tratti ironico, attraverso i meccanismi con cui la società e l’ideologia medica tentano troppo spesso di catalogare, etichettare e controllare l’essere umano, riducendo i comportamenti a rigidi schemi predefiniti.
L’eredità di Giorgio Antonucci: comprendere le risposte umane, senza preconcetti
Il punto di partenza di questa riflessione è l’eredità e il pensiero rivoluzionario di Giorgio Antonucci, il medico e psicanalista che, a partire dal 1973, avviò lo smantellamento dei reparti manicomiali a Imola, un lungo percorso di liberazione conclusosi con la nascita del Reparto Autogestito. Riprendendo il suo approccio, la Dott.ssa D’Oronzo ci ricorda una verità fondamentale: la sofferenza e i disagi non nascono da un “guasto biologico” o da una classificazione astratta. Al contrario, si tratta di comportamenti, conflitti dinamici e linguaggi simbolici con cui la persona risponde a contesti difficili ed esprime un vissuto profondo che non trova altre vie d’uscita nelle relazioni quotidiane.
Tre storie per smantellare i dogmi della psichiatria
Attraverso l’analisi di tre casi emblematici, l’incontro mette a nudo e smantella i dogmi della psichiatria e della psicanalisi tradizionale, dimostrando come l’approccio orientato alla categorizzazione rischi di schiacciare l’essere umano e i suoi vissuti:
Il corpo che parla: Il caso di un uomo intrappolato in una relazione complicata. La sua insonnia e l’improvvisa perdita della parola sono svanite non appena è emersa la reale consapevolezza del suo conflitto interiore. Il corpo, semplicemente, dava espressione a ciò che non poteva essere tollerato.
Il ricatto morale dell’educazione: Un uomo di 60 anni, rimasto letteralmente paralizzato dal senso di colpa a causa di un’ingiunzione paterna: “non devi litigare”. Una regola disumana che impone la sottomissione totale e un comportamento forzato in nome della quiete pubblica e del quieto vivere.
Il “lavaggio del cervello” ermeneutico: La drammatica esperienza di una giovane donna, quasi spinta al suicidio da un analista dogmatico che interpretava l’affetto verso la madre come “odio rimosso”. A salvarla è stato l’approccio simmetrico, orizzontale e profondamente umano di Antonucci, basato sulla comprensione e non sul giudizio preconcetto.
Ascoltare la storia, restituire la libertà
“Escludere la componente organica è un dovere medico, ma dimenticare l’ascolto e la storia della persona significa negare la sua libertà.”
Le camicie di forza moderne non sono sempre fatte di stoffa e cinghie; oggi si nascondono spesso dietro le convenzioni, le definizioni affrettate e i condizionamenti ambientali o psicologici che pretendono di normalizzare e uniformare ogni comportamento. Restituire centralità alla storia del singolo e rispettare i suoi modi di esprimersi e di relazionarsi è l’unico modo per abbattere queste barriere invisibili.
Guarda la puntata completa e unisciti alla discussione:https://www.youtube.com/watch?v=a2WCkHFuEoU
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Per approfondire la storia del lavoro svolto a Imola e i metodi non-coercitivi introdotti, puoi guardare l’intervista Umanizzare i luoghi della psichiatria, in cui la stessa Dott.ssa Maria D’Oronzo racconta le dinamiche e gli eventi culturali che animavano il reparto autogestito.
Pubblicato il 4 June, 2026
Categoria: Notizie