Dal “phreneticus” di Seneca alla diagnosi moderna – Eugen Galasso



Per dimostrare come nel mondo antico le presunte “malattie  mentali” non trovassero spazio, ossia non venissero considerate tali, se non qualcosa di “molesto”,  basterebbe citare il seguente passo di Seneca, nel quale si  ricordano comportamenti considerati assurdi, come quello di un presunto “sapiens” (saggio) che si  dichiara offeso da un’ingiuria, invece di considerarla inesistente, non dando a chi provoca la soddisfazione di reagire.. “Quis enim phrenetico medicus irasciitur?” (“Quale medico infatti, si arrabbia con un pazzo?”) (Seneca, De constantia sapientis” (la saggezza del saggio). Non si nega che esitano comportamenti “frenetici”, ma non si ritiene necessario “curarli” e tanto meno “punirli”. Pensiamo invece all’oggi, con tanto di attentatore, forse un “islamico radicalizzato”, che a Modena qualche tempo fa, ha voluto compiere un’azione criminale, facendosi passare per “pazzo” onde evitare la pena carceraria.  La reazione di moltissimi? Prenderlo per un “povero pazzo”, in definitiva denigrandolo, considerandolo senz’altro “incapace di intendere e di volere”. Non solo. si e’ parlato di problemi psichiatrici oggi trascurati, con l’intento (non espresso in questo modo, ma sotto traccia l’argomento e”quello”) di tornare a “curare le malattie mentali” (si dice”psichiatriche”, ma il senso e’ lo stesso, anzi con un’aggravante notevole), forse per schivare il pericolo del terrorismo di origine religiosa (“In Italia non  abbiamo questi problemi” e simili),  si torna massicciamente a  criminalizzare chi si comporta in modo “antisociale”, risparmiandogli (magari) la pena, per infliggergliene una molto peggiore….   Eugen Galasso


Pubblicato il: 4 June, 2026
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo