Paralogismi libertari – Eugen Galasso
Fa veramente specie leggere su “A-Rivista anarchica” di maggio (N.371) ricostruzioni ma soprattutto prese di posizione non molto coerenti sul tema antipsichiatia: Se è vero che Angelo Pagliaro, nel suo “La mancata “cura delle parole” sul caso Mastrogiovanni, di cui abbiamo parlato più volte anche noi sul sito, (A., n.371, cit., pp.26-28) riconosce che difendere la contenzione è “insopportabile”, che essa contrasta anche con la freudiana “cura delle parole”, sostituendola con contenzione, appunto, tortura, incuria e indifferenza (cit., p.27) è però anche vero che poi l’articolista impegnato (lo è, anche perché Mastrogiovanni, oltre che vittima della psichiatria, era anarchico) riferisce il commento del prof. Francesco Fiore, ordinario di psichiatria all’Università Federico II di Napoli, consulente della difesa di uno dei medici imputati: “Francesco Mastrogiovanni aveva esattamente lo stesso disturbo mentale (“disturbo bipolare”, secondo i diagnosti psichiatrici, n.r.) di Francesco Cossiga, che è stato eletto Presidente della Repubblica. Questi uomini hanno una marcia in più rispetto agli altri. Solo che uno è diventato presidente della Repubblica e l’altro è stato ammazzato nel reparto di psichiatria dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucana. Certo, destini e storie diverse, politiche ed umane, ma accomunati dallo stesso male”. Riconoscimenti da parte dell'”illustre” psichiatra, che (bontà sua!) ritiene “la contenzione un errore”, che apprezza Mastrogiovanni perché “La sua visione del mondo mi affascina, era per la libertà” (cit., p.27). Vero che , come rileva Pagliaro, “è un bel tributo alla vita e all’opera di Francesco Mastrogiovanni, ancora più importante se si pensa che, a pronunziarlo è stato un consulente medico della parte avversa”(ibidem). Vero, ma bisognerebbe aggiungere che finché il “marchio”, anzi la marcatura a fuoco della diagnosi psichiatrica rimane gli esecutori fanno ciò che vogliono. Prendendo per buono tutto quanto dice il prof. Fiore (e non c’è motivo per non farlo), gli esecutori (gli psichiatri e i medici che hanno avuto in cura il maestro ucciso dal potere medico-psichiatrico) potranno dedurre dalla diagnosi qualunque terapia, qualunque “trattamento”… Pagliario ha voluto fare della cronaca commentata, d’accordo; ma un suo commento ulteriore sarebbe pur stato necessario. Cecità e sordità o almeno scarsa attenzione degli anarchici (e di parecchi libertari non anarchici) sulla questione antipsichiatrica? Forse (almeno il dubbio è legittimo sollevarlo) sì.
Senz’altro scarsa cura nel discutere la questione in modo approfondito.
Eugen Galasso
Pubblicato il 30 May, 2012
Categoria: Testi
psichiatrico, a un dominio duro, diffuso, di controllo onnivoro. Ora, con alcune realtà associative, come IDEA (acronimo di Istituto per la ricerca e la prevenzione della Depressione e dell’Ansia, ma, data la lunghezza, solo l’acronimo si ricorda, anche perché corrisponde a un lemma particolarmente significativo, tanto da essere emblematico), non a caso istituzione, certo “scientifica” (ma non è scienza neutrale, lo sappiamo), con a capo (direzione scientifica) il prof.Giovanni Battista Cassano, che i poteri accreditati (anche quello mediatico…) considerano lo “specialista principe” in questioni di depressione e ansia…che non a caso “cura” a base di elettroshock (nei casi “più gravi”, Cassano dixit) e di psicofarmaci (nei casi “meno gravi”). Ma quali i compiti di IDEA, che poi sono anche i suoi “progetti”? Sic et simpliciter la “prevenzione e la cura”. Ossia “colpirne uno, per educarne cento”, per usare un’orribile espressione politica: la prevenzione psichatrica (non medica, attenzione!) vuole reprimere comportamenti, idee “non confacenti”, ricorrendo poi anche alla “cura”, alla terapia, che il lettore sa già (cfr.sopra) in cosa consiste. Chi si azzarda a dire cose “strane”, ad agire come “non si deve”, verrà redarguito, poi punito, dove la repressione poliziesca, in certi casi, può essere prodromica, per es., a un TSO… Quale novità, però, di IDEA? La sua ramificazione. I centri sono nelle città grandi, in quelle medie e piccole, nei paesi, in singole realtà locali e la “pubblicità” (ma le virgolette sono di troppo, in quanto è pubblicità vera e propria) avviene con volantini sugli autobus (ormai un “non luogo”, per citare Marc Augé, ossia un luogo spersonalizzato, disumanizzato, nel quale non ci si parla se non per scusarsi per eventuali urti, collisioni tra passeggeri-automi) e altrove. Con l’invito a sostenere “un’IDEA” (da notare il rilievo anche grafico, pericolosamente efficace) attraverso il 5X 1000 nella dichiarazione dei redditi… Ha ragione ancora una volta Giorgio Antonucci: le persone non sono neppure più libere di essere tristi, sconsolate, di piangere etc. C’è il rischio che vengano “beccate” da chi vuol classificarle come “depresse” (e il femminile non è casuale, oggetto di “IDEA” sono soprattutto donne, come rileva una lettura neppure troppo attenta dei link presenti nel sito) e…psichiatrizzate.
