Stampa e regime – Eugen Galasso


So che esiste, ma non so come sia fatta, da non-aderente al Partito radicale, ma il nome è sicuramente azzeccato: “Stampa e regime”  è una rubrica di “Radio Radicale”, che propone una rassegna stampa commentata, di più non so. Ma il concetto è quanto conta: sia di carta (per chi, pasolinianamente, ama il frusciare della carta, la sua “sensualità”) sia on line, la stampa, a differenza della TV, dovrebbe servire a riflettere insieme con i lettori, invece di dare risposte precostituite. Ma la funzione della stampa sembra invece essere quella di servire al potere/ai poteri (regime-regimi). Una dimostrazione lampante di ciò viene dal commento su “Repubblica”, edizione fiorentina, di martedì scorso, 14 settembre, alla mostra-convegno sull’antipsichiatria. A parte la solita demonizzazione di “Scientology”, presentata come lucratrice, interessata al solo accaparramento di denaro (la Chiesa cattolica anche per”Repubblica”, emanazione laicista-massonica, azionista etc., sembra essere l’unica istituzione “santa”, mentre ogni altra religione e/o chiesa – notoriamente trattasi di cose diverse…- sarebbe corrotta), il giornale di De Benedetti sceglie di omettere i crimini della psichiatria, dando voce a presunti psichiatri “buoni” e “moderni”, contro chi invece, come un protagonista assoluto dell’antipsichiatria, Giorgio Antonucci, sostiene invece, a ragione, la funzione di controllo repressivo che la psichiatria, “vecchia” o “moderna”, svolge a favore dei poteri, appunto.

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Pubblicato il 16 September, 2010
Categoria: Testi

Letteratura fantastica = pazzia? – Eugen Galasso



A parte qualche “escapismo”, per cui, magari, anche Omero o Dante “sniffavano” (isola dei Feaci o le “allucinazioni dantesche”), secondo qualcuno,  c’è anche il tentativo di psichiatrizzare la letteratura “non allineata” o nelle cui pieghe si nasconde qualcosa di inquietante (il “perturbante” freudiano? Mah…): motivo per cui il suicida Empedocle o i tanti suicidi a Roma, intendendo la Roma antica (stoici e non solo) sarebbe stati dei “de-realizzati”, un Tasso “pazzo” fa comodo (perché non voler capire invece che il poeta, in epoca di Controriforma e di “poteri feroci” voleva avere la sua “santa pace” in cui creare?), idem per tanti suoi successori e predecessori.  Ma, a parte il cinema fantastico, in cui il gioco stroboscopico induce immagini “allucinate” e “allucinatorie”, com’è la situazione in letteratura, intendo in quella fantastica, che conosco meglio e che frequento di più? Secondo chi “psichiatrizza” i grandi della letteratura fantastica (da Hoffmann, notoriamente alcolizzato a Poe, consumatore, forte, di oppio), ma anche Lovecraft (notoriamente astemio e non consumatore di alcuna “droga”) sarebbero/potrebbero essere affetti da “schizofrenia catatonica” (ICD 10, F.20.2) in cui si manifesta lo “stupor” (quello di Poe davanti al dilemma di William Wilson o al ritratto ovale o a Morella, quello di Lovecraft di fronte ai Grandi Antichi, di Hoffmann quando “visita” le segrete del castello, di Walpole quando…) oppure il loro “negativismo” (chi non crede ai “sacri valori”, per es.Lovecraft, che quando invece teorizzava era un bieco positivista-evoluzionista- motivo di più per un bel “Crucifige”, secondo lorsignori…).
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Pubblicato il 12 September, 2010
Categoria: Notizie

Un fatto accaduto a Bologna, grave. – Eugen Galasso

Solidarietà e Apello contro il  T.S.O.

Ieri è stato effettuato, presso San Vitale, un TSO (Trattamento sanitario obbligatorio) di un cittadino inglese, senza alcuna condizione “opportuna” (chi scrive, sarebbe comunque contrario al TSO, tout court), essendosi rifiutato lo psichiatra consultato di firmare per il TSO (non ne ravvisava le condizioni necessarie). La psicologa dott.Maria D’Oronzo, tra l’altro coordinatrice del “Centro di relazioni umane” e del relativo sito (il nostro, quello per cui scrivo anche questo piccolo contributo), avendo cercato di distogliere le troppo solerti forze dell’Ordine (PS), con argomentazioni solide quali quelle esposte sopra, facendo inoltre presente che il cittadino inglese, palesemente in condizione “alterata” per alcolismo, voleva parlare con sua moglie e non richiedeva alcun TSO, è persino stata denunciata dagli agenti di PS. Chi scrive ritiene (non è piaggeria) che le forze dell’ordine svolgano e possano-debbano svolgere una funzione importante nella società, per prevenire reati. Non sembra, però, che la condanna senza appello che è il TSO sia una condizione ideale, non sembra che la condizione opportuna e necessaria per realizzare la “salute pubblica” (o almeno la relativa quiete) passi per un internamento.

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Pubblicato il 10 September, 2010
Categoria: Testi

“Antipsychiatrieverlag” Casa editrice antipsichiatrica tedesca – Eugen Galasso



Che in Germania esista un movimento e una casa editrice dichiaratamente antipsichiatrica (Antipsychiatrieverlag, Berlin, by Peter Lehmann) è già oltremodo sintomatico. Letteratura specialistica, qualificata, di settore e di movimento. Ormai l’antipsichiatria , anzi il movimento antipsichiatrico è diffuso ovunque, ma dovremmo dire che non dappertutto ha un seguito costante:   in Italia – è più che una supposizione – a “giocare contro” è anche l’atavico autoritarismo, di origine militar-burocratica (una volta era la Prussia “l’universal caserma”, come diceva Vittorio Alfieri, ma con la tradizione fascista-savoiarda- borbonica il “cadeau” è ormai italiano…) e clericale (una sola religione veramente riconosciuta, nonostante il Nuovo Concordato del 1984 ne ammetta “munificamente” anche altri…- che tratta i propri preti in crisi in modi quantomeno spicci…).

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Pubblicato il 9 September, 2010
Categoria: Testi

Antipsychiatrie-Lehmann- Recensione- Eugen Galasso


Che problema recensire un libro! Chi scrive lo sa per esperienza. In particolare, se si tratta di libri collettivi (collettanei), c’è sempre qualche autore (autrice) che si sente escluso(a), magari perché gli si è dedicata una riga in meno.  Nel caso in questione, invece, grazie al cielo, essendo il libro assolutamente “mirato” a un fine, cioè dimostrare che si può, anzi si deve, “Psychopharmaka absetzen” (lasciar da parte gli psicofarmaci, è il titolo del libro, Berlin, Lehmann Verlag, 2009-dove Lehmann è il curatore del volume stesso nonché autore di un contributo),   magari non rinunciandovi ex abrupto, cioè a dire di punto in bianco, ma – molto meglio, in realtà – gradualmente. Se l’appendice del volume ci dà una descrizione-classificazione degli psicofarmaci, con inclusi i nomi commerciali dei “medicinali”: neurolettici (quasi tutti sono in questa categoria), ” profilattico-riabiltativi”, antidepressivi, tranquilizer, stimolatori psichici, antiparkinson, dove complessivamente potremmo dire: “se li conosci, li eviti”. Ma sono le testimonianze personali, cioè a dire di persone passate per il dramma della “malattia psichica” (meglio diremmo: di quelle condizioni “critiche” che vengono diagnosticate come tali), corredate da peraltro da saggi di studiosi (segnalo quelli più teorici di Klaus John e di Bob Johnson, ma anche il saggio-testimonianza di Pino Pini, antipsichiatra toscano, che segnala come un comune toscano abbia obbligato una persona con “lieve handicap intellettivo” ad assumere psicofarmaci “per curarsi” onde poter essere reintegrato in un posto di lavoro cui comunque aveva diritto. Una testimonianza, quindi, che si unisce alle altre, dove pazienti (la donna, come ci ripete più volte Giorgio Antonucci, viene sempre più penalizzata rispetto all’uomo, mentre non penalizzata risulta la psichiatria). Dalle testimonianze, come anche dalla citate riflessioni teoriche, possiamo ricavare lo schema seguente di una storia della psichiatria:

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Pubblicato il 7 September, 2010
Categoria: Testi

“Il caso Cossiga” – Eugen Galasso


Francesco Cossiga: non voglio qui discuterne in termini politici, che in questa sede non ci “tangono” per nulla. Ciò che, invece, appare “interessante” è la psichiatrizzazione del personaggio, per cui il “simpatico” (beh non so, fate voi, ad libitum vestrum, a piacere vostro, ci sarebbero alcune cosa da dire, ma…forse non vale la pena… oppure sì, insomma…) diventa specchio di una situazione. Fatto sta che, da quando il Gatto Sardo (come era stato chiamato e amava riconoscersi nel personaggio, lui che era un burlone nato) diviene “hablante”, cioè inizia a parlare (o straparlare, in qualche caso? No, lasciamo perdere) lo si prende per matto e anzi, per sua esplicita ammissione, fa il matto. Ecco allora che, per sfiduciarlo e buttarlo da Palazzo, l’allora (1991, quando “Mani Pullite” c’era ma non era ancora esplosa come tale) “gioiosa macchina da guerra” del PCI di Achille Ochetto da poco trasformato in PDS (Partito Democratico della Sinistra, poi sarà DS, Democratici di Sinistra, poi PD, Partito Democratico), lo dipinge come “pazzo” e lui, pur infuriandosi o fingendo d’infuriarsi, sta al gioco, abbozza. Esempio del paradigma “pazzia”: ma che cosa volete che sia dare a qualcuno del criminale, dell’assassino, del ladro, del manigoldo, del traditore, dello spergiuro, del maneggione? Nulla. Per rovinarlo bisogna scovarlo come pazzo, per poi “sputtanarlo”, espressione ormai sdognatissima anche a livello ufficiale,  forse non nelle sale vaticane…

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Pubblicato il 4 September, 2010
Categoria: Notizie

Cinema non specchio della realtà – Eugen Galasso

Credo che,  tra i luoghi comuni più diffusi, resista quello del “cinema come specchio della realtà”. Ora, anche ammesso che qualcosa di simile alla realtà (regolare, uniforme, magari ancora definibile in spazio e tempo, quasi Einstein non avesse mai individuato lo spazio-tempo) esista, sicuramente non è il cinema a rispecchiarlo, se non in minima parte. Ma, essendoci migliaia di volumi sul tema, non era questo che volevo dire, meglio non era questo il “tema” di cui volevo trattare. Delimitando il campo, se il cinema può darci qualche riflesso di problematiche politiche, sociali, psicologiche, estetiche e altro (religiose, a tratti etc.), sicuramente nel campo dei rapporti psichici non “coglie nulla”.

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Pubblicato il 2 September, 2010
Categoria: Notizie

“L’Arne du Droit” – Liora Israel. Recensione di Eugen Galasso

“Liora Israel”,  “L’Arne du Droit”, les Presses de Sciences Po(litiques), Coll. “Contester”, Paris, 2009.

L’autrice, che appunto è giovane ricercatrice,  specialista di sociologia del diritto a “Sciences po”(litiques, notoriamente), si chiede se il diritto, generalmente ritenuto strumento-principe del potere costituito, possa invece servire anche a contestarlo, quindi ad essere -come da titolo- un’arma a doppio taglio. La Israel risponde di sì.

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Pubblicato il 31 August, 2010
Categoria: Testi

“La Nave del Paradiso” di Giorgio Antonucci, Milano, Spirali/Vel, 1990 – Recensione – Eugen Galasso

Giorgio Antonucci, medico, psicoanalista, antipsichiatria, poeta, Fiorentino, dove la sottolineatura è necessaria, anche perché è Fiorentino mite ma combattivo (nessuna contradictio in adjecto, nessun ossimoro, in realtà, anzi, far valere i diritti è ben altro rispetto a quieta acquiescenza al mondo, che non è, per fortuna mai stata nelle corde del Nostro), last but no least, dove almeno una volta tanto un dicho, un’espressione popolare ha un significato importante, non solo rapsodicamente accessorio… Poesie di rabbia, poesia d’amore (per Noris, sua compagna e moglie da tanti anni), poesie sul “sense of life” (indipendentemente dal fatto che esso ci sia o meno…, ovviamente….).  Poesie, più semplicemente, dove il poeta (ché è poeta vero) che nascono da una necessità e per necessità, come del resto rileva l’autore(1)(1) cfr.l’affermazione relativa dell’autore, in “Riflessioni sulle poesie”, in op.cit., p.15.

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Pubblicato il 10 August, 2010
Categoria: Testi

Uguaglianza e libertà – Giorgio Antonucci

Per la rivista “Senza Confine” – Firenze 14 ottobre 1992

 


 

 

 

 

 

Senza uscire dalla porta
si può sapere il mondo

Lao Tsù

Vasari racconta che Donatello nella bottega dei suoi artigiani lasciava i soldi in una cesta al centro della stanza perchè ognuno dei lavoranti prendesse a suo giudizio secondo i bisogni.
Nella ricchezza di idee del Rinascimento era o poteva essere l’alba di un mondo differente, più consono all’intelligenza della specie. Ecco cosa voleva dire in concreto “umanesimo” per il prodigioso autore del “San Giorgio” e della “Maddalena”, pari in arte ai più abili artefici di ogni tempo, prima, e dopo di lui.
Significava guardare con rispetto reale all’uomo come natura creativa nella piena consapevolezza del vero rapporto del singolo con la società civile e con il possibile sviluppo.
Anche Bach considerava il lavoro paziente come la base solida e quieta delle opere ben costruite.

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Pubblicato il 26 July, 2010
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo