Mercanti di sofferenza - Intervista a Giorgio Antonucci - Psicologia Radio
Viaggio nel mondo della salute
Psicologia Radio
Intervista a Giorgio Antonucci, Claudio Ajmone, Salvatore di Salvo
“La psichiatria uccide non solo le persone, anche la cultura” - Eugen Galasso
“La psichiatria uccide non solo le persone, anche la cultura” (Giorgio Antonucci, conversazione privata). L’affermazione è più che mai vera, come dimostrano eventi recenti. Se la considerazione, molto intelligente, come sempre, nell’accezione letterale del termine (intelligere=capire, comprendere), di Antonucci, corifeo dichiarato dell’antipsichiatria, era partita, durante una telefonata, da nuove pubblicazioni su Nietzsche ma anche su altri grandi autori, demonizzati quali “folli” e “pazzi” (si diceva di Van Gogh, ma anche di Artaud, ma ciò solo perché una telefonata non può andare oltre certi limiti temporali), ma pensiamo anche ai pregiudizi contro “matti”, “dementi”, “folli” e tutta la sequela di insulti della catena semantica collegata. Si tratta, per es., di tutti i pregiudizi contro chi ha un pensiero autonomo, diverso da quello dominante, da quello della massa (spesso imposto alla massa, come il cattolicesimo “monarchico” sempre ritornante, in specie con Papa Ratzinger): non a caso il cattolicesimo (non parlo di cristianesimo, perché le altre chiese, già, per la loro pluralità e spesso conflittualità, per le loro teologie diverse e “fatalmente” plurali, garantiscono un approccio problematico e “relativistico”, quello che tanto spaventa il teologo e cardinale bavarese, ex responsabile della “Commissione per la dottrina della fede” - sic, ex- “Sant’Uffizio”…) ha in sé la contraddizione di fondo di nascere dal cristianesimo anche paolino, per cui la nuova religione, è “scandalo per gli Ebrei, follia per i Gentili”, ma, attenzione, è proprio nel cristianesimo, nella cultura cristiana, nella cristianità intesa come realizzazione storica del cristianesimo attraverso le chiese, le “religioni storiche e organizzate”, in quello che Novalis chiama enfaticamente, pur se in buona fede “Occidente cristiano” (espressione nefasta per il dopo Novalis, come sicuramente noto al lettore) che si realizza la più terribile repressione della “follia”. Attenzione:
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Pubblicato il 28 Novembre, 2010
Categoria: Testi
Eugen Galasso - Intervento - “Armonie delle sfere”
Eugen Galasso: Intervento finale dell’ incontro pubblico “Armonie delle sfere” al ‘CortileCafe‘, Bologna, su trattamento sanitario obbligatorio, elettroshoc, trattamento sanitario necessario (riforma Ciccioli) e altro.
Giorgio Antonucci - Poesia - Se mi ascolti
Se mi ascolti
Giorgio Antonucci - La nave del paradiso - ed. Spirali/Vel - Milano, 1990
Video: Poesie di Giorgio Antonucci, lettura di Laura Mileto
http://youtu.be/VsBltxlwJCQ
REFLECTION - Incontro pubblico con Eugen Galasso
Il “Centro di Relazioni Umane” di Bologna vi invita all’incontro pubblico “REFLECTION” con Eugen Galasso.
Reflection: un metodo per guardarsi dentro senza farsi confiscare la vita.
22 novembre 2010, ore 18
Barlume’, via Bertiera 10, BOLOGNA

Le presunte malattie di Silvio Berlusconi - Giorgio Antonucci
http://www.orazero.it/
Per “Famiglia Cristiana”, il “Fatto quotidiano” e “l’Unità”, il presidente del Consiglio sarebbe “malato”. Per questi organi di stampa, Berlusconi sarebbe affetto da un presunto disturbo di personalità. Altri, però, hanno fortemente polemizzato con le “diagnosi” dei tre organi di stampa sopracitati, e non poteva essere diversamente. Perchè l’interpretazione psicologica che è stata fatta è arbitraria e di conseguenza, c’è chi la accetta e chi no.
Forse, più realisticamente, andrebbe riconosciuto che il problema è politico e non psicologico. Lo stesso Giorgio Bocca, mai tenero con il presidente del Consiglio in carica, nell’ultimo numero dell’Espresso, ha criticato duramente la stampa italiana che, secondo lui, “scende sempre più in basso, sostituendo i fatti oggettivi con gli attacchi personali”.
Come avevo già sostenuto in precedenza, l’attacco “psichiatrico” è diretto alla persona, ed è utilizzato per chiudere ogni discussione sull’avversario. Bruno Manfellotto, direttore dell’Espresso, dalle colonne del suo giornale ha, quindi, giustamente criticato Famiglia Cristiana che ha definito Berlusconi un “uomo malato”, e lo ha fatto proprio perchè impostare il discorso su problemi psicologici è solo una scorciatoia per non affrontare i problemi politici. Senza contare che se si usassero le stesse modalità per persone non di potere, queste rischierebbero l’internamento coatto, ovvero il trattamento sanitario obbligatorio.
Sia chiaro che, per chi scrive, Silvio Berlusconi è un avversario politico e proprio per questo ritengo che vadano usate questioni politiche per sconfiggerlo, utilizzando argomenti pertinenti su problemi reali, non presunti e arbitrari problemi psicologici.
Un esempio di quanto siano fuorvianti le analisi psicologiche è mostrato dall’articolo di Luigi Cancrini pubblicato sull’Unità di sabato scorso. Cancrini ha spesso posizioni condivisibili, ma le due pagine pubblicate sul quotidiano fondato da Antonio Gramsci sono facilmente “smontabili”.
Intanto, la sua tesi di fondo si basa sul famigerato Dsm, il “Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders” (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), un manuale in cui, è bene ricordarlo, fino a qualche anno fa era inserita tra i disturbi mentali anche l’omosessualità. Si decise poi “ad alzata di mano” di cancellarla dall’elenco della malattie. Basti questo a mostrare la pseudo-scientificità di questo manuale psichiatrico.
Detto questo, Cancrini elenca i vari punti utili a diagnosticare al premier un “disturbo narcisistico di personalità”.
Tra i sintomi elencati compare, per esempio, il “senso grandioso d’importanza” in quanto il premier esagererebbe i propri risultati e i propri talenti. Si potrebbe ribattere che i successi politici ed economici di Silvio Berlusconi, possono anche non piacere, ma sono evidenti e rendono ridicoli questi discorsi. Per altro, ci sono altre persone che pur avendo ottenuto minori successi politici, sono almeno altrettanto vanitose. Anche le “fantasie sugli illimitati successi” sono piuttosto diffuse, non solo tra le persone famose.
Inoltre, Cancrini scrive che Berlusconi pensa che “tutto gli sia dovuto”, ma anche questo è tipico delle persone di potere. E’ un pensiero che fa parte della psicologia umana e non ci sembra che questo possa configurarsi come un disturbo mentale. Tra gli altri “sintomi”, Cancrini inserisce anche “sfrutta gli altri per i propri scopi” e “l’invidia”. Ma se usassimo queste due categorie per diagnosticare un disturbo mentale, si salverebbero davvero in pochi.
Molti, troppi di questi atteggiamenti possono essere attribuiti, per esempio, non solo a Napoleone, ma anche a Gandhi.
Non si può dimenticare che le categorie del sano o del malato devono rifarsi a criteri e sistemi oggettivi e non arbitrari. La malattia è un’alterazione dello stato biologico dell’organismo, capace di ridurre, modificare negativamente o persino eliminare le funzionalità normali del corpo, e deve quindi essere sempre constata con fatti oggettivi, esami del sangue o di altro genere.
Non casualmente sono gli avversari di Berlusconi a credere che Berlusconi sia un malato di mente, chi lo apprezza, invece, lo nega.
Infine, credo non vada dimenticato che discutere sulla sanità mentale dei leader politici è pericoloso. Hitler era pazzo?
Anche fosse, le sue idee erano condivise da milioni di persone, antisemitismo compreso. E se si fa risalire tutto alla sua presunta follia si chiude il discorso, si interrompe la discussione e non si approfondiscono i reali motivi che hanno generato il consenso verso il nazismo ed il Fuhrer. Non per niente Hilter è stato giudicato pazzo solo dopo la sua morte, prima i giudizi erano molto, molto, diversi. Il (pre)giudizio psichiatrico, come d’abitudine impedisce di affrontare i problemi reali e deresponsabilizza. Perchè se Hitler, Mussolini, Stalin o anche Berlusconi sono folli, allora non si analizzano le responsabilità di chi li ha sostenuti, tutti liberi di scaricarsi la coscienza e di fuggire dalle proprie responsabilità.
Giorgio Antonucci
Pubblicato il 11 Novembre, 2010
Categoria: Notizie
Lettera a Simone Cristicchi
Venerdì 5 novembre 2010 ho avuto modo di assistere a Varese al tuo spettacolo “Lettere da un manicomio”.
Uno spettacolo sicuramente bello e interessante e che mostra in modo inequivocabile come la psichiatria abbia distrutto la vita di moltissime persone, anche se sembra che questo si riferisca a un passato lontanissimo, perché dopo la legge 180 del 1978 si lascia intendere che tutto sia cambiato.
Infatti sia nello spettacolo che nel libro “Centro di igiene mentale - Un cantastorie tra i matti”, venduto insieme ai CD, non si accenna minimamente al fatto che ancora oggi la violenza psichiatrica continua, perché ancora oggi le persone subiscono il pregiudizio psichiatrico e internamenti coatti (T.S.O. Trattamenti Sanitari Obbligatori), cioè vengono presi e rinchiusi con la forza e schedati per il resto della loro vita.
Ancora oggi la psichiatria si occupa di ogni momento ed esperienza della vita di un individuo, dalla nascita - con la psichiatrizzazione dei bambini - alla morte, marchiando con il suo giudizio invalidante e squalificante pensieri e comportamenti umani.
Come dice il dottor Giorgio Antonucci che tu hai conosciuto:
<La realtà manicomiale, che si può toccare perché è fatta di pareti, è ben poca cosa di fronte alla diffusione del concetto stesso di manicomialità che si fonda esclusivamente sulla persistenza del giudizio psichiatrico. Ritengo che a poco serva attaccare l’istituto del manicomio se non si porta un attacco radicale allo stesso giudizio psichiatrico che ne è alla base, mostrandone l’insussistenza scientifica. Finché non sarà abolito il giudizio psichiatrico la realtà della segregazione continuerà a fiorire dentro e fuori le pareti dei manicomi.>
Ancora oggi alle persone che finiscono sotto il controllo psichiatrico viene negato il pensiero e tolta la parola.
Ancora oggi la psichiatria usa il suo armamentario di distruzione: dagli psicofarmaci (vere e proprie camicie di forza chimica) agli elettroshock.
Ancora oggi ci sono vittime della psichiatria che vengono torturate e uccise: Francesco Mastrogiovanni, Giuseppe Casu, Tullio Ceccato solo per citarne alcuni.
Penso pertanto che se si vuole avere un minimo di onestà intellettuale e non essere intrisi di quella ipocrisia che, nel silenzio e nell’indifferenza, ha permesso e continua a permettere che migliaia di persone, ieri come oggi, continuino ad essere azzittite e annientate dalla psichiatria, bisogna fare una scelta.
Parlare solo degli orrori compiuti dalla psichiatria nel passato non crea grandi contraddizioni, occuparsi di quelli che continua a compiere oggi comporta di scegliere da che parte stare: dalla parte degli aguzzini o da quella delle sue vittime … di ieri e di oggi.
Carmen del Gruppo d’iniziativa non psichiatrica di Tradate
Risposta di Simome Cristicchi
Ciao Carmen,
grazie per aver apprezzato lo spettacolo, che nelle intenzioni vuole essere un percorso nella storia e nella memoria della segregazione e dell’istituzione psichiatrica. Le lettere del manicomio di Volterra sono un incitamento a non dimenticare.
E’ chiaro che lo spettacolo avremmo potuto farlo in mille modi, affrontando altre tematiche importanti e più attuali.
Ma a noi piace così, e sono 4 anni che va in scena con il riscontro che avrai visto anche tu, e che non può che farci piacere.
Chissà…forse in futuro lavoreremo ad un secondo capitolo, in cui affrontare la realtà di oggi.
Ma io lavoro spesso con le metafore, e questo spettacolo, lo è.
So benissimo di cosa parli, gli orrori della psichiatria di oggi, i TSO…tutte cose che ti assicuro conosco molto bene.
Ma uno spettacolo, un libro o una canzone appartengono a chi le scrive e chi le ha inventate, a seconda del suo spirito artistico,
che sicuramente non accontenta tutti, ne vuole farlo, anche a costo di sembrare presuntuosi.
Per quanto mi riguarda sono contento che in questi anni, grazie allo spettacolo, molti giovani si siano avvicinati,
e abbiano avuto modo di approfondire e conoscere questa realtà, attraverso un linguaggio semplice, diretto, ma non ipocrita.
(Forse ti è sfuggito il monologo sulle terapie psichiatriche…ma non importa)
Mi dispiace che non ti sia chiara la mia scelta, che a me risulta addirittura palese!!!
Ognuno fa il suo mestiere. Io cerco di farlo con onestà, soprattutto se tratto tematiche così importanti, sento una responsabilità maggiore rispetto ai “canzonettari”, che pure hanno un loro ruolo.
ti auguro in bocca al lupo per il tuo percorso
Simone
Intervista di Daniele Ruta a Giorgio Antonucci
D. Lei sostiene che la pschiatria, a differenza degli altri rami specialistici della medicina, non ha nessuna base scientifica. In pratica e’ una falsa scienza.
R. E non solo. Dico anche che nessuno e’ ancora riuscito a provare il contrario. Le faccio un esempio distinguendo tra neurologia, vera scienza, e pschiatria, falsa scienza. La neurologia si applica su basi scientifiche, dati epidemiologici, statistiche sanitarie. Una Tac puo’ dimostrare una degenerazione neurologica. Lo pschiatra dice invece che sei schizofrenico, dice questo e basta. Dice una cosa che non ha senso, sostiene una sciocchezza. Tutti allora possiamo essere o non essere schizofrenici. Dipende solo dallo pschiatra che si ha davanti. Uno dice che lo sei, un’altro sostiene l’opposto. Ma nessuno dei due puo’ dimostrare su basi scientifiche la sua posizione.
D. Questo assurdo lo possiamo spiegare meglio con le contraddizioni della pschiatria forense.
R. Altro punto interessante. In un processo penale contro un accusato di omicidio si confrontano due posizioni opposte. La difesa tende a far passare l’accusato come un pazzo, l’accusa cerca di dimostrare che l’omicida e’ sano di mente. Su questo si gioca tutto. La galera a vita o qualche anno di trattamento pschiatrico. Si scontrano, con tesi differenti, due pschiatri che sono periti e a cui gli avvocati hanno affidato l’analisi del soggetto. Uno dice che e’ pazzo, l’altro dice di no.
D. Allora trasferiamo questa immagine pensando che l’omicida e’ un diabetico o un cardiopatico.
R. Appunto, si torna all’assurdo. Due medici dicono due cose opposte ma per la medicina o sei diabetico o non lo sei, o sei cardiopatico o non lo sei. Diverso e’ il caso della medicina sperimentale che cerca di indagare, per esempio, il virus dell’aids. Ma siamo alla sperimentazione che e’ una cosa diversa dal dire che la pschiatria e’ una scienza.
D. Mi dice una cosa semplice su questo passaggio cosi’ importante?
R. Se si prova a fare una Tac o un’analisi qualsiasi ad un cosiddetto “normale” e ad un cosiddetto “schizofrenico” e si confrontano i risultati allora vediamo che, in assenza di vere patologie, i dati clinici sono praticamente gli stessi.
D. Ma allora tutti questi articoli scientifici che parlano di schizofrenia? Con tutti i disegni e le immagini dei cervelli che hanno le zone rosse o gialle o verdi piu’ marcate a seconda se sei piu’ o meno schizzofrenico?
R. Sono le case farmaceutiche che finanziano articoli e riviste del genere.
danielerutagiornalista
In continuazione l’intervista con il professor Giorgio Antonucci
Il caso Subirous
D. Centocinquanta anni fa’ una ragazza francese, la Subirous, disse di vedere la madonna a Lourdes. La Francia positivista invio’ a Lourdes, allora sconosciuto paesino francese, dei funzionari che intendevano mettere la ragazza in manicomio. La storia ci dice che la chiesa inizialmente fu’ scettica ma poi difese la ragazza con tutte le sue forze. La Subirous non fu’ internata, anzi divenne suora. Una cosa e’ chiara. Senza il potere della chiesa la ragazza avrebbe passato il resto dei suoi giorni in manicomio. Ma proviamo adesso a disconnettere questo rapporto tra i due poteri. Immaginiamo che la ragazza avesse detto di aver visto dell’altro.
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Pubblicato il 9 Novembre, 2010
Categoria: Notizie
Dislessici, disgrafici, altri(e) - Eugen Galasso
Quando un bambino, ma anche un adulto (non ripeto tutto ciò al femminile, è ovvio che la presenza femminile è fondamentale non meno di quella maschile, anzi) ha difficoltà a leggere, ecco che arrivano i solerti soloni (carina l’allitterazione? E’ comunque voluta) a dire:”Ma certo. E’un dislessico”.
Idem per chi ha difficoltà nella scrittura: “Disgrafico”. Ecco la sentenza pronta, la statuizione (secondo chi la fa) di una condizione. Se poi uno (una persona) non sa calcolare, intendo nell’accezione banalmente strumentale del termine, magari non ha imparato le tabelline, allora è “discalculico”. Disturbi dell’apprendimento, per i quali in ICD 10 c’è tutto un bel capitolo, con relativi paragrafi, dove F81.0 “fotografa” i disturbi della “lettura e della scrittura” (disgrafia e dislessia, senza calcolare la disortografia, che è ancora altro, ove si voglia procedere così, ossia la dis-capacità di scrivere correttamente), mentre F.81.1 “contempla” la sola disgrafia “ovvero, sempre traducendo meglio dal testo inglese “la disgrafia a sé stante”, mentre ancora F81.2 considera la “discalculia”.. Che poi Napoleone fosse “dislessico”, che lo fosse Jimmy Dean (difficoltà a leggere i copioni), che Einstein fosse “discalculico” (ovviamente, in realtà, non gliene importava nulla dei calcoletti, mirava a quella che definiamo “matematica superiore”) non importa, in un sistema scolastico-unversitario (con o senza la riforma Gelmini, non è quello il problema) -di poteri organizzati, divisi ma poi capaci di trovare “la quadra” (Umberto Bossi dixit) quando si tratta di sorvegliare e, seppure con “juicio” punire. Un sistema “giudicante”, comunque, un sistema che poi, altrove e in altri casi, individua, magari l’ADHD (convergenza, ossia la disattenzione e l’ipermotricità, magari, quando esse sono considerate agire sinergicamente…), e siamo a F.90.0. Né possono mancare il “leggero deficit intellettivo”(F70), quello “medio”(F 71), quello “grave”(F 72), quello “gravissimo”(F 73), dove poi può essere utile, ad libitum dello psicologo, giocare sul deficit “rilevante”, “importante” etc., tanto per “addolcire la pillola”. Come si stabiliscono questi deficit oppure queste carenze? Con dei test (il Minnesota, ma è solo un esempio),
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Pubblicato il 9 Novembre, 2010
Categoria: Testi

