Convegno: Si può fare in maniera diversa – con Maria D’Oronzo
25 febbraio 2014, Rimini
Cinema Teatro Tiberio, Chiostro Chiesa di San Giuliano Martire, via San Giuliano 16 Rimini
ore 13: Maria D’oronzo
Relatori: Riccardo Sabatelli, Stefania Guerra Lisi, Vincenza Palmieri, Nunzia Maniacardi, Francesco Miraglia, Maria D’Oronzo, Marisa Golinucci, Mariano Loiacono, Roberta Casadio
Pubblicato il 8 February, 2014
Categoria: Notizie
Psichiatria ma spesso anche psicologia – Eugen Galasso
Una psichiatria al servizio dei poteri, del potere (ma al Potere pasolinianamente inteso non credo, se non come efficace metafora) quando i poteri convergono su una linea, accerchiano chi si colloca al di fuori di certe logiche, ma anche certi orientamenti psicologici e psicoanalitici rischiano di essere o divenire “invasivi”, soprattutto se fraintesi nella loro essenza. Così psicologi e psicoanalisti (ma anche psichiatri tendenzialmente orientati verso la psicoanalisi) di orientamento freudiano curiosi di estorcere ai loro clienti (o “pazienti”, se vanno dallo psichiatra) “confessioni” sul sesso, anche in età infantile, per sapere se abbiano assistito alla “scena primaria”, quando e come…Adleriani intenti a chiedere informazioni sul rapporto con la propria individualità, con l’autoaffermazione etc., junghiani (o presunti tali, ma vale per gli orientamenti precedenti e per altri che qui non enumeriamo per non tediare troppo chi legge) che interrogano le persone sulle opzioni simbolico-religiose etc. Anche nell’ambito che sembrerebbe meno invasivo o dovrebbe essere tale, quello umanistico di Carl Rogers (ma anche altri psicologi della “Terza Ondata”, come spesso si chiama, fanno uso, per es., di LSD, quasi fosse versione più moderna del Pentothal, peraltro ancora in uso…). Studiando, vari anni fa, le opere di Rogers con un professore rogersiano, avevo trovato, nella formulazione, abbastanza oppressiva, delle domande rogersiane, tale rischio, ma avevo trovato poi una sorta di prontuario rogersiano (meglio: di suoi seguaci ed eredi) che si distingueva per essere pedantesco, noioso, mirato comunque sempre a indirizzare la persona, a guidarla a dire anche ciò che non vorrebbe dire. Ho ritrovato da poco un romanzo non di grande momento, “Marnie”di WInston Graham, che considero di gran lunga inferiore al film omonimo che ne aveva ricavato Alfred Hitchock (il romanzo è del 1961, il film del 1964). Non mi soffermo sulle differenze tra romanzo e film(molte e molto significative, peraltro), non entro nel merito delle questioni estetiche e poetiche relative, ma vado al nocciolo della cosa, ossia a un elemento chiave del libro, che nel film non c’è, perché là sarebbe inutile: il dottor Roman, che vuol curare, per indicazione del marito Mark la moglie, giovane cleptomane (cito qui la definizione desunta dalla vulgata psichiatrica) terrorizzata dal sesso (anche qui definizione semplificata, per intenderci). Ebbene, Roman, che Graham definisce”psichiatra” (cfr. quanto detto sopra; ma c’è anche da dire che un romanziere, per di più anglosassone, non è obbligato a distinguere troppo tra questi ruoli, e comunque l’autore non lo fa…), ad un certo punto chiede alla protagonista se lei non voglia(generare ma poi avere, educare, curare etc.) bambini. Una violenza inaccettabile, orientata ad un paradigma teleologico, ossia di finalismo procreativo imposto alle persone. D’accordo, non c’era il femminismo, si potrebbe obiettare, ma anche dei maschi potrebbero rivendicare (chi scrive spera lo facciano sempre di più, ma questo è altra cosa) la loro intenzione di non generare. Discorsi culturali a parte, però, rimane la violenza fatta al pensiero e alle intenzioni di una persona, specie se donna (nella fattispecie) indotta se non obbligata, comunque “persuasa occultamente” (l’espressione è di Vance Packard) a generare anche se non vuole farlo. Si dirà: ma è un romanzo. Invece no: a parte il fatto che molto spesso, se non sempre, i romanzi riflettono la cultura del proprio tempo, nel caso specifico si sa di medici (anche per nulla psichiatri), psichiatri, psicologi, psicoanalisti insistono, che, anche se non sono cattolici integralisti, su questo tipo di argomentazione insistono, sulla necessità di “sorvegliare e punire”, di controllare, in particolare chi si ritiene (meglio: il potere machista ritiene) sfugga alla cultura, collocandosi più sul versante della natura. Ma, se il discorso vale a fortiori per la donna, sempre repressa (Giorgio Antonucci, “non psichiatra” che ha il merito di aver chiuso i reparti femminili dei manicomi, ma anche di aver teorizzato la sua prassi, docet), esso vale anche per l’uomo, o meglio per quegli uomini che non rientrano negli stereotipi logocentrici della “sola cultura”.
Eugen Galasso
Pubblicato il 29 January, 2014
Categoria: Notizie
Giorgio Antonucci – Intervento “Premio Giorgio Antonucci”, 2013-2014 –
http://www.youtube.com/watch?v=fyAgKEk_R9U
Youtube:sul canale del Centro di Relazioni Umane http://www.youtube.com/channel/UChx-KT4kt8mfO5zv4mE602w
Pubblicato il 19 January, 2014
Categoria: Notizie
“Frast’ uomo cromatico: Memorie ancestrali” Stefania Guerra Lisi – di Eugen Galasso
“Frast’ uomo cromatico: Memorie ancestrali”, di Stefania Guerra Lisi (Pietrasanta, Petrarte edizioni), docente a Roma Tre (Università romana) e nelle scuole Montessori di Roma, ideatrice del corso quadriennale sulla”Globalità dei linguaggi”, esperta di riabilitazione di “diversabili” sensoriali, motori e psichici, spiega qui le opere dell’artista fiamminga, ma residente a Carrara, non è un “semplice” catalogo d’arte, quanto un commento importante e in linea con quanto l’autrice fa e con il campo in cui opera da anni: la diffusione della creatività in ogni ambito, per ogni persona, l’individuazione degli archetipi nei quali si muove ogni cultura umana e ogni persona che ne sia partecipe. L’opera di Linda Roels, espressa nel “Bewusstwording” (divenire consapevole) formata a Gent/Gand (Accademia d’Arte), mima, che ha lavorato anche con l'”Arca”, compagnia teatrale del regista De Bels e del grande drammaturgo spagnolo Fernando Arrabal, colui che, con Roland Topor e Alejandro Jodorowski (oggi il “vate” della “psicomagia”), avevano creato il “Mouvement panique”, il movimento teatrale e in genere artistico che aveva rivitalizzato le tematiche surrealiste, senza peraltro inserirsi stabilmente nel surrealismo. E nell’opera di Linda Roels le tematiche “surreali”, ben più che “surrealiste” sono pienamente presenti, non come riproposizione del già conosciuto in forma nuova ma come individuazione di quegli elementi “eterni” che spesso riteniamo persi, ma, in quanto appunto”ancestrali”, ci appartengono, invece, a pieno titolo e che ritroviamo nell’arte, l’espressione più diretta e “materializzata” del nostro vissuto e delle tensioni verso ciò che vorremmo vivere. Un altro contributo importante per conoscere e conoscersi, in una dimensione di irruzione del'”onirico” nella nostra “realtà quotidiana”, dove virgoletto non a caso le due espressioni, in quanto risultano da una nostra volontà di classificare e di distinguere esperienze e realtà che, per es. in altre culture, sono e si presentano come unite, senza alcuna distinzione.
Eugen Galasso
Pubblicato il 31 December, 2013
Categoria: Notizie
Racconto vero di ieri (tutela massima privacy)-Eugen Galasso
Non mi capita spesso, in occasione extra-prassi, extra- rapporto con i clienti, di capitare in queste situazioni. Ieri, con una conoscente (quindi, non può essere cliente, per me in quanto reflector) mi spiegava il divenire di un suo spettacolo, realizzato in collaborazione con un famoso ballerino, tratto da “Il grande Gatsby” (“The great Gatsby”) di Francis Scott Fitzgerald(il romanzo è del 1925). Per non dare coordinate di riconoscibilità, tutelando al massimo la privacy, dirò solo che si tratta di un’attrice semi-professionista, un’intellettuale, moglie e madre di famiglia, senza aggiungere altro. Mi racconta della genesi faticosa ma feconda dello spettacolo, della difficoltà nel trovare un “fil rouge” comune con il danzatore, suo amico, con cui realizzerà lo spettacolo ma ha rotta l’amicizia, per controversie estetico-realizzative. Ad un certo punto narra di un sogno, in cui vedeva suo marito come un pedofilo, che minacciava suo figlio. Da sveglia, di mattina, inveisce contro il marito, colpendolo più volte (pugni e calci)finché il marito chiama il 113 e poi il reparto psichiatrico. Ricoverata in reparto (sempre racconto suo, cui peraltro mi attengo fedelmente), colpisce anche gli infermieri poi, sedata, dorme. Ricovero di 2-3 giorni, a quanto ho capito, avvenuto circa due mesi fa. Un TSO, senz’altro, di cui (definizione, modalità) la persona è all’oscuro. Ritiene di aver così “metabolizzato, capendola, la situazione”. Rimane il pregiudizio per cui chi grida ed inveisce va “rinchiuso” in “reparto psi”, non più in “manicomio” (oggi amiamo gli eufemismi). Ora: si tratta del culmine di una mera “crisi artistica” (non psichiatrica), di un work in progress faticoso, duro, che sfida la sensibilità e l’intelligenza (forte) di due persone, essendo nella fattispecie molto dotata (la donna) a livello logico-deduttivo (“pensiero convergente”) come anche anche creativo (“pensiero divergente”), mentre sul danzatore non posso esprimermi, ma essendo lui prevalentemente dotato, ritengo, soprattutto a livello “creatico-divergente”. Non mi azzardo ad interpretare il sogno, il cui senso comunque credo sia abbastanza chiaro (con transfert su altre persone), essendo il bambino in realtà la creazione artistica, lo spettacolo. Certo che, ancora una volta, la sola interpretazione freudiana (e in parte lacaniana) appare insufficiente…ma non voglio dire di più. Ancora una volta: A)La psichiatria non coglie il fulcro della cosa, anzi non coglie nulla, anche se la persona è convinta del contrario, anche se non vuole interessarsi dei “dettagli” (TSO, ricovero, sedazione, etc.); B)La creatività, ma anche la ricerca scientifica, quando attinge vette “estreme”, che impropriamente chiamiamo “parossistiche”, ha una sua dinamica, che porta al contrasto, allo sconto (meglio se non fisico, “nonviolento”, ovviamente). Dal furore michelangiolesco a quello beethoveniano, a quello di Van Gogh, che si taglia un orecchio, da Antonin Artaud, “inquieta” vittima della psichiatria e dell’elettroshock, allora invenzione recente (erano gli anni della Seconda Guerra Mondiale, dal 1939 al 1945, mentre Cerletti e Bini usarono per la prima volta la tecnica elettroconvulsivante nell’aprile 1938). Sapienti sat, per il sapiente/saggio basta così. Merry Christams, without (and against) psychiatry (Buon Natale senza e contro la psichiatria).
Eugen Galasso
Pubblicato il 25 December, 2013
Categoria: Notizie
“Premio Giorgio Antonucci” di Eugen Galasso
Il dottor Giorgio Antonucci, notoriamente, non ha bisogno di presentazione. In varie pubblicazioni, anche poetiche (la più recente “Diario dal Manicomio”, Milano, Spirali), sospese tra poesia, diario e riflessione, ha negato il concetto di “malattia mentale”. Lo ha fatto, però, sempre, tenendo presente la “prassi clinica”: da giovanissimo medico fiorentino, dapprima, frequentando un personaggio come Roberto Assagioli, il fondatore della psicosintesi, colui che Freud aveva indicato a Jung quale il tramite-diffusore della psicoanalisi in Italia. In seguito, operando a Cividale del Friuli, a Gorizia con Franco Basaglia, all'”Osservanza” di Reggio Emilia con Edelweiss Cotti, a Imola, Antonucci ha veramente aperto i “reparti psichiatrici”, andando molto al di là della proposta basagliana, fondando un pensiero (in sintonia pur se non uguale a quello di Thomas Szasz, antipsichiatra statunitense, di origini ebraico-ungheresi, autore di “La malattia mentale”, tra l’altro) che si basa sulla totale negazione del concetto di “malattia mentale” e sulla considerazione dell’ascientificità della psichiatria, che non rientra(rientrerebbe, per riferirsi alla soggettività del pensiero di Antonucci) in nessun ambito medico, in quanto non esiste alcuna possibilità di rilevare scientificamente i processi della mente, che non è tout court identificabile con il cervello, per non dire del fatto che la mente non è senz’altro uguale alla psiche (di “anima”, in altra accezione, si parla solo nella psicologia del profondo junghiana) e del fatto che anche dire “mente”, “psiche” etc. rischia di non descrivere quanto è intimamente dinamico e soggettivo, sfuggendo dunque all’osservazione altrui. Naturalmente, le tesi antonucciane, sostenute dal CCDU (Comitato dei Cittadini per i diritti umani) sconcertano chi non è capace di mettere in discussione le idee ricevute, i pregiudizi generalmente accettati e introiettati, la convinzione banale per cui “I matti esistono” etc. IL Premio Antonucci è un premio che ogni anno premia chi opera nel settore, dando rilievo a chi opera nel campo, difendendo, appunto, i cittadini in difficoltà, con accuse (il pregiudizio psichiatrico si basa sempre sull’idea di colpa) di diverso tipo, che però, sostanzialmente si rifanno sempre al fatto che i presunti “malati psichici” pensano e agiscono diversamente dalla banale e acquisita normalità. Un pensiero (ma anche un’azione) di tipo decisamente libertario, che incrina le sicurezze dell'”uomo della strada” come quelle (in primis, ma non solo, economiche) dei superpoteri psichiatrici e farmaceutici. Si riporta qui un testo di presentazione relativo al Premio Antonucci di quest’anno: http://centro-relazioni-umane.antipsichiatria-bologna.net/2013/11/22/premio-giorgio-antonucci-firenze-30-nov-2013/
Eugen Galasso
Pubblicato il 23 November, 2013
Categoria: Notizie
Ulteriore messa in discussione delle teorie sulla psiche – Eugen Galasso
Ora anche la teoria del DNA delle nazioni (più che, romanticamente, dei “popoli”) di Alain Minc, per cui il challenge (sfida) è, anzi sarebbe per es. tipica dei Cinesi. Non entro in merito della validità o meno della teoria stessa, ma mi permetto di rilevare che, indipendentemente da verificabilità falsificabilità della stessa, essa è un ulteriore colpo di grazia alle teorie “unilaterali” e “onnilaterali” sulla psiche, il che dà un ulteriore colpo di grazia alla psichiatria, che, da sempre, anche contro psicologia e psicoanalisi (non “scientifiche”, per molti psichiatri, convinti di detenere il Verbo…) vorrebbe far credere di averne capito tutto. Non pia, ma sciocca illusione, sempre più, con diversi mezzi, erosa e scardinata. Ma chi il “Verbo” vuol continuare a detenerla, non rinuncia ai propri, finora purtroppo indiscussi e inconcussi, poteri”.
Eugen Galasso
Pubblicato il 20 November, 2013
Categoria: Notizie
Art RiBel – 18° Convegno Nazionale Globalità dei Linguaggi – Riccione
La dott.sa Maria D’Oronzo sarà presente il 5 ott 2013 alle ore 18 relazionando su : Creatività e gioia di vivere.
http://www.centrogdl.org/convegni.html
Pubblicato il 24 September, 2013
Categoria: Notizie
Seminario DISEGNO ONIRICO – settembre 2013
“Volete conoscere e soprattutto conoscervi divertendovi? Provate con il disegno onirico, dove in gruppo si impara e ci si diverte, riscoprendo anche il piacere dell’espressione grafica”.
Seminario diviso in due sessioni:
Sabato 28 : dalle 15 alle 18
Domenica 29 : dalle 10.30 alle17. (pausa pranzo dalle 13 alle 14)
E’ NECESSARIA LA PRENOTAZIONE
…Siete invitati/e a sognare ad occhi aperti ma senza dormire. Modalità creativa per conoscersi, conoscere aspetti “curiosi” della propria personalità, anche divertendosi. Oltre che a interpretare, almeno a grandi linee, i disegni onirici, e proprio attreverso questa interpretazione, con il disegno onirico si impara a conoscersi, non razionalmente, ma nell’interezza della nostra person…alità, quindi nelle componenti emotive, sentimentali, nella trama di ricordi e pulsioni. Stare con gli altri nel gruppo implica la possibilità di conoscere anche gli altri, proprio anche confrontandosi con una situazione in cui ognuno supporta gli altri, li aiuta magari anche non rendendosene conto.
Termine iscrizione: 26 settembre 2013
Iscrizione: centrorelazioniumane@gmail.com
gammalfabeta@gmail.com
oppure
cell: 339 3040009
Centro Di Relazioni Umane – Bologna www.antipsichiatria-bologna.net
https://www.facebook.com/pages/Centro-di-relazioni-umane/584888671573307
ospiti di
“07 Bologna”
via Antonio di Vincenzo 7, Bologna.
Pubblicato il 18 September, 2013
Categoria: Notizie
I miei due primi incontri con Thomas S. Szasz, a Syracuse, New York – Piero Colacicchi
L’8 settembre di quest’anno cade il primo anniversario dalla morte di Thomas S. Szasz. In quest’occasione pubblichiamo l’intervento che segue.
(Durante gli anni ’70 il panorama della psichiatria, qui in Italia, era diviso tra tradizionalisti e cosiddetti anti-psichiatri. Tra gli anti-psichiatri erano molto in voga, con le loro pubblicazioni, Laing e Cooper, due medici inglesi che contestavano la psichiatria tradizionale pur accettandone l’impostazione di fondo, repressiva e segregante, e i lavori di Basaglia che criticava le istituzioni manicomiali e proponeva le attività che avrebbero portato alla legge 180. Con posizioni del tutto diverse, di rifiuto totale della psichiatria e quindi dei concetti di malattia mentale e relativa incapacità, lavoravano Edelweis Cotti e Giorgio Antonucci, l’uno come direttore, l’altro come responsabile di tre reparti, nell’Ospedale Psichiatrico Osservanza di Imola. Contemporaneamente venivano pubblicati dalle case editrici Il Saggiatore, Armando e Feltrinelli i libri di Thomas S. Szasz, medico, filosofo e psicoterapeuta ungherese trapiantato giovanissimo negli Stati Uniti, che proponeva una critica radicale alla psichiatria in termini molto simili a quelli di Antonucci e di Cotti. Nel 1980 Cotti e Antonucci, saputo che ad un simposio organizzato a Roma dal CDDU ( Comitato per la Difesa dei Diritti dell’Uomo) avrebbe parlato Szasz, decisero di andare a sentirlo e mi proposero di accompagnarli. Alla fine del convegno, però, riuscimmo a mala pena a traversare la folla che lo circondava e a salutarlo. Nel 1982 Giorgio Antonucci fu invitato a Zurigo ad un’altra tavola rotonda, organizzata, questa volta, dal CDDU svizzero, e a cui era invitato anche Szasz. Noris Antonucci ed io andammo con lui. E in quell’occasione Szasz accettò, dopo aver sentito l’intervento di Antonucci e malgrado ci fosse molta gente che voleva parlargli, di rilasciarmi un’intervista ( naturalmente in inglese ) che io registrai e in cui si dichiarava sostanzialmente d’accordo con quanto Antonucci aveva detto. Poi, avendola sbobinata, ma prima di tradurla in italiano, glie la spedii perché l’ approvasse, ma dovemmo parlarne varie volte al telefono prima che ce la rimandasse, corretta e un po’ modificata. Da quel testo Giorgio Antonucci ed io facemmo la traduzione che fu pubblicata su Collettivo R, rivista di politica e letteratura diretta da Luca Rosi, nel numero X del 1982 con il titolo “Conversazione con Thomas Szasz, a cura di Piero Colacicchi”. Un anno dopo, nel 1983, in preparazione di un mio viaggio di lavoro negli Stati Uniti e sapendo di dover passare per Syracuse, la città in cui Szasz viveva, gli scrissi per chiedergli un appuntamento. Mi rispose semplicemente: ” Quando è qui mi telefoni”.
Quel che segue sono gli appunti, presi proprio in quei giorni e rivisti oggi alla luce dei miei ricordi, ancora molto vivi.)
Syracuse, 25 febbraio 1983
[…]
Ho appena concluso gli incontri all’università e sono stanchissimo. Dovrei telefonare a Thomas Szasz ma non ce la faccio. Sono anche molto nervoso all’idea di incontrarlo perché, dopo le difficoltà che abbiamo avuto a metterci d’accordo sul testo della mia intervista, me lo immagino pignolo e difficile.
D’altra parte son qui con una missione importante a cui sia Giorgio e Noris che io teniamo molto: costruire un rapporto, stabile, tra Giorgio e lui, che permetta di promuovere con più forza le loro comuni posizioni contro la psichiatria. Devo mettercela tutta.
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Pubblicato il 2 September, 2013
Categoria: Notizie



