TSO, la Consulta introduce la difesa tecnica obbligatoria: la sentenza accoglie un punto centrale della proposta di riforma di Diritti alla Follia
Chi viene ricoverato contro la propria volontà con un trattamento sanitario obbligatorio (TSO) dovrà essere assistito da un avvocato. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 157, depositata oggi.
Quando arriva l’ordinanza del sindaco che dispone il TSO, la persona deve essere avvisata che può scegliere un avvocato di fiducia. Se non lo sceglie, ne riceve uno d’ufficio, nominato dal giudice tutelare, cioè il giudice che controlla il ricovero. L’avvocato può essere presente quando il giudice ascolta la persona e riceve anche la decisione finale. Le stesse regole valgono se il TSO viene prorogato.
La Corte ha spiegato perché l’avvocato deve essere obbligatorio e non solo possibile: per nominarne uno serve lucidità, e servono anche contatti e sostegno familiare e sociale. Chi è in una situazione di vulnerabilità rischierebbe di restare senza difesa proprio nel momento in cui subisce una limitazione della libertà.
La sentenza completa un percorso iniziato nel 2025, quando la Consulta aveva stabilito che la persona deve ricevere il provvedimento ed essere ascoltata dal giudice.
La difesa tecnica obbligatoria è un punto centrale della proposta di legge di iniziativa popolare di Diritti alla Follia, depositata in Cassazione nel novembre 2024. L’associazione lavora sul tema dal 2017 e già nel 2021 aveva elaborato una proposta di riforma degli articoli 33, 34 e 35 della legge 833/1978, quella che regola il TSO.
La sentenza ne dà atto: tra le opinioni scritte ammesse dalla Corte con decreto del 5 maggio 2026 c’è quella dell’associazione Diritti alla Follia, che illustra la proposta. La Corte ne definisce i contenuti in parte analoghi alla questione decisa.
Il Centro di Relazioni Umane sostiene la proposta da tempo, e la sua presidente fa parte del direttivo di Diritti alla Follia.
“Per quasi mezzo secolo migliaia di persone sono state sottoposte a un trattamento coattivo senza un avvocato al loro fianco, senza che fosse loro riconosciuto un diritto che la Costituzione tutela per chiunque. La sentenza di oggi chiude una lacuna storica: ora il lavoro deve continuare, perché a questa garanzia seguano le altre.”
Maria Rosaria D’Oronzo, presidente del Centro di Relazioni Umane
La sentenza cambia la procedura, ma non il TSO nel suo insieme: la Corte stessa ricorda che le scelte più ampie spettano al legislatore. La proposta di Diritti alla Follia va oltre e prevede, tra l’altro:
- il TSO solo in caso di comprovato stato di necessità;
- il controllo del giudice tutelare prima del trattamento, con procedura urgentissima;
- la difesa legale gratuita per tutti;
- il divieto di contenzione;
- la videosorveglianza in ogni reparto psichiatrico.
La raccolta firme
La proposta non ha raggiunto le 50 mila firme necessarie per arrivare in Parlamento e la raccolta è al momento sospesa.
sentenza 157/2026 Corte Costituzionale: https://storagehub.homnya.net/cmsimage/2026/10/mpdf-10.pdf
Pubblicato il: 2 October, 2026
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