Alto Adige e ADHD – Eugen Galasso
Che la situazione dell'”osservazione” dell’Alto-Adige, regione italo-bavarese (più che austriaca, ciò proprio culturalmente, al di là delle condizioni geografiche) fosse estrema, era ben noto: apprendiamo ora, da due comunicati del CCDU che: A) per l’Assessore alla Sanità della Provincia di un Bolzano, che si è espresso così in un’intervista (quindi pubblicamente) uno screening di tutti i bambini (e di tutte le bambine) fin dalla più tenera età è necessaria, nel senso di somministrare test psicologici ed eventualmente provvedere farmocologicamente a combattere l’ADHD. Come si vede o l’assessore (Theiner, per la conoscenza) non è informato oppure si finge tale, come è possibile che sia. “Mamma provincia”, dunque, è anche mamma provincia psichiatrizzante. B) che in Alto Adige la diffusione di “malattie psichiatriche” è di 13 volte superiore a quanto non avvenga nel vicino Trentino, dove tale statistica vale anche per i bambini (dunque il presunto “deficit da iper-motricità e carenza attentiva”, chiamato ADHD). In una popolazione ancora prevalentemente agraria, scarsamente scolarizzata, in cui è onnipresente e onnipervadente l’ìinfluenza del clero (ovviamente solo cattolico), con una curia su posizioni spesso decisamente lefebvriane e tradizionaliste, in cui alcuni ospedali praticano “tranquillamente” la terapia elettroconvulsiva queste informazioni non sorprendono, ma dovrebbero comunque allarmare, anche perché rimane comunque qualcosa come la Costituzione (italiana, certo, quindi non molto amato dalla popolazione sudtirolese, fosse quella bavarese, invece…; ma la Costituzione è comunque fonte primaria di diritto) e la presenza nell’Unione Europea.
Eugen Galasso
Pubblicato il 18 September, 2013
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Poemito (la psy…) – Eugen Galasso –
Atroci sottintesi/Tranquilizers/
(Eugen Galasso, 05.09.2013)
Pubblicato il 12 September, 2013
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Lettera a Papa Francesco della prof Palmieri (giovani tristi? li mando dallo psichiatra) – Eugen Galasso –
Credo che la lettera della prof.Palmieri al Papa Bergoglio (alias Francesco) vada bene. (vedi:http://www.nsoe.info/salute/psichiatria/lettera-aperta-a-papa-francesco-bergoglio) Grave, anche se forse incidentale, la frase papale, che sembra contraddire il papato precedente, quello lugubre di papa Natzinger, come lo chiamavo e tuttora chiamo io-non è un refuso di stampa- visti anche i suoi “coinvolgimenti” neppure troppo involontari con l’orribile dittatura nazista (non dico e mai dirò nazionalsocialista, visto che gli esponenti della “sinistra nazionalsocialista”, i fratelli Strasser, né antisemiti né pangermanisti sono stati repressi col sangue). “Voce dal sen fuggita”? Forse, ma grave “Li manderei dallo psichiatra”? Ci dovrebbe riflettere, il simpatico (ma vedremo…) papa argentino. D’accordo su tutto: ma forse la prof.Palmieri dovrebbe dire anche che le famiglie rimangono improntate a un autoritarismo sciocco e di comodo (non ci crede più nessuno, a certi valori), che vogliono imporre codici di comportamento repressivi, come scuole e altri”apparati ideologici di stato”. Non fanno eccezione , certo, gli oratori, dove, a parte il rischio di preti pedofili (che non sono pochissimi…), i modelli di autoritarismo si sprecano tuttora. Meglio sarebbero degli oratori fourieristi, ma temo proprio che la”Sancta Ecclesia Mater et Magistra”non sarebbe d’accordo. Benissimo, insomma, con ciò che chiede la prof.Palmieri con qualche piccola correzione… E papa Francesco, molto positivo verso la vita, ci vorrebbe tutti/e allegri/e, cosa che non è possibile. E lo psichiatra non c’entra e non deve entrarci in alcun modo”.
Eugen Galasso
Pubblicato il 12 September, 2013
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“Poemito” (piccolo poema) a Giorgio Antonucci – Eugen Galasso
A Georges: Stilettate da sempre/Percorsi non rettilinei/Re^ver un autre vrai re^ve/La norma? Quella di Bellini, forse/Coraggio, non quello dei guerrieri.
(Eugen Galasso, 08.08.2013)
Pubblicato il 8 August, 2013
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La pecora nera (Ascanio Celestini) – “Recupero” psichiatrico – Eugen Galasso
“Dopo vario tempo (la versione filmica è del 2010, quindi di tre anni fa) riesco a vedere, appunto, il film che Ascanio Celestini ha tratto dalla sua pièce “La pecora nera”, ovviamente precedente. Da puro “vivisettore del reale” (l’espressione è di Musil, lo ammetto, non mia) e da “puro artista” che però (ma perché l’avversativo “però”? Sarebbe meglio dire “che coglie” tout court) coglie l’essenza del reale, Celestini ci mostra l’invenzione fantastica e fantasmatica della “follia” che nessuno sa che cosa sia, ma tutti/e abusano del termine, usandolo sempre a sproposito e citandola quando non si sa che cosa dire di ciò che si osserva e non si capisce. Così la creatività del protagonista, Nicola, “sdoppiato” in due figure, diviene “folle”, perché famiglia, scuola, istituzioni varie (non diciamo, poi, del manicomio…), non ci capiscono nulla e allora recludono e ghettizzano. Direi che tutta la teoria foucaultiana è qui racchiusa e condensata in immagini e sequenze efficacissime, dove il bambino e poi l’adulto (ma anche qui si ha una progressione cronologica, logica o di che tipo, intendo, non nella pièce celestiniana, ma nella “realtà”? E’ avvertibile, percepita, imposta, tale “evoluzione”?) è emblematico di una dimensione che vive nel “pensiero divergente”, ossia nella creatività, che la psicologia americana (diremmo meglio statunintese, dato che gli States, nonostante l’infame dottrina Monroe, non sono =l’America, le Americhe!) con Torrance e Guilford ha colto bene già circa sessant’anni fa, ma da cui la psichiatria non è mai partita per cercare di capirla e di coglierla come tale, volendola invece, appunto “sorveglaire e punire”. Ovviamente, quanto detto per gli USA, vale a fortiori per gli altri paesi, europei e non, che della psichiatria hanno fatto un totem (con il corrispettivo del tabù, Freud docet…). Ecco allora che la persona incompresa in famiglia, vilipesa e punita (o “tollerata”) nella società , diventa emblematica di una condizione che non “ci mette nulla” a reprimere, lo fa cioè con totale nonchalance, salvo poi a “recuperare” solo in certi casi e in genere post mortem (se l’artista è riconosciuto universalmente), magari “suicidandolo”prima, come con Van Gogh, “suicidato dalla società”, come Van Gogh, nell’opera geniale di Antonin Artaud, che (come volevasi dimostrare) a sua volta diviene vittima, con l’eletttroshock e tutto il resto, salvo tardivo e comunque parziale ripensamento “dopo”.
Eugen Galasso
Pubblicato il 11 July, 2013
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Lucio Battisti “No dottore” – Eugen Galasso
Lucio Battisti, cantautore laziale accusato delle più atroci turpitudini (di essere “fascista”, in particolare) per malintesi continui, ma soprattutto per non essersi occupato troppo di politica, sia nella fase di collaborazione con Mogol (Giulio Rapetti) sia in quella successiva (dal 1980 in poi) con Pasquale Panella, dedicandosi invece a sentimenti, sensazioni, emozioni, ha però, anche nella fase Mogol, in particolare nell’album “La batteria, il contrabbasso etc.”(1976) scritto una canzone, “No dottore”, in cui il protagonista, forse (forse, però, il tutto è lasciato in una condizione di indeterminatezza, di “vaghezza”, voluta), in un contesto musicale da “progressive rock” con venature tra il funky e l’avvicinamento alla “disco music” più intelligente, accusato di omicidio della sua “lei” (“Quel che dice non mi piace” (rivolto allo psichiatra, a quanto pare)/l’ho lasciata che dormiva/respirava/era viva come me”), in una situazione kafkiana, che ricorda anche “L’orange” di Vidalin-Bécaud (testo e chanson precedenti di un decennio circa). Il protagonista è solo, con uno psichiatra, cui rivolge il “No Dottore”, viene evidentemente rinchiuso (“Son rinchiuso/Ma è un abuso”), dove la situazione richiamata, indeterminatezza o meno, è proprio quella del TSO e della reclusione psichiatrica. Tutto è già preparato dalle frasi brevi, paratattiche (del resto è una canzone), “No dottore, per favore/Non è urgente/non è niente/Per un attimo la mente mi si è accesa/e qualcosa si bruciò/Il mio nome?/Il cognome?/L’indirizzo?/Dica il prezzo/Stia tranquillo non son pazzo”. Non vorrei qui analizzare troppo in dettaglio tutto il testo, che è è facilmente reperibile, ma basterà dire qui che Rapetti-Mogol e Lucio Battisti a 4 anni dall’approvazione di una legge (La”Basaglia”, come viene impropriamente definita) affrontano un tema scottante allora, come lo è comunque ancora oggi, quando “fatta la legge, trovato l’inganno”, come recita un atroce detto italico (italiota, volendo)per cui, in buona sostanza, il potere della repressione psichiatrica, anche per ovvi motivi economici, ha potuto riaffermarsi, anche riproponendo le proprie terribili modalità (contenzione, elettroshock, sulla cui bontà giurava anche il “compianto” Giovanni Jervis, per vario tempo considerato quasi un “antipsichiatra” o comune un “alternativo”, espressione che rischia di non voler dire né designare alcunché. ”
Eugen Galasso (ringraziando Gerardo Musca che della canzone mi ha segnalato l’esistenza).
Pubblicato il 3 July, 2013
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Cervello, psiche, anima – Eugen Galasso
Si riapre un discorso sull’ “anima”, termine controverso, anche perché troppo connotata in senso religioso e metafisico. Nella cultura ebraica (Antico Testamento), per es., di “anima”, propriamente detta non si parla (in ebraico è “néphèsh, “soffio vitale”, che non ha la connotazione dell’ “anima” proriamente intesa), mentre è poi un termine greco (psychè, da cui anche, con notevoli slittamenti semantici, deriva “psiche”…) a”fare la differenza”…Ma se per “anima” intendiamo l’Ego, la coscienza (eventualmente supportata quanto fecondamente “minacciata” da quel coacervo di impulsi, istinti, sensazioni ed emozioni che la psicoanalisi chiama “inconscio”, interpretandolo variamente), allora sappiamo che quanto intendiamo per “cervello” non può fare tutto, ossia non può determinare tutta la vita psichica… Nel XVIII° secolo, un chirurgo e pensatore radicalmente materialista e meccanicista, Cabanis, affermava: “L’anima, io non l’ho trovata sotto il mio scalpello”,
Pubblicato il 6 June, 2013
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Residenze Sanitarie psichiatriche: riflessioni. Contenzione e valutazione del distress lavorativo- Vito Totire
Il luttuoso episodio verificatosi a Casalecchio il 27 agosto 2012 che ha determinato la morte di un giovane di vent’anni impone alcune riflessioni.
Da decenni portiamo avanti un approccio “non psichiatrico” a questioni che le istituzioni ritengono di poter affrontare con metodi violenti e custodialistici.
L’episodio di cui stiamo parlando può diventare un evento-sentinella che contribuisce a trovare la forza per nuotare controcorrente con rinnovato vigore,cercando di evitare errori che sono frequenti e, a volte, automatici, quali la classificazione dell’episodio come “errore umano”, si intende, errore umano degli operatori presenti al momento dell’episodio;
occorre spostare i riflettori dall’ottica della “colpa individuale” alla analisi delle costrittività organizzative e della inadeguatezza del sistema;
occorre cioè evitare la logica del “capro espiatorio” e cercare eventuali incongruenze e costrittività organizzative ; in linea di massima questo significa valutare se un comportamento che può senza dubbio essere considerato sbagliato o inaccettabile non sia causato o concausato da un carico eccessivo di fatica fisica o mentale o comunque essere correlato ad una sinergia negativa tra basso livello di autonomia e gravosità del compito;
si tratta, a mio avviso, di proporre ed adottare una chiave di lettura quale quella proposta da Karasek per la valutazione del distress lavorativo;
Racconto breve di Trattamento Sanitario Obbligatorio – Eugen Galasso
“Ma vedete, anche i concetti di destra e sinistra, beninteso in senso spaziale, non politico, sono relativi: se guardate da un certo angolo visuale, per es., il tavolo sarà dislocato a destra, da un altro, opposto sarà a sinistra”. “Ma questo è un sofisma. Se una cosa è a destra, è situata a destra; se è a sinistra, idem. Non si discute, su ciò, altrimenti si mette in discussione tutto e finiamo a…” . “Ma il suo p.d.v. è assolutistico; la verità non è mai bianca o nera, è sempre – almeno anche – grigia” . “Questo è disfattismo, nichilismo. Allora Cristo che ha detto “Io sono la via, la verità e la vita…?. Questa affermazione, in Giovanni 14, 6, sarà pure indiscutibile o no?”. “Ma vede, intanto bisogna esaminare la frase nel suo contesto, valutarla storicamente, come ha fatto la scuola esegetica storico-critica. Poi deve considerare i disastri cui la frase è stata sottoposta. Si è creata l’intolleranza dogmatica, la verità imposta, l’uccisione di eretici e di non-Cristiani, le Crociate, la “Sancta” (per voi, ovviamente) Inquisitio, etc.” . “Aha, allora si svela, la sua vera natura. Lei è un nichilista, un uccisore di Dio e della tradizione cristiano-occidentale”. “Sì, durante la dittatura di Franco e quella cilena di Pinochet si diceva: “In nome dell’Occidente cristiano, fucilateli!”, dunque…”. “Vede, se fosse per me, la farei giustiziare, appunto in nome di quanto lei ricordava. Ma, faute de mieux, chiamo il mio amico prof.Rossi, primario di psichiatria, il sindaco e la sottopongo a un TSO”. “Ma come osa?”. “Non si discute”. Detto fatto.
Eugen Galasso
Pubblicato il 13 May, 2013
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O.P.G.: quale prevenzione? – Eugen Galasso
Recensendo un libro di Adriana Pannitteri sugli OPG (di cui apprendiamo che non verrano chiusi se non tra un anno, causa impossibilità di individuare strutture sostitutive… Come sempre in questo paese le emergenze si rimandano sine die, ad calendas graecas!), la psichiatra e psicoterapeuta Annelore Homberg , attiva a Roma e docente all’università di Chieti, afferma: “La malattia mentale esiste, ma nella psichiatria la parola”malattia”indica la mente, non il cervello. Chi parla di “malattia mentale” non segue necessariamente un’impostazione organicista (secondo la quale i disordini della mente derivano dal malfunzionamento del cervello). Perciò fare diagnosi di malattia della mente non significa condannare il malato e non c’è bisogno di rifugiarsi nell’idea di una sua mera “diversità””(ne “L’Unità”, 7 marzo 2013, p.22). Affermazione apodittica, pur se l’autrice riconosce non la non assimilabilità tra mente e cervello. Poi, anche per allontanare, criticandolo e superandolo, lo stigma della malattia, la Homberg riporta due esempi: quella di una donna “dimenticata” in manicomio per trent’anni e ridotta a una larva e quella di una sua zia, colpita dallo stigma di cui sopra, appunto quello della “pazzia”. Ma, criticando il fatto per cui “nella psichiatria progressista di tutti i paesi europei si vada da un estremo all’altro”, la dottoressa Annelore ribadisce che “in una certa percentuale, nella malattia mentale esiste la pericolosità per sé e per gli altri”. Ben diversamente argomenta (a ragione) il nostro dottor Giorgio Antonucci, che nei suoi interventi clinici e teorici dimostra come ciò non sia assolutamente vero: tesi, tra l’altro, confermata dalla statistica, che invece rileva come le motivazione della pericolosità (violenza) sia da ricercare invece nella disperazione sociale/alcolismo, nella criminalità organizzata, nell’eccesso(strumentalizzato ad hoc dai diversi poteri -venerdì 22 marzo è in programma la partita di calcio tra Serbia e Croazia…) del tifo sportivo. Ancora: “Se dovesse prevalere una visione (non estranea alla “riforma Basaglia”) che nega la malattia mentale negando anche la violenza che essa può comportare, c’è il rischio che non si vada oltre l’assistenza. Prevarrebbe una visione positivistica nella quale il massimo traguardo cui i pazienti possono ambire è un certo grado di inserimento sociale, e non il recupero delle loro capacità di sentire, provare affetti, pensare e relazionarsi liberamente.”. In conclusione del suo articolo (che è solo in parte una recensione) la professoressa Homberg teorizza la prevenzione, senza precisare bene che cosa intenda come tale; ma, vista la sua posizione precedentemente espressa, anche con ampio ricorso a citazioni tratte dal testo, l’idea di “prevenzione” non rassicura: ci sarebbe il rischio di un controllo sociale sulle menti e i suoi cuori delle persone, soprattutto di quelle considerate (ma da chi? Chi sarebbero coloro che verrebbero nominati quali “valutatori”, in base a quali criteri? Gli psichiatri, magari…) “potenzialmente pericolose”. Altro che Basaglia. Qui si andrebbe verso una lettura neo-conservatrice di Basaglia (che comunque, con tutti i suoi limiti, individuati anche da Antonucci, ma in ben altro senso… era altra cosa e si infurierebbe giustamente a sentire simili proposte), decisamente inaccettabile.
Eugen Galasso
Pubblicato il 9 April, 2013
Categoria: Testi